Il cinema italiano nel 2016: più luci che ombre

Il 2016 è stato sicuramente importante per il cinema italiano e non solo per il record di Zalone. E’ stato un anno che ha dato vita a una commedia finalmente esportabile all’estero (soprattutto in forma di remake) come Perfetti sconosciuti e anche a diversi prodotti di genere (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine) che hanno ottenuto risultati decisamente superiori alle attese. E allora, perché per sei mesi tanti hanno parlato di crisi dei nostri film? E qual è la situazione reale? Iniziamo dai fondamentali. Come faccio sempre, ecco l’elenco dei 30 film italiani di maggiore incasso nel 2016 (a sinistra, la posizione nella classifica assoluta):

quovado1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655
2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302
13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.489.147
18 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657
25 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.190.495
30 POVERI MA RICCHI Warner Bros Italia S.P.A. € 5.286.230
32 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.495
40 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.874.122
41 NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA Filmauro/Universal € 3.788.737
43 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 3.572.896
50 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161
53 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.971.867
59 FUGA DA REUMA PARK Medusa Film S.P.A. € 2.679.835
68 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716
69 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.268.475
70 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441
74 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.193.266
77 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562
80 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.070.863
85 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI Walt Disney S.M.P. Italia € 1.974.568
90 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960
95 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785
96 CHE VUOI CHE SIA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.697.917
97 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103
103 L’ESTATE ADDOSSO 01 Distribution € 1.598.309
104 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688
107 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.545
109 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262
114 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.903
117 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.318.726

Le commedie sono quindi 22 su 30 (e 8 delle prime dieci, compresi i due film in testa, che da soli portano a casa 82 milioni), a cui si aggiungono un prodotto d’animazione (considerato di produzione italiana, anche se realizzato in Francia), due pellicole adolescenziali (questo un aspetto interessante e che spero si ripeta anche nel 2017), tre film d’autore, una pellicola supereroistica e un film d’azione (Veloce come il vento). Nel confronto con l’anno scorso, le commedie nelle prime 30 posizioni erano state 21 e i film d’autore sei (questa categoria particolarmente in crisi, come avevo già detto qui).

Se andiamo a fare la somma degli incassi, le commedie raccolgono (dei 190 milioni ottenuti dal cinema italiano l’anno scorso) circa 153 milioni, con una percentuale dell’80,5% su tutto il box office del cinema italiano. L’anno precedente, le commedie avevano ottenuto circa 92 milioni su 132 milioni totali, quindi con una percentuale del 69,6%. Questo significa che non solo quantitativamente il cinema ‘non comico’ è meno presente nelle posizioni importanti, ma che incassa anche di meno, in percentuale e in senso assoluto. Inoltre, non c’è un film non comico che arrivi a 5,5 o più milioni di incassi (il discorso Il piccolo principe, per ovvi motivi, lo lascerei da parte) e non succedeva dal 2012. Insomma, non è solo questione di Zalone se i numeri per la commedia sono così forti, basti pensare che nel 2015 il cinema non comico raccoglieva 40 milioni, nel 2016 (nonostante la forte risalita della nostra produzione) 37 milioni.

D’altronde, il cinema italiano, come scrivevo già qui, è andato bene. La quota della nostra produzione rappresenta infatti il 28,79% di tutti gli incassi, un bel balzo in avanti rispetto al 20,7% del 2015.

Basterebbe questo per zittire chi parla di crisi del cinema italiano, ma cerchiamo di capire meglio alcune ragioni di un certo scetticismo, legate soprattutto ai dati del secondo semestre, che non hanno certo entusiasmato (ma non hanno neanche fatto crollare la quota dei nostri titoli). In particolare, molte critiche sono arrivate per i risultati dei film natalizi, decretando anche la ‘fine’ del cinepanettone (genere che, per la cronaca, è dato per morto ormai da quasi dieci anni). In realtà, andrebbe detto che, se consideriamo i prototipi dei fratelli Vanzina/Neri Parenti con Boldi e De Sica, ormai non esistono i cinepanettoni, ma solo commedie che escono nel periodo delle feste (e che quasi sempre con il Natale hanno poco a che fare). Insomma, il cinepanettone è morto con Natale in Sudafrica, pace all’anima sua (e ai soldoni che ha fatto).

Fatta questa precisazione, un po’ di cifre. Se prendiamo gli incassi tra il 1 e il 31 dicembre del 2015 delle commedie italiane (Vacanze ai Caraibi, Natale col boss, Il professor Cenerentolo), uscite in quel mese, scopriamo che in quel periodo hanno raccolto circa 18,8 milioni, per poi ottenere altri 2,3 milioni durante il mese di gennaio. Se facciamo lo stesso con i titoli (Natale al sud, Non c’è più religione, Fuga da Reuma Park, Poveri ma ricchi, Natale a Londra) arrivati a dicembre 2016, scopriamo che hanno incassato, il mese scorso, 18,4 milioni, a cui si sono aggiunti finora a gennaio 2,2 milioni.

Tutto a posto allora? Sostanziale parità? Ovviamente no, considerando che l’aumento dei titoli in offerta (in particolare, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che avrebbe dovuto catturare un pubblico poco servito nel 2015) non ha portato a un analogo aumento di incassi. Semplicemente, come previsto da tutti o quasi, la torta da dividere è rimasta la stessa e le ‘fette’ sono diventate più piccole. Più che urlare al fallimento e al disastro, è semplicemente una lezione che (immagino) verrà seguita: scommettiamo che il prossimo dicembre non arriveranno cinque commedie italiane nel giro di due settimane (anche se, invece, l’idea di far uscire una commedia italiana ‘media’ il primo weekend di dicembre mi sembra molto interessante)? A proposito, com’è che invece nessuno fa notare che nel 2015 i due titoli ‘adulti’ (Il ponte delle spie e Irrational Man) raccoglievano più di 14 milioni, mentre quest’anno i due film di questa ‘categoria’ si fermeranno a meno di 6 milioni? Si potrà dire che Spielberg e Allen non si trovano proprio tutti gli anni, ma allora lo stesso dovrebbe valere quando si paragonano film comici diversi, che magari, semplicemente, non hanno funzionato.

In realtà, l’affollamento è un problema generale. Troppi film italiani che escono tra ottobre e febbraio. Sì, diciamoci la verità, ormai i mesi ‘buoni’ vengono considerati quei cinque, non siamo più neanche al settembre-marzo di un tempo (al massimo, ci possono essere un paio di uscite italiane forti a settembre e un altro paio entro le prime due settimane di marzo, più un film di Cannes a maggio).

Il fatto è che una soluzione semplice non esiste. Ovvio che verrebbe da dire: ampliamo il periodo di uscite. Facilissimo a dirsi, molto meno a farsi. Perché questa soluzione, di cui beneficerebbe tutto il mercato, va a cozzare contro le singole esigenze dei produttori, che ovviamente non possono essere soddisfatti se un loro prodotto viene posizionato in un periodo meno vantaggioso. E a quel punto, non stupiamoci se anche le feste natalizie vedono tanti prodotti italiani.

E se devo citare un fatto personale, per esempio ero convinto che una commedia uscita in un periodo meno intenso (e fuori da quei cinque mesi) avrebbe potuto funzionare benissimo, ma mi sbagliavo. Sarà che faceva ancora caldo, ma il pubblico non ha risposto. Il problema è che da aprile a settembre il pubblico italiano tende ad andare meno al cinema, a meno di grandi eventi.

Se però devo fare una critica alla produzione di commedie in Italia, è che quasi tutte puntano a un target troppo generalista, insomma dei film per ‘tutti’. Differenziare gli obiettivi e non pensare che ogni commedia debba essere garbata e ‘non volgare’ sarà utile per accontentare certi mass media, ma non è la strada migliore per soddisfare il pubblico e tutte le sue diverse esigenze. Credo che alcuni esempi di prodotti smaccatamente ‘volgari’ ci siano stati in passato e siano andati bene, come dimostrano gli esempi di Fuga di cervelli e i due capitoli de I soliti idioti. Bisognerebbe insomma tentare di catturare un pubblico molto giovane, con protagonisti e storie che non cercano di andar bene sia per il quindicenne che per il quarantenne. Perché, semplicemente, non è possibile.

A questo problema, dobbiamo aggiungerne un altro. Da noi continua a mandare un certo cinema di genere. Gli esempi citati sopra (Mainetti, Rovere, Guaglione e Resinaro) sono sicuramente interessanti e positivi, ma alcune tipologie di prodotti da noi continuano a essere sconosciute. Il film per famiglie? Non pervenuto. Il film cattolico (in un Paese in cui dovremmo sfornarne a decine, per ovvi motivi)? Siamo rimasti al film di Luchetti sul Papa, ma l’anno scorso nulla. E soprattutto: i grandi drammoni sentimentali in stile Colpa delle stelle e Io prima di te, dove cavolo stanno? Dai tempi di Bianca come il latte, rossa come il sangue non ne vedo uno. Sono convinto che se la commedia può sfornare grandi incassi (e anche portare a un anno notevole come il 2016, rappresentando ⅘ del box office italiano), per aumentare sostanzialmente il numero di biglietti venduti (oltre ovviamente a uscire tutto l’anno) servirebbe credere maggiormente in un’ampia varietà di generi. Magari anche quando alcuni titoli non funzionano, ma continuando a insistere per diversi anni…

Quello che poi servirebbe è che anche il regista che punta sul cinema di genere, non sia solo un ‘autore’, che magari fa un film ogni tre anni. Io ripeto continuamente l’esempio di Besson, in grado di creare prodotti per tutto il mondo e lanciare decine di nuovi registi. Ma in generale un sistema di film di genere come hanno in Spagna, in cui si è partiti da un autore come Amenabar per arrivare a creare una scuola che ne comprende tanti altri. Al momento comunque, l’unico grande nome commerciale (correggetemi se mi dimentico qualcuno) che fa i suoi film e ne sostiene altri, è Alessandro Siani

In tutto questo, continuo a pensare che le continue lamentele e le urla alla crisi di tanti addetti ai lavori (soprattutto attori e registi) non facciano bene al nostro cinema. Non tanto per una questione di “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma perché non si può sostenere un settore se ogni cinque minuti si dice che è sull’orlo del fallimento, che i nostri film non li vede più nessuno e che le sale cinematografiche scompariranno presto. Anche perché queste sono cretinate senza fondamento e a volte non si capisce se vengono raccontate per ignoranza o perché si confonde i propri problemi personali con quelli del ‘cinema italiano tutto’.

Ok, molto cinema italiano può non piacere, ma perché non ammettere che i produttori un rapporto forte con il pubblico lo hanno trovato? D’altronde, l’unico paragone corretto è andare a guardare agli altri Paesi europei nel 2016 e vedere che la loro quota di film nazionali è decisamente minore della nostra. La Spagna è al 18,1% e questo è considerato un dato positivo da loro, dove il record assoluto è stato il 25% di due anni fa. In Germania è stato un anno drammatico per la produzione locale, che ha raccolto solo il 16,5% del mercato totale, con 164 milioni di euro per i prodotti autoctoni (meno del totale dei film italiani, nonostante una popolazione di circa 82 milioni di persone, ben superiore alla nostra).

Anche in Francia, dove le cose vanno benissimo e che consideriamo sempre il punto di riferimento europeo per il mondo del cinema (ma con una politica di sostegni che noi non abbiamo), i primi due incassi del 2016 sono stati Les Tuche 2 (il film originale da noi è stato alla base di Poveri ma ricchi) e Camping 3. Cliccate sui link, vedetevi i trailer e poi ditemi se vi sembrano film più raffinati delle nostre commedie. Io non li cambierei con Zalone e Perfetti sconosciuti, proprio no…

A questo punto, visto che il gioco a tratti sembra quello di urlare al lupo e/o dar vita a un titolo giornalistico forte, ve lo regalo io. Come avevo calcolato, il cinema d’autore italiano non comico, nel 2016, aveva raccolto solo 11 milioni di euro. Ecco il titolo per voi: il film di Siani incasserà più di tutto il cinema d’autore non comico in un anno. Titolo forte, no? E anche – per una volta – vero…


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