Perché siamo fuori dall’Oscar per il miglior film straniero?

Ogni anno (tranne nel 2013, grazie Sorrentino) quando esce la shortlist dei film candidati per l’Oscar al miglior film straniero, partono le lamentele e le spiegazioni degli ‘esperti’. L’impressione è che gli ‘esperti’ sappiano poco di come funzioni questa macchina e allora conviene fornire un po’ di informazioni (e considerazioni) utili.

fuocoammareCome spiega bene questo articolo, i film in lizza vengono visionati e valutati da 300 membri dell’Academy, che hanno dato la loro disponibilità. I film (quest’anno 85) vengono divisi in 4 gruppi di votanti e ogni membro deve vederne – nelle proiezioni organizzate dall’Academy, un dvd non va bene – un numero minimo (tra i 13 e i 15, immagino che il numero minimo dipenda anche dai film in lizza e quelli presenti nel gruppo di cui si fa parte) perché il suo voto sia valido. Già questa è una regola fondamentale: significa che solo chi ha molto tempo libero (e quindi, per lo più pensionati) riuscirà nell’intento. Ovvio quindi che si favoriranno titoli più classici e che possano soddisfare questa fascia di età avanzata, piuttosto che pellicole innovative e moderne. Quest’ultime affrontano un ulteriore problema: se sei un film che divide, ti troverai con voti alti e bassi, per una media non straordinaria e probabilmente non sufficiente a battere delle discrete pellicole medie (che non esaltano nessuno, ma non provocano reazioni negative).

Da questi voti, vengono scelti sei film e, proprio per ovviare ai problemi sopra descritti, il responsabile di questo ramo dell’Academy, Mark Johnson, assieme a un comitato di venti persone di sua scelta, ripesca tre esclusi. L’obiettivo è ovviamente quello di non incorrere in errori come in passato, quando titoli prestigiosi come Gomorra e Quattro mesi, tre settimane e due giorni sono stati scartati. Inutile dire che quando, come quest’anno, i film di peso sono numerosi, è facile comunque scartare prodotti come Elle, Fuocoammare, Julieta e altri importanti.

A questo punto, altri trenta giurati (dieci a Los Angeles, dieci a New York e dieci a Londra), scelti anche loro da Johnson (sì, il ragazzo ha molto potere), visionano i nove film della shortlist e votano per i cinque candidati che verranno nominati. In questi comitati, ci sono grandi nomi di registi, attori e produttori. Insomma, è così scandaloso essere esclusi? No, soprattutto quando hai un titolo come Fuocoammare, che non aveva reali speranze di entrare nei primi sei (per le ragioni spiegate sopra), ma poteva aspirare seriamente a un ripescaggio nei tre, considerando l’Orso d’oro vinto e il prestigio del tema affrontato (e questo è il motivo per cui penso che, in fin dei conti, la scelta di candidarlo sia stata corretta).

In tutto questo, i contendenti aumentano ogni anno, in questa occasione sono stati 85. Togliamone anche un 15-20 più deboli (ma non è neanche detto che esistano candidati deboli e comunque, visto che i giurati i film devono vederli quasi tutti…) e anche così ogni Paese ha una percentuale di ‘base’ di entrare nella shortlist che arriva al massimo al 15%. Significa insomma entrare nella shortlist un anno su 6/7. Quante volte siamo entrati nella shortlist negli ultimi 18 anni? 3. Appunto, 1 su 6.

Il problema è vedere cosa fanno gli altri. in questo senso, ho fatto una ricerca per vedere i risultati degli ultimi 8 anni (non ho inserito nei conteggi la shortlist uscita recentemente, non potendo sapere chi di questi verrà nominato e poi vincerà la statuetta), ossia dall’edizione del 2009, la prima dopo che il regolamento era cambiato in seguito all’esclusione di Persepolis e Quattro mesi, tre settimane e due giorni. Questi i dati per nazione:

Shortlist
Germania e Danimarca: 5 menzioni a testa
Francia e Canada: 4 menzioni a testa
Belgio, Svezia e Israele: 3 menzioni a testa
Ungheria, Argentina, Olanda, Polonia, Austria, Giappone e Messico: 2 menzioni a testa
Con un ingresso nella shortlist a testa: Finlandia, Colombia, Irlanda, Giordania, Estonia, Georgia, Mauritania, Russia, Venezuela, Bosnia ed Erzegovina, Cambogia, Hong Kong, Italia, Palestina, Cile, Islanda, Norvegia, Romania, Svizzera, Iran, Marocco, Taiwan, Algeria, Grecia, Sudafrica, Spagna, Australia, Bulgaria, Kazakistan, Perù e Turchia.

Nomination
Danimarca: 4 candidature
Francia, Canada e Israele: 3 candidature a testa
Belgio, Argentina, Polonia, Austria e Germania: 2 candidature a testa
Con una candidatura: Colombia, Ungheria, Giordania, Estonia, Mauritania, Russia, Cambogia, Italia, Palestina, Cile, Norvegia, Iran, Algeria, Grecia, Messico, Perù e Giappone.

Vincitori
Con un successo: Ungheria, Polonia, Italia, Austria, Iran, Danimarca, Argentina e Giappone

Per far capire quanto sia ‘democratica’ e ‘inclusiva’ l’Academy (cosa che dovremmo apprezzare maggiormente), basti dire che nelle ultime due edizioni (2015 e 2016), le shortlist erano composte da Paesi completamente diversi, senza che nessuna nazione sia stata in grado di ripetersi. O che, nelle ultime quattro (2013/2014/2015/2016), soltanto una nazione (la Danimarca) sia riuscita ad avere più di un candidato (ben tre) nella cinquina finale, le altre si sono dovute accontentare di una sola presenza. In generale, in questi otto anni, nessuna nazione ha vinto la statuetta più di una volta.

Detto questo, non si può nascondere che alcune nazioni (più di altre) abbiano trovato dei titoli che funzionano meglio di noi. Mi riferisco soprattutto alla Danimarca, a Israele e al Canada (ovviamente, anche alla Francia, ma lì non è certo una sorpresa, anzi è incredibile che non vincano il premio da quasi 25 anni). Ma è solo questione di Oscar? La mia impressione è che avremo anche fatto qualche errore nella scelta del nostro candidato (io credo che ne abbiamo sbagliato due in questi otto anni), ma che i Paesi che ho citato siano anche più bravi a creare prodotti che funzionano in tutto il mondo. Un cinema più esportabile, insomma, che noi in generale non facciamo. D’altronde, sempre con l’esclusione di Sorrentino, quel poco di cinema d’essai nostrano che funziona nei Festival, poi magari ottiene risultati non straordinari nei cinema fuori dallo stivale.

Infine, mi diverte sempre una cosa. A meno che non si vinca l’Oscar, il tono dei commentatori italiani (sui quotidiani o su Facebook) è del tipo “ma che ne volete che ne capiscano questi cafoni americani di cinema e arte?”. Bene, sapete che vi dico? Da quando sono stati inseriti i comitati ristretti che recuperano tre titoli e scelgono poi la cinquina di candidati, l’Oscar al miglior film straniero è riuscito a premiare titoli migliori di quanto abbiano fatto i tre festival europei più prestigiosi. Non ci credete? Guardate questo confronto degli ultimi cinque anni (visto che l’Oscar premia i film dell’anno prima, per coerenza trovate l’elenco dei vincitori dell’anno seguente rispetto a quelli dei Festival, quindi non vi sorprendete della ‘discrepanza’):

Oscar
2012 Una separazione
2013 Amour
2014 La grande bellezza
2015 Ida
2016 Il figlio di Saul

Venezia
2011 Faust
2012 Pietà
2013 Sacro GRA
2014 Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza
2015 Ti guardo

Berlino
2011 Una separazione
2012 Cesare deve morire
2013 Il caso Kerenes
2014 Fuochi d’artificio in pieno giorno
2015 Taxi Teheran

Cannes
2011 The Tree of Life
2012 Amour
2013 La vita di Adele
2014 Il regno d’inverno – Winter Sleep
2015 Dheepan – Una nuova vita

Al massimo, potremmo fare il confronto con Cannes, che comunque a mio avviso vedrebbe perdente la Croisette (anche solo per aver preferito Dheepan a Il figlio di Saul). E d’altronde, sapete quale Festival, tra Locarno, Venezia, Cannes e Berlino, ha proposto Ida? Ovviamente, è una domanda-trabocchetto


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