Festival di Roma, non c’è pace neanche per Tortora

Poteva filare tutto liscio al Festival di Roma? Poteva veramente andare avanti senza polemiche politiche? Ovviamente no, ma in questo caso il risvolto sorprendente è che destra e sinistra per una volta sembrano unite. L’occasione arriva grazie alla mancata programmazione del documentario Tortora, una ferita italiana, di cui si lamentano per esempio l’esponente del PDL Gianni Alemanno (“A 30 anni dal suo arresto ingiustificato e a 25 anni dalla sua morte mi sembra un grave errore non predisporre la visione di questo documentario e sarebbe un’occasione che il Festival non può permettersi di perdere”), ma anche 24 deputati del PD, che hanno mandato una lettera di protesta alla Boldrini per l’esclusione.

Fermo restando che i politici farebbero meglio a non occuparsi delle programmazioni dei Festival, in ogni caso, al posto dei deputati del PD, aspetterei di vedere il documentario in questione. Da quello che mi risulta (personalmente non l’ho visto, ma ho informazioni di prima mano), il documentario (senza farlo esplicitamente) punta ad accostare la figura di Tortora con quella di Berlusconi, rendendoli entrambi due martiri della malagiustizia. Nel primo caso, sono perfettamente d’accordo sulla giustizia disastrosa e colpevole; nel secondo, mi pare che ci siano delle profonde differenze e quindi questo eventuale paragone sarebbe molto discutibile, anche se in democrazia ognuno ha il diritto di presentare le sue opinioni.

A pensar male, arriva il finale del trailer e un comunicato di Mara Carfagna:

“Apprendo, con stupore, nell’accezione positiva del termine, che anche il Pd sta iniziando a rendersi conto che nel nostro paese delle ingiustizie e delle azioni ‘incomprensibili’ accadono. In questo specifico caso mi riferisco alla lettera che un nutrito gruppo di deputati del Partito Democratico, un po’ in ritardo, ha scritto al Presidente della Camera Laura Boldrini per chiederle di rimediare, dando il giusto risalto al lavoro, all’incomprensibile esclusione del docufilm ‘Enzo Tortora, una ferita italiana’ realizzato da Ambrogio Crespi, dal Festival Internazionale del film di Roma. Quella di Enzo Tortora è una piaga ancora aperta nel nostro paese, anche perché i casi di malagiustizia continuano ad essere perpetrati nel nostro paese con una reiterazione che lascia basiti. Indignazione, questo è il sentimento che mi nasce dentro, nel pensare che ad Enzo Tortora è stata negata anche quest’ulteriore possibilità. Se la giustizia, per fortuna, ha infine riabilitato l’uomo Enzo Tortora,  mi risulta particolarmente difficile comprendere come mai oggi a 30 anni dal suo arresto e a 25 dalla sua morte, non si renda il giusto merito alla sua memoria, alla sua storia, raccontata con garbo e delicatezza da Ambrogio Crespi”.

Insomma, sembra proprio che si voglia parlare del problema giustizia (che in effetti esiste, anche se non è certo Berlusconi la vittima, ma tanti cittadini sconosciuti), ma utilizzando la figura di Tortora a sproposito. A pensar bene, non aiuta il fatto che il regista Ambrogio Crespi sia il fratello del sondaggista che ha lavorato a lungo con Berlusconi. Ci si chiede cosa sarebbe successo se il documentario fosse stato selezionato a Roma: si sarebbe detto che gli organizzatori dovevano ripagare i ‘debiti’ con i loro ‘padrini di destra’? Insomma, se il documentario fosse proprio come mi è stato raccontato (e spero proprio di no), saremmo di fronte alla solita polemica discutibile. E a una figura non eccelsa del PD. Tanto per cambiare, in entrambi i casi…


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