Katzenberg e il mondo del cinema: 25 anni dopo

JeffreyKatzenberg25 anni fa, oltre a essere stato inventato Internet, è successa anche un’altra cosa. Decisamente, non ha avuto lo stesso impatto sull’umanità, ma nel mondo del cinema ha fatto scalpore, oltre ad aver ispirato l’evento dinamico da cui parte Jerry Maguire. Sto parlando della celebre relazione interna (ma che poi è trapelata alla stampa, diventando nota a tutti) scritta da Jeffrey Katzenberg, allora dirigente della Disney, e che metteva in discussione la strada verso cui stavano andando le major, fatta di film sempre più costosi, a livello produttivo e marketing. Vi consiglio di leggerla interamente, ne vale la pena (inutile dire che ogni riferimento – soprattutto alle somme investite – va valutato rispetto a quell’epoca).

Mi sembra interessante riportare e commentare alcuni estratti di quanto scriveva Katzenberg all’epoca, per capire meglio come è cambiato il mondo del cinema in questi 25 anni:

“Il concetto secondo cui l’industria cinematografica sarebbe a prova di recessione è iniziato durante la Grande Depressione. Le persone volevano svagarsi e il cinema permetteva di farlo a basso costo, dieci centesimi a biglietto, il costo di una pagnotta. Oggi, il biglietto per vedere un film costa l’equivalente di sei o sette pagnotte. Inoltre, una famiglia di quattro persone deve spendere 20-30 dollari per vedere un film. Aggiungete il popcorn, il parcheggio, ecc. e il totale arriva a 35-40 dollari o anche di più.

D’altro canto, la stessa famiglia può andare in una videoteca e noleggiare una cassetta per soli due dollari, ossia 50 centesimi a persona, meno del costo di una pagnotta.

Insomma, quando c’è un periodo difficile, non ho dubbi che le persone vorranno ancora svagarsi vedendo un film, ma vogliono farlo spendendo il prezzo di una pagnotta”.

Devo dire che l’argomento è molto interessante e mette fortemente in discussione il discorso che il cinema sia anticiclico (ossia, quando l’economia non va bene, le persone tendono ad andare di più al cinema), spiegando efficacemente perché la regola non sia sempre valida. A scanso di equivoci, Katzenberg non sta certo dicendo che il cinema in sala sia troppo caro. Solo mette in discussione il fatto che sia anticiclico, quindi non provate a usarlo come argomento per dimostrare che il biglietto dovrebbe costare meno (anche perché, come ho scritto più volte, il cinema in sala rimane ancora il divertimento più a buon mercato in circolazione).

“‘High concept’ doveva descrivere un’idea unica, la cui originalità poteva essere espressa con poche parole. L’attenzione doveva andare su ‘originale’, ma si è spostata su ‘breve’. Quindi, oggi si pensa che ‘high concept’ indichi un’idea che può essere riassunta in una frasetta, magari da utilizzare per una guida televisiva”.

Altro discorso molto interessante. Se pensiamo ai primi film di Simpson e Bruckheimer, come Flashdance, Beverly Hills Cop o Top Gun e li confrontiamo a tanti blockbuster moderni, la differenza (in termini di storia, sceneggiatura, personaggi) è enorme.

“Un tempo, c’era un criterio affidabile per valutare il successo di un film: se aveva o meno ‘gambe’ (‘legs’). Gli studio studiavano diverse strategie per aprire un film, tutte con l’intento di aiutarlo a dargli le ‘gambe’ grazie a un passaparola positivo. Ora il termine ‘gambe’ è quasi scomparso dal dizionario di Hollywood. Grazie alla mentalità dei blockbuster, la vita di molti film è diventata più breve di quella di un pomodoro al supermercato”.

In effetti, è vero che le ‘gambe’ di un film sono diventate importanti quasi solo per i titolo a basso costo, ma il discorso è sempre utile. Solo che mentre prima le ‘gambe’ potevano portare a moltiplicatori enormi tra il primo weekend e l’incasso totale (Titanic, per fare un esempio, ha avuto un moltiplicatore di più di 20), ormai, per i blockbuster enormi, si festeggia quando si fanno 3-4 volte i dati di apertura. In questo senso, andrebbero ripensati certi criteri, per cui spesso si parla di fallimento per film che perdono oltre il 65%, non comprendendo che (ovviamente) questo calo dipende anche da esordi spettacolari. Certo, poi è meglio perdere il 46% come Alla ricerca di Dory e arrivare a incassare negli Stati Uniti 479 milioni (record di quest’anno)…

“Ponendo una grande enfasi sugli incassi del primo weekend, gli studios producono dei film ad alto budget e con una forte promozione. La logica è che questo tipo di pellicole sarebbero la scommessa più sicura per ottenere un grande affluenza di persone nel weekend di apertura del film.

Il risultato è paradossale. Nel tentativo di realizzare film ‘senza rischi’, Hollywood ha deciso di investire decine di milioni di dollari per ogni uscita importante”.

Il paradosso rimane concettualmente tale, ma va detto che, in un panorama in cui il merchandising, i diritti collaterali e i mercati esteri sono esplosi, può essere ‘paradossalmente’ ragionevole spendere tanto per ottenere tantissimo.

“E’ impossibile creare lavori nuovi e originali (e quindi accattivanti) senza accettare che si possa anche fallire. Ricordatevi che, prima di Pretty Woman, abbiamo avuto cinque insuccessi di fila”.

Questa lezione, più che i produttori, la dovrebbero imparare i giornalisti, che urlano all’apocalisse o al fallimento assoluto quando uno o due film vanno male…

“La straordinaria popolarità di film come Pretty Woman, Ghost e Mamma, ho perso l’aereo, ci fornisce la vera lezione del 1990: nonostante tutto il bailamme promozionale, alla fine il pubblico cercherà i film che vuole veramente vedere. E questi film, molto spesso, saranno basati su due elementi fondamentali: una buona storia, ben raccontata”.

Nel vorticoso mondo del cinema, non dobbiamo farci distrarre da un concetto fondamentale: l’idea regna sovrana”.

Tutto verissimo e indiscutibile. Però dobbiamo pensare che, in un mercato cinematografico sempre più globale, lavorare con property già note e/o con idee ‘high concept’ (in questo caso, lo intendo nel senso negativo, insomma un’idea facilmente vendibile a tutti), è molto importante e proficuo. Le belle storie efficaci funzionano sempre, che sia con un horror, un dramma o un film sportivo. Ma per i blockbuster si tende a prendere meno rischi, per quanto riguarda un’idea/soggetto/sceneggiatura…

“Le persone non vogliono vedere quello che hanno già visto. Quindi, dobbiamo essere sufficientemente coraggiosi da superare i limiti, esaltare la creatività e seguire i nostri cuori e non solo i nostri cervelli. Quando falliamo, dobbiamo farlo perché abbiamo cercato di innovare, non di emulare. In questo modo, sono convinto che continueremo a ottenere successo”.

Su questo, purtroppo, non sono molto d’accordo. Per quanto questa estate si urli al fallimento dei sequel, nei primi venti posti della classifica mondiale continuano a esserci una proliferazione di idee non originali (solo quattro titoli possono definirsi ‘originali’ e ne potremmo anche discutere)…

“Se l’idea e la sceneggiatura sono forti, allora è possibile assumere una star e un regista meno famosi e, come risultato, essere meno ostaggi del mercato. D’altro canto, un’idea e una sceneggiatura posso essere talmente efficaci da attirare talenti importanti, che saranno talmente eccitati da concordare termini contrattuali che siano accettabili per noi.

In un mondo in cui possiamo creare la nostra idea e ingaggiare un giovane sceneggiatore per 50-70.000 dollari o uno sceneggiatore affermato per 250.000 con l’obiettivo di svilupparla, è difficile giustificare le somme che vengono pagate per delle sceneggiature già terminate. I dirigenti creativi degli studios dovrebbero essere nel business dello sviluppo delle idee, non dell’acquisto delle idee”.

Credo che su questo punto (e alcuni fallimenti di titoli a metà degli anni novanta) sia avvenuto un cambiamento ed è veramente difficile trovare l’equivalente dei pagatissimi (all’epoca) Shane Black e Joe Eszterhas. Ora magari si spendono somme importanti, ma per libri già popolarissimi…

“E’ quello che possiamo definire ‘sovrapprezzo dovuto alla celebrità’, che dobbiamo pagare quando ingaggiamo delle stelle importanti. E, sempre di più, stiamo lavorando con le maggiori star in circolazione. E’ difficile dire di no ad attori come Steve Martin, Bill Murray, Dustin Hoffman e Sylvester Stallone. Ma, quando diremo di ‘sì’ in futuro, dovremo sviluppare questi rapporti in modo che funzionino sia per noi che per loro”.

E’ curioso e paradossale, ma credo che i film da 200 milioni di dollari di oggi abbiano reso le star quasi ‘economiche’, tutto sommato. Non ho modo di fare analisi precise, ma temo che sia più conveniente (parlo di percentuale sul budget) oggi prendere Jennifer Lawrence per un film da 180 milioni di dollari che una star degli anni ottanta per una pellicola da 50 milioni. E spesso sono le star che fanno la differenza tra un blockbuster e l’altro…

“La tradizione della Disney possiede un valore incalcolabile. Ma non ha ottenuto questi risultati facendo film ‘per ragazzi’. Ci è riuscita facendo film ‘per famiglie’.

Ma anche questo è un termine ingannevole. Infatti, fa venire alla mente immagini di film che possono essere apprezzati solo dalla tipica famiglia americana che sta seduta al cinema e mangia popcorn insieme.

Un ‘film per famiglie’ non significa un film che può essere apprezzato soltanto da una famiglia tutta assieme. Significa che un film può essere apprezzato dai componenti di una famiglia a livello individuale. Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi è stato un successo perché era divertente per gli adulti, anche quando i figli non erano con loro. La sirenetta è andato benissimo con gli spettatori dell’ultimo spettacolo serale. E il film che è stato il maggiore successo del 1990, Mamma, ho perso l’aereo, non avrebbe potuto ottenere questo traguardo senza l’apporto fondamentale dei genitori, simile a quello fornito dai figli”.

Da quello che so, anche Inside Out è andato benissimo nelle proiezioni serali. Segno che, evidentemente, il concetto di “film per famiglie” può essere maledettamente fuorviante. E anche banalizzante, pensando che qualsiasi cosa stupidamente zuccherosa, sia per famiglie…

“Purtroppo, c’è la tendenza a pensare che quando un film funziona bene, è perché è un ottimo film. Ma quando va male, il risultato dipende da un marketing mediocre. Anche se questa logica è comoda, può essere smentita empiricamente.

Uno sguardo agli incassi internazionali dimostra che i film americani quasi sempre ottengono risultati all’estero in linea con quelli americani. I film che ‘non hanno funzionato a causa del marketing’, non ottengono mai risultati sostanzialmente migliori all’estero, dove le campagne di marketing sono decisamente diverse.

Il marketing è uno strumento importante. Nel caso di Dick Tracy, è stato decisamente importante. Può anche diventare un capro espiatorio, ma è ingiusto”.

Qui devo ammettere di essere un po’ in difficoltà. Non so sinceramente quanto, all’inizio degli anni novanta, i materiali di marketing per gli Stati Uniti e il resto del mondo fossero diversi, oggi credo che non sia più così (anche per una semplice ragione: rispetto a 25 anni fa, i film escono più spesso in day and date – o comunque a breve distanza – in tutto il mondo). Ovviamente, attualmente i mercati internazionali sono molto più importanti, ma non credo sia il caso di mettere troppo in discussione il fatto che un film che funziona bene in America poi funzionerà bene anche nel resto del mondo (o viceversa, per i titoli che sono andati male)…

“Proprio come il marketing, anche le proiezioni di prova possono risultare sopravvalutate. In effetti, possono essere pericolose, portandoci ad avere più fiducia in queste proiezioni che nei nostri istinti.

Quante volta un film ha ottenuto risultati fantastici in queste proiezioni e poi è andato male al botteghino? Uno dei punti deboli di questi screening, è che i film piacevoli e inoffensivi possono ottenere valutazioni molto alte. Le persone apprezzano questi film. Scrivono delle reazioni positive. Noi ci eccitiamo… e poi questi non riescono a ottenere risultati degni delle nostre aspettative eccessive.

Le proiezioni di prova posseggono un alone di scienza che le circonda. Ma non c’è niente di scientifico nel business cinematografico”.

Giusto. Credo però che il problema di tante proiezioni di prova sia nel tipo di pubblico. Mi ricordo che Pulp Fiction e Seven erano andati malissimo in questi test, ma la ragione è semplice: non erano per un pubblico generalista (almeno, in quell’epoca, oggi le cose sono molto cambiate), ma per delle nicchie. Testarli con spettatori che non avrebbero accettato quella violenza, non rendeva possibile un giudizio efficace…

“I mercati secondari sono magnifici. Migliorano i benefici di un film di successo. Ma pensiamo al termine. ‘Secondario’ significa che c’è un ‘primario’. Quindi, dobbiamo porci la domanda: qual è il primario dei mercati secondari? Risposta: il mercato delle sale americane”.

Ovviamente, ora il mercato primario è quello internazionale, ma l’importanza delle sale rimane tale…

“Dal 1984, ci siamo spostati lentamente dalla nostra visione originale di come gestire il business cinematografico. Un tempo, avevamo una strategia decisamente rigorosa e di successo, che chiamavamo la nostra ‘filosofia delle singole e doppie’ (nota mia, è un linguaggio del baseball, per indicare che non si puntava sul fuori campo, ossia sul successo enorme). A un certo punto, sembrerebbe proprio che l’abbiamo sostituita con una strategia che potremmo chiamare la “filosofia sì, ma…’, come in “sì, è costoso, ma è una grande opportunità per noi’ o ‘sì, dobbiamo spendere molto nel marketing, ma c’è troppo in gioco per non farlo’ o ‘sì, il sequel richiederà un budget notevole, ma è un potenziale franchise’. Ci deve essere sempre spazio per l’eccezione alle regole, ma ultimamente le eccezioni sembrano essere diventate la regola. E non è quindi sorprendente che sia diventato sempre più difficile controllare il nostro destino”.

In generale, è interessante proprio parlare della Disney. L’ex società dove lavorava Katzenberg ormai ha rinunciato quasi completamente a quello che non sono gli home run, grazie alle property Marvel/Pixar/Star Wars/Classici Disney da rifare in versione live action. Il pericolo è che molti li seguano, senza però avere queste property enormi e di grande interesse, con conseguenze di fallimenti pesanti.

Insomma, direi che i discorsi di Katzenberg, anche se vecchi di 25 anni, rimangono molto attuali. Diverse cose sono cambiate, ma i concetti di fondo sono ancora validi. E faremmo bene a tenerli a mente…


Come è andata l’estate 2016 nei cinema italiani? Sorpresa…

Visto che d’estate si parla sempre del cinema d’estate, ho pensato che fosse il caso di studiare meglio i dati di incasso in questo periodo e valutarli su un arco temporale un po’ più ampio, ossia gli ultimi dieci anni. Ho preso come periodo di riferimento undici settimane, incominciando dal primo giovedì di giugno e arrivando al mercoledì che chiude l’undicesima settimana.

thelegendoftarzanHo così calcolato i seguenti dati: l’incasso totale di quelle undici settimane; i cinque titoli che hanno ottenuto i migliori dati; l’incasso del decimo in classifica (utile per avere un riferimento su come va un film ‘medio’ e se quindi gli incassi dipendono molto dai primi in classifica o anche dagli altri titoli); le quote del cinema americano e di quello italiano; e la quota dei primi due film rispetto al totale (anche qui, per capire quanto sono importanti certi film rispetto all’incasso generale).

Avvertenza: i dati di incasso segnalato sono relativi al periodo estivo indicato e quindi potrebbero non essere (e, molto spesso, non sono) quelli complessivi e assoluti dei film in questione..

2016
Incasso periodo 02/06 – 17/08: 59,8M
Film di maggiore successo: The Legend of Tarzan (4,3M), Suicide Squad (3,9M), Alice attraverso lo specchio (3,6M), Warcraft (3,1M), Angry Birds (3,1M)
Incasso decimo posto: Ghostbusters (2,1M)
Quote cinema americano/italiano: 69,8% / 8,89%
Percentuale primi due/totale: 13,7%

2015
Incasso periodo 04/06 – 19/08: 60,2M
Film di maggiore successo: Jurassic World (14,6M), Ted 2 (4M), Fury (3,6M), Pixels (2,9M), Terminator Genisys (2,8M)
Incasso decimo posto: Torno indietro e cambio vita (1,4M)
Quote cinema americano/italiano: 81,9% / 7,1%
Percentuale primi due/totale: 47,5%

2014
Incasso periodo 05/06 – 20/08: 50,7M
Film di maggiore successo: Transformers 4 – L’era dell’estinzione (8,6M), Maleficent (6,7M), Apes Revolution (4,2M), Dragon Trainer 2 (3,5M), Anarchia – la notte del giudizio (2M)
Incasso decimo posto: Le origini del male (1,1M)
Quote cinema americano/italiano: 63% / 4%
Percentuale primi due/totale: 30,1%

2013
Incasso periodo 06/06 – 21/08: 57,9M
Film di maggiore successo: World War Z (5M), L’uomo d’acciaio (4,7M), Wolverine: L’immortale (4,6M), Una notte da leoni 3 (4,5M), After Earth – Dopo la fine del mondo (4,4M)
Incasso decimo posto: La grande bellezza (1,8M)
Quote cinema americano/italiano: 83,4% / 6,1%
Percentuale primi due/totale: 16,7%

2012
Incasso periodo 07/06 – 22/08: 47M
Film di maggiore successo: The Amazing Spider-Man (11,5M), Biancaneve e il cacciatore (8,3M), Il dittatore (2,7M), I mercenari 2 (2,5M), La leggenda del cacciatore di vampiri (1,6M)
Incasso decimo posto: Il cavaliere oscuro – Il ritorno (858k)
Quote cinema americano/italiano: 83,1% / 1,5%
Percentuale primi due/totale: 42,1%

2011
Incasso periodo 02/06 – 17/08: 84,6M
Film di maggiore successo: Harry Potter e i doni della morte – parte 2 (22M), Cars 2 (10,4M), Transformes 3 (8,6M), Captain America – Il primo vendicatore (6M), Una notte da leoni 2 (4,8M)
Incasso decimo posto: Paul (1,6M)
Quote cinema americano/italiano: 63,2% / 1,3%
Percentuale primi due/totale: 38,2%

2010
Incasso periodo 03/06 – 18/08: 63,7M
Film di maggiore successo: Twilight – Eclipse (15,7M), Toy Story 3 (13,1M), Sex and the City 2 (3M), A-Team (2,4M), Prince of Persia: le sabbie del tempo (2M)
Incasso decimo posto: Tata Matilda e il grande botto (1,4M)
Quote cinema americano/italiano: 81% / 4,2%
Percentuale primi due/totale: 45,2%

2009
Incasso periodo 04/06 – 19/08: 61M
Film di maggiore successo: Harry Potter e il principe mezzosangue (17,7M), Transformers – la vendetta del caduto (8,1M), Un’estate ai Caraibi (3,7M), Una notte da leoni (3,7M), Terminator Salvation (3,5M)
Incasso decimo posto: La rivolta delle ex (1,9M)
Quote cinema americano/italiano: 53,5% / 8,3%
Percentuale primi due/totale: 42,3%

2008
Incasso periodo 05/06 – 20/08: 57,8M
Film di maggiore successo: Il Cavaliere oscuro (8,1M), Un’estate al mare (5M), L’incredibile Hulk (4M), Wanted – Scegli il tuo destino (3,8M), Sex and the City – Le ragazze sono tornate (3,6M)
Incasso decimo posto: E venne il giorno (2,4M)
Quote cinema americano/italiano: 71,5% / 19%
Percentuale primi due/totale: 22,6%

2007
Incasso periodo 07/06 – 22/08: 61,5M
Film di maggiore successo: Harry Potter e l’ordine della fenice (18M), Transformers (7,9M), I fantastici 4 e Silver Surfer (6,9M), Ocean’s Thirteen (5,7M), Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo (3M)
Incasso decimo posto: I Robinson – Una famiglia spaziale (728k)
Quote cinema americano/italiano: 57,2% / 2,5%
Percentuale primi due/totale: 42,1%

Qui sotto, la classifica dei distributori che hanno lanciato i primi 5 titoli di ogni estate e il numero complessivo di film che hanno portato in sala in questi dieci anni:

Universal e Warner: 16
20th Century Fox e Walt Disney: 6
Medusa: 2
01 Distribution: 1
Lucky Red: 1
Eagle: 1
Sony: 1

Facciamo quindi alcune considerazioni generali. I migliori incassi complessivi si ottengono grazie a dei film fenomeno. Basti vedere che nel 2010 e nel 2011 si sono ottenuti i dati più alti, grazie al fatto che la somma (non la percentuale) degli incassi dei primi due titoli era la più alta.

I Vanzina sono gli unici italiani (con due titoli) a essere entrati in una top five estiva. Non a caso, i dati migliori per il cinema italiano d’estate negli ultimi anni sono legati ai loro due titoli più fortunati, Un’estate ai caraibi e Un’estate al mare. Inutile dire che certe percentuali non sono più sostenibili dalla nostra industria (ma se proprio volete trovare un ‘colpevole’, di solito è dei registi/produttori che non hanno nessuna voglia di uscire in estate con i loro prodotti, anche quando non sono commercialmente potentissimi e potrebbero beneficiare di una bella tenuta nei mesi caldi). Per quanto riguarda il 2016, ringraziamo comunque La pazza gioia/Paolo Virzì/Lotus/01, considerando che il film ha raccolto 2,5 milioni nel periodo preso in esame e ha portato la quota del cinema italiano vicina al 9% (sempre bassa, ma non così atroce come in altre occasioni).

Per chi se lo chiedesse, quando leggete quote del cinema americano sotto il 70%, la ragione è da ricercare negli Harry Potter, considerati (produttivamente parlando) inglesi. A proposito di Harry Potter, difficile non notare l’importanza di questa serie per aumentare gli incassi estivi (e il fatto che manchino grandi prodotti family negli ultimi anni, mi sembra un elemento fondamentale).

Negli anni dispari, d’estate si sono incassati in media 65 milioni, negli anni pari 55,8 milioni. Ovviamente, è il classico dilemma dell’uovo e della gallina: negli anni pari non si incassa per colpa dei titoli meno forti proposti dai distributori o i film incassano meno del dovuto per colpa del calcio/Olimpiadi? Io personalmente propendo per la seconda ipotesi.

A questo proposito, sarà un caso, ma i peggiori risultati estivi arrivano nel 2006 (48,8M, non ho inserito nell’analisi completa quell’anno, ma mi sembra interessante almeno segnalare il totale) e nel 2012 (47 milioni). Nel 2006 l’Italia ha vinto i mondiali di calcio, nel 2012 è arrivata in finale agli Europei. Sono i due migliori risultati per la nostra nazionale dal 2001 in poi. E’ probabile (ma ammetto di non avere statistiche in merito) che una nazionale italiana che va avanti non solo porta via pubblico quando gioca, ma rende più interessanti anche le partite delle altre nazionali, come sembra sia accaduto anche per gli ultimi Europei.

Insomma, in generale (e parlo di 4-5 anni) è evidente che i risultati della stagione estiva stanno peggiorando. Basti pensare che nei primi cinque anni presi in esame (2007-2001), solo una volta non si sono superati i 60 milioni di incasso, nei cinque anni più recenti (2012-2016) solo una volta si sono superati i 60 milioni. Non faccio medie, perché in un caso ci sono tre anni dispari (e nell’altro due), ma sembra ormai evidente che, dopo aver dato vita a estati ‘solide’ dal punto di vista economico, culminate con i risultati del 2010 e 2011 (84,6 milioni, record assoluto), qualche problema sembra esserci e non di poco conto.

Detto questo, come sono i risultati del solo 2016? A mio avviso, tutto considerando, buoni. Mi spiego, così non mi prendete per pazzo. Se vedete i primi cinque titoli in classifica, nessuno di questi ha superato i 4,5 milioni. Da questo punto di vista, è il peggior dato degli ultimi dieci anni. Eppure, il 2016 è stato il miglior dato negli anni pari dal 2010 e ha fatto molto meglio del 2012 e del 2008 (gli altri anni recenti in cui c’erano Europei di calcio e Olimpiadi), superando anche i risultati del 2013. Insomma, considerando che il prodotto non era esattamente fortissimo e che la concorrenza di Europei e Olimpiadi è stata importante, ho l’impressione che questi risultati facciano capire che il pubblico italiano si stia lentamente abituando ad andare al cinema d’estate, anche se l’offerta non è straordinaria. Un segnale positivo.

D’altro canto, è indubbio che la mancanza di molte proposte forti sia un problema. Per fare un confronto, prendiamo il Paese europeo a cui veniamo spesso accostati: la Spagna. Questo il programma dei titoli importanti dell’estate 2016 da loro:

The Conjuring – Il caso Enfield (17/6)
Tartarughe ninja – Fuori dall’ombra (17/6)
Alla ricerca di Dory (24/6)
Independence Day: Rigenerazione (1/7)
Io prima di te (1/7)
Il grande gigante gentile (8/7)
L’Era Glaciale: in rotta di collisione (15/7)
Now you see me 2 (22/7)
The Legend of Tarzan (22/7)
Jason Bourne (29/7)
Pets – Vita da animali (5/8)
Suicide Squad (5/8)
Ghostbusters (12/8)

Come si vede, l’estate spagnola (a differenza della nostra) ha potuto contare soprattutto su grandi titoli per famiglie, come Alla ricerca di Dory, L’Era Glaciale: in rotta di collisione, Pets – Vita da animali e Il grande gigante gentile. Insomma, genitori e bambini hanno avuto moltissimo da vedere, a differenza di quelli italiani. Da notare anche la presenza di Independence Day fin dal primo luglio e di un importante titolo per il pubblico femminile, Io prima di te (uscito ieri nelle sale italiane).

A mio avviso, andrebbe fatta anche una riflessione sulle arene. Senza demonizzare nessuno (anzi, le arene sono piacevolissime d’estate), va considerato che un pubblico generalista e che non va al cinema più di 1-2 volte al mese (ossia, quasi tutti), le arene sono perfette per recuperare tutte le cose importanti che si sono perse durante l’anno e quindi rappresentano una concorrenza (a livello di titoli) fortissima per le nuove uscite (soprattutto se quest’ultime, come detto, non sono di grande impatto). Se poi alcune manifestazioni sono anche gratuite, la concorrenza diventa problematica…

Insomma, la strada per un’estate italiana forte è ancora lunga. Ma bisogna vedere quanto si ha voglia di impegnarsi. E quanto vale la pena farlo. L’unica cosa sicura, è che tra dodici mesi parleremo ancora di questo tema…


Ma cosa vuole il pubblico?

In queste ultime settimane, diversi mass media (americani ed europei) hanno parlato di una disaffezione/rifiuto del pubblico verso i sequel e in generale verso l’attitudine di Hollywood a tornare su idee già sfruttate. Ma è proprio così?

Vediamo la classifica dei 20 maggiori incassi mondiali del 2016 (ho giusto tolto un paio di film cinesi, che il loro incasso lo hanno fatto quasi esclusivamente in patria):

captainamericacivilwarCaptain America: Civil War (sequel)

Zootropolis (originale)

Il libro della giungla (remake)

Batman v Superman (sostanzialmente sequel, anche se non in senso stretto, ma di sicuro due personaggi che abbiamo visto al cinema)

Alla ricerca di Dory (sequel)

Deadpool (originale, anche se all’interno dell’universo Marvel)

X-Men Apocalisse (sequel)

Kung Fu Panda 3 (sequel)

Warcraft (adattamento di un videogioco)

Pets – Vita da animali (originale)

Independence Day: Rigenerazione (sequel)

The Angry Birds Movie (adattamento di un gioco per cellulari)

The Conjuring – Il caso Enfield (sequel)

The legend of Tarzan (reboot di un personaggio su cui a Hollywood lavorano dagli anni trenta)

Now You See Me 2 (sequel)

Alice attraverso lo specchio (sequel)

L’era glaciale: in rotta di collisione  (sequel)

Tartarughe ninja: fuori dall’ombra (sequel)

Una spia e mezzo (originale)

Attacco al potere 2 (sequel)

Insomma, almeno 11-12 sequel, più un reboot, un remake e due adattamenti da videogiochi. 4 i titoli originali, ma con qualche asterisco (Deadpool è un personaggi già apparso, anche se la sua visione dei supereroi è stata probabilmente la cosa più originale capitata al genere negli ultimi tempi; Una spia e mezzo punta su formule comiche già note, ecc.). Ci sono un paio di cartoni ‘originali’, ma, soprattutto per quanto riguarda Pets, non proprio con storie innovative e rivoluzionarie.

Se vogliamo fare un confronto con gli Stati Uniti, direi che alcuni sequel considerati particolarmente bolliti (i nomi potete desumerli facilmente) hanno ottenuto in patria risultati (proporzionalmente) peggiori che nel resto del mondo (dove raccolgono più del 70% dei loro incasso totale). Segno forse che gli spettatori americani sono un po’ più attenti del resto del pianeta a non vedere sempre e solo le stesse storie e/o a dare a questi film un appoggio forte. Abituati come siamo a considerarli un pubblico non particolarmente sofisticato, i dati reali ci fanno capire che forse dovremmo rivedere questi preconcetti.

Altro discorso, i cartoni. E’ normale trovare in queste classifiche, sia cartoni originali che sequel. I secondi lavorano bene sul merchandising, i secondi servono per fare ricambio, visto che (quasi) tutto, a un certo punto, stanca. Ma è un discorso generale. Quando crei un franchise, vedi i soldi veri soprattutto nel merchandising. Per farlo, ogni tanto devi pure portare al cinema qualche idea ‘originale’ (o presunta tale), visto che ovviamente le saghe non durano in eterno e c’è bisogno di un ricambio.

In tutto questo, per chi si chiede ancora come mai non vengono fatti più film ‘originali’ (e/o perché i titoli più costosi non lo siano) è normale che, quando si investono magari 400 milioni (tra produzione e promozione), si cerchi di avere delle ‘garanzie‘. Che possono essere fare un sequel di un film di successo, adattare un libro che ha venduto venti milioni di copie nel mondo, portare al cinema un videogioco che ha decine di milioni di fan, ecc. Insomma, qualcosa che sia già un brand e che non debba essere venduto da zero. Che, in tutto questo, le eccezioni fortunate esistano è ovvio ed è normale che siano apprezzatissime. Per esempio, Chris Meledandri è diventato il nuovo re di Hollywood grazie al fatto che i suoi film magari incassano un miliardo di dollari nel mondo e, grazie agli sgravi fiscali francesi, ne costano 75…

Visto tutte le cose dette, da dove è nata l’idea che la gente voglia cose nuove? Credo sia molto semplice: come spesso succede, esce qualche articolo statunitense sul tema e viene ripreso in Italia. L’idea dell’articolo è: prendiamo qualche sequel che ha funzionato meno bene del previsto, mettiamoci qualche film che è andato in maniera più che accettabile ma ha fatto qualcosa in meno del predecessore ed ecco la CRISI, la gente vuole idee originali!!! Ma se avessimo preso Alla ricerca di Dory (diventato il maggiore incasso negli Stati Uniti per un cartone) e/o Il libro della giungla (un trionfo, ma pensate se fosse andato male: sarebbe diventato la prova che a Hollywood non hanno idee e massacrano i classici del passato, ottenendo meritatamente un flop), avremmo avuto tutta un’altra visione dei gusti del pubblico. E, d’altronde, vi ricordo che meno di due anni fa si dicevano le stesse cose. E, anche in quel caso, i dati e la realtà non erano d’accordo…