Perché Zalone è un’anomalia solo per gli ignoranti

Ho già scritto diverse volte di quanto sia assurdo che molti commentatori si ostinino a voler eliminare gli incassi di Zalone da quelli del cinema italiano. D’altronde, si dice, gli anni in cui esce il botteghino sale, quando non c’è scende.

quovadoD’accordo, ma è un discorso senza senso (all’estero nessuno si sogna di togliere i ‘ fenomeni’, che siano Star Wars in America o Quasi amici in Francia). E ancora più assurdo se si considera che Zalone non è assolutamente un’anomalia, ma l’ultimo erede di una grande tradizione italiana di ‘risultati straordinari’. Anzi, permettetemi di dire che rientra all’interno di un modello produttivo italiano notevole e per cui i nostri ‘cinematografari’ non hanno mai avuto il giusto riconoscimento, un qualcosa che non ha paragoni in Europa e negli Stati Uniti. Il modello è semplice (si fa per dire): un attore comico che fa film con una frequenza limitata (diciamo uno all’anno/ogni due anni circa) e su cui viene ‘cucito’ addosso un film, ma che è in grado di produrre incassi notevoli (e, cosa molto più importante a livello industriale, stabili). La chiamerei “l’industria del comico annuale”. 

Grazie al lavoro svolto dall’ottimo sito Box Office Benful (dategli un’occhiata, merita veramente), possiamo cercare di capire come e con chi inizia questo fenomeno. Personalmente ritengo che ci siano stati almeno tre capostipiti alla base: la coppia (anche quando lavorava divisa) Terence Hill-Bud Spencer; Paolo Villaggio (la saga di Fantozzi in particolare, ma non solo); e Adriano Celentano. Sui primi (e sui loro straordinari successi degli anni settanta) c’è poco da dire. Sul secondo, non lo troverete analizzato all’interno di questo articolo per via di una sua certa prolificità/eterogeneità nei progetti, ma è indubbio che negli anni settanta e ottanta è stato uno delle maggiori colonne del box office italiano (discorso che ovviamente vale anche per Spencer-Hill). Per quanto riguarda Celentano, nella stagione 1979-1980 è protagonista in due dei primi cinque incassi, Qua la mano e Mani di velluto. Poi, nelle due stagioni seguenti, ottiene degli enormi successi con Il bisbetico domato (secondo nel 1980-1981) e Innamorato pazzo (primo nel 1981-1982).

Tuttavia, se devo fare il nome di quello che, per primo, si è avvicinato di più al modello ‘definitivo’, direi Massimo Troisi, che nella stagione 1980-1981 sconfigge tutti con il suo esordio, Ricomincio da tre. Curiosamente, sono proprio tre gli elementi fondamentali: Troisi viene dalla televisione (e prima ancora, dal cabaret), un’origine che sarà comune a tanti altri comici che seguiranno il modello di cui parlo. Si dirige da solo. E inizia a fare un numero più limitato di film (anche se – questa una differenza importante con il presente – partecipa anche a pellicole di altri, vedi Splendor di Ettore Scola).

La stagione 1980-81 vede anche un altro successo importante, quello de Il pap’occhio, in cui troviamo un giovane Benigni, che proprio assieme a Troisi darà vita a Non ci resta che piangere, film in testa agli incassi nel 1984-85, e che più avanti si avvicinerà ai 10 milioni di spettatori con La vita è bella.

La stagione seguente, vede Culo e camicia con la coppia Montesano e Pozzetto (due nomi importanti per il botteghino, anche se con traiettorie e storie diverse) al quinto posto e l’arrivo ad alti livelli di Diego Abatantuono, con Eccezzziunale veramente (ottavo). Ma al quattordicesimo posto c’è anche Borotalco, di e con Carlo Verdone, in grado di portare avanti questo modello fino a oggi e che possiamo considerare – assieme a Troisi – quello che lo ha fondato, visto che Un sacco bello è del 1980.

Nel 1983-84, avviene un altro fatto importante. Esce infatti Vacanze di Natale, che si piazza all’ottavo posto della stagione. Pur con importanti differenze con il modello vero e proprio, è il titolo da cui parte la straordinaria epopea del cinepanettone, che poi decollerà con la coppia Boldi-De Sica in Vacanze di Natale ‘90, che nel 1990-91 si piazza al quinto posto in classifica e dà il via a una serie di successi enormi che si ripete ogni anno, almeno fino al 2010.

Nel 1985-86, c’è anche la consacrazione di Francesco Nuti, che inizia a dirigersi da solo con Casablanca, Casablanca ed entra nella top ten dell’anno con Tutta colpa del paradiso. Gli anni ottanta e novanta continueranno con questi nomi al centro delle classifiche di incassi, tanto che, se vogliamo riscontrare un problema, è proprio la mancanza di grandi comici nuovi al loro livello.

Tutto questo, fino al 1995-96. Esce infatti I laureati, di e con Leonardo Pieraccioni, che si piazza al diciassettesimo posto della stagione. Un risultato ottimo, ma che scompare quasi rispetto ai dati de Il ciclone, che nel 1996-97 fa cinque milioni di spettatori e batte tutti. E’ – finalmente – l’arrivo di un grande nome nuovo dopo una decina di anni.

Subito dopo, ecco Tre uomini e una gamba, che nel 1997-98 si piazza quarto (dopo Titanic, La vita è bella e Fuochi d’artificio, non male come terzetto) e lancia anche al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 1998-99, saranno primi con Così è la vita. risultato ripetuto anche nel 2000 con Chiedimi se sono felice.

Curiosamente, dovremo aspettare un altro decennio per veder arrivare un nuovo esordio importante. Nel 2007, Ficarra & Picone sono protagonisti de Il 7 e l’8, che si piazza nei primi venti incassi dell’anno (giusto per essere precisi, la coppia era già arrivata al cinema con Nati stanchi nel 2002, ma non era stata baciata da analogo successo). Nel 2009 è invece il momento di Cado dalle nubi con Checco Zalone, che con i suoi 14 milioni ci sembrava già un risultato enorme (che ingenui che eravamo). E finiamo con il 2013, Il principe abusivo, che vede Alessandro Siani esordire alla regia e ottenere più di 14 milioni.    

Ovviamente, ci sono comici che sono durati di più (Verdone è sicuramente il più longevo di tutti) e altri che hanno smesso di brillare dopo pochi anni con questo modello (ma magari hanno fatto un percorso molto interessante e variegato, come per esempio Abatantuono). E sicuramente mi sono scordato qualcuno (tra i nomi importanti del box office non citati, potremmo menzionare Albanese, che però non ritengo far parte del ‘modello’).

Vedete qualcosa del genere all’estero? Prendete la Francia, Dany Boon è la maggiore star del cinema transalpino, ma passa dai 20 milioni di spettatori di Giù al nord a prodotti quasi d’autore come Lolo – giù le mani da mia madre e L’esplosivo piano di Bazil. E negli Stati Uniti, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare nulla del genere, se non per brevissimi periodi (ma con una prolificità degli attori molto più ampia, altro che un film ogni due anni!)

Insomma, quelli che vi dicono che Zalone è un’anomalia e i suoi risultati non vanno conteggiati, non solo vi dicono una sciocchezza. Stanno anche – implicitamente – ammettendo che non sanno nulla della storia del cinema italiano degli ultimi 40 anni…


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