Perché siamo fuori dall’Oscar per il miglior film straniero?

Ogni anno (tranne nel 2013, grazie Sorrentino) quando esce la shortlist dei film candidati per l’Oscar al miglior film straniero, partono le lamentele e le spiegazioni degli ‘esperti’. L’impressione è che gli ‘esperti’ sappiano poco di come funzioni questa macchina e allora conviene fornire un po’ di informazioni (e considerazioni) utili.

fuocoammareCome spiega bene questo articolo, i film in lizza vengono visionati e valutati da 300 membri dell’Academy, che hanno dato la loro disponibilità. I film (quest’anno 85) vengono divisi in 4 gruppi di votanti e ogni membro deve vederne – nelle proiezioni organizzate dall’Academy, un dvd non va bene – un numero minimo (tra i 13 e i 15, immagino che il numero minimo dipenda anche dai film in lizza e quelli presenti nel gruppo di cui si fa parte) perché il suo voto sia valido. Già questa è una regola fondamentale: significa che solo chi ha molto tempo libero (e quindi, per lo più pensionati) riuscirà nell’intento. Ovvio quindi che si favoriranno titoli più classici e che possano soddisfare questa fascia di età avanzata, piuttosto che pellicole innovative e moderne. Quest’ultime affrontano un ulteriore problema: se sei un film che divide, ti troverai con voti alti e bassi, per una media non straordinaria e probabilmente non sufficiente a battere delle discrete pellicole medie (che non esaltano nessuno, ma non provocano reazioni negative).

Da questi voti, vengono scelti sei film e, proprio per ovviare ai problemi sopra descritti, il responsabile di questo ramo dell’Academy, Mark Johnson, assieme a un comitato di venti persone di sua scelta, ripesca tre esclusi. L’obiettivo è ovviamente quello di non incorrere in errori come in passato, quando titoli prestigiosi come Gomorra e Quattro mesi, tre settimane e due giorni sono stati scartati. Inutile dire che quando, come quest’anno, i film di peso sono numerosi, è facile comunque scartare prodotti come Elle, Fuocoammare, Julieta e altri importanti.

A questo punto, altri trenta giurati (dieci a Los Angeles, dieci a New York e dieci a Londra), scelti anche loro da Johnson (sì, il ragazzo ha molto potere), visionano i nove film della shortlist e votano per i cinque candidati che verranno nominati. In questi comitati, ci sono grandi nomi di registi, attori e produttori. Insomma, è così scandaloso essere esclusi? No, soprattutto quando hai un titolo come Fuocoammare, che non aveva reali speranze di entrare nei primi sei (per le ragioni spiegate sopra), ma poteva aspirare seriamente a un ripescaggio nei tre, considerando l’Orso d’oro vinto e il prestigio del tema affrontato (e questo è il motivo per cui penso che, in fin dei conti, la scelta di candidarlo sia stata corretta).

In tutto questo, i contendenti aumentano ogni anno, in questa occasione sono stati 85. Togliamone anche un 15-20 più deboli (ma non è neanche detto che esistano candidati deboli e comunque, visto che i giurati i film devono vederli quasi tutti…) e anche così ogni Paese ha una percentuale di ‘base’ di entrare nella shortlist che arriva al massimo al 15%. Significa insomma entrare nella shortlist un anno su 6/7. Quante volte siamo entrati nella shortlist negli ultimi 18 anni? 3. Appunto, 1 su 6.

Il problema è vedere cosa fanno gli altri. in questo senso, ho fatto una ricerca per vedere i risultati degli ultimi 8 anni (non ho inserito nei conteggi la shortlist uscita recentemente, non potendo sapere chi di questi verrà nominato e poi vincerà la statuetta), ossia dall’edizione del 2009, la prima dopo che il regolamento era cambiato in seguito all’esclusione di Persepolis e Quattro mesi, tre settimane e due giorni. Questi i dati per nazione:

Shortlist
Germania e Danimarca: 5 menzioni a testa
Francia e Canada: 4 menzioni a testa
Belgio, Svezia e Israele: 3 menzioni a testa
Ungheria, Argentina, Olanda, Polonia, Austria, Giappone e Messico: 2 menzioni a testa
Con un ingresso nella shortlist a testa: Finlandia, Colombia, Irlanda, Giordania, Estonia, Georgia, Mauritania, Russia, Venezuela, Bosnia ed Erzegovina, Cambogia, Hong Kong, Italia, Palestina, Cile, Islanda, Norvegia, Romania, Svizzera, Iran, Marocco, Taiwan, Algeria, Grecia, Sudafrica, Spagna, Australia, Bulgaria, Kazakistan, Perù e Turchia.

Nomination
Danimarca: 4 candidature
Francia, Canada e Israele: 3 candidature a testa
Belgio, Argentina, Polonia, Austria e Germania: 2 candidature a testa
Con una candidatura: Colombia, Ungheria, Giordania, Estonia, Mauritania, Russia, Cambogia, Italia, Palestina, Cile, Norvegia, Iran, Algeria, Grecia, Messico, Perù e Giappone.

Vincitori
Con un successo: Ungheria, Polonia, Italia, Austria, Iran, Danimarca, Argentina e Giappone

Per far capire quanto sia ‘democratica’ e ‘inclusiva’ l’Academy (cosa che dovremmo apprezzare maggiormente), basti dire che nelle ultime due edizioni (2015 e 2016), le shortlist erano composte da Paesi completamente diversi, senza che nessuna nazione sia stata in grado di ripetersi. O che, nelle ultime quattro (2013/2014/2015/2016), soltanto una nazione (la Danimarca) sia riuscita ad avere più di un candidato (ben tre) nella cinquina finale, le altre si sono dovute accontentare di una sola presenza. In generale, in questi otto anni, nessuna nazione ha vinto la statuetta più di una volta.

Detto questo, non si può nascondere che alcune nazioni (più di altre) abbiano trovato dei titoli che funzionano meglio di noi. Mi riferisco soprattutto alla Danimarca, a Israele e al Canada (ovviamente, anche alla Francia, ma lì non è certo una sorpresa, anzi è incredibile che non vincano il premio da quasi 25 anni). Ma è solo questione di Oscar? La mia impressione è che avremo anche fatto qualche errore nella scelta del nostro candidato (io credo che ne abbiamo sbagliato due in questi otto anni), ma che i Paesi che ho citato siano anche più bravi a creare prodotti che funzionano in tutto il mondo. Un cinema più esportabile, insomma, che noi in generale non facciamo. D’altronde, sempre con l’esclusione di Sorrentino, quel poco di cinema d’essai nostrano che funziona nei Festival, poi magari ottiene risultati non straordinari nei cinema fuori dallo stivale.

Infine, mi diverte sempre una cosa. A meno che non si vinca l’Oscar, il tono dei commentatori italiani (sui quotidiani o su Facebook) è del tipo “ma che ne volete che ne capiscano questi cafoni americani di cinema e arte?”. Bene, sapete che vi dico? Da quando sono stati inseriti i comitati ristretti che recuperano tre titoli e scelgono poi la cinquina di candidati, l’Oscar al miglior film straniero è riuscito a premiare titoli migliori di quanto abbiano fatto i tre festival europei più prestigiosi. Non ci credete? Guardate questo confronto degli ultimi cinque anni (visto che l’Oscar premia i film dell’anno prima, per coerenza trovate l’elenco dei vincitori dell’anno seguente rispetto a quelli dei Festival, quindi non vi sorprendete della ‘discrepanza’):

Oscar
2012 Una separazione
2013 Amour
2014 La grande bellezza
2015 Ida
2016 Il figlio di Saul

Venezia
2011 Faust
2012 Pietà
2013 Sacro GRA
2014 Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza
2015 Ti guardo

Berlino
2011 Una separazione
2012 Cesare deve morire
2013 Il caso Kerenes
2014 Fuochi d’artificio in pieno giorno
2015 Taxi Teheran

Cannes
2011 The Tree of Life
2012 Amour
2013 La vita di Adele
2014 Il regno d’inverno – Winter Sleep
2015 Dheepan – Una nuova vita

Al massimo, potremmo fare il confronto con Cannes, che comunque a mio avviso vedrebbe perdente la Croisette (anche solo per aver preferito Dheepan a Il figlio di Saul). E d’altronde, sapete quale Festival, tra Locarno, Venezia, Cannes e Berlino, ha proposto Ida? Ovviamente, è una domanda-trabocchetto


I pronostici del weekend

Dopo una lunga pausa, riprendo la rubrica dei pronostici, con una nuova linea. Per ora, non entro nei dettagli su come vengono realizzati, ma vediamo se riesco a migliorare ancora un format che già funzionava. Sarà un fine settimana ricco di film attesissimi, a cominciare dal nuovo Star Wars e da tre commedie italiane che, per forza di cose, un po’ rischiano di cannibalizzarsi tra di loro (e anche con Non c’è più religione, uscito il 7 dicembre). Ma anche con un sabato sera contrassegnato da un Juve-Roma che inciderà sugli incassi di quel giorno…

starwarsStar Wars: Rogue One (750 sale)
L’anno scorso, il ritorno di Guerre stellari era stato salutato da un weekend lungo (merc-dom) di circa 8,4 milioni in più di 800 schermi, con un primo giorno di mercoledì che ha fatto segnare 1,8 milioni di incasso. Molto difficile pensare che possa ottenere un dato uguale a quello (anche semplicemente per l’uscita di giovedì), ma gli appassionati non mancheranno l’appuntamento.

Pronostico: 5,7 milioni


Fuga da Reuma Park
(500 sale)
Tornano al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. L’ultima volta era stata nel 2014, con Il ricco, il povero e il maggiordomo, che aveva conquistato 2,4 milioni nel suo primo fine settimana in circa 500 sale.

Pronostico: 1.4500.000


Natale a Londra – Dio salvi la regina
(520 sale)
Il precedente cinepanettone targato De Laurentiis, Natale col boss, aveva raccolto 1,2 milioni nel suo primo fine settimana in 434 sale, aprendo anch’esso di mercoledì (con circa 100.000 euro).

Pronostico: 900.000


Poveri ma ricchi
(470 sale)
Nel 2015, il film natalizio con Christian De Sica, Vacanze ai Caraibi, aveva esordito con 1,2 milioni in quasi 500 schermi, più i 126k raccolti di mercoledì.

Pronostico: 900.000


Come sta andando il cinema d’autore italiano?

In un panorama culturale che pone molta attenzione al cosiddetto cinema d’autore (definizione quanto mai complicata), come mio solito cerco di controllare i dati e valutare come sta andando il settore. Per questo, ho analizzato gli incassi di tutti i film italiani sopra i 100.000 euro quest’anno (dati al 12 dicembre compreso), anche considerando che non ci saranno altre uscite d’autore nelle ultime due settimane dell’anno. Lo stesso avevo fatto per quanto riguarda i dati del 2013 e 2014.
Questi i film italiani nei primi 100 classificati assoluti (in grassetto, i film che ho considerato d’essai):

1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655

2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302

13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.486.148

17 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657

22 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.189.778

28 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.375

36 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.805.662

44 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161

56 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.456.660

61 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716

62 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.266.793

63 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441

69 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.124.938

70 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562

72 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.065.860

78 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 1.970.641

80 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI  Walt Disney S.M.P. Italia € 1.934.260

84 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960

88 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785

89 CHE VUOI CHE SIA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.695.223

90 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103

96 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688

99 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.360

100 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262

Qui possiamo discutere su alcune mie scelte, ma come solito evito di inserire le commedie (quindi, Virzì e Pif, anche se chiaramente autori con una cifra stilistica ben precisa, non ci sono), mentre Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento li considero titoli di genere. Se ci atteniamo a questi principi, in questa fascia dei primi cento incassi italiani, ci sono solo due titoli d’essai, per un totale di 4,8 milioni incassati. Andiamo avanti…

106 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.756

109 QUEL BRAVO RAGAZZO Medusa Film S.P.A. € 1.301.527

110 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.299.629

113 LA VERITA’ STA IN CIELO 01 Distribution € 1.226.188

120 AL POSTO TUO 01 Distribution € 1.146.009

121 NATALE COL BOSS Filmauro/Universal € 1.097.216

129 NEMICHE PER LA PELLE Good Films € 986.596

131 FUOCOAMMARE 01 Distribution € 978.330

138 VACANZE AI CARAIBI Medusa Film S.P.A. € 864.348

146 MIAMI BEACH 01 Distribution € 782.572

147 CIAO BROTHER Microcinema S.P.A. € 771.297

150 ZETA – UNA STORIA HIP-HOP Koch Media S.R.L. € 713.872

154 7 MINUTI Koch Media S.R.L. € 665.645

156 UN BACIO Lucky Red Distrib. € 639.925

157 ONDA SU ONDA Warner Bros Italia S.P.A. € 639.599

161 VASCO – TUTTO IN UNA NOTTE: LIVE KOM 015 Qmi Prod. € 599.957

170 PRIMA DI LUNEDI’ Koch Media S.R.L. € 565.617

191 LA COPPIA DEI CAMPIONI Notorious Pict. S.P.A. € 413.205

194 ON AIR – STORIA DI UN SUCCESSO Medusa Film S.P.A. € 394.440

199 LA VITA POSSIBILE   Teodora Film S.R.L. € 379.043

Incredibilmente, in questa fascia di titoli tra il 101 e il 200esimo posto otteniamo quasi lo stesso risultato dell’altra. 4,6 milioni totali per il cinema d’autore.

201 TOMMASO 01 Distribution € 375.989

203 INDIVISIBILI Medusa Film S.P.A. € 367.438

210 PIUMA Lucky Red Distrib. € 342.994

230 IL PROFESSOR CENERENTOLO 01 Distribution € 291.700

242 SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI DI ROMA Nexo Digital S.P.A. € 264.745

243 QUESTI GIORNI Bim Distrib. S.R.L. € 264.727

244 MY FATHER JACK Zenit Distribution € 262.873

245 FIORE   Bim Distrib. S.R.L. € 260.975

247 ROBERTO BOLLE – L’ARTE DELLA DANZA Nexo Digital S.P.A. € 248.003

248 LEONARDO DA VINCI – IL GENIO A MILANO Nexo Digital S.P.A. € 245.241

251 ASTROSAMANTHA Officine Ubu € 237.847

257 VINICIO CAPOSSELA – NEL PAESE DEI COPPOLONI Nexo Digital S.P.A. € 216.658

261 MI RIFACCIO IL TRULLO Adriatica Film S.R.L. € 210.660

265 COME SALTANO I PESCI Multivideo € 205.784

272 LA PELLE DELL’ORSO Parthenos S.R.L. € 199.042

289 PERICLE IL NERO Bim Distrib. S.R.L. € 170.787

296 MILIONARI Europictures Distr. S.R.L. € 160.478

305 BIANCO DI BABBUDOIU Lucky Red Distrib. € 144.617

318 USTICA   Indipendent Movies € 120.557

322 GROTTO Europictures Distr. S.R.L. € 113.437

323 ERA D’ESTATE 01 Distribution € 109.931

324 TUTTI AL CINEMA CON TOPOLINO E DISNEY JUNIOR Walt Disney S.M.P. Italia € 106.813

In questa fascia, figurano diversi titoli passati in Festival importanti. In tutto, siamo a circa 1,6 milioni.

Raccogliendo tutti questi dati, possiamo valutare il cinema d’essai italiano a 11 milioni di incassi nel 2016. E dire che, solo tre anni fa, i 38 milioni incassati mi sembravano un magro risultato. E, se anche volessimo aggiungere i film di Virzì e Pif (ma, con questo criterio di inserire delle commedie, anche i risultati degli anni scorsi sarebbero migliori), saremmo a 20 milioni. Sempre troppo, troppo poco.

Come spiegare questi risultati? Sicuramente, è semplice dire che, quando mancano i tre grandi autori di Cannes (Moretti, Sorrentino, Garrone), ma anche registi come Ozpetek o Salvatores, il danno è notevole. Insomma, come dico spesso, se è vero che il pubblico dei blockbuster è piuttosto pigro e cerca (quasi) sempre “l’usato sicuro”, non si può dire che quello d’essai sia molto più curioso. Con la differenza che, mentre è normale che il pubblico dei film commerciali sia ‘massificato’, non lo è altrettanto che gli spettatori più colti e attenti – in realtà meno di quanto forse pensano di essere – siano così poco desiderosi di scoprire nuovi autori. Inoltre, è evidente quanto sia pericoloso e complesso ‘affidare’ un intero ‘settore’ industriale (quello, appunto, del cinema d’autore) a chi magari fa un film ogni 2-3-5 anni.

Di sicuro, un certo tipo di cinema d’autore sembra aver fatto il suo tempo e non riesce più a sintonizzarsi con il pubblico italiano, anche quello più colto, che piuttosto che scoprire giovani autori italiani, preferisce andare a vedere registi veterani e ‘affidabili’, come Ken Loach, Woody Allen o Clint Eastwood. Viene quindi naturale pensare che questo tipo di prodotto, che, per numero di film realizzati, è sicuramente – con le commedie – il primo in Italia, forse non può essere più sostenuto come un tempo, a meno che non viri decisamente verso il genere puro. Gli esempi di Lo chiamavano Jeeg Robot – che non ha ricevuto il sostegno statale e questo dovrebbe far riflettere – e Veloce come il vento sicuramente invitano in questa direzione.

Collegata a questa riflessione, c’è il fatto che trovo assurdo che – da molte parti – si urli allo scandalo per i minori finanziamenti (notizia peraltro tutt’altro che confermata) al cinema ‘sperimentale’ e d’autore nella nuova legge. I dati sopra riportati fanno capire chiaramente che i finanziamenti per questo tipo di prodotti – eventualmente – sono eccessivi e non troppo pochi.

Anche perché, se c’è una cosa su cui possiamo nutrire pochi dubbi, è che a fronte dei tanti esordi e delle opere seconde di centinaia di registi under 40 negli ultimi 15 anni, non c’è nessuno di questi che stia riuscendo a costruirsi un suo pubblico (e speriamo che, nel suo ambito di genere, Mainetti ce la faccia con i suoi prossimi progetti). Se consideriamo che Garrone e Sorrentino – per lungo tempo considerati la ‘new wave giovane’ del nostro cinema – vanno verso i 50 anni, c’è di che preoccuparsi, soprattutto vedendo come tanti registi apprezzati (anche da Festival prestigiosi come Cannes) abbiano difficoltà a incassare anche solo 3-400.000 euro.

Un altro evidente problema, è massmediatico. Da una parte, soprattutto i giornali considerano questo tipo di cinema solo in base ai premi vinti (e se consideriamo i tanti riconoscimenti ottenuti da Fuocoammare, potremmo dire che le cose vanno benissimo) e non agli incassi. Incassi che non significano solo ‘vil denaro’, ma un pubblico numeroso e attento a questo genere di proposte. E gli spazi e l’attenzione dedicati sono decisamente eccessivi rispetto a un cinema d’autore che ha una quota di mercato ben inferiore al 10% degli incassi in sala di tutto il cinema italiano.

Insomma, urge riflessione. Ed è il caso di valutare questi risultati e cercare strade diverse…


Il dilemma delle window (e l’impossibilità di trovare una soluzione perfetta)

Il tema delle window cinematografiche – e soprattutto quello legato al periodo di esclusività che hanno le sale (sostanzialmente, l’unica finestra veramente decisiva nella filiera) – non manca mai di far discutere. Prendo spunto da questo articolo di Deadline (che affronta alcune trattative in corso e che hanno come protagonisti Universal e Warner da una parte, alcuni circuiti dall’altra) per affrontare la questione.

Le settimane/giorni. Da quello che riporta Deadline, non si parla di day and date (come avveniva per il progetto Screening Room), quanto di un periodo di esclusività per le sale di 17/24 giorni (contrapposto a quello attuale, che ormai è intorno ai 3 mesi). Capisco che, sulla carta, sembra avere un senso, visto che la maggior parte dei blockbuster ottiene una grandissima fetta dei suoi incassi in sala in circa tre settimane (vedere questo mio articolo in merito). Ma, a mio avviso, è decisamente troppo breve.

starwars
Infatti, se già le persone ritengono sempre più ‘faticoso’ dover andare al cinema per film che non siano eventi straordinari, sarebbe veramente difficile convincerle sapendo che potranno facilmente vedere la pellicola in questione nel giro di tre settimane. Anche perché, in tutto questo (e scusatemi se mi ripeto per l’ennesima volta), nessuno mi spiega come si fa a battere la pirateria quando, con questo nuovo sistema, si avrebbero su Internet copie perfette dei film a meno di un mese dall’uscita in sala.

Il prezzo. Si parla di un costo di 50 dollari per chi vuole vedere un film a casa e con queste tempistiche. Sarà così per tutti i titoli? Perché un conto sarebbe chiederlo per uno Star Wars, un conto per un film medio e che il grande pubblico non aspetta con ansia. Se il prezzo sarà variegato, come si decide? Se sarà fisso e intorno ai 50 dollari (somma che – tradotta da noi – è sufficiente per abbonarsi alle proposte di Sky Cinema, Infinity e Netflix – tutte! – e avere a disposizione tantissimi prodotti), veramente ci si aspetta che possa funzionare per il 95% dei film (quelli, insomma, che non incassano almeno 5-600 milioni di dollari nel mondo)?

La divisione degli introiti VOD. Dire che questa è una grande incognita (la maggiore di tutte) è un pallido eufemismo. A quali sale verrà assegnata la percentuale sul VOD se il consumatore ne ha diverse vicino casa? Le percentuali saranno diverse a seconda dei film? E soprattutto (domanda fondamentale): se solo alcuni circuiti accetteranno questo sistema, le major saranno pronte a far uscire degli enormi blockbuster in un quarto dei cinema in cui sbarcano normalmente?

I tempi dell’accordo. Parliamoci chiaramente. Se una cosa del genere dovesse andare in porto, molti cinema ne risentirebbero. E, come dice giustamente qualcuno, una volta che il dentifricio esce fuori dal tubetto, poi non è più possibile rimetterlo dentro. In altre parole, se i cinema dovessero perdere forza economica da questo accordo, poi chi impedirebbe alle major di voler rinegoziare a proprio favore le percentuali? A quel punto, gli esercenti avrebbero ancora la forza di resistere? Mi permetto di dubitarne ed è per questo che ritengo che faranno le barricate di fronte a sostanziali riduzioni delle window (come conferma l’articolo di Deadline, dove dice che diversi circuiti non hanno nessuna intenzione di trattare in merito). L’unica soluzione sarebbe un accordo stabile e duraturo (almeno 10-15 anni), che però non credo sia fattibile per un’iniziativa così sperimentale e che andrebbe ‘aggiustata’ dopo un primo periodo di prova.

In generale, credo che ci sia un equivoco. Si parla troppo spesso di “centralità della sala” in una forma sbagliata, sia da parte di chi sostiene questo argomento, che di chi invece non lo ritiene più valido. I primi ne fanno spesso una questione culturale (con paragoni tra la visione sul grande schermo e quella su un tablet/telefonino, oltre a discussioni sulla funzione socializzante dell’esperienza cinema, che sinceramente non mi hanno mai convinto troppo), i secondi sostengono che, viste le tante possibilità che abbiamo attualmente, non ha molto senso parlare ancora della centralità della sala. Personalmente, io credo che la questione sia banalmente economica. Per fare un esempio, potete anche pensare che la sala non sia più ‘centrale’, ma glielo dite voi alla Disney (e ai suoi azionisti) che un settore che ha portato a sei miliardi di incassi nel mondo quest’anno (i dati risalgono a inizio novembre!) non è più importante (e non sto neanche considerando quanto sia fondamentale il lancio theatrical per tutti gli altri rami dell’azienda, in particolare il merchandising e i parchi tematici)? Se, insomma, si puntasse su una soluzione che porta i film disponibili nelle case in tempi brevi e questo mettesse in seria difficoltà il mercato theatrical, chi risarcirà i mancati introiti?

A questo, aggiungiamoci che in larga parte del mondo (Italia purtroppo compresa) manca un mercato VOD forte. Per capirci: facciamo finta che da domani i film possano uscire in VOD dopo 3 o 4 settimane dall’uscita cinema. Quali dovrebbero essere queste piattaforme popolarissime che li ospitano? C’è veramente tutto questo mercato, considerando i numeri fatti segnare finora?

Insomma, riassumendo potrei dire che sarei molto sorpreso se queste discussioni portassero a novità sostanziali. Ma sicuramente le polemiche continueranno…


Qual è l’effetto del Cinema2Day?

petsIn questi giorni, si parla molto dell’iniziativa del mercoledì a 2 euro e di quali siano stati i risultati. Non è ovviamente facile valutare un evento di questo tipo solo osservando gli incassi, visto che (ovviamente) i dati dipendono (come sempre) dai film proposti e ogni confronto con altri anni deve tener conto di questo fondamentale aspetto. Inoltre, visto che questa promozione durerà (almeno) fino a febbraio, per stilare un bilancio definitivo bisognerà aspettare la sua conclusione.
Tuttavia, possiamo comunque analizzare alcune cifre e cercare di capire quanto abbia (o meno) influito il mercoledì a 2 euro.

Intanto, queste le variazioni degli incassi degli ultimi tre mesi rispetto al 2015:

Incassi settembre 2016 rispetto a settembre 2015: – 15,7%
Incassi ottobre 2016 rispetto a ottobre 2015: – 3,3%
Incassi novembre 2016 rispetto a novembre 2015: -3%

Interessante notare che, per quanto riguarda novembre, le presenze sono invece in aumento rispetto al 2015 (+4,6%). Difficile fare valutazioni generali, visto che, come già detto, gli incassi dipendono sempre dai film (che è impossibile confrontare), ma l’impressione da questi dati è che il Cinema2day stia portando un piccolo aumento di presenze (come appunto avvenuto a novembre) di persone che vanno poco al cinema, ma non sufficiente per dare una spinta notevole agli incassi mensili (che, appunto, sono in calo).

Qui invece faccio un confronto sui dati del secondo weekend dei mesi in questione nel 2016, 2015 e 2014, per cercare di capire quanto possa aver inciso il mercoledì a 2 euro, che precede appunto questo weekend:

2° weekend settembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui 2 sopra i 3.000
2015: nessun film sopra i 2.500 euro di media
2014: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000

2° weekend ottobre
2016: 1 film sopra i 2.500 euro di media (non ha fatto il Cinema2day)
2015: 3 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 3 film sopra i 2.500 di media, di cui 2 sopra i 3.000

2° weekend novembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media (ha fatto il Cinema2day)
2015: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000.
2014: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000

Direi che, con l’aumento dei film che hanno anticipato l’uscita al mercoledì per il Cinema2Day (soprattutto questo novembre, praticamente tutti, tranne Fai bei sogni) e con l’aumento di presenze (passato da circa 600.000 a settembre a un milione in ottobre e novembre), si nota che, più che fare da passaparola, il mercoledì a 2 euro sembra aver soddisfatto la voglia di cinema di chi ci va poco (o, semplicemente, una volta al mese) e in larga parte di chi ci andrebbe comunque, anche a prezzo pieno. In questo senso, soprattutto il confronto tra novembre 2016 e quelli 2015/2014 (ma anche quelli di ottobre) sembra molto chiaro. Va anche detto che, quando un film esce di mercoledì, è ovvio che perderà qualcosa nel periodo giovedì-domenica, ma anche così, la differenza sembra essere troppo evidente per non vederci un rapporto causa/effetto.

Ho anche analizzato il primo weekend del mese, per cercare di capire se il pubblico diminuisce volontariamente, con l’idea di recuperare i film in uscita il mercoledì successivo (a 2 euro):

1° weekend settembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2015: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend ottobre
2016: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 1 film sopra i 3.000
2014: 1 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend novembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 2 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 3 sopra i 3.000

In questo caso invece, non vedo dati che mi facciano pensare che ci sia una diminuzione di spettatori nel primo weekend dovuta al Cinema2Day. Insomma, il mercoledì a 2 euro sembra danneggiare il secondo weekend del mese, ma non il primo (almeno, questo sembrano indicare i dati finora).
Mi rendo conto che un’analisi del genere andrebbe fatta con strumenti molto più precisi e accurati di quelli che ho a disposizione, magari monitorando le abitudini dei consumatori e vedendo (per esempio) cosa fanno quelli che vanno al cinema il secondo mercoledì del mese (erano già consumatori abituali? O non andavano al cinema da tempo? In questo secondo caso, poi tornano anche a prezzi ‘normali’? Ecc.). Intanto, possiamo ragionare su questi dati, aspettando di vedere cosa succede nei prossimi tre mesi…