I pronostici del weekend

A meno di grandi sorprese, questo weekend dovrebbe vedere al primo posto il nuovo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight. Il suo rivale più agguerrito dovrebbe essere – al suo secondo fine settimana – l’ultima pellicola di Carlo Verdone, L’abbiamo fatta grossa, mentre da segnalare anche l’uscita di Il viaggio di Norm. Questi i pronostici*:

thehatefuleight

The Hateful Eight (670 sale)
Media: 3.200.000
Mediana: 3.250.000
Media ponderata: 3.300.000

Django Unchained, il precedente film di Tarantino, uscito il 17 gennaio del 2013, aveva incassato circa 3,5 milioni in 541 schermi. Questo titolo arriva in almeno un centinaio di sale in più, dopo che le tre copie in 70mm che sono già in circolazione a Roma, Milano e Bologna hanno raccolto, lo scorso fine settimana, 107.828 euro. I pareri variano da 2,4 a 3,5 milioni.

L’abbiamo fatta grossa (circa 680-700 sale)
Media: 1.800.000
Mediana: 1.850.000
Media ponderata: 1.800.000

Sotto una buona stella, il precedente film di Carlo Verdone, aveva raccolto al suo secondo weekend 2,2 milioni, perdendo il 48% rispetto all’esordio. Se anche L’abbiamo fatta grossa dovesse ripetere questo andamento, avendo aperto a poco più di 3,3 milioni, incasserebbe circa 1.650.000 euro. I nostri pronostici sono però più ottimisti (come potete vedere sopra) e variano da 1,6 a 2,3 milioni.

Il viaggio di Norm (330 sale)

Media: 650.000
Mediana: 645.000
Media ponderata: 650.000

Il paragone più indicato mi sembra quello con Mune – Il guardiano della luna, che è uscito anch’esso per Notorious a inizio febbraio (2015), ottenendo 634.879 euro in 277 sale. Da 470.000 a 825.000 i pronostici.

* I pronostici del weekend vengono realizzati grazie alle ipotesi fatte da una ventina di addetti ai lavori, che non sono obbligati a partecipare tutti i weekend, così come non bisogna per forza esprimere un pronostico per tutti i film (peraltro, già di base non chiedo i pronostici su tutte le uscite del fine settimana, ma mi limito a quelle più importanti).
Prendendo tutti questi pronostici che mi vengono inviati, ogni giovedì mattina faccia la media e la pubblico sul mio blog. C’è un limite di voti (almeno 4) per pubblicare la media, altrimenti non la considero molto affidabile e non verrà resa pubblica. Ovviamente, per quanto riguarda gli addetti ai lavori che partecipano e che sono direttamente interessati a un film, non viene conteggiato il loro pronostico. Inoltre, pubblico la mediana e una media ponderata (da cui elimino dei pronostici estremi).


Non è un Paese per donne (registe)…

Mentre negli Stati Uniti infuriano da mesi le polemiche sulle opportunità delle registe donne (e, da qualche settimana, quelle sulle mancate candidature degli attori afroamericani agli Oscar), da noi sembra che tutto vada bene, visto che nessuno (a parte qualche generica lamentela, senza grandi pezze d’appoggio statistiche) si è dedicato a studiare il fenomeno. Ho pensato allora di concentrarmi sulle donne registe in Italia e quanto contano nel nostro Mercato.

Se vediamo i dati di Cinemaitaliano.info, nel 2015 sono stati prodotti in Italia 214 lungometraggi. Dando un’occhiata ai nomi degli autori, di questi 19 sono diretti da donne. Nel 2014, erano 253 i film e di questi, quelli diretti da donne 27 (ma circa una decina di questi 27 sono film con più di un autore, in alcuni casi film collettivi). E’ difficile mettere la mano sul fuoco con questi numeri, soprattutto sui titoli, visto che alcuni magari saranno anche film per la televisione. Io ho cercato nella mia analisi di togliere i casi chiaramente non cinematografici, ma sicuramente qualcosa mi è scappato. Ma la percentuale statistica di film diretti da donne è chiaramente intorno al 10%, decisamente meno se consideriamo solo i titoli con un unico regista (ovvio che in film collettivi con 10-12 autori, una donna di solito ci sta).

In Francia, uno studio del CNC ha appurato che nel 2012 le donne hanno diretto il 23% dei film francesi, contro il 18,4% del 2008. Rimangono ancora notevoli differenze per quanto riguarda i budget medi (i film diretti da uomini costano circa il 60% in più di quelli diretti da una donna, ma la forbice sta diminuendo). Già questo sarebbe un paragone tutt’altro che confortante per l’Italia, ma è vero che in altri Paesi la situazione non sembra migliore della nostra (negli Stati Uniti, come rivela uno studio dell’Associazione dei Registi, solo il 6,4% dei film usciti tra il 2013 e 2014 è stato diretto da donne). Insomma, è un problema generale. Quello su cui invece mi vorrei concentrare (anche perché è decisamente preoccupante) è l’impatto economico dei film diretti da donne in Italia. Che è, senza che ci giriamo intorno, praticamente nullo.

ilnomedelfiglioAndiamo a vedere i maggiori risultati italiani degli ultimi anni. Nel 2015, dei primi 30 incassi italiani in sala, 3 erano diretti da donne, per la precisione Il nome del figlio di Francesca Archibugi (18esimo tra gli italiani, 57esimo assoluto con 2,9 milioni), Latin Lover di Cristina Comencini (22esimo tra gli italiani, 83esimo assoluto con 2,1 milioni) e Io e lei di Maria Sole Tognazzi (24esimo tra gli italiani, 93esimo assoluto con 1,7 milioni). Insomma, un 10% di presenze che sembra confermare i dati di cui sopra, anche se non c’è nessuna realizzatrice tra i primi 15. Ma, in realtà, è stato un anno ‘record’, visto che nel 2014 e nel 2011, tra i primi 30 successi italiani, NESSUNO è stato diretto da una donna. Nel 2012, per poco non succede lo stesso, visto che c’è solo un titolo (registicamente) femminile ed è Ciliegine di Laura Morante, 29esimo tra gli italiani e 130esimo in assoluto, con poco più di 800.000 euro. Nel 2013, troviamo Amiche da morire di Giorgia Farina (21esimo tra gli italiani e 84esimo assoluto con 1,9 milioni) e Viaggio sola (23esimo tra gli italiani e 89esimo assoluto con 1,8 milioni) di Maria Sole Tognazzi. Insomma, negli ultimi cinque anni, nessun film italiano diretto da una donna ha superato i 3 milioni di incasso o è entrato nella top 15 annuale dei titoli tricolori. E solo uno (Il nome del figlio) è entrato nei primi 20 dell’anno.

Se consideriamo i film usciti dal 2000 in poi, i dati continuano a essere sconfortanti. Soltanto due film girati da una donna sono entrati in una top ten dei dieci migliori incassi italiani di un anno. Si tratta de Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini, con 2,6 milioni, che nel 2002 ha raggiunto l’ottavo posto tra gli italiani e il 55esimo assoluto, e de La bestia nel cuore, sempre della Comencini, che ha fatto anche meglio, arrivando 7a tra gli italiani e 35a assoluta nel 2005, con 4,9 milioni di euro.

Sempre della Comencini (che può essere considerata la regista italiana di maggiore successo di questo secolo/millennio), è l’altro miglior risultato per un film girato da una donna (oltre al sopra citato La bestia nel cuore), grazie a Bianco e nero, che nel 2008 ha ottenuto appunto 4,9 milioni di euro, posizionandosi al 12esimo posto tra gli incassi italiani dell’anno e al 36esimo posto assoluto. Terzo miglior dato, Matrimoni e altri disastri di Nina di Majo con 3,6 milioni, che nel 2010 le è valso il sedicesimo posto tra i maggiori incassi italiani e il 53esimo assoluto. Per la cronaca, da quel momento (e sono ormai sei anni), non è più uscito un film di questa regista.

Questo significa che, dal 2000 a oggi, nessun film diretto da una donna ha mai conquistato un incasso sopra i 5 milioni di euro (e, sinceramente, non so quando questo sia avvenuto, spero che non si debba tornare ai film di Lina Wertmüller negli anni settanta e ottanta per trovare un vero, grande successo). Nello stesso periodo, sono stati invece 111 i film italiani a superare la soglia dei 5 milioni. Tutti, ovviamente, diretti da uomini. Bianco e nero è al 113esimo posto dei migliori risultati dal 2000 al 2015 (per la cronaca, non considero gli incassi di questa prima parte di 2016 e quindi Quo vado? non c’è).

Questi numeri mi portano a una considerazione. E’ ovvio che i maggiori incassi italiani sono in buona parte legati alle commedie. In alcuni casi, i comici più famosi di questi anni dirigono anche i loro film. Sarebbe interessante sapere se le attrici comiche più importanti abbiano mai pensato di passare dietro alla macchina da presa per dirigere dei film che le vedevano anche protagoniste e se eventualmente hanno affrontato degli ostacoli che hanno impedito loro di farlo. E magari, già che ci siamo, sapere se i loro salari sono all’altezza di quelli degli attori maschi di analoga popolarità (temo proprio di no e che anche questo argomento meriterebbe un articolo a parte).

Ma se su questo punto ammetto di non avere risposte certe, non c’è dubbio invece che, per quanto riguarda tanti successi commerciali, alcuni dei realizzatori impegnati sono dei professionisti (più o meno bravi) semplicemente al servizio della star di turno. Possibile che non ci sia nessuna regista (che magari lavora in pubblicità) a cui venga affidato un film commerciale, con protagonista un comico emergente che ha avuto successo in televisione? L’impressione (ma, secondo i numeri segnalati sopra, rischia di essere un’ipotesi molto concreta) è che i produttori dei film commerciali si sentano più tranquilli se dietro alla macchina da presa c’è un uomo (senza generalizzare, perché ci sono sicuramente diversi produttori ‘illuminati’, ma in media sembrano decisamente timorosi). A meno di non voler pensare che le donne possano essere, al massimo, delle autrici che riescono ad arrivare nei concorsi dei maggiori Festival internazionali (Alice Rohrwacher a Cannes, Laura Bispuri a Berlino), ma non siano in grado di lavorare a prodotti più chiaramente commerciali, con budget (e rischi) decisamente superiori per i produttori.

cinquantasfumatureSu questo punto, il confronto con gli Stati Uniti (dove comunque le polemiche sulle opportunità – poche – offerte alle donne registe sono roventi) è impietoso. Qual è il nostro corrispettivo di Catherine Hardwicke e di Sam Taylor-Johnson, che hanno diretto rispettivamente i primi capitoli di Twilight (393 milioni di dollari nel mondo e soprattutto il lancio di un fenomeno che ha generato profitti enormi) e 50 sfumature di grigio (571 milioni)? E quale sarebbe (pur facendo tutte le distinzioni del caso tra i rispettivi Mercati) la nostra Jennifer Lee, co-regista di Frozen e prima donna a superare il miliardo di dollari di incassi nel mondo con un suo film? Il 2015, peraltro, è anche stato l’anno in cui Pitch Perfect 2, diretto da Elizabeth Banks, ha conquistato 184 milioni di dollari in patria e quasi 300 nel mondo. Qui, magari, il problema è anche la scarsa propensione del cinema italiano a produrre film che puntano chiaramente a un pubblico femminile (cosa che, quando avviene, è spesso baciata dal successo). Problema di cui ho già parlato, ma che certo non sembra essere facilmente risolvibile e che significa ridurre le potenzialità del nostro Mercato (peraltro, dopo un 2015 in cui i film italiani sono in calo significativo di incassi) e di conseguenza i posti di lavoro generali. Insomma, non è solo questione di pari opportunità, ma anche di un settore economico che potrebbe dare maggiori frutti.

E’ importante precisare che questi dati possono essere un buon punto di partenza, ma non hanno l’ambizione di raccontare tutta la storia, visto che si limitano a un punto di arrivo finale (ossia, il momento in cui si dirigono dei film e i loro risultati in sala). Per esempio, sarebbe importante sapere quante registe donne escono dalle scuole di cinema in percentuale rispetto ai loro colleghi uomini, quante donne (in percentuale) girano corti (e quindi quante riescono poi a passare al lungometraggio) e quante donne (sempre rispetto agli uomini) si fermano all’opera prima. Insomma, è fondamentale capire dove può essere collocato precisamente il “collo di bottiglia”.

Detto questo, lo ripeto in maniera chiara: la percentuale di film diretti da donne e che sono presenti tra i 100 migliori incassi italiani dal 2000 in poi, è un chiarissimo 0% (e ovviamente non rispecchia la quota di registe donne, dall’inizio dei loro studi professionali in questo ambito al momento in cui devono confrontarsi con un lungometraggio, qualsiasi sia precisamente questa percentuale). Di sicuro quindi, prima di preoccuparci dei problemi a Hollywood per le realizzatrici donne (o con gli Oscar che non candidano gli attori neri), forse faremmo meglio a guardare a casa nostra…