Window di 17 giorni? Mah…

Una delle cose che mi divertono di più è il tentativo disperato di fare sempre i moderni a tutti i costi, buttando spesso il bambino con l’acqua sporca. Da persona che ha iniziato a lavorare su Internet nel 1999-2000, dovrei appoggiare qualsiasi iniziativa che sostenga una diffusione maggiore del cinema via web. Il punto è che non è mai così semplice, purtroppo.

Prendiamo le recenti dichiarazioni di Jeffrey Katzenberg, che, come riporta il sito di e-duesse, ha detto:

“il modello cambierà drasticamente nei prossimi 10 anni. Ci sarà una finestra di 3 weekend, precisamente 17 giorni, per vedere il film appena uscito nelle sale cinematografiche. Si tratta del periodo di tempo in cui il 98% dei film di prima visione realizzano il 95% dei guadagni. Dal diciottesimo giorno, il film sarà disponibile ovunque in simultanea e per vederlo l’utente pagherà una cifra variabile a seconda della taglia del supporto su cui vorrà guardarlo: uno schermo ampio, tipo quello dei cinema, varrà 15 dollari, una tv 75” 4 dollari, lo smartphone $1,99. Questo processo finirà per reinventare tutta l’industria cinematografica”.

Non starò qui a discutere troppo le cifre, che mi sembrano esagerate (e mi stupisce non aver letto nulla a proposito). Se prendiamo Frozen negli Stati Uniti, dopo i primi 17 giorni di uscita in un gran numero di sale aveva raccolto 147 dei 400 milioni a cui è adesso, ma magari fa parte di quel 2% restante. Ma anche se riflettiamo su un blockbuster dall’andamento più convenzionale (e senza la tenuta straordinaria del cartone della Disney) come Captain America: The Winter Soldier, ha conquistato nei primi 17 giorni 200 milioni e chiuderà ad almeno 240-250 milioni (anche qui non siamo certo al 95%). Non parliamo poi di tanti titoli che escono in America in un numero di copie limitato e poi allargano (The Grand Budapest Hotel è un bell’esempio recente, ma anche La grande bellezza aveva fatto circa 100.000 dollari in 17 giorni e ha chiuso a 2,8 milioni).

Ma non divaghiamo, perché non è questo il punto. Si potrebbe discutere sulla grandezza dello schermo, non facile se consideriamo la possibilità di collegare un computer da 17 pollici a un maxi schermo televisivo e in generale sulle difficoltà di riconoscimento delle dimensioni di uno schermo. Ma anche questo aspetto mi interessa relativamente.

Il punto vero è proprio è legato a due domande: i cinema accetteranno mai una window di diciassette giorni? E, soprattutto, questa window sarebbe utile per tutta l’industria cinematografica? Se la risposta alla prima domanda è ovviamente ‘No’, anche alla seconda mi sento di rispondere negativamente, senza se e senza ma.

Ho sempre pensato che le window attuali (con qualche sforbiciata, diciamo a 10-12 settimane) siano assolutamente valide per i film medio/grandi, assolutamente disastrose per chi al cinema ci va solo per ottenere recensioni dai mass media e soddisfare un criterio obbligatorio per ottenere contributi ministeriali, realtà che invece beneficerebbero di tempi rapidi per recuperare i propri investimenti.

Sostenere che 17 giorni di window siano sufficienti perché in quel lasso di tempo si fa il 95% del’incasso (anche accettando i numeri esposti sopra), non mi convince. Quanti non andrebbero più al cinema, sapendo che dopo due settimane possono vedere il film a casa? Tanti, se consideriamo che sono già molti quelli che aspettano 4 mesi per un titolo in home video (in maniera legale o meno).

A proposito, la pirateria, problematica che per molti geek verrebbe risolta in questo modo. Nonostante le lamentele del mondo del cinema, difficilmente un film arriva online in buona qualità (a meno che non consideriate tali le versioni Cam riprese nei cinema) se non è prima uscito in dvd/bluray. E se quindi un titolo ha mesi e mesi di attesa prima della versione pirata ‘di alta qualità’, con la formula Katzenberg ridurremmo questa finestra a 17 giorni. Sicuri che poi tutti avrebbero voglia di pagare 15 dollari per vedere legalmente un film e senza cercare qualche torrent? Non inserisco in questo discorso il panorama VOD italiano, che fa i numeri (bassi) che tutti conosciamo e dove sarebbe ancora più difficile lanciare un modello del genere.

Insomma, esercenti incazzati e che vedrebbero un bel calo di ricavi (senza drammatizzare, la situazione sarebbe veramente difficile), pirateria a mille e consumatori che magari non avrebbero voglia di spendere a breve distanza per uno stesso titolo (mentre un appassionato prima va al cinema e poi magari compra il bluray 4 mesi dopo). Se questo è il futuro del cinema, chiamatemi pure ‘dinosauro’, ma non lo capisco…


Chi ha prodotto La grande bellezza?

Ci mancava la polemica, ma non è certo una sorpresa. Di che si parla? Dopo la vittoria di Sorrentino e de La grande bellezza, sul Giornale un editoriale del direttore Sallusti si scaglia contro chi non vuole ammettere la vittoria di Medusa. “L’Italia della sinistra postcomunista e quella renziana (al momento teniamo una separazione in attesa di giudizio) si intestano il merito dell’Oscar di Sorrentino”, per poi continuare “Mediaset, la cui controllata Medusa ha creduto nel progetto di Sorrentino, prodotto (insieme a piccoli partner) e distribuito la pellicola”.

Gli risponde L’espresso:

È davvero così? Prodotto insieme a piccoli partner? No, così non si può dire.

Il film trionfatore a Los Angeles è una coproduzione italo-francese, costata 9 milioni di euro. I produttori sono Nicola Giuliano e Francesca Cima della romana Indigo Film. In coproduzione con Babe Films, Pathé e France 2 Cinéma. La scheda ufficiale spiega che Medusa Film ha partecipato «in collaborazione» con i produttori. Mentre la Banca Popolare di Vicenza ha finanziato il progetto con una quota rilevante grazie all’incentivo dei favorevoli meccanismi fiscali del cosiddetto tax credit per le opere cinematografiche. Anche sulla locandina ufficiale del film si legge, in basso, accanto al copyright 2013 il nome di Indigo Film e quello dei partner francesi. Nessuna citazione per la società berlusconiana diretta da Giampaolo Letta e presieduta da Carlo Rossella.

Medusa, infatti, da principio non ha creduto troppo nel soggetto di Sorrentino e si è associata alla produzione solo in un secondo tempo, e per una quota di minoranza. La società del gruppo Mediaset si è presa il ruolo di distributore, questo sì, ma certo non ha comandato il gioco come si vuol far credere adesso, a giochi fatti, a statuette consegnate.

Che dire? Posizioni entrambe sbagliate e poco informate. Medusa è stata fondamentale nel portare avanti un progetto rischioso, con un budget impegnativo (9,2 milioni di euro) e dopo che il precedente This Must Be the Place non aveva funzionato all’estero. Poteva, insomma, finire molto male e rimetterci, considerando un investimento di 3,7 milioni di euro (5,4 milioni considerando il lancio promozionale, altro che quota di minoranza!), come segnala Federico Pontiggia sul Fatto quotidiano. Che poi i loghi nelle locandine siano una prova di quota di investimento, mi sembra un’idea superficiale, comunque il logo compare in basso a destra e in alto a sinistra c’è la scritta “Nicola Giuliano, Francesca Cima e e Medusa Film presentano”.

D’altro canto, chiamare partner minori non solo Indigo (senza la quale, semplicemente, Sorrentino non esisterebbe come autore, visto quanto è stato sostenuto, anche con i primi film poco fortunati al botteghino), ma anche Pathé (un colosso storico francese) si commenta da solo.

Di sicuro, il carnevale di dichiarazioni di chiunque su questa vittoria, soprattutto persone che con il cinema non hanno nulla a che fare, è diventato insopportabile. Ma anche certe persone che oggi si arrogano la vittoria, forse dovrebbero riflettere se veramente hanno i titoli per farlo…


Chi andrà all’Oscar?

Prima del Festival di Venezia, pensavo che La grande bellezza di Sorrentino non avrebbe avuto rivali per diventare il candidato italiano agli Oscar. D’altronde, era stato l’unico partecipante nostrano in concorso del festival di Cannes (ottenendo buoni responsi dalla critica estera) e non sembravano proprio esserci altri candidati di grande peso, né provenienti da Berlino (non c’era nessun film italiano in concorso) né dai tre titoli italiani in competizione al Lido. Certo, non va dimenticato Salvo, che ha ottenuto due premi a Cannes e che ha già una distribuzione americana, ma il peso (anche commerciale) di Sorrentino mi sembrava dovesse prevalere facilmente.

Ovviamente, la vittoria a sorpresa del Leone d’oro da parte di Sacro GRA spariglia i giochi e mette un po’ di dubbi. Scegliere il film di Sorrentino e lasciare da parte il documentario di Rosi, che ha riportato in Italia il Leone d’oro dopo 15 anni? O scegliere Sacro GRA, con tutte le difficoltà che comporta gettare in una mischia piena di film prestigiosi un documentario (neanche Wenders con Pina era riuscito a entrare nella cinquina dei film stranieri e si era dovuto ‘accontentare’ della nomination tra i documentari)?

Va detto che anche il precedente vincitore del Leone d’oro, Così ridevano di Gianni Amelio, non è stato scelto come candidato italiano e gli si è preferito (a ragione, visti i risultati) La vita è bella di Benigni. Insomma, ritengo che Sorrentino rimanga il grande favorito e probabilmente sarebbe la scelta migliore per avere speranze di andare avanti. Ma almeno abbiamo una competizione…

P.S.
Un’altra aggiunta importante, che ho dato per scontato, ma che sicuramente causerà qualche errore nei quotidianisti: ovviamente La migliore offerta non è eleggibile, visto che è girato tutto in inglese…


Buon risultato per World War Z

Intanto, mea culpa. Commentando i dati del giovedì, non ho fatto attenzione alla partita dell’Italia, che ovviamente ha reso i risultati inferiori al normale e poco utili per capire l’andamento dell’intero weekend, che peraltro ha fatto il 72% meglio dell’analogo periodo dell’anno scorso. Così, abbiamo finalmente un vero e proprio successo, World War Z, non solo per i 2 milioni che si è portato a casa in questo fine settimana, ma soprattutto per la media per schermo, di ben 3.167 euro. Evidentemente, ha anche aiutato un tempo non straordinario sulla penisola, ma soprattutto si è confermata l’importanza di Brad Pitt sui mercati internazionali.

Per quanto riguarda le altre nuove uscite, è ovviamente difficile considerare tali Le avventure di Peter Pan, arrivato in ben 237 schermi e in grado di raggiungere il terzo posto con 240.527 euro, ma con una media, non certo straordinaria, di poco superiore ai 1.000. Comunque, sempre molto meglio dei dati di Doppio gioco (69.949 euro con una media di 578) e di Blood (64.139 euro, media di 509), che evidentemente erano arrivati in troppe copie. Meglio (ma senza entusiasmare) l’arrivo del film premiato a Cannes, Salvo, che raccoglie 57.360 euro in 51 schermi, con una media di 1.125 euro. Vedremo come sarà il passaparola e se permetterà al film di andare avanti bene. Dati poco significativi per Tra cinque minuti in scena (9.069 euro, con una media di 907 euro), Multiplex (8.357 euro, media di 643) e La quinta stagione (7.219 e una media di 516 euro).

Per il resto, L’uomo d’acciaio perde il 52% rispetto allo scorso weekend e si deve accontentare del secondo posto con 873.561 euro, che portano il suo totale a 3,5 milioni. Decisamente, una delusione rispetto alle forti aspettative, anche se è giusto notare la sfortuna nell’uscire in quello che è stato forse il primo (o il secondo) vero weekend estivo del 2013. Intanto, After Earth – Dopo la fine del mondo supera i 4,1 milioni, Into darkness – Star Trek è a 2,1 milioni (molto vicino ai quasi 2,3 milioni del suo predecessore, nonostante il sovraprezzo del 3D non farà certo molto meglio), Una notte da leoni 3 è a 12,3 milioni e La grande bellezza ha superato i 6 milioni complessivi.


Ha ancora senso uscire in sala?

La domanda del titolo è retorica e tendenziosa. Ovvio che per i prodotti importanti la sala è un’entrata fondamentale. Ma per tanti altri film medio-piccoli, ormai sta diventando sempre più una spesa obbligata (per obblighi di legge o per convincere Sky ad acquistare il prodotto a un prezzo più alto, magari comprandosi da soli i biglietti) che un’opportunità. Vediamo cos’è successo nell’ultimo mese (non ho considerato in questo elenco sotto tutte le riuscite di film vecchi e iniziative speciali, come i documentari che aprono a metà settimana):

20-23 giugno: L’uomo d’acciaio primo, con una media non esaltante (2.210 euro). Il resto meglio dimenticarlo. Parliamo di Cha Cha Cha (529 euro di media), Tulpa (414 euro), Dream team (418 euro), Passioni e desideri (poco meno di 1.000 euro) e Stoker (poco più di 1.000, grazie a un’uscita limitatissima).

13-16 giugno: Solo Into darkness – Star Trek è andato bene (e neanche tanto). Gli altri erano Hates – House at the End of the Street (510 euro di media), Niente può fermarci (594 euro), Il fondamentalista riluttante (838), Una ragazza a Las Vegas (496), Killer in viaggio (509), Benvenuti a Saint-Tropez (163 euro), La leggenda di Kaspar Hauser (526) e Monsters & Co. (411). Bene invece Il caso Kerenes con 2.916 euro.

Il weekend precedente After Earth se l’era cavata bene, Quando meno te lo aspetti accettabile (1.807 euro). Le altre nuove uscite The Bay, Voices, Paulette e The Butterfly Room erano tutte sotto i mille euro di media, Holy Motors poco sopra questa soglia.

Il fine settimana del 30 maggio – 2 giugno, era stato il trionfo di Una notte da leoni 3, mentre Solo Dio perdona aveva una media di 1.549 euro, Tutti pazzi per Rose (2.094 euro), Ti ho cercata in tutti i necrologi (media di 532 euro), 8.447 euro per Slow Food Story (la media di 565 euro è drammatica) e Una notte agli studios (301 euro di media).

Il 23-26 maggio, avevano aperto alla grande Fast & Furious 6 e La grande bellezza, mentre Epic – Il mondo segreto aveva una media di 1.888 euro. Male Amaro amore (454), Esterno sera (707), Una vita da sogno (389) e Arrugas – Rughe (625).

Non ci sono ancora dati definitivi ovviamente per questo weekend, ma possiamo già dire che tra sette film in uscita, solo uno (World War Z) farà meglio di 1.000 euro per copia.

Insomma, su 43 titoli usciti nelle ultime quattro settimane, 29 sono andati sotto la media di 1.000 euro. Se consideriamo che circa la metà vanno agli esercenti e che una copia in pellicola costa 1.000 euro al distributore (quella digitale si aggira intorno ai 6-700 euro, ricordando che in questa cifra è compresa anche la Virtual Print Fee), significa che nella prima settimana non ci si ripaga neanche dei costi delle copie e che ovviamente quel minimo di promozione e attività stampa non verrà recuperata neanche successivamente (non parliamo poi di costi di produzione o acquisto del film). Dei restanti 14, possiamo considerare buoni risultati solo quelli di tre titoli (Fast & Furious 6, La grande bellezza, Una notte da leoni 3, forse anche After Earth con una certa generosità).

Va fatta una precisazione importante. Prendere questo periodo in considerazione è un po’ fuorviante, visto che i film che escono sono spesso di seconda fascia e in generale meno forti di quanto avverrebbe a novembre o febbraio. Detto questo, ci sono troppi prodotti per cui i conti non tornano. E se si continua così, i recenti problemi di Fandango e Sacher rischiano di non rimanere dei casi isolati, anzi…


L’uomo d’acciaio non sfonda in Italia

Che dire? per la prima volta da tempo, bisogna parlare di un weekend deludente, anche se è giusto ricordare come nell’analogo fine settimana dell’anno scorso si era ottenuto poco più della metà dell’incasso di questa (3,7 milioni contro quasi 1,9). Ovviamente, in buona parte questo giudizio negativo deriva dal risultato de L’uomo d’acciaio, che ha raccolto 1.818.760 euro e 245.546 spettatori in questi quattro giorni, con una media di soli 2.210 euro. Già facendo un confronto con diversi risultati internazionali, non si tratta di un dato soddisfacente. Se poi consideriamo che 7 anni fa Superman Returns aveva raccolto in tre giorni 1.723.685 euro e 271.888 presenze, è facile capire come le cose non siano andate bene.

Ovviamente, tutto dipende dall’estate e dal caldo, visto che la concorrenza non ha certo ottenuto risultati migliori, anche in proporzione alle aspettative. Cha Cha Cha (90k) e Tulpa (31k) confermano che uscire d’estate per il cinema italiano non è semplice, tanto che le loro medie sono rispettivamente di 529 e 414 euro. Dream Team invece a casa si porta solo 88k (418 di media) e speriamo proprio sia terminata la moda dei film che arrivano in Italia solo perché collegati in qualche modo al successone Quasi amici.

Non vanno bene neanche Passioni e desideri (81k) e Stoker (31k), ma almeno hanno medie per sala intorno ai 1.000 euro. Insomma, weekend drammatico per le nuove uscite. E anche le pellicole già arrivate da tempo, non possono essere soddisfatte. Cali importanti per Into darkness – Star Trek (373k, -57%, 1,7 milioni totali finora), After Earth – Dopo la fine del mondo (337k, -53%, 3,7 milioni in tutto al momento), Una notte da leoni 3 (242k, -62%, si consola ampiamente con i 12,1 milioni raccolti fino a questo momento, che valgono il quarto posto assoluto nella classifica del 2013) e La grande bellezza (117k, -56%, a poca distanza dai 6 milioni complessivi)


L’uomo d’acciaio primo, ma senza entusiasmare

L’uomo d’acciaio, arrivato ieri in 800 copie (fonte e-duesse) raccoglie 418.239 euro, un risultato che dovrebbe portare a un weekend superiore ai due milioni. Tanto? Poco? Diciamo che non è un dato straordinario e che forse per un giorno di esordio si poteva anche fare meglio, ma tutto sommato siamo in un periodo estivo in cui non è facile ottenere cifre impressionanti.

Per fare qualche confronto, Superman Returns era uscito il 1 settembre 2006 e aveva raccolto 440.889 euro. Per limitarci a questa stagione 2012-2013, Iron Man 3 era arrivato il 24 aprile con  1.663.665 euro, mentre Il cavaliere oscuro – Il ritorno era sbarcato il 29 agosto con 1.286.624, ma ovviamente si trattava di franchise già lanciati e non di un personaggio da rifondare come questo.

Va anche detto che L’uomo d’acciaio ha raccolto 279.228 nella versione 2D e 139.011 con quella 3D (quindi, circa il 33% per la versione 3D, risultato da non sottovalutare considerando la disaffezione verso questo formato). Vedremo come proseguirà l’avventura del film nei prossimi giorni.

Intanto, come capita spesso ormai, le altre nuove uscite ottengono dati poco significativi. Sostanziale disastro per Dream Team (13.737 euro in 210 sale) e Cha Cha Cha (11.165 euro in 170 schermi), chiaramente arrivati in un numero di copie eccessivo (non che ci fossero tante alternative per riempire gli schermi, visto che non si può programmare solo L’uomo d’acciaio).

Leggermente meglio come media per copia Passioni e desideri (10.555 euro in 82 sale) e Stoker (4.404 in 29 cinema), mentre molto male anche Tulpa (4.514 in una settantina di schermi).

A questo punto, logico trovare dalla seconda piazza in giù titoli già noti come Into Darkness – Star Trek con 64.069 euro ieri (-56% circa rispetto a giovedì scorso, dato anche meno incoraggiante se consideriamo che il film è uscito di mercoledì), seguito da After Earth – Dopo la fine del mondo (57k, -57%), Una notte da leoni 3 (43k, -67%) e La grande bellezza (17k, -62%)


Il trailer di The Wolf of Wall Street

Ho dovuto rivederlo due o tre volte, perché pensavo che fosse uno scherzo, tipo quei montaggi amatoriali che vogliono dare un senso completamente diverso a film che conosciamo bene. Ma credo proprio di non aver visto nulla di così brutto quest’anno. Elenco le prime cose che mi vengono in mente:

– Le smorfie da cattivo di Leonardo DiCaprio ormai sono degne di quelle di Nicolas Cage. A quando un montaggio del genere?
– Tutto sembra Il grande Gatsby in versione moderna, senza però sentimenti e attaccamento ai personaggi. Il messaggio è: a Wall Street sono tutti dei megalomani idioti. magari sarà vero, ma come per i personaggi de La grande bellezza, potevamo sopravvivere senza che un film li mettesse sullo schermo in questo modo…
Matthew McConaughey si candida autorevolmente al premio per l’interpretazione più indulgente dell’anno. E non vedo come possa perdere…

Ah, dimenticavo, l’ha girato Martin Scorsese e parla di cose molto serie. Quindi verrà salutato come un capolavoro a prescindere…

http://www.youtube.com/watch?v=iszwuX1AK6A


Into Darkness – Star Trek primo, ma senza sfondare

Bene, abbiamo capito ormai che l’estate è iniziata ufficialmente e che sabato e domenica non si va più al cinema come avveniva ancora due settimane fa. Non aiuta il fatto che la nuova uscita più importante (e anche l’unica che abbia raccolto dati significativi), Into darkness – Star Trek, non abbia sfondato, avendo raccolto nei 4 giorni 861.107 euro (1.046.628 se consideriamo anche l’uscita di mercoledì). Interessante il fatto che il film sia stato proposto quasi esclusivamente in 3D, con l’ovvia intenzione di massimizzare sui (non tantissimi) fan. Insomma, sostanzialmente risultato molto simile agli 897.960 euro raccolti dal primo episodio (uscito di venerdì), ma con un calo di spettatori per il prezzo aumentato (da 136k ai 93k fatti in 4 giorni con questo capitolo).

Per il resto, medie imbarazzanti per tutti gli altri nuovi arrivi. Difficile dire se sia andato peggio Hates – House at the End of the Street (110k, 510 euro di media), Niente può fermarci (97k e 594 euro), Il fondamentalista riluttante (70k e 838), Una ragazza a Las Vegas (28k e 496), Killer in viaggio (15k e 509), Benvenuti a Saint-Tropez (8k e 163 euro, peggior disastro del fine settimana, ricordiamocelo quando qualcuno ci ripeterà che Monica Bellucci è una star) e La leggenda di Kaspar Hauser (4.733 e 526). Per chi non apprezza le riproposizioni in 3D dei classici, è una buona notizia vedere come Monsters & Co. non sia riuscito neanche ad arrivare a 100k (98k per la precisione), con 411 euro di media. Buon risultato invece per Il caso Kerenes, 11.664 euro in 4 schermi, per una media (2.916 euro) che è la migliore di tutta la classifica.

Cali tra il 60% (After Earth) e il 72% (Una notte da leoni 3) per i film che occupano le 4 posizioni dopo la vetta. Fast & Furious 6 con i 194k del weekend ha raggiunto i 12,6 milioni di euro (terzo posto assoluto nel 2013), Una notte da leoni 3 con i 636k del fine settimana arriva a 11,6 totali (quinto posto assoluto, a poca distanza dai 12 milioni di Django Unchained, che dovrebbe superare entro una settimana o poco più). After Earth è a 3,1 milioni, La grande bellezza è a 5,7 milioni complessivi. In generale, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, si sono venduti quasi due milioni di biglietti in più (46,9 milioni contro 45,1) e anche la distanza in incassi, ancora favorevole allo scorso anno, si sta assottigliando (298,7 contro 294,1 milioni di euro), tanto che un ottimo risultato de L’uomo d’acciaio da giovedì potrebbe già portare al sorpasso…


Star Trek apre al terzo posto

Terzo posto ieri per Into darkness – Star Trek con 178.585 euro in 405 copie. Difficile giudicare un dato di mercoledì, ma l’impressione è positiva, se consideriamo che il film precedente aveva fatto il primo giorno (venerdì) 223k e aveva chiuso quel fine settimana a 897k. Questo film potrebbe terminare il weekend con una cifra superiore al milione, magari anche oltre se vedremo che i dati di ieri non sono stati inflazionati eccessivamente dai fan e se nel weekend il pubblico generalista lo preferirà alla concorrenza.

In testa, ancora Una notte da leoni 3 con 233k (è arrivato finora a 10,9 milioni), ma After Earth – dopo la fine del mondo si avvicina (224k, per un totale di 2,3 milioni) e magari nel fine settimana potrebbe compiere il sorpasso. Da notare i 79k ottenuti da Robbie Williams Take the Crown Live, mentre La grande bellezza continua a reggere bene con 70k (totale di 5,4 milioni), seguito da Fast & Furious 6 con 57k (per una cifra complessiva di 12,4 milioni).