Boicottaggi per cosa?

La recente polemica su Il gioco di Ender mi ha fatto ragionare nuovamente su una cosa che trovo incredibilmente fastidiosa. In sostanza, questi boicottaggi il 98% delle volte hanno più probabilità di colpire chi dice qualcosa di sgradevole piuttosto che chi FA qualcosa di criminale. Non è ovviamente una giustificazione dell’idiozia dello scrittore Orson Scott Card, ma semplicemente mi chiedo se è il caso di boicottare dei film per delle opinioni e se lo stesso viene fatto anche per chi è colpevole di reati gravi. Vediamo qualche caso.

Michael Richards, per esempio, attore popolarissimo negli Stati Uniti grazie alla sitcom Seinfeld, dopo questo delirio di insulti razzisti praticamente non ha più lavorato, nonostante sia chiaro che quest’uomo aveva (almeno in quella serata, ma temo anche in altri momenti) gravi problemi psicologici, visto che non riusciva a dire nulla di coerente. E vogliamo ricordare il massacro subito da Charlton Heston (uno che sosteneva i film di Peckinpah e Orson Welles), quando già aveva problemi gravi di salute, da parte di Michael Moore e del suo Bowling a Columbine? E di Clint Eastwood, che è stato dileggiato per aver sostenuto il candidato repubblicano alla presidenza l’anno scorso, con problemi anche per il suo film Di nuovo in gioco?

Ma l’esempio che ho trovato più strampalato è stato la rivolta di alcuni attori contro la presenza di Mel Gibson nel secondo capitolo di Una notte da leoni. Per carità, Mel ne aveva fatte di cotte e di crude, tra violenza domestica e insulti razziali ripetuti. Ma stiamo parlando della stessa serie che aveva nel primo capitolo l’importante presenza di Mike Tyson, condannato per stupro?

Così come non sento molti boicottaggi per Roman Polanski o Sean Penn (quest’ultimo colpevole di violenza domestica ripetuta su Madonna). Né d’altra parte è il caso di auspicarli, visto che penso si possa detestare personalmente un regista/scrittore/attore e vedere tranquillamente i suoi film. D’altronde, sono convinto che i boicottaggi debbano punire solo chi fa brutti film. Comunque sia, decidiamoci: se vogliamo boicottare le opinioni idiote, boicottiamo anche i reati…


6 Responses to Boicottaggi per cosa?

  1. Io non approvo mai i boicottaggi, quindi non sto per spiegare meccanismi che gradisco, ma mi sa che ti sfugge il punto: i boicottaggi, dal punto di vista di chi li fa, servono PROPRIO in caso di opinioni e situazioni odiose (o presunte tali) ma non criminali, proprio perchè non esiste alcuna legge per far pagare i responsabili e perchè colpire nel portafoglio è visto come la sola alternativa possibile. E’un procedimento attivo, non una dimostrazione di indignazione. Che senso ha perciò un boicottaggio nei confronti di una persona che è stata arrestata, processata, condannata, reclusa e liberata (qui parlo di Tyson)?

    P.s. Per Polanski ci sarebbe tutto un discorso a parte da fare, visto che in un Paese civile e dalla giustizia non veterotestamentaria il suo caso sarebbe stato archiviato da secoli…

  2. … e non verrebbe ricercato in mezzo mondo con ridicoli mandati mentre l’assassino conclamato di un 17enne non solo cammina a piede libero, ma potrà tenersi pure la pistola.

  3. Allora che senso ha un boicottaggio contro Mel Gibson, visto che i suoi arresti e processi li ha vissuti? E quanti hanno boicottato i film di Penn e Stone perché loro difendono i dittatori?

  4. I boicottaggi contro Mel Gibson sono soprattutto per il suo NON criminale integralismo religioso e per il suo NON illegale antisemitismo (solo la parte di esso che istighi o diffami è effettivamente perseguibile), non di certo per le botte (che, appunto, sono materia per legali & co.).

    Oliver Stone ha delle ben precise idee politiche secondo cui i presunti dittatori che difende NON sono dittatori, e le porta avanti con argomentazioni altrettanto specifiche nell’ambito del suo lavoro, lavoro che è per definizione a disposizione di chi voglia metterlo in discussione, esaminarlo e contro-argomentare. Io non condivido queste idee per tutta una serie di ragioni, ma riesco a vedere la differenza tra chi ha il coraggio delle proprie posizioni e chi le esprime altrove (comode interviste, in stato di ubriachezza) dando pavlovianamente per scontato che la libertà d’espressione poi ripari dalle conseguenze…

    • Anche Mel Gibson ha delle precise idee politiche sugli ebrei, ci ha anche fatto un film in cui sono tutti assetati di sangue. Ne deduco che sia nello stesso campo d’azione di Stone (“il coraggio delle proprie posizioni”, ahahaha, certo, che dura fare il rivoluzionario a Los Angeles)…

    • Ah poi il coraggio delle proprie posizioni sarebbe anche quello di firmarsi con nome e cognome e senza mail fasulle…