E adesso, siete contenti?

Ok, avete raggiunto il vostro obiettivo. O meglio, forse pensate di averlo raggiunto. Il cinema italiano commerciale non vi piace (in buona parte neanche a me) e siete del partito “se morisse, ci sarebbe grande spazio per il cinema di qualità” (e qui invece, siamo veramente distanti). Bene, quest’anno la quota di presenze per il cinema italiano è, fino a questo momento, al 18,5%, un bel calo rispetto al 21,4% che aveva nello stesso periodo del 2014.

Ora, non c’è dubbio che alcuni titoli commerciali italiani quest’anno non abbiano funzionato come si sperava. Peccato che a questa situazione non abbia minimamente fatto da contraltare un cinema d’autore che, in teoria, avrebbe dovuto approfittare di questa “disaffezione del pubblico italiano verso la commedia” (almeno, se fosse veramente così). D’altronde, se i film commerciali funzionano un po’ meno bene, ci sarà più spazio per i prodotti di qualità e tutti gli spettatori accorreranno in massa, giusto? Questo è quello che pensano quei fenomeni che si lamentano che certi titoli d’autore non escono in 300 copie, ritenendo che così facendo tutti li andremmo a vedere, quando poi non riescono neanche a ottenere medie decenti in 60 sale.

E se qualcuno vuole risostenere che il pubblico è stufo delle commedie, giova sempre ricordare che quest’anno ci sono 6 commedie nei primi dieci maggiori incassi del 2015 e che Siani – attuale primatista tricolore nel 2015 – da solo ha incassato più dei tre film nostrani in concorso a Cannes messi assieme. E le commedie continuano a vendersi molto meglio per i passaggi televisivi (basta vedere l’audience dei vari film italiani per averne conferma, soprattutto sui canali Rai e Mediaset). E stiamo appunto parlando di un’annata con tre film italiani in competizione nel festival più importante del mondo, situazione che certo non si ripeterà nel 2016 (ergo, ho il sospetto che la commedia l’anno prossimo tornerà a farla da padrone e con numeri schiaccianti). Peraltro, temo proprio che dovrò rivedere le mie previsioni sul cinema d’autore italiano quest’anno, considerando come sono partiti i film veneziani.

Non vorrei, insomma, che si riproponessero situazioni come quella del cinepanettone Natale in Sudafrica, massacrato perché aveva fatto ‘solo’ (???!!!???) 18 milioni di euro, un risultato che il cinema italiano ha raggiunto raramente negli ultimi cinque anni.

In generale, questo significa una cosa semplicissima: senza commedie (e in generale film commerciali, anche grezzamente e stupidamente commerciali) l’industria cinematografica italiana non può sopravvivere. Possiamo discutere se gli incassi dei film comici aiutino a finanziare anche progetti più impegnativi (i casi di Indigo e Cattleya dimostrano assolutamente di sì). Ma anche se così non fosse, la commedia fa vivere famiglie di maestranze, esercenti, produttori e attori. In un Paese che già non se la passa benissimo, meglio la disoccupazione?


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