Chi ha prodotto La grande bellezza?

Ci mancava la polemica, ma non è certo una sorpresa. Di che si parla? Dopo la vittoria di Sorrentino e de La grande bellezza, sul Giornale un editoriale del direttore Sallusti si scaglia contro chi non vuole ammettere la vittoria di Medusa. “L’Italia della sinistra postcomunista e quella renziana (al momento teniamo una separazione in attesa di giudizio) si intestano il merito dell’Oscar di Sorrentino”, per poi continuare “Mediaset, la cui controllata Medusa ha creduto nel progetto di Sorrentino, prodotto (insieme a piccoli partner) e distribuito la pellicola”.

Gli risponde L’espresso:

È davvero così? Prodotto insieme a piccoli partner? No, così non si può dire.

Il film trionfatore a Los Angeles è una coproduzione italo-francese, costata 9 milioni di euro. I produttori sono Nicola Giuliano e Francesca Cima della romana Indigo Film. In coproduzione con Babe Films, Pathé e France 2 Cinéma. La scheda ufficiale spiega che Medusa Film ha partecipato «in collaborazione» con i produttori. Mentre la Banca Popolare di Vicenza ha finanziato il progetto con una quota rilevante grazie all’incentivo dei favorevoli meccanismi fiscali del cosiddetto tax credit per le opere cinematografiche. Anche sulla locandina ufficiale del film si legge, in basso, accanto al copyright 2013 il nome di Indigo Film e quello dei partner francesi. Nessuna citazione per la società berlusconiana diretta da Giampaolo Letta e presieduta da Carlo Rossella.

Medusa, infatti, da principio non ha creduto troppo nel soggetto di Sorrentino e si è associata alla produzione solo in un secondo tempo, e per una quota di minoranza. La società del gruppo Mediaset si è presa il ruolo di distributore, questo sì, ma certo non ha comandato il gioco come si vuol far credere adesso, a giochi fatti, a statuette consegnate.

Che dire? Posizioni entrambe sbagliate e poco informate. Medusa è stata fondamentale nel portare avanti un progetto rischioso, con un budget impegnativo (9,2 milioni di euro) e dopo che il precedente This Must Be the Place non aveva funzionato all’estero. Poteva, insomma, finire molto male e rimetterci, considerando un investimento di 3,7 milioni di euro (5,4 milioni considerando il lancio promozionale, altro che quota di minoranza!), come segnala Federico Pontiggia sul Fatto quotidiano. Che poi i loghi nelle locandine siano una prova di quota di investimento, mi sembra un’idea superficiale, comunque il logo compare in basso a destra e in alto a sinistra c’è la scritta “Nicola Giuliano, Francesca Cima e e Medusa Film presentano”.

D’altro canto, chiamare partner minori non solo Indigo (senza la quale, semplicemente, Sorrentino non esisterebbe come autore, visto quanto è stato sostenuto, anche con i primi film poco fortunati al botteghino), ma anche Pathé (un colosso storico francese) si commenta da solo.

Di sicuro, il carnevale di dichiarazioni di chiunque su questa vittoria, soprattutto persone che con il cinema non hanno nulla a che fare, è diventato insopportabile. Ma anche certe persone che oggi si arrogano la vittoria, forse dovrebbero riflettere se veramente hanno i titoli per farlo…


Quattro grazie a Checco Zalone

Perché ringraziare Checco Zalone, anche se non vi chiamate Giampaolo Letta o Pietro Valsecchi?  Vediamo qualche buon motivo…

– La ragione più semplice è che Sole a catinelle ha riportato fiducia a tutto il mercato cinematografico italiano. Gli esercenti hanno rimesso a posto i loro conti, chi aveva paura di investire è stimolato da un dato del genere e, a meno che non siate antiberlusconiani all’ultimo stadio, è positivo che Medusa venga rilanciata da un incasso così alto, per il bene di tutto il cinema italiano…

– Non si prende troppo sul serio. Di fronte a registi che per un premiuccio di cortesia a Venezia ti spiegano come dovrebbe funzionare il Mercato (loro che magari non arrivano a un milione di euro di incasso), il fatto che Zalone (che qualche titolo in più lo avrebbe) non si sia messo a pontificare sulle cose da fare e non fare è quasi miracoloso.

– Detto questo, non è che Zalone stia zitto e non prenda posizione. Dall’intervista di Antonio Autieri su Box Office: “L’errore, non solo del cinema ma anche della Tv e di qualsiasi mercato, è di pensare che il consumatore sia stupido”. “Il cinema è un’industria che deve produrre utili; al bando i finanziamenti statali; si pensi a fare cose che piacciono al pubblico”. “Quando sento parlare i ”capoccioni”, i distributori o i produttori, avverto questa naturale tendenza a ritenere stupido il pubblico”. Zalone for president, now!

– Non è diventato un prezzemolino. Vanno fatti i complimenti a lui, Valsecchi e Medusa per aver gestito benissimo la sua immagine e le sue presenze. Sarebbe stato semplice sfruttare il successo di Che Bella giornata per fare comparsate a peso d’oro in trasmissioni televisioni e per andare sui giornali un giorno sì e l’altro pure a discutere di politica, calcio, gossip e altro. Per fortuna di tutti, questo è stato evitato, tanto che le perplessità che qualcuno aveva anche sulla promozione (il trailer è arrivato praticamente un mese prima dell’uscita) si sono rivelate infondate…


Checco Zalone, nemico pubblico?

Non c’è dubbio che il primo record già battuto da Sole a catinelle sia stato quello di piagnistei sui mass media e su Facebook, da parte di chi si scandalizza per il successo di Checco Zalone ed è sconvolto per le oltre 1.200 sale in cui uscirà. Sui quotidiani si utilizzano frasi come “occupare le sale”, “colonizza le sale”, “non si fanno prigionieri”, “inonda 1.300 sale”, “un’occupazione militare”, “numero record e spropositato di sale”.

Intanto, arrivare in oltre 1.200 schermi, è veramente così folle? A me non sembra. L’ultimo Harry Potter era sbarcato in circa un migliaio di sale, per incassare 22 milioni totali. Quest’anno, Iron Man 3 è stato lanciato in circa 850 schermi, per un incasso complessivo di 16 milioni. Ora, è così sconvolgente che la nuova pellicola di Zalone, che viene dai 43 milioni di Che bella giornata, sbarchi in oltre 1.200 sale? Numeri alla mano e considerando la speranza di fare almeno 30 milioni (se non oltre), assolutamente no, anzi la perplessità mi era venuta quando avevo letto che Medusa voleva sbarcare ‘soltanto’ in 900 sale. Ovvio che le richieste degli esercenti (perché, va detto, non è che le case di distribuzione decidano autonomamente le uscite, ci sono delle richieste di mercato da soddisfare o da accettare, quando il film invece non tira) hanno fatto cambiare idea a Medusa e l’hanno spinta ad aumentare il numero di copie disponibili.

Le stesse persone sconvolte dall’invasione di Zalone in oltre 1.200 sale, peraltro, non hanno detto nulla per l’invasione di sale d’essai per La vita di Adèle, presente in più schermi negli stessi cinema (a scanso di equivoci, strategia che ho ammirato e che difendo, ma la cito semplicemente per dimostrare la poca coerenza di taluni). Inoltre, è ovvio che il film di Zalone non toglie schermi al cinema d’autore, quanto piuttosto ad altri titoli commerciali, più o meno riusciti.

Che poi, tutto questo discorso sarebbe un po’ come lamentarsi dell’enorme spazio che ha la Nutella sugli scaffali del supermercato e pensare che, se non fosse così presente, troveremmo ovunque la confezione di Amedei Chuao. Peccato che non funzioni così.

Ma, soprattutto, si dimentica quanto sono importanti i film evento, quelli che spingono le masse ad andare al cinema (magari solo per quella volta in tutto l’anno) e che, proprio perché attirano masse enormi, certo non possono essere dei film innovativi e rischiosi. E poi, veniamo inondati di editoriali che urlano all’apocalisse per la morte delle sale, con tanto di cifre di chiusure negli ultimi dieci anni (e che mai vengono affiancate a quelle delle nuove aperture, come sarebbe corretto fare). Bene, adesso arriva un film che permette a tanti esercenti di far quadrare i conti a fine anno e magari evita dei licenziamenti. Sarà forse il caso di ringraziare attore, regista, produttore e distributore?


Warner prima nel secondo trimestre 2013!

ATTENZIONE: l’articolo è stato corretto, dopo un grosso errore iniziale sui dati Warner…

Analizzeremo meglio i dati nei prossimi giorni, distribuzione per distribuzione, ma intanto la Warner è tornata al primo posto nel secondo trimestre  (in questo caso, negli incassi tra il 1 aprile e il 30 giugno, prendendo in considerazione i primi 100 titoli della classifica di questo periodo). Se nel primo trimestre la 01 Distribution l’aveva battuta, questa volta la major è prima con 31 milioni, che le permettono di primeggiare anche nei dati complessivi di tutto l’anno (61,4 milioni). Ottimo secondo posto per Universal (27,2 milioni e 45,8 nei sei mesi), mentre al secondo posto del 2013 ci sono i 47,1 milioni di 01 Distribution (che in questo secondo trimestre si deve accontentare di 10,2 milioni, a causa di nuovi titoli che hanno funzionato poco, anche perché non sono stati certo schierati dei grossi calibri).

Medaglia di bronzo nel secondo trimestre alla Disney con 19,8 milioni, frutto in larga parte dei 16 milioni di Iron Man 3, maggior incasso per un film del 2013, che aiutano anche la società ad arrivare al quarto posto assoluto del 2013. Grosso calo invece per la 20th Century Fox, che si deve accontentare (causa fallimento di Epic) di soli 8,1 milioni, peraltro frutto in buona parte (5 milioni) della prosecuzione dello sfruttamento de I Croods, che ha avuto il suo bel peso anche nei 28,5 milioni complessivi della società di Rupert Murdoch. 7 milioni invece per Medusa (di cui 6 arrivano però da La Grande bellezza) e 6,3 della Lucky Red, che conferma il suo status di quasi-major. Buoni dati per Notorious (4,3 milioni, azzeccatissimo l’acquisto di Attacco al potere, che ne ha portati a casa 3,6), interessanti i 4,6 milioni dei film M2 e Moviemax (con la prima che distribuisce i film della seconda), anche se non tutto è andato benissimo, e frutto invece di film che quasi mai hanno funzionato come si sperava i 3,2 milioni di Bim. Infine, notevoli i 2,3 milioni di Teodora, grazie al successo a sorpresa Viaggio sola, ma anche alla fortunata riproposizione di To Be or Not to Be.


Elementare Watson

Volete una risposta semplice al calo di incassi nelle sale fatto registrare nell’ultimo anno, sia nell’autunno del 2012 che nel primo trimestre del 2013, senza troppi voli pindarici? Semplicissimo, quello che manca è Medusa. Gravata da problemi extracinematografici e legata al destino di Mediaset (e in generale al destino politico-giudiziario di Silvio Berlusconi), ha subito un calo mostruoso tra il 2012 e il 2013. Basti dire che nel primo trimestre di quest’anno aveva 8 titoli nella top 100, per un totale di 10,9 milioni di euro di incassi, nell’analogo periodo del 2012 i film nella top 100 erano 12, per una somma totale di ben 69.2 milioni. Ma il dato più impressionante è che nel primo trimestre del 2012 Medusa aveva i tre film di maggiore incasso in assoluto (Benvenuti al nord con 27,1 milioni di euro, Immaturi – Il viaggio con 11,8 milioni e Quasi amici con 10,3 milioni) e quattro dei primi sei (se aggiungiamo anche i 6,8 milioni di Come è bello far l’amore).

Ragionamento simile lo si può fare per quanto riguarda il confronto tra l’ultimo trimestre del 2012 e l’analogo periodo del 2011. Alla fine del 2012, Medusa (già in difficoltà) aveva solo 7 titoli nella top 100, per un incasso complessivo di 21,5 milioni. Il primo titolo era al nono posto, I due soliti idioti con 7,3 milioni. Discorso ben diverso nell’ultimo trimestre del 2011. I film nella top 100 erano tredici (con ben cinque titoli nella top ten), per un incasso totale di 50 milioni di euro. In parte, Rai Cinema/01 Distribution ha preso il posto di Medusa nel 2012-2013, ma complessivamente le due realtà adesso non producono gli stessi incassi di un tempo. E ovviamente aver lasciato il peso di tanto cinema italiano a 01 non rende la vita semplice per nessuno.

Se consideriamo che il famigerato ‘crollo’ tra il primo trimestre del 2013 e il primo del 2012 alla fine corrisponde a ‘soli’ 1,4 milioni di presenze in meno, qui sopra avete una spiegazione molto semplice di quello che manca, ossia più di nove milioni di ingressi in meno per Medusa nel primo trimestre del 2013 e quasi cinque nel confronto degli ultimi trimestri del 2011 e del 2012. 14 milioni di biglietti in meno fatti staccare da Medusa tra settembre 2012 e marzo 2013, mica poco, eh? Insomma, possiamo farci tante pippe mentali sulla crisi, le sale che non sono più centrali nell’immaginario del pubblico, la pirateria, i giovani che preferiscono chattare su Internet al cinema o quello che volete voi. Ma, piaccia o meno, i guai giudiziari di Silvio Berlusconi (e i suoi risultati elettorali) sono il fattore più importante sul calo degli ingressi totali in sala…