I pronostici del weekend

Dopo aver esordito in maniera notevole lo scorso weekend, Batman v Superman: Dawn of Justice promette di mantenere la vetta del box office italiano anche nel suo secondo fine settimana, ma non dimentichiamo le uscite di Billy il koala, Race – Il colore della vittoria e Un bacio. Questi i pronostici*:

batmansupermanBatman v Superman: Dawn of Justice (secondo weekend, 750 sale)
Media: 2.400.000
Mediana: 2.350.000
Media ponderata: 2.300.000

L’uomo d’acciaio aveva perso poco più del 50% nel suo secondo weekend e lo stesso vale per Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Per quanto riguarda i pronostici su questo secondo fine settimana, si passa da 2,2 a 2,8 milioni.

Billy il koala (300 sale)
Media: 275.000
Mediana: 300.000
Media ponderata: 275.000

E’ un film su cui sto lavorando direttamente, quindi passo direttamente ai pronostici, che spaziano dai 200 ai 400.000 euro.

Race – Il colore della vittoria (280 sale)
Media: 415.000
Mediana: 425.000
Media ponderata: 425.000

Mi sembra molto difficile trovare dei paragoni attinenti con questa uscita, quindi sottolineo solo come le opinioni spaziano da 320.000 a 750.000 euro.

Un bacio (193 sale)
Media: 375.000
Mediana: 400.000
Media ponderata: 400.000

Bianca come il latte, rossa come il sangue (uscito in questo periodo tre anni fa) aveva aperto con quasi 1,2 milioni, ma era sbarcato con 410 copie. Qui si spazia da 250 a 450.000 euro, con due persone convinte che farà 400.000 euro.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).
Prendendo tutti questi pronostici che mi vengono inviati, ogni giovedì mattina faccia la media e la pubblico sul mio blog. C’è un limite di voti (almeno 4) per pubblicare la media, altrimenti non la considero molto affidabile e non verrà resa pubblica. Ovviamente, per quanto riguarda gli addetti ai lavori che partecipano e che sono direttamente interessati a un film, non viene conteggiato il loro pronostico. Inoltre, pubblico la mediana e una media ponderata (da cui elimino dei pronostici estremi).


I pronostici del weekend

Come capitato la scorsa settimana per Kung Fu Panda 3, anche questo weekend non ci sono dubbi su chi finirà primo in classifica. Si tratta ovviamente di Batman v Superman: Dawn of Justice, che è sbarcato ieri in 750 sale. Ma un terzetto di film in otre 300 copie (Un paese quasi perfetto, Il mio grosso grasso matrimonio greco e Heidi) potrebbe sfruttare al meglio le festività pasquali. Questi i pronostici*:

batmansupermanBatman v Superman: Dawn of Justice (750 sale)
Media: 3.600.000
Mediana: 3.700.000
Media ponderata: 3.650.000

L’uomo d’acciaio, uscito il 20 giugno 2013, aveva raccolto 425.760 il primo giorno, 1,8 milioni nel primo weekend e 4,7 milioni totali. L’ultimo Batman invece, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, arrivato in sala mercoledì 29 agosto 2012 (quasi 1,3 milioni quel giorno), aveva ottenuto 6,2 milioni nel suo primo weekend lungo (cinque giorni, quindi 4,9 da giovedì a domenica). Questo incontro tra i due supereroi ieri ha esordito con 888.912 euro. Pronostici abbastanza compatti tra i 3,1 e i 4 milioni. (Nota: come sempre consideriamo i pronostici sul periodo giovedì-domenica, quindi senza considerare il risultato di mercoledì nel totale).

Un paese quasi perfetto (380 sale)
Media: 850.000
Mediana: 900.000
Media ponderata: 900.000

L’ultimo film con protagonista Fabio Volo, Studio illegale, arrivato in sala il 7 febbraio 2013, ha ottenuto circa 600.000 euro nel primo weekend e poco meno di un milione complessivo. E’ il film che ha diviso di più, visto che c’è chi punta a 500.000 euro e chi a 1,3 milioni.

Il mio grasso grosso matrimonio greco 2 (375 sale)
Media: 750.000
Mediana: 675.000
Media ponderata: 725.000

Ricordo giusto per completezza l’incasso straordinario de Il mio grosso, grasso matrimonio greco, che nel 2002 aveva fatto quasi 14 milioni. Il paragone è ovviamente improponibile e non è il caso di aspettarci nulla del genere, anche se due persone pensano comunque a un esordio sopra al milione.

Heidi (340 sale)
Media: 1.000.000
Mediana: 900.000
Media ponderata: 950.000

E’ ovvio che il punto di riferimento è Belle & Sebastien, tutto starà a vedere se farà un dato simile al primo episodio di quella serie (2 milioni nel primo weekend, 7 complessivi) o del secondo (650.000 euro circa nel primo fine settimana). Molto variegati i pareri: si parte da 700.000 euro e si arriva a 1,9 milioni.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).


Come Sky dovrebbe rilanciare i David di Donatello

Ok, ne avrete già sentito parlare. Il prossimo 18 aprile Sky trasmetterà per la prima volta nella sua storia la cerimonia di premiazione dei David di Donatello. Cosa bisognerebbe fare per renderla una serata che funziona bene a per il pubblico televisivo, al di là di chi verrà premiato e di quanto sarà meritevole? Qualche suggerimento spassionato e senza peli sulla lingua (astenersi dalla lettura puristi e nostalgici, che qui si parla di intrattenimento per un – si spera – vasto pubblico, mica di montaggio analogico)…

Checco Zalone
quovado
Ai David/Sky servirebbe maledettamente la presenza di Checco Zalone, peccato che non esista (a differenza dei Nastri d’argento, più furbi in questo) la categoria commedia. Inoltre, le probabilità che venga candidato per il miglior film assoluto o come attore protagonista sono più o meno pari a quelle che io vinca il Nobel per la pace. Male, molto male. Non è certo un vantaggio se l’uomo che finora ha fatto il 60% circa degli incassi del cinema italiano di quest’anno non ci sia alla festa del cinema italiano. Idea semplice semplice: con grazia e cordialità (ma anche in maniera più decisa, se serve), Sky chiede all’Accademia del cinema italiano di poter conferire uno (o anche più premi) speciali, scelti dagli spettatori del canale. Ottimo per dare un riconoscimento a Zalone e chiedergli di regalarti un altro momento epico come questo (che farebbe sicuramente schizzare gli ascolti).
Intanto, non sarebbe male (ma quello dipende dai giurati, sapremo cosa hanno deciso di fare domani mattina, diretta dalle 12.00 su Sky Cinema Uno e Skytg24) pluricandidare Perfetti sconosciuti. Per una ragione semplice: è un film molto apprezzato dal pubblico (a mio modesto avviso, il migliore prodotto italiano uscito da molto tempo a questa parte) e stravisto, cosa che non si può dire di tanti prodotti d’autore che negli ultimi 11 mesi (Sorrentino a parte) al botteghino non hanno funzionato straordinariamente.
Quest’ultimo è un bel problema, che magari hanno anche gli Oscar, ma con un brand più forte (e questo non toglie che, quando non c’è il campione di incassi in gara, gli ascolti della cerimonia degli Academy Awards calano e non di poco). Vedremo se per questa edizione ci saranno anche titoli più popolari o meno…

Troppa roba
I David di Donatello prevedono 20 categorie, più un riconoscimento per un film europeo e un altro per il miglior titolo straniero.
Senza che ci prendiamo in giro, della ventina di categorie coinvolte, quelle che possono interessare a un pubblico non formato da addetti ai lavori saranno a dir tanto 8 (e, anche per queste, molto dipenderà dai nomi in ballo). Ora, non dico di eliminare del tutto i premi tecnici (come fanno ai Golden Globes, che dovrebbe essere il punto di riferimento per Sky), ma nulla ti obbliga a trasmettere le categorie meno ‘trascinanti’ (che invece è la soluzione degli Emmy). Mettetele in una cerimonia a parte e, in due minuti della serata ufficiale, ricordate velocemente i vincitori. Non è carino verso chi è fondamentale per la realizzazione di un film (cosa che non discuto minimamente)? Chi se ne frega, state facendo televisione, mica beneficenza.

Se poi qualche genio mi dice che all’Oscar ci sono tutte le categorie tecniche (comprese tre di cortometraggi), ho due risposte da dargli. Primo, sono gli Oscar, ossia forse il premio più famoso e ambito al mondo (almeno per chi fa spettacolo), quindi non è il caso di suggerire accostamenti azzardati. E soprattutto: è un bel cavolo di problema anche per loro, tanto che la ABC ogni volta cerca di inventarsi qualcosa, visto che l’Academy non ci pensa proprio a cancellare queste premiazioni. Di sicuro, la cosa da evitare è trovare delle soluzioni di compromesso come fanno ogni anno all’Oscar (questa volta, per esempio, con i sottopancia che passavano con i ringraziamenti di ogni vincitore). Delle due l’una: o affronti drasticamente il problema di avere dei vincitori che non interessano a nessuno o, se non intervieni alla radice, poi non è il caso di fare delle scelte che dicono chiaramente al pubblico “scusateci tanto, lo sappiamo che vi state rompendo le palle, stiamo cercando di sbrigarci, così questo sconosciuto ce lo togliamo dalle scatole il prima possibile”. E per lanciare al meglio questo nuovo corso Sky, al massimo fate durare la cerimonia due ore e mezzo, non di più.

La conduzione
Alessandro Cattelan può funzionare benissimo o meno, ma in realtà dipende solo in parte da lui. Se in una cerimonia che viene preparata per tutto l’anno come l’Oscar, si riesce a prendere in giro gli asiatici in un anno in cui esalti la ‘diversità’, ecco che la vaccata è sempre dietro l’angolo. Semplicemente, c’è bisogno di autori bravi, perché nessun conduttore può salvarsi da gag idiote e situazioni stupide. Per quanto possa sembrare strano, non mi dispiacerebbe per niente vedere spesso sul palco (uno accanto all’altro) Cattelan e Rondi, che ultimamente si sta sbizzarrendo in interviste tutt’altro che cerchiobottiste e che potrebbe funzionare bene (contrasto giovane fantasioso/anziano tradizionalista, secondo me il duo ha ottime potenzialità di intrattenimento comico, soprattutto se Rondi si mette in gioco al 100%). Ma soprattutto, saranno fondamentali…

…Gli artisti
I talent italiani che premiano e vengono premiati si impegneranno al meglio? Non è raro vedere in occasioni pubbliche autori italiani che si prendono in giro per i loro (magri) incassi o che parlano dei loro film come di ‘prodotti piccoli’, magari preoccupati di non sembrare troppo presuntuosi. Ma è uno sbaglio. L’umiltà è cosa buona e sana. Ma la gente non guarda una cerimonia di premiazione per sentir parlare degli onesti mestieranti (o che si atteggiano come tali): un po’ di eccitazione e glamour glielo devi dare.

Se tu (regista, sceneggiatore o attore) per primo fai vedere che ti stai rompendo le palle e/o che consideri i premi una cosa inutile, come fare per convincere il pubblico a casa che vale la pena guardarti?

In tutto questo, ci sarebbe molto da dire su come i David di Donatello potrebbero migliorare il loro brand, ma questo me lo riservo per un altro articolo. Sinceramente, penso che Sky abbia un enorme vantaggio: qualsiasi cosa fa, di solito viene giudicata benissimo. Ma il pubblico lo devi convincere ogni volta, anche se la stampa è generalmente dalla tua parte, senza pensare di aver già vinto la partita. E questa non è delle più semplici…


I pronostici del weekend

Dopo le anteprime dello scorso fine settimana, arriva in ben 800 copie il sicuro vincitore di questo weekend, ossia Kung Fu Panda 3. L’unica altra nuova uscita in almeno 200 copie è il film storico/religioso Risorto, per questo ho inserito nei pronostici anche Allegiant, finito al primo posto una settimana fa e ora al suo secondo weekend di sfruttamento. Questi i pronostici*:

kungfupanda3Kung Fu Panda 3 (800 sale)
Media: 3.000.000
Mediana: 3.100.000
Media ponderata: 3.050.000

Il primo capitolo di Kung Fu Panda aveva ottenuto, nel weekend d’esordio, 4,5 milioni, mentre il secondo aveva raccolto 2,2 milioni. E’ difficile comunque fare paragoni, anche considerando che il film è già uscito in anteprima lo scorso weekend, raccogliendo 888.371 euro. Un esempio interessante può essere I pinguini di Madagascar, che aveva raccolto 2,5 milioni nel primo weekend (27-30 novembre, uscita in poco più di 600 sale), dopo una serie di anteprime il sabato e domenica precedenti che avevano portato 1,1 milioni. I pareri spaziano molto, da un minimo di 2 a un massimo di 3,8 milioni.

Allegiant (350 sale circa)
Media: 730.000
Mediana: 750.000
Media ponderata: 760.000

Insurgent, secondo e precedente capitolo della saga Divergent, al suo secondo weekend aveva raccolto 670.078 euro, con una flessione del 51% rispetto al primo fine settimana. Può essere interessante segnalare che negli ultimi tre giorni (lunedì-mercoledì) Allegiant ha incassato 311.317 euro, mentre Insurgent aveva raccolto – nell’analogo periodo – 288.539 euro, quindi con un aumento di circa l’8%. I pronostici qui variano dai 600.000 euro a 1,2 milioni, con quattro persone che propendono per una cifra tra 700 e 750.000 euro.

Risorto (200 sale)
Media: 410.000
Mediana: 400.000
Media ponderata: 400.000

Difficile fare confronti con questo titolo. Giusto per la cronaca, segnalo l’esordio di Chiamatemi Francesco, che ovviamente si rivolgeva a un target simile, che ha aperto con 1,3 milioni e una media per copia (sicuramente dato più utile questo che l’incasso complessivo, vista la disparità di schermi a disposizione) di poco più di 2.000 euro. A parte un paio di pronostici che puntano ai 600.000 euro, quasi tutti propendono per una cifra tra 340 e 400.000 euro.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).
Prendendo tutti questi pronostici che mi vengono inviati, ogni giovedì mattina faccia la media e la pubblico sul mio blog. C’è un limite di voti (almeno 4) per pubblicare la media, altrimenti non la considero molto affidabile e non verrà resa pubblica. Ovviamente, per quanto riguarda gli addetti ai lavori che partecipano e che sono direttamente interessati a un film, non viene conteggiato il loro pronostico. Inoltre, pubblico la mediana e una media ponderata (da cui elimino dei pronostici estremi).


Perché Screening Room non mi convince

Ha già fatto molto parlare di sé, nel bene e nel male. Si tratta di Screening Room, nuova idea per portare il cinema a casa in day and date, come ha annunciato Variety, scatenando diverse reazioni tra gli addetti ai lavori. Ad aumentare il buzz, il coinvolgimento diretto di alcuni dei nomi più grossi di Hollywood, come Steven Spielberg, Peter Jackson e J.J. Abrams.

Nonostante la fiducia di tali leggende del cinema, io continuo a rimanere molto dubbioso sull’efficacia della proposta e vi spiego perché. Intanto, la pirateria. L’ho già detto mille volte e mi ripeto: proporre un film in questo modo, significa che – nel giro di poche ore – sarà disponibile online e in ottima qualità. Scusatemi tanto, ma fino a quando non lo vedo, il “sistema a prova di pirateria” per me rappresenta una leggenda metropolitana. Veramente si pensa che questa nuova tecnologia possa sopravvivere non solo agli hacker (che la vedranno come una sfida da vincere a tutti i costi), ma soprattutto alle organizzazioni criminali, che ovviamente non vedono l’ora di vendere dvd di qualità perfetta fin dal primo giorno di sfruttamento di un film? In questo, mi stupisce chi veramente pensa che (tranne rari casi di leak) i film siano “disponibili” fin da quando escono in sala. In realtà, lo sono delle orrende copie che derivano dalla registrazione in sala, cosa che invece non succede per i film che passano subito in VOD/Netflix e che arrivano perfetti in Rete in tempi rapidissimi (provate con qualsiasi prodotto di Netflix – film o serie – e poi fatemi sapere).

starwarsAccennato a questo punto fondamentale (e su cui continuo a non essere tranquillo), mantengo delle perplessità forti sull’operazione e soprattutto sui costi. 50 dollari a film sono una bella cifra, giustificabile solo e soltanto per film di grande impatto. Sinceramente, non capisco come persone che trovano dispendioso andare in sala (anche quando il biglietto costa 5-6 euro) possano accettare una tale spesa, a meno che non siano una famiglia di sei persone e – appunto – ci sia un titolo molto atteso (fermo restando che per i blockbuster l’esperienza in sala non è paragonabile a quella a casa). Ecco, il servizio sarà in grado di fornire in day and date gli Star Wars, i Fast & Furious, i 50 sfumature e i Deadpool? E’ possibile, ma non mi sembra semplice convincere i distributori in primis (e ovviamente gli esercenti) a mettere a repentaglio un sistema che funziona per qualcosa che non sappiamo se farà tornare perfettamente i conti.

La questione fondamentale non è quindi che Peter Jackson, Steven Spielberg e J.J. Abrams sono soci di questa iniziativa, ma se metteranno a disposizione (e, soprattutto, potranno farlo) i loro film più attesi. Personalmente, temo che andrà così. Il sistema parte senza grandi promesse di titoli forti. Lo utilizzano all’inizio solo gli ‘innovators’ (se non conoscete le ricerche di Everett Rogers, date uno sguardo qui), come capita per tutte le novità e anche solo per lo status sociale di provare per primi una cosa del genere. Ma all’inizio (e non credo di sbagliarmi) i titoli a disposizione saranno di nicchia e non di grande appeal commerciale. Si riuscirà quindi a vendere il servizio anche agli ‘early adopters’ e da lì in poi a tutti gli altri consumatori? Impossibile – a quei prezzi, decisamente alti – se non si mettono in gioco i film più forti. Veramente si vorrà pagare 50 dollari per vedere un film di secondo (o terzo) piano e non si aspetteranno tranquillamente i canonici 3/4 mesi?

Io credo che le innovazioni del genere possano sfondare se apportano un reale beneficio ai consumatori, permettendo allo stesso tempo ai creatori (in questo caso di film) di ottimizzare i loro profitti. La prima condizione c’è sicuramente (chi non vorrebbe avere l’opportunità di vedere le grandi anteprime subito e a casa?), la seconda a mio avviso no. Non è infatti detto che mettere fortemente a rischio il grande business del cinema in sala (38 miliardi di dollari nel mondo lo scorso anno solo dai biglietti, non proprio bruscolini) sia la strada ideale e che quello che si perde da questo sfruttamento si potrà recuperare con Screening Room.

In effetti, l’errore che si fa spesso, è quello di paragonare i mancati introiti in sala con quello che si ottiene dal VOD. E’ capitato, per esempio, con il caso The Interview, quando qualcuno si è esaltato per il grande incasso della prima settimana in VOD. Peccato che questo ha reso tutti gli altri sfruttamenti (non solo la sala – per esempio nei Paesi esteri -, ma anche le televisioni e l’home video) molto meno proficui.

Mi sembra poi sinceramente inutile il discorso dei due biglietti gratuiti al cinema per chi acquista il film con Screening Room. Insomma, siete disposti a pagare 150 dollari per un lettore e 50 dollari a film? Evidentemente di andare al cinema proprio non ci pensate (ed è difficile credere che lo farete dopo aver già visto il film in questione). Mi sembra semplicemente un gesto di ‘cavalleria’ verso gli esercenti, ma assolutamente inutile.

Ci sono poi diversi dubbi che i reportage usciti finora non sono stati in grado di risolvere. Per esempio, la divisione delle percentuali e in particolare la ‘fetta’ ai distributori, che viene citata come il 20%. Mi sembra sinceramente pochissimo e molto poco accattivante, tanto da farmi pensare a un errore (non è che si intendevano 20 dollari e non il 20%?). Mentre i 20 dollari agli esercenti sembrano tanti e non mi è ben chiaro come verrebbero suddivisi. Faccio presente che anche da noi in Italia (della serie, non siamo sempre gli ultimi) Mymovies aveva pensato a una cosa del genere e l’aveva messa in pratica per alcuni film (a dire il vero, titoli di non grandissimo appeal, che rendevano quindi l’impatto sul Mercato non particolarmente significativo) e con un sistema di geolocalizzazione, per cui una fetta del denaro pagato dal consumatore che vedeva il film online andava alla sala che gli era più vicina e che proiettava il film (in questo modo, il cinema non perde nulla, neanche se lo spettatore lo vede a casa). Sarà così anche negli Stati Uniti? O – faccio per dire – i soldi andranno direttamente all’associazione degli esercenti? In tal caso, come verranno poi suddivisi, considerando che alcune catene di cinema faranno le barricate, mentre altre (si parla molto di AMC) sembrano più aperte alla novità? E le major saranno disposte a uscire solo nelle sale che accetteranno questa novità (e quindi, magari, invece di esordire in 3.500 schermi, apriranno in 800)?

Mi stupisce anche chi pensa (come Peter Jackson) che Screening Room non crei problemi alle sale. Se, dagli anni cinquanta a oggi, la televisione (e l’aumento esponenziale di canali, grazie anche alla tv via cavo e satellitare), Internet e tanti altri svaghi alternativi hanno tolto pubblico ai cinema, come si fa a pensare che un servizio che offre proprio il prodotto della sala non tolga spettatori alla sala? Insomma, ne toglierà sicuramente, il punto sarà capire quanto e se anche così il sistema potrà reggere. Ma non è detto che anche un calo di solo il 5-10% del fatturato delle sale non porti alla chiusura di numerosi schermi.

In tutto questo, c’è il grosso problema che la società dietro a Screening Room vuole avere un monopolio di fatto. E a parte chiedersi se questo va bene all’Antitrust americano (di sicuro, non va bene alla Disney, che si è già detta non interessata), mi porta a pensare: non è che la società offre ottimi compensi alle sale ORA e poi, quando i cinema vedranno il loro pubblico ridursi, potrà strozzarli con offerte sempre più basse (o semplicemente, nessuna offerta)?

Insomma, magari mi sbaglio e tra tre anni mi verrà rinfacciato di non aver capito la maggiore innovazione cinematografica di questo millennio. Ma se dovessi giocarmi dei soldi, so che non punterei sul successo di Screening Room


I pronostici del weekend

Fine settimana molto interessante questo e che vedrà un bello scontro per il primo posto tra diversi titoli, che quasi sicuramente figurano – a differenza di quanto avvenuto di recente – tra le nuove uscite. Notevole l’impatto del nuovo film di Brizzi, Forever Young, che arriva in 500 schermi, mentre Allegiant è il terzo capitolo di una saga importante e che avrà 370 cinema. 350 sale invece per la commedia dei fratelli Coen Ave, Cesare!, senza dimenticare l’arrivo del cartone animato Kung Fu Panda 3, che sarà presente con diverse anteprime sabato e domenica (ma su questo titolo aspetteremo il prossimo fine settimana per fornire le nostre opinioni). Questi i pronostici*:

foreveryoungForever Young (500 sale)
Media: 1.550.000
Mediana: 1.550.000
Media ponderata: 1.600.000

L’ultima pellicola di Fausto Brizzi, Indovina chi viene a Natale?, ha incassato 1,1 milioni nel suo primo weekend e 7,7 totali, ma è un dato un po’ fuorviante (in tutti i sensi), visto che è uscito in occasione delle festività di Natale 2013. E’ sicuramente il film con le opinioni più variegate, da 950.000 a 2,2 milioni.

Allegiant (370 sale)
Media: 1.300.000
Mediana: 1.400.000
Media ponderata: 1.350.000

L’ultimo capitolo della saga, Insurgent, uscito il 19 marzo dell’anno scorso, aveva conquistato 1.359.173 euro nel primo weekend, chiudendo a 3 milioni totali. Questo nuovo capitolo ha già esordito ieri, ottenendo 174.334 euro (Insurgent aveva aperto con 135.963, ma era di giovedì). I pronostici (che sono legati, come sempre, al periodo giovedì-domenica e non comprendono quindi il dato di ieri) variano da 870.000 a 1,4 milioni (ipotesi quest’ultima fatta da tre persone).

Ave, Cesare! (350 sale)
Media: 965.000
Mediana: 975.000
Media ponderata: 1.000.000

L’ultimo film dei frateli Coen, A proposito di Davis, uscito il 6 febbraio 2014, ha ottenuto poco meno di un milione nel suo primo fine settimana e 2,3 milioni complessivi, ma va detto che era un titolo senza grandi star, a differenza di questo. In tal senso, Burn After Reading – A prova di spia, arrivato in sala a settembre del 2008, ha raccolto 1,9 milioni nel primo fine settimana e 6 totali. Per Ave, Cesare!, i pronostici spaziano da 750.000 a 1,2 milioni.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).
Prendendo tutti questi pronostici che mi vengono inviati, ogni giovedì mattina faccia la media e la pubblico sul mio blog. C’è un limite di voti (almeno 4) per pubblicare la media, altrimenti non la considero molto affidabile e non verrà resa pubblica. Ovviamente, per quanto riguarda gli addetti ai lavori che partecipano e che sono direttamente interessati a un film, non viene conteggiato il loro pronostico. Inoltre, pubblico la mediana e una media ponderata (da cui elimino dei pronostici estremi).


Documentari: una strada di successo è possibile (solo che non è quella che pensate voi)

L’unico lato negativo del successo di Fuocoammare di Gianfranco Rosi al Festival di Berlino, è che – come sempre – rischia di creare equivoci pericolosi.

fuocoammareL’equivoco nasce da un errore enorme e che ha influenzato molto il cinema italiano negli ultimi decenni, ossia confondere dei successi di singoli autori e pensare che questi singoli possano creare una vera industria (peraltro, senza neanche collaborare insieme, come facevano i nostri maestri negli anni 50/60). Non fraintendetemi. Adoro lo spirito autarchico di Gianfranco Rosi (capace di girare il mondo e vivere nelle comunità di cui parla), così come adoro Le quattro volte di Michelangelo Frammartino e sono sinceramente felice che esistano e siano sostenuti in tutti i modi possibili.

Per esempio, è interessante che, da quello che dice Campo Dall’Orto, Fuocoammare dovrebbe passare in autunno in prima serata, grazie all’acquisizione da parte della Rai del diritto pay del film, che permetterà di saltare questa finestra di sfruttamento e arrivare direttamente sulla free tv a meno di un anno dall’uscita in sala. Il rischio però (come succede spesso con gli autori italiani che passano in prima serata) è che ottenga un’audience modesta, cosa che eventualmente porterà alle solite lamentele: la Rai non ha fatto abbastanza pubblicità, bisogna aprire un canale tutto dedicato al cinema e ai prodotti di ricerca (così da “educare” il pubblico, of course, termine che ho sempre trovato inquietante) e tante altre belle cose perfette per l’editoriale impegnato di qualche quotidianone (denominatore comune: criticare la Rai, che è uno degli sport nazionali da parte di chi deve far vedere che ama la Cultura, a prescindere dalla fondatezza della critica).

Ma ripeto, il vero problema è che alcuni autori non fanno un’industria. E’ inutile pensare che passaggi obbligatori in prima serata o canali specifici (come sento proporre) stimoleranno un bisogno latente che il pubblico non sapeva di avere (peccato che “le persone non cambiano idea”, Al Ries, frase da non prendere alla lettera, ma che significa che la stragrande maggioranza delle persone non stravolgerà mai il suo modo di pensare). Non sarà imponendo “con la forza” qualcosa e andando oltre uno spazio che sia adeguato, che migliorerà la situazione, che ci piaccia o meno. Anzi, c’è il forte rischio di creare l’effetto contrario: un documentario non funziona in televisione in prima serata? Qualcuno sosterrà erroneamente che tutti i documentari non possono funzionare in qualsiasi momento e tipo di canale televisivo.  

Per capirci, io credo che, in questo momento in cui la gente fatica ad andare avanti e la disoccupazione è a doppia cifra, qualsiasi settore (in particolare quelli che ricevono soldi pubblici) debba avere una missione fondamentale: creare il più possibile nuovi posti di lavoro e che (soprattutto) abbiano la legittima possibilità che, con un aiuto iniziale, possano poi reggersi sulle loro gambe. A questo proposito, sottopongo alla vostra attenzione qualche ‘modello’ di documentario/regista che potrebbe essere utile prendere a esempio:

Making a Murderer
Ha fatto (giustamente) sensazione negli Stati Uniti questa serie documentaristica (10 episodi) di Netflix incentrata su un caso (prima) di mala giustizia (un uomo condannato erroneamente e che si fa 18 anni di galera) e poi su un omicidio che lo stesso uomo potrebbe aver commesso. Un documentario che affronta in maniera estremamente commerciale degli argomenti complessi e profondi, tanto che potrebbe tranquillamente passare (faccio per dire) durante “Chi l’ha visto” e non distruggere gli ascolti di questo programma (cosa che penso avrebbe potuto fare anche un altro grande prodotto come The Imposter). Ricordo che siamo un Paese in cui la giustizia non funziona benissimo (eufemismo) e in cui (a livello più alto) ci sono grandi misteri italiani come Ustica, Piazza Fontana, il delitto Moro e tanti altri soggetti perfetti per incuriosire tutto il mondo (ovviamente, lavorandoci bene).

Alex Gibney (anche conosciuto come: Dio)
Potete vedere Alex Gibney in due modi diversi e ugualmente corretti. Uno dei maggiori autori mondiali (forse l’unico che in questi anni non mi ha mai deluso), in grado di costruire opere giornalisticamente ineccepibili e avvincenti. Ma anche una ‘fabbrica’ di documentari, capace di sfornare anche due o tre prodotti all’anno (immagino, grazie all’apporto di una squadra di fenomeni dietro le quinte che lo aiutano in tutto e per tutto). Dopo l’Oscar per Taxi to the Dark Side, l’eclettico Gibney ha parlato, tra gli altri, dello scrittore Hunter S. Thompson, del politico Eliot Spitzer, della pedofilia all’interno della Chiesa, di Wikileaks, del ciclista Lance Armstrong, di Scientology, di Frank Sinatra e di Steve Jobs. Ovvio che, con argomenti così interessanti (e con un grande narratore alle spalle), non è difficile passare spesso a Festival importanti (come avvenuto recentemente per Zero Days, in concorso a Berlino) e vendere in tutto il mondo (magari a prezzi non sconvolgenti, ma assolutamente sufficienti a far andare avanti la ‘macchina’). Un discorso simile (ma qui la produzione è molto meno ‘intensa’) si può fare per Asif Kapadia, recente vincitore dell’Oscar: se parli di icone come Senna, Amy Winehouse e (il suo prossimo progetto) Diego Armando Maradona, l’interesse del pubblico non mancherà di sicuro. Fidatevi di uno che gli eventi al cinema li conosce: più che la bontà del prodotto, conta la forza del brand (in questo caso, il protagonista del documentario stesso). Se poi il prodotto è anche bello, tanto meglio…

Documentari sportivi
Se pensate che questo argomento non abbia la sua dignità, evidentemente non avete mai visto Hoop Dreams o anche semplicemente il lavoro di Federico Buffa per Sky. Detto questo, icone, storie avvincenti, ‘brand’ già conosciuti: possibile che non ci sia nulla su cui lavorare costantemente? Solo in Italia, il lavoro che si potrebbe fare sul calcio (non lasciando sola Sky, che già lo fa benissimo), sarebbe enorme…

Queste sono solo tre chiavi di lettura per portare veramente i documentari in televisione e al meglio. E magari riuscire anche a ottenere ascolti che permettano loro di continuare a essere trasmessi, senza doverci appigliare al discorso della cultura e del servizio pubblico. Vogliamo parlarne?


I pronostici del weekend

Come avvenuto lo scorso weekend, non è assolutamente detto (anzi…) che tra le nuove uscite di questo fine settimana ci sia il primo classificato, posizione che probabilmente rimarrà appannaggio di qualche titolo già uscito da tempo. Comunque, tra i film più importanti in arrivo, oggi ci occupiamo del sequel Attacco al potere 2, il cartone Pedro: galletto coraggioso, il film con Tom Hardy Legend e Room, la pellicola che ha permesso a Brie Larson di vincere l’Oscar. Questi i pronostici*:

attaccoalpotere2Attacco al potere 2 (330 sale)
Media: 1.000.000
Mediana: 1.075.000
Media ponderata: 1.100.000

Il film originale ha incassato 1,3 milioni nel suo primo weekend e un totale di 3,7 milioni nella sua tenitura. Per questo titolo, pronostici che vanno dai 600.000 al 1.200.000.

Pedro: galletto coraggioso (280 sale)
Media: 450.000
Mediana: 430.000
Media ponderata: 450.000

Per questo titolo, si parte da un minimo di 350.000 a un massimo di 680.000 euro.

Legend (230 sale)
Media: 575.000
Mediana: 550.000
Media ponderata: 550.000

Quasi tutti i pronostici sono tra i 400 e i 600.000 euro, con un paio di opinioni più alte (tra gli 800 e i 900.000 euro).

Room (220 sale)
Media: 560.000
Mediana: 550.000
Media ponderata: 550.000

Forse il film che ha generato i pronostici più variegati: da 400.000 a 910.000 euro.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).
Prendendo tutti questi pronostici che mi vengono inviati, ogni giovedì mattina faccia la media e la pubblico sul mio blog. C’è un limite di voti (almeno 4) per pubblicare la media, altrimenti non la considero molto affidabile e non verrà resa pubblica. Ovviamente, per quanto riguarda gli addetti ai lavori che partecipano e che sono direttamente interessati a un film, non viene conteggiato il loro pronostico. Inoltre, pubblico la mediana e una media ponderata (da cui elimino dei pronostici estremi).