Il magico club dei 100 milioni

minionsEntro il prossimo weekend, la Universal arriverà a superare la soglia dei 100 milioni ottenuti con i suoi film nel 2015. In effetti, con i dati di ieri è a 95,1 milioni, ma grazie agli ottimi risultati di Minions sicuramente nei prossimi giorni (probabilmente nel prossimo weekend o giù di lì) raggiungerà questo traguardo.

Penso possa essere utile vedere quali sono le altre case di distribuzione che hanno ottenuto questo risultato nella stessa annata e quando esattamente hanno superato questa fatidica soglia, anche per fare un confronto con quello che è avvenuto per Universal quest’anno.

La prima società a essere riuscita a raggiungere i 100 milioni in questo millennio, è stata Medusa nel 2002, che aveva fatto 112 milioni (occupando tre delle prime quattro posizioni del box office, grazie a Pinocchio, La compagnia dell’anello e La leggenda di Al, John e Jack). In seguito, la Uip (così allora si chiamava la Universal) ha superato la quota nel 2005 (anno in cui vedeva primeggiare il suo Madagascar con 21 milioni), arrivando a 102 milioni; Medusa ha fatto 106 milioni nel 2007 (curiosamente, senza neanche avere un titolo nei primi 8 di quell’anno);  Universal nel 2008 ha conquistato 116 milioni (un record per l’epoca, anche grazie al secondo e terzo del box office, i cartoni Madagascar 2 e Kung Fu Panda, entrambi con 17 milioni a testa).

Annata storica il 2010, visto che ben tre case di distribuzione superano la soglia dei 100 milioni: sono Medusa (122 milioni, pesano molto i 29 di Benvenuti al sud), Warner (101M, da ricordare i 17 milioni di Harry Potter e i doni della morte – Parte I e i 15 di Io, loro e Lara) e 20th Century Fox (100 milioni, frutto in larghissima parte dell’epocale Avatar). Fino al 2010, tutte le realtà citate sono riuscite a oltrepassare i 100 milioni solo a dicembre dell’anno in questione.

Anche meglio nel 2011, considerando che Medusa fa segnare il record storico di incassi in un’annata (157 milioni, di cui 43 grazie a Checco Zalone e al suo Che bella giornata), seguita da Warner con 120 milioni (Harry Potter e i doni della morte – Parte II, ultimo capitolo della saga, era arrivato a 22 milioni). Medusa aveva oltrepassato la soglia dei 100 milioni già il 18 giugno di quell’anno (record storico e che sarà molto difficile da battere), Warner lo ha fatto a fine novembre.

Altra doppietta nel 2012, con Warner a 134 milioni (con un ottimo ‘lavoro di squadra’, considerando che non c’era neanche un film Warner nei primi 6 di quell’annata) e Medusa a 109 (fondamentali i 27 milioni di Benvenuti al nord, primatista di quell’anno). La prima è arrivata ai 100M l’11 novembre di quell’anno, Medusa invece a dicembre. Warner si ripete nel 2013 con 125 milioni (ma neanche un film nella top 5), arrivando ai 100 a fine ottobre, e nel 2014, con 101 milioni (come fa intuire la cifra, soglia superata negli ultimi giorni di dicembre), grazie anche ai 12 milioni di Un boss in salotto, secondo assoluto, dietro solo a Maleficent, e primo tra gli italiani.

Insomma, da quanto detto, a parte Medusa nel 2011, nessuno ha mai raggiunto i 100 milioni già a inizio settembre, il che rende la Universal del 2015 la seconda società più veloce a ottenere questo dato nel terzo millennio. Può essere interessante riflettere su quanto possa chiudere la società quest’anno. Credo proprio che il record storico di Medusa di 157 milioni nel 2011 sia imbattibile, ma Universal con i film nel suo listino (in particolare, l’ultimo capitolo di Hunger Games) potrebbe chiudere l’annata sopra i 130 milioni. Nel caso, si giocherebbe il secondo miglior risultato con la Warner del 2012, che aveva ottenuto 134 milioni…


La tragedia del Gratis

In questi mesi, a leggere soprattutto i quotidiani, era tutto un elogio delle rassegne di cinema, delle arene all’aperto e di tanti Festival (alcuni dei quali escono sui mass media solo perché importanti registi italiani dicono qualcosa di significativo). Ma la parola d’ordine era un’altra: Gratis.
Sembra insomma che gli italiani non vogliano andare più in sala (falsissimo, come già scritto qui, visto che “resta la forma d’intrattenimento preferita dagli italiani”) e per questo ogni operazione, costi quel che costi (o meglio, non costi quello che non costi), è auspicabile per portare la gente di fronte a un grande schermo, che si tratti di arene e soprattutto Festival (un’infinità in ogni piazza). Ma se abbiamo deciso che vedere cinema fa bene all’umanità, perché allora non finanziare non solo le sale tradizionali, ma anche le piattaforme online? O perché non arrivare a dire (provocazione, ma che qualcuno avrà difficoltà a contestare) che la pirateria va bene? In effetti, è il sistema più efficiente per portare il cinema nelle case degli italiani a costo zero e senza dover fare nulla. 

Certo, chi propone film senza biglietto lo fa grazie ad accordi con gli aventi diritto e quindi è tutto perfettamente legale, ma questo come farlo capire al pubblico medio? Pubblico medio che, giustamente, non troverà facilmente comprensibile che andare in un’arena/Festival senza pagare sia un grande gesto di civiltà e di fratellanza, mentre scaricarsi un film sia una vergogna, visto che in entrambi casi non si mette mano al portafoglio. Ed è poi difficile sostenere ogni minuto che “con la Cultura si mangia”, se poi per far girare i soldi serve sempre l’intervento di Stato/regioni/comuni.

Poi, per chi vuole sostenere che l’esperienza condivisa in pubblico è fondamentale, allora richiedo un test documentabile sul fatto che, andando al cinema, si è fatto amicizia con chi è stato accanto a te e magari, assieme a lui, andati a fare volontariato (o almeno avete preso un cane o un gatto al canile). Io personalmente, al cinema non socializzo e anzi se la gente stesse zitta e non mangiasse popcorn, starei molto meglio (motivo per il quale, adoro andare al cinema di pomeriggio nei giorni feriali).

Sì, lo so, il Gratis può anche essere un modello di mercato, come insegna Chris Anderson. Ma qui non vedo nessuna idea di mercato, solo il tentativo di far girare un po’ di soldi (in particolare, nelle proprie tasche) con la scusa della Cultura gratuita a disposizione di tutti (tralascio il fatto che l’Italia è piena di musei ed eventi gratuiti a cui non va nessuno). E con l’impressione che la storia sia sempre la stessa: i film (e i registi) che già hanno mercato, fanno il tutto esaurito anche quando sono proposti gratuitamente; gli altri, tranne lodevoli eccezioni (come la rassegna di Moretti Bimbi belli, peraltro a pagamento, ma lì è da stabilire se il pubblico vuole vedere i registi esordienti o Nanni, io un’idea ce l’ho), stentano…


4 miti da sfatare

“Se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa citazione de L’uomo che uccise Liberty Valance? Ecco, con il cinema italiano questo succede costantemente. Grazie anche al Rapporto 2014 curato dall’Ente dello spettacolo, vorrei analizzare quattro di questi miti.

miamadrePartiamo da quello che ha fatto più discutere questa estate, ossia le parole di Nanni Moretti sugli spettatori del cinema italiano e che hanno provocato forti discussioni sui mass media. Come solito, si ripropone un mito ormai decennale: “il pubblico non ama il cinema italiano”. Eppure, le statistiche europee dicono tutt’altro. L’anno scorso, eravamo dietro solo alla Francia come quota di cinema nazionale (27,2%), superando tutto il resto del continente. Certo, i dati di quest’anno non sono entusiasmanti (al momento, siamo al 21,3%), ma va detto che nei primi sette mesi e mezzo del 2014 (per avere un paragone calzante) eravamo al 21,1%, quindi la distanza non è enorme (anche se preoccupante, perché c’è il rischio di non arrivare al 25%). Ma basta un’annata brutta per decidere di buttare il bambino con l’acqua sporca (peraltro, con un 2016 che inizierà con lo sbarco del nuovo film di Zalone)? Allora, che ne dite del cinema francese? Nel primo semestre del 2014, la sua quota di mercato era del 48,4%. Nei primi sei mesi di quest’anno, è al 36,5% (fonte, CNC, http://www.cnc.fr/web/en/theater-admissions). Vi sentireste di dire che il pubblico francese mostra una forte disaffezione verso i propri film? Poi, come sempre in questi casi, c’è un cinema italiano che ha un buon rapporto con il pubblico e uno che non lo ha. Ma è ben altro discorso, che personalmente cerco di sviscerare andando a studiare, per esempio, i dati del cinema d’autore.

E, in generale, “gli italiani non amano andare al cinema”? Lo sostengono in molti, ma basta vedere le statistiche sugli intrattenimenti in Italia per capire che la situazione è diversa. Infatti, nel 2014, il 47,8% degli italiani è andato almeno una volta al cinema, contro il 25,2% che ha seguito un evento sportivo, il 19,4% che ha frequentato discoteche e locali da ballo, il 19% che ha seguito concerti (non classici) e il 18,9% per gli spettacoli teatrali. Poi, potremo discutere il vero problema (ossia il fatto che molta gente vada al cinema solo una volta all’anno o giù di lì), ma di certo il cinema in sala, come scrive giustamente il Rapporto 2014, “resta la forma d’intrattenimento preferita dagli italiani”.

In Italia tanti bei film non arrivano”. Di solito, a queste affermazioni, segue una frase tipo “perché i distributori dormono/sono poco coraggiosi”. Su quest’ultimo punto non mi metto a discutere (anche se è chiarissimo, a chi è intellettualmente onesto, che i distributori sono fin troppo coraggiosi, visto l’andamento del Mercato) ed è innegabile che ci siano prodotti (commerciali e festivalieri) che non trovano una distribuzione nel nostro Paese. Eppure, i titoli di prima visione distribuiti in sala nel 2014 da noi sono stati 470, un bel balzo in avanti rispetto ai 355 del 2009 (record negativo degli ultimi quindici anni) e il miglior risultato dal 2003 (quando era stata sfondata quota 500 film). Insomma, anche grazie a tante uscite-evento (di 2-4 giorni), aumenta la quantità e varietà di titoli che arrivano da noi. Senza considerare che, tra dvd, televisione satellitare/pay e distribuzione online (legale e illegale), ormai è veramente difficile sostenere che un film sia introvabile nel nostro Paese…

L’home video tradizionale è morto”. In realtà, l’home theater nel 2014 in Italia ha fatto segnare un giro d’affari di 350 milioni, rispetto ai 614 milioni di quello derivante dallo sfruttamento in sala. Certo, solo un decennio fa, l’home theater poteva vantare cifre ben superiori a quelli dei cinema in sala, ma non per questo i dati sopra esposti sono da buttar via. I veri problemi sono il fatto che il bluray non è mai diventato lo standard di riferimento (lo scorso anno, le vendite in questo formato sono state meno di un terzo rispetto al dvd), così come la crescita del video on demand, costante ma che dovrebbe essere più importante (nel 2014, rappresentava il 7,1% di tutto il reparto), anche semplicemente vedendo quello che succede negli Stati Uniti e in Inghilterra.