Perché Zalone è un’anomalia solo per gli ignoranti

Ho già scritto diverse volte di quanto sia assurdo che molti commentatori si ostinino a voler eliminare gli incassi di Zalone da quelli del cinema italiano. D’altronde, si dice, gli anni in cui esce il botteghino sale, quando non c’è scende.

quovadoD’accordo, ma è un discorso senza senso (all’estero nessuno si sogna di togliere i ‘ fenomeni’, che siano Star Wars in America o Quasi amici in Francia). E ancora più assurdo se si considera che Zalone non è assolutamente un’anomalia, ma l’ultimo erede di una grande tradizione italiana di ‘risultati straordinari’. Anzi, permettetemi di dire che rientra all’interno di un modello produttivo italiano notevole e per cui i nostri ‘cinematografari’ non hanno mai avuto il giusto riconoscimento, un qualcosa che non ha paragoni in Europa e negli Stati Uniti. Il modello è semplice (si fa per dire): un attore comico che fa film con una frequenza limitata (diciamo uno all’anno/ogni due anni circa) e su cui viene ‘cucito’ addosso un film, ma che è in grado di produrre incassi notevoli (e, cosa molto più importante a livello industriale, stabili). La chiamerei “l’industria del comico annuale”. 

Grazie al lavoro svolto dall’ottimo sito Box Office Benful (dategli un’occhiata, merita veramente), possiamo cercare di capire come e con chi inizia questo fenomeno. Personalmente ritengo che ci siano stati almeno tre capostipiti alla base: la coppia (anche quando lavorava divisa) Terence Hill-Bud Spencer; Paolo Villaggio (la saga di Fantozzi in particolare, ma non solo); e Adriano Celentano. Sui primi (e sui loro straordinari successi degli anni settanta) c’è poco da dire. Sul secondo, non lo troverete analizzato all’interno di questo articolo per via di una sua certa prolificità/eterogeneità nei progetti, ma è indubbio che negli anni settanta e ottanta è stato uno delle maggiori colonne del box office italiano (discorso che ovviamente vale anche per Spencer-Hill). Per quanto riguarda Celentano, nella stagione 1979-1980 è protagonista in due dei primi cinque incassi, Qua la mano e Mani di velluto. Poi, nelle due stagioni seguenti, ottiene degli enormi successi con Il bisbetico domato (secondo nel 1980-1981) e Innamorato pazzo (primo nel 1981-1982).

Tuttavia, se devo fare il nome di quello che, per primo, si è avvicinato di più al modello ‘definitivo’, direi Massimo Troisi, che nella stagione 1980-1981 sconfigge tutti con il suo esordio, Ricomincio da tre. Curiosamente, sono proprio tre gli elementi fondamentali: Troisi viene dalla televisione (e prima ancora, dal cabaret), un’origine che sarà comune a tanti altri comici che seguiranno il modello di cui parlo. Si dirige da solo. E inizia a fare un numero più limitato di film (anche se – questa una differenza importante con il presente – partecipa anche a pellicole di altri, vedi Splendor di Ettore Scola).

La stagione 1980-81 vede anche un altro successo importante, quello de Il pap’occhio, in cui troviamo un giovane Benigni, che proprio assieme a Troisi darà vita a Non ci resta che piangere, film in testa agli incassi nel 1984-85, e che più avanti si avvicinerà ai 10 milioni di spettatori con La vita è bella.

La stagione seguente, vede Culo e camicia con la coppia Montesano e Pozzetto (due nomi importanti per il botteghino, anche se con traiettorie e storie diverse) al quinto posto e l’arrivo ad alti livelli di Diego Abatantuono, con Eccezzziunale veramente (ottavo). Ma al quattordicesimo posto c’è anche Borotalco, di e con Carlo Verdone, in grado di portare avanti questo modello fino a oggi e che possiamo considerare – assieme a Troisi – quello che lo ha fondato, visto che Un sacco bello è del 1980.

Nel 1983-84, avviene un altro fatto importante. Esce infatti Vacanze di Natale, che si piazza all’ottavo posto della stagione. Pur con importanti differenze con il modello vero e proprio, è il titolo da cui parte la straordinaria epopea del cinepanettone, che poi decollerà con la coppia Boldi-De Sica in Vacanze di Natale ‘90, che nel 1990-91 si piazza al quinto posto in classifica e dà il via a una serie di successi enormi che si ripete ogni anno, almeno fino al 2010.

Nel 1985-86, c’è anche la consacrazione di Francesco Nuti, che inizia a dirigersi da solo con Casablanca, Casablanca ed entra nella top ten dell’anno con Tutta colpa del paradiso. Gli anni ottanta e novanta continueranno con questi nomi al centro delle classifiche di incassi, tanto che, se vogliamo riscontrare un problema, è proprio la mancanza di grandi comici nuovi al loro livello.

Tutto questo, fino al 1995-96. Esce infatti I laureati, di e con Leonardo Pieraccioni, che si piazza al diciassettesimo posto della stagione. Un risultato ottimo, ma che scompare quasi rispetto ai dati de Il ciclone, che nel 1996-97 fa cinque milioni di spettatori e batte tutti. E’ – finalmente – l’arrivo di un grande nome nuovo dopo una decina di anni.

Subito dopo, ecco Tre uomini e una gamba, che nel 1997-98 si piazza quarto (dopo Titanic, La vita è bella e Fuochi d’artificio, non male come terzetto) e lancia anche al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 1998-99, saranno primi con Così è la vita. risultato ripetuto anche nel 2000 con Chiedimi se sono felice.

Curiosamente, dovremo aspettare un altro decennio per veder arrivare un nuovo esordio importante. Nel 2007, Ficarra & Picone sono protagonisti de Il 7 e l’8, che si piazza nei primi venti incassi dell’anno (giusto per essere precisi, la coppia era già arrivata al cinema con Nati stanchi nel 2002, ma non era stata baciata da analogo successo). Nel 2009 è invece il momento di Cado dalle nubi con Checco Zalone, che con i suoi 14 milioni ci sembrava già un risultato enorme (che ingenui che eravamo). E finiamo con il 2013, Il principe abusivo, che vede Alessandro Siani esordire alla regia e ottenere più di 14 milioni.    

Ovviamente, ci sono comici che sono durati di più (Verdone è sicuramente il più longevo di tutti) e altri che hanno smesso di brillare dopo pochi anni con questo modello (ma magari hanno fatto un percorso molto interessante e variegato, come per esempio Abatantuono). E sicuramente mi sono scordato qualcuno (tra i nomi importanti del box office non citati, potremmo menzionare Albanese, che però non ritengo far parte del ‘modello’).

Vedete qualcosa del genere all’estero? Prendete la Francia, Dany Boon è la maggiore star del cinema transalpino, ma passa dai 20 milioni di spettatori di Giù al nord a prodotti quasi d’autore come Lolo – giù le mani da mia madre e L’esplosivo piano di Bazil. E negli Stati Uniti, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare nulla del genere, se non per brevissimi periodi (ma con una prolificità degli attori molto più ampia, altro che un film ogni due anni!)

Insomma, quelli che vi dicono che Zalone è un’anomalia e i suoi risultati non vanno conteggiati, non solo vi dicono una sciocchezza. Stanno anche – implicitamente – ammettendo che non sanno nulla della storia del cinema italiano degli ultimi 40 anni…


I miei film preferiti del 2016

Forse, il mio elenco di film preferiti più variegato mai fatto. A conferma che di brutti film ce ne sono tanti (troppi), ma ogni anno non mancano i titoli da ricordare. Come sempre, non figurano in questo elenco film su cui ho lavorato…

14 – The Settlers
In un momento in cui gli insediamenti israeliani tornano agli onori delle cronache, possiamo affidarci a questo documentario per scoprire come è nato uno dei maggiori ostacoli alla pace tra palestinesi e israeliani…

13 – Life, Animated
Un ragazzo che soffre di autismo e che riesce a comunicare grazie ai cartoni animati della Disney. Sembra una favola sdolcinata, eppure è realtà…

12 – La pazza gioia
Virzì conferma che si può fare cinema intelligente e commerciale, senza che le due cose siano in contraddizione. A questo punto, non vedo l’ora di vedere The Leisure Seeker…

11 – I, Daniel Blake
Sì, d’accordo, sarà pure il solito Ken Loach, senza sorprese. Ma, fermo restando che aspettarsi sorprese da un regista ottantenne non è una gran idea, come potrei non inserire in questa lista il film che contiene la scena più forte vista su uno schermo nel 2016?

10 – Perfetti sconosciuti
Il finale più incompreso dell’anno (SPOILER). Una conclusione estremamente drammatica (un gruppo di persone che continueranno a vivere una vita che non è quella felice che credono), ma ad alcuni è sembrata una fine a tarallucci e vino. Mah, viviamo in un’epoca confusa…

9 – Un padre, una figlia
Mungiu è senza dubbio uno dei maggiori registi contemporanei. Questo è forse il film suo film più accessibile. Ma probabilmente anche il più complesso…

8 – Dentro l’inferno / Lo and Behold
Magari nessuno dei due è all’altezza dei suoi capolavori, ma riuscire a infilare due documentari di tale livello (e così diversi tra loro) rimane una cosa che può riuscire (quasi) solo a Herzog…

7 – Neruda / Jackie
A proposito, nella categoria “tirar fuori due film notevoli in un anno”, il premio va decisamente a Pablo Larrain…

6 – The Witch
In un panorama horror che punta semplicemente a facili emozioni forti (o presunte tali), un film che ha il coraggio di proporre un orrore d’altri tempi (in tutti i sensi).

5 – La mia vita da Zucchina
Tra tanti cartoni animati interessanti usciti nel 2016, quest’anno svetta questo racconto di formazione, toccante e decisamente profondo…

4 – Weiner
L’uomo che avrebbe potuto avere una carriera politica straordinaria e magari diventare anche Presidente. Ma che verrà ricordato per i suoi pubblici vizi. E forse anche per essere costato la Presidenza alla Clinton…

3 – La La Land
Film decisamente più complesso di quello che potrebbe sembrare a prima vista (un ‘semplice’ musical pieno di allegria). Ambizioso e riuscito: non mi capita spesso di mettere assieme questi due aggettivi per parlare di un film…

2 – Franca
Spero solo che non sembri un omaggio postumo, cosa che non è assolutamente. In realtà, il documentario su Franca Sozzani realizzato dal figlio Francesco Carrozzini è il film italiano che mi ha più sorpreso nel 2016…

1 – Machester by the sea
Come rendere una storia estremamente drammatica una sorta di commedia. Come costruire dei personaggi straordinari e darli ad attori in stato di grazia. Insomma, come fare il film dell’anno…


Mercoledì a 2 euro: ci sono cambiamenti?

A inizio dicembre, avevo fatto le mie prime analisi sul mercoledì a 2 euro, prendendo in esame i primi tre mesi dell’iniziativa (da settembre a novembre). Oggi, vorrei analizzare come è andata a dicembre e gennaio, cercando di trovare nuovi segnali che ci facciano capire come sta procedendo l’iniziativa. In questo articolo, quindi, riprenderò diversi dati già pubblicati all’epoca, a cui ho aggiunto quelli nuovi.

Queste le variazioni degli incassi degli ultimi quattro mesi:

petsIncassi settembre 2016 rispetto a settembre 2015: – 15,7%
Incassi ottobre 2016 rispetto a ottobre 2015: – 3,3%
Incassi novembre 2016 rispetto a novembre 2015: -3%
Incassi dicembre 2016 rispetto a dicembre 2015: -15,2%

Rispetto a ottobre e novembre (mesi con flessioni contenute), dicembre è andato proprio male. Si può notare che anche a dicembre c’è una differenza importante tra la flessione degli incassi e delle presenze, che è attestata a -9,2%. Per gennaio, non c’è ovviamente ancora il dato preciso, ma sarà sicuramente un calo pesante, vista l’assenza di un film di Zalone rispetto al 2016. Al momento, il calo di incassi è del 40,2%, quello delle presenze del 32%.

Inutile dire che per dicembre e gennaio bisogna tener conto anche dei film che ci sono stati, un discorso che vale sempre, ma che in questo caso è ancora più importante. Basti pensare che Rogue One ha perso circa il 60% rispetto a Il risveglio della forza, mentre, come già detto, la mancanza a gennaio di un film che ha incassato 65 milioni, non poteva non farsi sentire.

Qui invece faccio un confronto sui dati del secondo weekend dei mesi in questione nel 2016, 2015 e 2014, per cercare di capire quanto possa aver inciso il mercoledì a 2 euro, che precede appunto questo weekend:

2° weekend settembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui 2 sopra i 3.000
2015: nessun film sopra i 2.500 euro di media
2014: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000

2° weekend ottobre
2016: 1 film sopra i 2.500 euro di media (non ha fatto il Cinema2day)
2015: 3 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 3 film sopra i 2.500 di media, di cui 2 sopra i 3.000

2° weekend novembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media (ha fatto il Cinema2day)
2015: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000.
2014: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000

3° weekend dicembre*
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 4.500
2015: 2 film sopra i 3.500 euro di media, di cui uno sopra gli 8.000
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 1 sopra i 5.000

2° weekend gennaio
2017: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 3.000 e un altro sopra i 4.500
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 2 sopra i 6.000
2015: 2 film sopra i 4.000 euro di media

Dato interessante: ormai nessun film in uscita fa il Cinema2day. In effetti, così è andata negli ultimi due mesi e la differenza con novembre è evidente. Quel mese, quasi tutti gli esordi (tranne Fai bei sogni) avevano aperto con il mercoledì a 2 euro, ottenendo dei dati del weekend sicuramente deludenti. A mio avviso, in questo modo si contengono i danni e non è certo un caso che i distributori abbiano fatto questa scelta.

L’altro aspetto da sottolineare è la differenza tra i risultati dell’iniziativa a dicembre e quelli di gennaio. A dicembre sono stati staccati 832.308 biglietti per il mercoledì a due euro, a gennaio sono stati 1.151.759. In effetti, a gennaio i paragoni con il weekend dell’anno prima sono meno confortanti, ma il discorso è complesso, visto che, se consideriamo i risultati delle tre uscite di questo fine settimana (Allied, The Founder e Silence), possiamo essere soddisfatti di quanto fatto in Italia da questi film (che non erano certo dei successi sicuri). Insomma, non mi lamenterei troppo.

A questo punto, considerando che i film del secondo weekend non aprono più con il mercoledì a due euro, è importante capire se i titoli che sono usciti nel primo weekend hanno perso qualcosa, perché magari il pubblico si è detto “aspettiamo mercoledì e li possiamo vedere a due euro”. Qui sotto quindi l’analisi del primo weekend del mese:

1° weekend settembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2015: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend ottobre
2016: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 1 film sopra i 3.000
2014: 1 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend novembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 2 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 3 sopra i 3.000

2° weekend dicembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 3.000
2015: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 4.500
2014: 2 film sopra i 4.500 euro di media

Come vedrete, ho rinunciato a considerare i dati di gennaio, perché sono particolarmente complicati, visto che, a seconda di come si combinano i giorni, si può uscire magari il primo del mese (giorno molto ricco), fare la Befana o meno, ecc.

Devo dire che, per quanto riguarda dicembre (ho preso il secondo weekend come riferimento, perché quel mese è arrivato prima dell’iniziativa), non noto situazioni gravi e il fatto che manchino film dalle grandissime medie mi sembra ovviamente più legato a alla forza dei singoli titoli che al mercoledì a due euro.

Se proprio dovessi riassumere la situazione, direi che è questa. Visti i continui cali nel box office italiano da agosto 2016 a gennaio 2017 rispetto all’anno prima, non trovo nessun segnale positivo che ci permetta di dire che l’iniziativa ha spinto gli italiani ad andare più spesso al cinema e non solo in occasione del prezzo a due euro.

Ci sono invece diversi dati negativi (a cominciare appunto dalla flessione costante di risultati negli ultimi sei mesi), magari non straordinariamente scientifici e che non possono essere collegati senza ombra di dubbio al mercoledì a due euro, ma che generano (chiamiamoli così) dei ‘sospetti’. Per questo, ritengo che sarà fondamentale vedere i dati di febbraio (ultimo mese in cui ci sarà – salvo proroghe – il mercoledì a 2 euro), dove si spera si interrompa questa scia negativa.

Due cose intanto mi sento di dirle. Se consideriamo che ogni italiano va mediamente al cinema un po’ meno di due volte all’anno, è evidente che sono statisticamente pochi quelli che vanno tutti i mesi. In effetti, la ricerca Sala e salotto 2014 diceva che, a fronte di un 46% di italiani che al cinema non ci vanno mai, solo un 4% dei nostri connazionali compra 11 o più biglietti all’anno. Insomma, se consideriamo questi numeri, qualcosa in più del 96% degli italiani frequenta le sale non più di una volta al mese. Il che significa che, dando loro un mercoledì a due euro ogni mese e potendo quindi vedere qualsiasi film (basta aspettare), questa larghissima maggioranza di pubblico non ha più ‘necessità’ di andare nuovamente al cinema a prezzo pieno. Ovviamente, magari qualcuno di quel 46% che non ci andava mai lo abbiamo recuperato con il prezzo bassissimo e poi non tutti i consumatori abituali che fanno parte di quel 96% effettivamente vanno quando c’è il mercoledì a due euro, ma quelli che ci vanno – sostanzialmente – è naturale che siano soddisfatti, fino al mercoledì a due euro successivo.

Al momento però farei attenzione a una cosa: non facciamo diventare il mercoledì a due euro un capro espiatorio. Troppo facile dimenticare i nostri errori (anche di comunicazione, rispetto a un prezzo del biglietto che è basso e non ha subito rincari notevoli con l’arrivo dell’euro, ma che viene considerato caro), a cominciare da una stagione troppo corta per i film al cinema. E aspettiamo febbraio per fare le ultime considerazioni…

*A dicembre, il weekend che è arrivato dopo il mercoledì a due euro era il terzo, il confronto è stato quindi fatto con i terzi weekend del 2015 e 2014…


Il cinema italiano nel 2016: più luci che ombre

Il 2016 è stato sicuramente importante per il cinema italiano e non solo per il record di Zalone. E’ stato un anno che ha dato vita a una commedia finalmente esportabile all’estero (soprattutto in forma di remake) come Perfetti sconosciuti e anche a diversi prodotti di genere (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine) che hanno ottenuto risultati decisamente superiori alle attese. E allora, perché per sei mesi tanti hanno parlato di crisi dei nostri film? E qual è la situazione reale? Iniziamo dai fondamentali. Come faccio sempre, ecco l’elenco dei 30 film italiani di maggiore incasso nel 2016 (a sinistra, la posizione nella classifica assoluta):

quovado1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655
2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302
13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.489.147
18 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657
25 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.190.495
30 POVERI MA RICCHI Warner Bros Italia S.P.A. € 5.286.230
32 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.495
40 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.874.122
41 NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA Filmauro/Universal € 3.788.737
43 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 3.572.896
50 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161
53 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.971.867
59 FUGA DA REUMA PARK Medusa Film S.P.A. € 2.679.835
68 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716
69 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.268.475
70 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441
74 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.193.266
77 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562
80 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.070.863
85 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI Walt Disney S.M.P. Italia € 1.974.568
90 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960
95 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785
96 CHE VUOI CHE SIA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.697.917
97 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103
103 L’ESTATE ADDOSSO 01 Distribution € 1.598.309
104 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688
107 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.545
109 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262
114 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.903
117 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.318.726

Le commedie sono quindi 22 su 30 (e 8 delle prime dieci, compresi i due film in testa, che da soli portano a casa 82 milioni), a cui si aggiungono un prodotto d’animazione (considerato di produzione italiana, anche se realizzato in Francia), due pellicole adolescenziali (questo un aspetto interessante e che spero si ripeta anche nel 2017), tre film d’autore, una pellicola supereroistica e un film d’azione (Veloce come il vento). Nel confronto con l’anno scorso, le commedie nelle prime 30 posizioni erano state 21 e i film d’autore sei (questa categoria particolarmente in crisi, come avevo già detto qui).

Se andiamo a fare la somma degli incassi, le commedie raccolgono (dei 190 milioni ottenuti dal cinema italiano l’anno scorso) circa 153 milioni, con una percentuale dell’80,5% su tutto il box office del cinema italiano. L’anno precedente, le commedie avevano ottenuto circa 92 milioni su 132 milioni totali, quindi con una percentuale del 69,6%. Questo significa che non solo quantitativamente il cinema ‘non comico’ è meno presente nelle posizioni importanti, ma che incassa anche di meno, in percentuale e in senso assoluto. Inoltre, non c’è un film non comico che arrivi a 5,5 o più milioni di incassi (il discorso Il piccolo principe, per ovvi motivi, lo lascerei da parte) e non succedeva dal 2012. Insomma, non è solo questione di Zalone se i numeri per la commedia sono così forti, basti pensare che nel 2015 il cinema non comico raccoglieva 40 milioni, nel 2016 (nonostante la forte risalita della nostra produzione) 37 milioni.

D’altronde, il cinema italiano, come scrivevo già qui, è andato bene. La quota della nostra produzione rappresenta infatti il 28,79% di tutti gli incassi, un bel balzo in avanti rispetto al 20,7% del 2015.

Basterebbe questo per zittire chi parla di crisi del cinema italiano, ma cerchiamo di capire meglio alcune ragioni di un certo scetticismo, legate soprattutto ai dati del secondo semestre, che non hanno certo entusiasmato (ma non hanno neanche fatto crollare la quota dei nostri titoli). In particolare, molte critiche sono arrivate per i risultati dei film natalizi, decretando anche la ‘fine’ del cinepanettone (genere che, per la cronaca, è dato per morto ormai da quasi dieci anni). In realtà, andrebbe detto che, se consideriamo i prototipi dei fratelli Vanzina/Neri Parenti con Boldi e De Sica, ormai non esistono i cinepanettoni, ma solo commedie che escono nel periodo delle feste (e che quasi sempre con il Natale hanno poco a che fare). Insomma, il cinepanettone è morto con Natale in Sudafrica, pace all’anima sua (e ai soldoni che ha fatto).

Fatta questa precisazione, un po’ di cifre. Se prendiamo gli incassi tra il 1 e il 31 dicembre del 2015 delle commedie italiane (Vacanze ai Caraibi, Natale col boss, Il professor Cenerentolo), uscite in quel mese, scopriamo che in quel periodo hanno raccolto circa 18,8 milioni, per poi ottenere altri 2,3 milioni durante il mese di gennaio. Se facciamo lo stesso con i titoli (Natale al sud, Non c’è più religione, Fuga da Reuma Park, Poveri ma ricchi, Natale a Londra) arrivati a dicembre 2016, scopriamo che hanno incassato, il mese scorso, 18,4 milioni, a cui si sono aggiunti finora a gennaio 2,2 milioni.

Tutto a posto allora? Sostanziale parità? Ovviamente no, considerando che l’aumento dei titoli in offerta (in particolare, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che avrebbe dovuto catturare un pubblico poco servito nel 2015) non ha portato a un analogo aumento di incassi. Semplicemente, come previsto da tutti o quasi, la torta da dividere è rimasta la stessa e le ‘fette’ sono diventate più piccole. Più che urlare al fallimento e al disastro, è semplicemente una lezione che (immagino) verrà seguita: scommettiamo che il prossimo dicembre non arriveranno cinque commedie italiane nel giro di due settimane (anche se, invece, l’idea di far uscire una commedia italiana ‘media’ il primo weekend di dicembre mi sembra molto interessante)? A proposito, com’è che invece nessuno fa notare che nel 2015 i due titoli ‘adulti’ (Il ponte delle spie e Irrational Man) raccoglievano più di 14 milioni, mentre quest’anno i due film di questa ‘categoria’ si fermeranno a meno di 6 milioni? Si potrà dire che Spielberg e Allen non si trovano proprio tutti gli anni, ma allora lo stesso dovrebbe valere quando si paragonano film comici diversi, che magari, semplicemente, non hanno funzionato.

In realtà, l’affollamento è un problema generale. Troppi film italiani che escono tra ottobre e febbraio. Sì, diciamoci la verità, ormai i mesi ‘buoni’ vengono considerati quei cinque, non siamo più neanche al settembre-marzo di un tempo (al massimo, ci possono essere un paio di uscite italiane forti a settembre e un altro paio entro le prime due settimane di marzo, più un film di Cannes a maggio).

Il fatto è che una soluzione semplice non esiste. Ovvio che verrebbe da dire: ampliamo il periodo di uscite. Facilissimo a dirsi, molto meno a farsi. Perché questa soluzione, di cui beneficerebbe tutto il mercato, va a cozzare contro le singole esigenze dei produttori, che ovviamente non possono essere soddisfatti se un loro prodotto viene posizionato in un periodo meno vantaggioso. E a quel punto, non stupiamoci se anche le feste natalizie vedono tanti prodotti italiani.

E se devo citare un fatto personale, per esempio ero convinto che una commedia uscita in un periodo meno intenso (e fuori da quei cinque mesi) avrebbe potuto funzionare benissimo, ma mi sbagliavo. Sarà che faceva ancora caldo, ma il pubblico non ha risposto. Il problema è che da aprile a settembre il pubblico italiano tende ad andare meno al cinema, a meno di grandi eventi.

Se però devo fare una critica alla produzione di commedie in Italia, è che quasi tutte puntano a un target troppo generalista, insomma dei film per ‘tutti’. Differenziare gli obiettivi e non pensare che ogni commedia debba essere garbata e ‘non volgare’ sarà utile per accontentare certi mass media, ma non è la strada migliore per soddisfare il pubblico e tutte le sue diverse esigenze. Credo che alcuni esempi di prodotti smaccatamente ‘volgari’ ci siano stati in passato e siano andati bene, come dimostrano gli esempi di Fuga di cervelli e i due capitoli de I soliti idioti. Bisognerebbe insomma tentare di catturare un pubblico molto giovane, con protagonisti e storie che non cercano di andar bene sia per il quindicenne che per il quarantenne. Perché, semplicemente, non è possibile.

A questo problema, dobbiamo aggiungerne un altro. Da noi continua a mandare un certo cinema di genere. Gli esempi citati sopra (Mainetti, Rovere, Guaglione e Resinaro) sono sicuramente interessanti e positivi, ma alcune tipologie di prodotti da noi continuano a essere sconosciute. Il film per famiglie? Non pervenuto. Il film cattolico (in un Paese in cui dovremmo sfornarne a decine, per ovvi motivi)? Siamo rimasti al film di Luchetti sul Papa, ma l’anno scorso nulla. E soprattutto: i grandi drammoni sentimentali in stile Colpa delle stelle e Io prima di te, dove cavolo stanno? Dai tempi di Bianca come il latte, rossa come il sangue non ne vedo uno. Sono convinto che se la commedia può sfornare grandi incassi (e anche portare a un anno notevole come il 2016, rappresentando ⅘ del box office italiano), per aumentare sostanzialmente il numero di biglietti venduti (oltre ovviamente a uscire tutto l’anno) servirebbe credere maggiormente in un’ampia varietà di generi. Magari anche quando alcuni titoli non funzionano, ma continuando a insistere per diversi anni…

Quello che poi servirebbe è che anche il regista che punta sul cinema di genere, non sia solo un ‘autore’, che magari fa un film ogni tre anni. Io ripeto continuamente l’esempio di Besson, in grado di creare prodotti per tutto il mondo e lanciare decine di nuovi registi. Ma in generale un sistema di film di genere come hanno in Spagna, in cui si è partiti da un autore come Amenabar per arrivare a creare una scuola che ne comprende tanti altri. Al momento comunque, l’unico grande nome commerciale (correggetemi se mi dimentico qualcuno) che fa i suoi film e ne sostiene altri, è Alessandro Siani

In tutto questo, continuo a pensare che le continue lamentele e le urla alla crisi di tanti addetti ai lavori (soprattutto attori e registi) non facciano bene al nostro cinema. Non tanto per una questione di “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma perché non si può sostenere un settore se ogni cinque minuti si dice che è sull’orlo del fallimento, che i nostri film non li vede più nessuno e che le sale cinematografiche scompariranno presto. Anche perché queste sono cretinate senza fondamento e a volte non si capisce se vengono raccontate per ignoranza o perché si confonde i propri problemi personali con quelli del ‘cinema italiano tutto’.

Ok, molto cinema italiano può non piacere, ma perché non ammettere che i produttori un rapporto forte con il pubblico lo hanno trovato? D’altronde, l’unico paragone corretto è andare a guardare agli altri Paesi europei nel 2016 e vedere che la loro quota di film nazionali è decisamente minore della nostra. La Spagna è al 18,1% e questo è considerato un dato positivo da loro, dove il record assoluto è stato il 25% di due anni fa. In Germania è stato un anno drammatico per la produzione locale, che ha raccolto solo il 16,5% del mercato totale, con 164 milioni di euro per i prodotti autoctoni (meno del totale dei film italiani, nonostante una popolazione di circa 82 milioni di persone, ben superiore alla nostra).

Anche in Francia, dove le cose vanno benissimo e che consideriamo sempre il punto di riferimento europeo per il mondo del cinema (ma con una politica di sostegni che noi non abbiamo), i primi due incassi del 2016 sono stati Les Tuche 2 (il film originale da noi è stato alla base di Poveri ma ricchi) e Camping 3. Cliccate sui link, vedetevi i trailer e poi ditemi se vi sembrano film più raffinati delle nostre commedie. Io non li cambierei con Zalone e Perfetti sconosciuti, proprio no…

A questo punto, visto che il gioco a tratti sembra quello di urlare al lupo e/o dar vita a un titolo giornalistico forte, ve lo regalo io. Come avevo calcolato, il cinema d’autore italiano non comico, nel 2016, aveva raccolto solo 11 milioni di euro. Ecco il titolo per voi: il film di Siani incasserà più di tutto il cinema d’autore non comico in un anno. Titolo forte, no? E anche – per una volta – vero…


Come è andato il 2016 al cinema?

Siamo entrati nel 2017 e, come mio solito, inizio l’anno con un po’ di dati, alcuni positivi, altri negativi. Soprattutto quello che indica che siamo entrati in ‘recessione’…

Dicembre deludente
starwarsNel 2015, tutto il mese di dicembre aveva portato a 80,5 milioni di incasso. Nel 2016, sono stati 68 milioni, con un calo quindi del 15,5%.

Avevo detto che i giorni di festa posizionati male avrebbero danneggiato gli incassi del periodo da Natale a Capodanno, ma sarebbe sbagliato addossare tutta la ‘colpa’ al calendario. In effetti, nelle prime tre settimane di dicembre, rispetto al 2015, il calo era già stato del 14,5%, quindi alla fine le giornate ‘sbagliate’ non hanno modificato (se non in minima parte) l’andamento generale. Certo, qualche giorno di festa in più avrebbe fatto comodo, ma evidentemente i problemi erano a monte.

E’ interessante notare come dicembre 2016, oltre ad aver prodotto il peggior incasso a Santo Stefano dal 2000 a oggi, non è stato in grado di creare un film che arrivasse a 10 milioni di euro, cosa mai avvenuta, almeno dal 2000 in poi (non ho analizzato oltre). Beninteso, sia Star Wars che Oceania ci arriveranno, ma avranno bisogno degli introiti di gennaio per raggiungere questo traguardo.

Insomma, considerando queste cifre, è facile dedurne che i film proposti (anche se magari numericamente erano tanti e sembravano dover produrre un sovraffollamento di prodotto) non hanno funzionato e non sono stati in grado di soddisfare l’interesse del pubblico.
A questo punto, mi viene da dire per la millesima volta: tutti gli opinionisti che davano per morto il cinepanettone quando Natale in Sudafrica otteneva 18 milioni di euro e invitavano a cambiare formula, adesso che ne pensano? Era veramente la strada giusta?

Ah, dicembre 2016 è stato il quinto mese consecutivo in calo rispetto agli analoghi periodi del 2015. Visto che gennaio 2017 si deve confrontare contro i 65 milioni di Zalone, sarà il sesto mese consecutivo in calo, quindi due trimestri negativi, ossia ‘recessione’…

Un anno col segno +, ma…
Nel 2015, erano stati incassati complessivamente 637 milioni di euro. Nel 2016, sono stati 661 milioni, con un aumento quindi del 3,8%. Un miglioramento è sempre una notizia positiva, ma è naturale che, dopo i straordinari risultati – a gennaio e febbraio – di Quo vado? e Perfetti sconosciuti (rimasti i primi due incassi dell’anno), ci si aspettasse una crescita ben più ampia.

Va detto che in Francia si è ottenuto il secondo miglior risultato di sempre con 213 milioni di biglietti e che il box office americano ha fatto segnare un altro record, con oltre 11 miliardi di dollari incassati. Anche la Cina è cresciuta (seppur meno rispetto alle aspettative) e anche altri mercati europei dovrebbero avere il segno +. Insomma, sappiamo cosa rispondere a chi – nel 2017 – dirà che le sale cinematografiche stanno morendo…

Il cinema italiano in forte aumento
quovadoSe consideriamo il cinema italiano, possiamo dire che i nostri film hanno ottenuto 190,3 milioni di incasso, con una quota del 28,79%. E’ un risultato ottimo e chiunque lo metta in dubbio, probabilmente non ricorda che nel 2015 la quota del cinema italiano era stata del 20,7% e che in Europa è praticamente impossibile trovare Paesi importanti che facciano meglio di noi (Francia ovviamente esclusa, ma andatevi a vedere i dati dei film tedeschi e poi ditemi che i problemi ce li abbiamo noi). Poi, va sicuramente sottolineato come, nel secondo semestre, i risultati potevano essere migliori, ma sul capitolo ‘cinema italiano’ torneremo presto e a fondo.

A proposito di Francia, va notato come quest’anno le cose siano andate veramente maluccio da noi per i loro titoli, che non arrivano al 2% di quota (1,76% di incassi, per la precisione). In generale, hanno grandi difficoltà ad affermarsi i film europei, anche considerando che la quota dei film inglesi (7,37%) è dovuta in larga parte a produzioni hollywoodiane come Animali fantastici e dove trovarli, The Legend of Tarzan e Attacco al potere 2. E finiamo proprio con Hollywood e gli Stati Uniti: la quota del cinema americano è del 55,7%, un dato ben inferiore al 61% del 2015. E dire che molti sono convinti che i film americani stiano massacrando i nostri…

L’importanza dei film evento… la solita
Da qualche tempo, sto seguendo l’impatto dei film evento sul box office generale, per capire se il pubblico si sta concentrando sempre di più su un piccolo gruppo di titoli fortissimi. Quest’anno, ecco la situazione:

Incassi totali: 661M
Incassi primi 10 e percentuale sul totale: 186,9M / 28,3%
Incassi primi 20 e percentuale sul totale: 273,9M / 41,4%

E’ ovvio che l’impatto dei 65 milioni del film di Zalone è stato notevole, soprattutto sulla quota dei primi dieci film. Ma anche con quel risultato record, il 28,3% non è una percentuale enorme, tanto che nel 2015 era stata superiore (29,4%). Per quanto riguarda i primi 20 film, è sostanzialmente uguale alla percentuale del 2015 (41,5%), ma dal 2000 in poi ci sono state dieci annate con risultati più alti. Insomma, nulla di particolarmente significativo (se confrontato anche con quindici anni fa) e che dimostri una maggiore tendenza del pubblico verso una ristrettissima cerchia di film…