La leggenda metropolitana delle poche copie

Uno dei grandi miti che aleggia nel box office italiano, è quello per cui l’incasso dipende esclusivamente dal numero delle copie. Funziona in entrambe le ‘direzioni’. Da una parte, se Zalone esce in 1.300 sale, puoi leggere ‘autorevoli’ commenti che ti spiegano che così è facile incassare. Ovviamente non capiscono che quel numero record di sale dipende da una domanda enorme del pubblico, come dimostrano anche le medie per copia record (che confermano che – paradossalmente – si sarebbe potuti uscire anche in più cinema).

Ma il ragionamento sballato funziona soprattutto al contrario: se un film esce in poche copie, allora è il mercato cattivo (leggi esercenti pavidi, agenti regionali con conflitti di interesse, distributori incapaci) che impedisce a quel prodotto di trovare un pubblico, che altrimenti raggiungerebbe in scioltezza. Ora, è innegabile che nel mercato italiano ci siano delle storture, ma sono qui a dimostrarvi (cifre alla mano) che il problema non sono MAI le poche copie.

Da agosto 2013 a novembre 2016, secondo le mie rilevazioni (potrebbe essermi sfuggito qualcosa, ma nulla di statisticamente significativo) sono stati 237 i film (non considero in questo elenco gli eventi di 2-3 giorni) a esordire in 20 o meno cinema (ho preso questa soglia di 20 cinema perché mi sembra interessante per vari motivi). Di questi, ben 136 (quindi il 57,4%, ossia la maggioranza) hanno raccolto nel primo weekend una media copia inferiore ai 1.000 euro, sostanzialmente il nulla (significa per una sala fare meno di dieci spettatori a proiezione, compreso sabato sera e domenica pomeriggio).

Continuiamo. Nella fascia di 1.000-2.000 euro di media, abbiamo 52 film, quindi il 21,9%. Diciamo che la soglia psicologica dei 2.000 euro è interessante, perché sopra questo limite per certe sale (magari non troppo importanti) il film inizia a funzionare. Ma intanto, visto quanto scritto sopra, dei 237 film presi in esame, 188 stanno sotto la soglia dei 2.000 euro (e, con questi numeri, di solito si smonta) e rappresentano quindi il 79,3% del totale che stiamo analizzando. In sostanza, 4 film su 5.

A queste cifre, aggiungo un’informazione. E’ normale, per certi titoli italiani, che il primo giorno (o, a volte, anche tutto il weekend) sia ‘drogato’ da anteprime speciali a pagamento (leggi, si invitano tutti gli amici possibili o si organizza la visita del regista e/o degli attori in una sala), che fanno sembrare gli incassi più forti di quelli effettivi (soprattutto se il film è uscito in 2 o 3 copie e quindi quell’anteprima assume un peso molto importante). Nulla di male o di illegale, per carità, ma solo per dire che, nonostante questo ‘aiutino’, i dati rimangono sconfortanti.

Basterebbe già questo primo bilancio per far capire che, se certi film dopo il primo weekend vengono smontati subito, non è per colpa degli esercenti cattivi o delle lobby del cinema italiano, ma perché il pubblico non ha nessuna voglia di vederli.

Ma proseguiamo. Nella fascia 2.000-3.500 euro di media, figurano 34 titoli. Ma – cosa molto interessante – di questi solo 3 sono usciti in più di 10 sale. E, invece, ben 8 sono arrivati nel primo weekend in un solo cinema, 19 in 5 schermi o meno. Che significa? Semplicemente, vale il discorso che si era fatto sopra: quando si esce in un unico cinema (o in pochissimi schermi) è relativamente facile ottenere una media discreta. Basta portare un po’ di amici il primo giorno e magari fare qualche presentazione durante il weekend nelle sale coinvolte (soprattutto per i film regionali, che funzionano in un’unica zona e per cui non ha senso una distribuzione nazionale capillare).

C’è poi un’altra spiegazione per alcuni di questi prodotti o almeno quelli con i risultati più significativi. Per esporla, ci affidiamo ai sei titoli di questo elenco che hanno ottenuto la miglior media per copia. Il motivo per cui mi limito a questo numero di film, è perché questi sei (a differenza di quelli che li precedono) sono arrivati il primo weekend in un numero di copie che vanno da 10 a 20:

Still Life (19 schermi, media copia 4.820 euro)

Father and Son (11 schermi, media copia 4.822 euro)

Perfect Day (17 schermi, media copia 4.892 euro)

Weekend (10 schermi, media copia 5.696 euro)

45 anni (20 schermi, media copia 6.585 euro)

Due giorni, una notte (10 schermi, media copia 6.909 euro)

Perché questi primi sei per media copia sono così interessanti? Perché, chiaramente, l’uscita in un numero di sale così limitato è stata una scelta precisa del distributore (e non una mancanza di sale disponibili o esercenti poco convinti), con l’obiettivo (raggiunto) di ottenere una bella media all’esordio, innescare un passaparola positivo e poi allargare il numero di copie nelle settimane successive. Guarda caso, tre di questi film sono della Bim, gli altri 3 di Teodora, quindi è una strategia che viene adottata di frequente da questi distributori. Insomma, un film può (caso negativo realmente accaduto) uscire in 17 copie e ottenere 3.668 euro totali durante tutto il suo percorso. O aprire in 10 cinema come Due giorni, una notte e arrivare a incassare quasi 900.000 euro complessivi.

C’è poi un film italiano che mi sembra fondamentale citare per chiudere questa analisi. Si tratta di E fu sera e fu mattina, che è stato probabilmente il Caso del cinema indipendente italiano degli ultimi anni. Il film ha aperto a metà gennaio 2014, in due copie, ottenendo 8.176 euro nel weekend (e quindi, una media di 4.088 a sala). Nel secondo weekend, l’incasso era stato di 12.813 euro. Da lì, una progressione stupefacente, che (grazie evidentemente a un ottimo passaparola e a una bella promozione dei creatori della pellicola) ha portato a un incasso complessivo di 206.907 euro e un moltiplicatore tra primo weekend e risultato finale di 25,3 (record assoluto da agosto 2013 a oggi, considerate che un film normale generalmente va bene se moltiplica per 3). Insomma, il caso di E fu sera e fu mattina dimostra che si può aprire in 2 copie e avere successo. Il problema è che capita una volta su 100, forse anche meno.

Insomma, c’è un’ampia fascia (per numero e per genere) di prodotti, che non ha nessuna possibilità di ottenere risultati significativi in sala. Questo, per il semplice fatto che l’interesse verso certi film e la promozione che si possono permettere di fare (che peraltro non è una variabile indipendente, ma ha un rapporto evidente con le previsioni di incasso del film) è bassissimo, anzi pressoché nullo. Perché se un film non funziona in 15 copie (il che di solito significa uscire nelle principali città capozona – come Roma, Milano, Torino, Napoli, ecc.), di certo non funzionerà mai allargato in provincia (tranne ovviamente i casi di film ‘regionali’), dove le medie non potranno che abbassarsi (e quindi, se già erano basse in 15 sale, in 50 diventano drammatiche).

E già che ci siamo, eliminiamo la leggenda metropolitana che dovrebbe risolvere il problema. No, i film ‘invisibili’ al cinema non troveranno spazio grazie al VOD. Di fronte a una concorrenza enorme, fatta di serie televisive, di videogiochi, di tanti modi di vedere film (al cinema, a casa, sul satellite, su Netflix, piratandoli), questi titoli non possono trovare spazio. Certo, costa di meno presentarli subito sull’on demand, piuttosto che portarli al cinema (cosa che magari viene fatta solo per prendere dei finanziamenti statali). Ma se non vengono visti, non è solo una questione di soldi dei consumatori, ma del loro tempo libero, che è limitato e destinato a cose che reputano (a torto o a ragione, di solito a ragione) più interessanti.

Morale della favola? Non è che ci sono poche copie. E’ che ci sono troppi film


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