I film che vorrei vedere

Da tempo mi lamento della poca varietà del cinema italiano. Ecco allora che mi sembra utile fare un elenco specifico di tipologie di film che dovremmo avere maggiormente da noi:

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- Film adolescenziali e romantici. Tanto per capirci, l’esempio massimo degli ultimi anni è Colpa delle stelle. In Italia, l’ultimo a provarci veramente, con un film importante, è stato Bianca come il latte, rossa come il sangue, prodotto che era anche andato bene (quasi 4 milioni di euro di incasso). E poi? Gli unici che non sembrano avere paura di questo genere di storie sono i Vanzina, che ci hanno riprovato con un episodio di Sapore di te (peraltro, forse quello più interessante del film). Il resto? Magari sono distratto io, ma non mi viene in mente…

- Film cristiani. E’ idiota (e ve lo dice, a scanso di equivoci, un ateo) che nel Paese che ospita il Vaticano non vengano prodotti film cristiani per il cinema. Tanto per capirci, è normale che un film come Son of God (60 milioni di dollari nelle sale americane) da noi esca solo in home video? Sicuramente, c’è un certo timore di produttori e realizzatori italiani a lavorare in film che in certi ambienti ‘intellettuali’ non verrebbero apprezzati. Ma penso che anche le istituzioni religiose non siano così interessate a sostenere come dovrebbero pellicole adatte ai credenti. Ah, per capirsi, esperimenti come Io sono con te, non sono quello che intendo io. Niente prodotti autoriali, ma bieco spettacolo tradizionale, anche a costo di fare film semplici e agiografici…

- Commedie femminili. Negli Stati Uniti, spopolano Melissa McCarthy e Amy Schumer. E da noi? Pochissimo. Le spettatrici italiane non si vogliono divertire? Tra la cinquantina di commedie che vengono prodotte ogni anno da noi, ne vogliamo fare almeno dieci completamente femminili? Eppure, Amiche da morire era andato bene (circa 1,6M) e quest’anno c’è stata la bella sorpresa di Latin Lover (due milioni di incasso), mentre Io e lei è partito forte. Più chiaro di così…

- Il cinema di genere. Senza apparire stupidamente nostalgici, la tradizione italiana di pellicole di genere è straordinaria. E questo filone ha fatto la fortuna (anche all’estero) dei registi spagnoli, per non parlare di quelli francesi. Non sarà il caso di provarci seriamente e con i nomi giusti? Già che ci siamo, diamo stabilmente qualche milione di euro statali a Stefano Sollima per produrre film per il cinema, suoi e di altri registi. Sarebbero soldi spesi benissimo…

Perché non vediamo questi prodotti? In parte, per decenni è passata l’idea che per ottenere finanziamenti pubblici, serviva fare film ‘culturali’ e ‘impegnati’. Ma vorrei segnalare anche un altro grosso problema: i registi. La maggior parte di quelli che lavorano nel cinema italiano, sono cresciuti con ideali autoriali, per cui non solo sono portati a fare film d’essai, ma, anche quando sono impegnati in prodotti di genere, sembrano tutti volerli fare con un’impronta antonioniana. Beninteso, nessuno chiede a Bellocchio o Moretti di fare cinema a cui non sono interessati. Ma è l’industria italiana che deve produrre e sostenere giovani realizzatori che, più che guardare all’autore de L’avventura, studino con attenzione i registi della factory di Luc Besson, come Olivier Megaton e Pierre Morel…