Cinema statunitense in Italia: è un dominio?

insideoutA ieri, il cinema statunitense aveva una quota sul mercato italiano del 64,45% di incassi, del 63,57% per quanto riguarda le presenze di quest’anno nelle sale del nostro Paese. Numeri impressionanti, che in sostanza significano che, di tre biglietti staccati nelle sale, due sono relativi a film a stelle e strisce. E questa percentuale sarebbe ancora più elevata se alcuni titoli stranieri venissero considerati produzioni statunitensi (come immagino accadrà tra una settimana con il nuovo 007, Spectre, visto che i predecessori sono elencati come produzioni inglesi, nonostante i soldi arrivino in larga parte dagli Stati Uniti).

Ma prima di urlare titoli a nove colonne, cerchiamo di vedere come andava negli anni scorsi, per capire se questo è un dato record o meno. Ecco allora le percentuali del cinema americano per incassi negli ultimi 15 anni (nel periodo 1 gennaio – 31 dicembre):

2014: 50,26%
2013: 54,10%
2012: 53,28%
2011: 48,65%
2010: 60,25%
2009: 62,95%
2008: 60,24%
2007: 55,44%
2006: 61,93%
2005: 53,78%
2004: 61,90%
2003: 63,76%
2002: 55,87%
2001: 55,73%
2000: 69,55%

Qui sotto trovate invece le quote del cinema americano per gli stessi anni, ma nel periodo 1 gennaio – 27 ottobre, in modo da avere un termine di paragone più idoneo con quelli che abbiamo finora nel 2015:

2014: 54,52%
2013: 62,60%
2012: 57,15%
2011: 51,40%
2010: 66,81%
2009: 64,58%
2008: 62,52%
2007: 60,40%
2006: 63,57%
2005: 58,03%
2004: 58,96%
2003: 64,89%
2002: 60,52%
2001: 61,37%
2000: 75,00%

Come si vede in questo secondo elenco, la quota del cinema americano era superiore nel 2010 (di più di due punti percentuali) e (di pochissimo) nel 2009 e nel 2003. Fa storia a parte il 2000, con percentuali quasi bulgare e decisamente frutto di un’altra epoca. Per chi se lo chiedesse, quell’anno il cinema statunitense ha chiuso con 9 dei primi 10 titoli (ma, curiosamente, non il primo, che era Chiedimi se sono felice). Insomma, i risultati del 2015 non rappresentano certo un record, ma siamo sicuramente su un numero alto e superiore alla media. Considerando proprio i precedenti del 2003 e del 2009, è lecito pensare che il 2015 si chiuderà con una quota superiore al 60%, quindi con un forte aumento rispetto all’ultimo anno.

Lungi da me voler fare discorsi antimperialisti e altre idiozie del genere, anche perché, siamo onesti, in certi periodi (soprattutto negli ultimi mesi, da giugno in poi) senza il cinema americano le sale avrebbero potuto tranquillamente rimanere chiuse. Anzi, più che lamentarsi e chiedere misure protezionistiche (come, temo, farà qualcuno), bisogna capire come mai gli americani (che bravi lo sono sempre stati, per carità) siano anche migliorati nel produrre e vendere (in questo caso, con le loro filiali italiane) film di successo. E quanto questo incide sulla distribuzione delle altre cinematografie.

Perché, è ovvio, se il cinema americano va forte, significa che gli altri Paesi non fanno faville, a cominciare dall’Italia, ferma sul 18,1% di quota per gli incassi, con un 4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. Ma anche Inghilterra (8,19% contro 9,52% del 2014, adesso salirà grazie al già citato 007), Francia (4,40% rispetto al 6,23%) e Giappone (0,97% contro il 2%) sono in calo rispetto a dodici mesi fa.

Ora, un’annata in una certa direzione non significa una tendenza consolidata e immutabile (per quello, aspetto di vedere come andrà almeno il 2016 e magari anche il 2017). Ma forse possiamo già iniziare a fare una riflessione, per valutare come realizziamo e vendiamo il cinema non statunitense…


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