Quando 1+1 non fa 2

interview2C’è un grosso problema nei ragionamenti che fanno tanti quotidiani (anche economici e questo è particolarmente preoccupante) sul ‘successo’ dello sfruttamento digitale di The Interview. Si può discutere del fatto che si parli di ‘record’ per i 15 milioni ottenuti in pochi giorni (senza neanche preoccuparsi di vedere se è effettivamente tale, confrontandolo con altri titoli) o del dato in sé (su cui ci dobbiamo fidare totalmente, anche se tutte la parti in causa avrebbero ottime ragioni per aumentarlo artificialmente).

No, il problema è proprio logico. Diciamo che le entrate di un film si basano su:

A – Sfruttamento nelle sale
B – Vendite televisive
C – Home video classico
D – VOD
E – Altro (può essere merchandising, vendite della colonna sonora, diritti di sfruttamento su aerei e tante altre cose)

Ora, è chiaro che l’errore che si fa nel caso di The Interview è confrontare la somma di A+D rispetto a un’ipotetica idea di quanto sarebbe stato ‘A’ in condizioni normali. Non criticherò neanche il fatto che molti in Italia abbiano sottostimato il valore di ‘A’, pensando che una “commediola volgare” come questa non avrebbe fatto molto (peccato che Facciamola finita, precedente prova da regista di Rogen, avesse superato i 100 milioni di dollari negli Stati Uniti). Ma lo sbaglio è proprio confrontare due sfruttamenti che normalmente per un film importante avvengono in momenti diversi (e di cui il secondo beneficia dei risultati del primo in termini di promozione) con uno solo.

E non finisce qui. Quanto varranno tra qualche mese i diritti televisivi per un film che può già essere tranquillamente nelle case di tutto il mondo? Certo, in alcuni casi farà parte di pacchetti già venduti, ma c’è anche chi (come Sky) compra i film in base a un escalator relativo agli incassi in sala. E qui arriviamo all’altro problema: avrà senso distribuire nei cinema di tutto il mondo questo prodotto già sfruttato? E vero, certe commedie americane ottengono buona parte dei loro incassi in patria (quindi il danno non è enorme), ma in questo caso valuterei se non sia il caso di saltare lo sfruttamento in sala per Paesi come l’Italia (un po’ come fatto per titoli come The Blind Side e 42). Non parliamo poi dell’home video classico, che ha già i suoi problemi da anni, ma che certo non viene agevolato dal fatto che, mesi prima della sua uscita, siano disponibili facilmente copie digitali di ottima qualità.

Insomma, i conti adesso potrebbero anche sembrare positivi (anche se c’è chi ancora calcola solo i budget produttivi di un film, facendo finta che la promozione non esista) sommando mele+pere e facendo un confronto solo con le mele, dimenticando che anche gli altri ‘frutti’ subiranno delle conseguenze. Ma la realtà è che il modello (almeno con i numeri attuali delle piattaforme online nel mondo) per ora non funziona…


La soluzione contro la pirateria? Ahahahah

interviewPremessa: è ovvio che il piano originale di The Interview non fosse quello di uscire in 300 sale (c’era uno zero in più) negli Stati Uniti e in VOD su diverse piattaforme in contemporanea, una soluzione d’emergenza che è stata trovata in corsa. Nonostante questo, si tratta forse del primo film ad alto budget (e con grandi speranze di incasso, almeno prima che Kim Jong-un si incazzasse) a uscire in day and date, quindi è un esempio interessante da studiare (grazie, Corea del Nord).

La questione è semplice: il film si può acquistare legalmente negli Stati Uniti, ma non nel resto del mondo, dove però lo si può scaricare illegalmente e gratuitamente. Ecco, visto che da anni sento dire che con la riduzione delle window (o, ancora meglio, con l’eliminazione totale) si potrebbe combattere efficacemente la pirateria, mi chiedo definitivamente se è uno scherzo o meno.

L’idea alla base di questa ipotesi ottimistica è che, così facendo, si offra legalmente al consumatore il prodotto che desidera, non lasciando spazio alla pirateria di agire nel vuoto che si crea tra quando un film non è più in sala (magari anche quattro settimane dopo la sua uscita) e quando arriva legalmente in home video/VOD. Peccato che una volta che un film è disponibile fuori dalle sale, a quel punto è libero di circolare su Internet in una copia perfetta.

Risultato? Se con una window normale il film può essere visto bene soltanto al cinema (le copie registrate in sala non le considero, fanno schifo e chiaramente le vede gente che magari non sarebbe mai andata comunque al cinema), da due giorni The Interview è disponibile in ottima qualità in tutto il mondo. Alla faccia del combattiamo la pirateria, così facendo si massacrano le sale e non si recupera neanche dal VOD. E non parliamo dei mercati esteri, che non promettono certo bene, visto che per mesi l’unica opzione sarà una copia pirata, col rischio di arrivare spompati alle sale…

Poi, se volete, parliamo di riduzione del periodo delle window (senza proposte folli come tre o quattro settimane, a quel punto si andrebbe in sala solo a vedere i film evento, cosa che già in buona parte succede). E va benissimo per piccoli prodotti lanciarli in contemporanea su tutte le piattaforme, come avviene negli Stati Uniti. Ma pensare che il day and date sia la soluzione per i film importanti e forti, significa fare un discorso ideologico. Ed economicamente disastroso


2010: la fine del cinepanettone come lo conosciamo

nataleinsudafricaOggi, parliamo di un film spartiacque e fondamentale: Natale in Sudafrica. Prima di abbandonarmi disgustati, sgombriamo il campo dai dubbi: il film era brutto forte, anche se soprattutto per motivi opposti da quelli segnalati da molti, visto che non aveva il coraggio di premere l’acceleratore sulla comicità più volgare che aveva fatto la fortuna della serie. Semplicemente, noioso. Ma parliamo delle cose importanti. All’epoca, molti si erano concentrati sulla sconfitta subita dal film con Aldo, Giovanni e Giacomo, La banda dei babbi natale, e per questo era stato considerato un fallimento. Peccato che il ‘disastro’ aveva ottenuto ai botteghini 18,6 milioni. Tanto per capirci, nei quattro Natali successivi (e, mi permetto di azzardare, quasi sicuramente anche in questo) nessuno ha fatto meglio di quel risultato. Solo Frozen, grazie a una tenuta straordinaria a gennaio 2014 (e quindi, fuori dalle Feste), ha raccolto più di 19 milioni. Insomma, 18,6 milioni è un risultato che i produttori italiani ucciderebbero per ottenere questo Natale.

E allora, visto come è partito Un natale stupefacente (ossia, con 790.550 euro, poco più di un terzo del film precedente, Colpi di fortuna, che peraltro aveva finito la sua corsa con circa 11 milioni), forse una riflessione va fatta. Anche perché, proprio dai risultati di quel capitolo, è partita una nuova fase del cinepanettone classico, in cui si è deciso di andare su un’altra strada, peraltro molto meglio accolta dalla critica (e qui, meglio che non ironizzo sul fiuto commerciale di certa stampa). E allora, vediamole quelle reazioni della stampa al ‘flop’ di Natale in Sudafrica, che non vedeva l’ora di massacrare chi per più di vent’anni aveva portato al cinema tanti italiani nonostante la loro severa disapprovazione.

C’era per esempio chi se la prendeva con Belen, che è notoriamente è il ‘Male assoluto’ (come dimostra una recente polemica su un film che la vedrà protagonista) e quindi bisogna massacrarla, per qualcosa che rappresenta più che per quello che è (un’attrice/showgirl non certo peggio di tante altre bellezze nostrane):

“E’ troppo bella per non essere vera e, nel caso specifico, per non funzionare. Eppure… Non funziona. Prima l’ha fatta fuori Telecom dagli spot (o quantomeno sta valutando di farlo ), ora la boccia il box office per i risultati del cinepanettone”, diceva  Il Giornale.

Sempre il Giornale scriveva “Sono emerse tutte le magagne di un titolo che, mai come nel 2010, è apparso stanco, privo di grandi idee, ripetitivo”, “deludente performance della banda di Neri Parenti”.

Libero invece diceva “Il leggendario affarone (quello che permetteva alla produzione di chiudere in attivo qualsiasi stagione, nonostante gli insuccessi degli altri film del listino) inizia a trasformarsi in un affare molto medio“. “Cinepanettone K.O.“, titolava senza fronzoli La Gazzetta dello sport.

Su La stampa, in un’intervista a Massimo Ghini (che assieme a De Sica era protagonista di quel film), si ponevano domande come “Non è che invece è arrivato il tempo di cambiare?” o “E se gli italiani fossero stufi di certa comicità greve e cercassero toni più morbidi, garbati, quelli insomma dei film con Aldo, Giovanni & Giacomo?”.

Non mancavano anche dotte elucubrazioni/inchieste sul fatto che la gente si era stufata di questa serialità e voleva prodotti più originali, favoletta che ci viene raccontata anche oggi (peccato che i prodotti italiani che puntano a essere più originali sono quelli che hanno maggiori difficoltà, come dimostra perfettamente questo weekend prenatalizio).

Insomma, facendo un bilancio, anche senza quel tipo di cinepanettone ‘diseducativo’ e senza Belen/Angela Ladesse, l’Italia non è che sia migliorata molto, così come non è che siano migliorate certe proposte comiche standardizzate. Abbiamo solo un film di grandissimo incasso in meno e centinaia di esercenti poco felici per questa perdita. Contenti? Ne valeva la pena? E poi, vogliamo essere obiettivi? Aldo, Giovanni e Giacomo sicuramente non ripeteranno i 21,4 milioni de La banda dei babbi Natale quest’anno, ma dobbiamo considerarli in crisi per questo? Follia pura.

Ora, per carità, non è che Aurelio De Laurentiis prende le decisioni in base a quello che scrivono i giornali. E che la formula del cinepanettone potesse essere aggiornata, non è certo uno scandalo. Ma, visti i risultati, forse qualche consiglio superficiale in meno da parte di certi soloni sarebbe opportuno. Perché il cinema è un ecosistema, in cui anche chi fa cinema d’autore beneficia dei cinepanettoni e del fatto che le sale possano sopravvivere grazie ai titoli commerciali. Insomma, il mondo del cinema e il fisco italiano ringrazierebbero molto per il vostro silenzio futuro…


Il crollo del cinema d’autore in Italia

Chiunque mi conosca (di persona o semplicemente leggendo quello che scrivo su questo blog e su Facebook) sa che non tendo a essere catastrofista per partito preso e magari solo per fare uno strillo forte che attiri l’attenzione. Mi scuserete quindi per il titolo utilizzato per questo articolo, ma credo proprio che non sia fuori luogo, come dimostreranno i numeri qui sotto.

giovanefavolosoQualcuno si ricorderà di questo articolo, in cui cercavo di ‘valutare’ l’impatto economico del cinema d’autore in Italia nel 2013, sommando i suoi incassi. Calcolando tutto, eravamo sui 38-40 milioni di euro circa, dato che giudicavo già insufficiente.

Anche se l’anno non è ancora finito, il fatto che non usciranno più pellicole d’essai ci porta a poter già ragionare sui dati a nostra disposizione, considerandoli definitivi (se proprio volete, aggiungete un 50-100.000 euro ai risultati de Il giovane favoloso, da qui a fine dicembre). E, purtroppo, c’è poco da dire, siamo nel dramma puro (e no, non mi riferisco al genere di tante pellicole d’autore).

Prendiamo gli stessi criteri dell’altra volta, ossia i film che hanno superato i 100.000 euro di incasso. L’anno scorso erano 302, quest’anno siamo (al momento) a 296. Quest’anno ho evitato di inserire commedie, anche se su alcuni titoli si può discutere decisamente (anche la commedia può essere d’essai, per carità). Questi tutti i film italiani nei primi 100, in grassetto l’essai (il primo numero è relativo alla posizione in classifica assoluta, l’ultimo al numero degli spettatori):

2 UN BOSS IN SALOTTO ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 12.308.255   1.888.106

5 SOTTO UNA BUONA STELLA ITA Filmauro/Universal € 10.312.707   1.653.426

10 TUTTA COLPA DI FREUD ITA Medusa Film S.P.A. € 7.928.490   1.279.902

11 ANDIAMO A QUEL PAESE ITA Medusa Film S.P.A. € 7.866.483   1.278.620

19 IL GIOVANE FAVOLOSO ITA 01 Distribution € 6.166.672   1.059.179

22 LA SCUOLA PIU’ BELLA DEL MONDO ITA Universal S.R.L. € 5.812.416   925.544

23 IL CAPITALE UMANO ITA 01 Distribution € 5.750.650   947.051

26 SCUSATE SE ESISTO! ITA 01 Distribution € 5.301.976   836.910

35 ALLACCIATE LE CINTURE ITA 01 Distribution € 4.655.340   771.528

38 SMETTO QUANDO VOGLIO ITA 01 Distribution € 4.032.883   668.671

40 CONFUSI E FELICI ITA 01 Distribution € 3.849.064   603.787

41 E FUORI NEVICA! ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 3.843.160   638.429

54 UNA DONNA PER AMICA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 3.010.540   483.363

56 AMICI COME NOI ITA Medusa Film S.P.A. € 2.945.618   487.324

59 IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO ITA Medusa Film S.P.A. € 2.725.490   405.912

69 FRATELLI UNICI ITA 01 Distribution € 2.181.399   357.135

71 IL MIO AMICO NANUK (MIDNIGHT SUN) ITA Medusa Film S.P.A. € 2.160.475   343.917

75 OGNI MALEDETTO NATALE ITA 01 Distribution € 2.026.928   311.472

78 SAPORE DI TE ITA Medusa Film S.P.A. € 1.913.801   307.338

79 SOAP OPERA ITA Medusa Film S.P.A. € 1.898.656   294.983

80 COLPI DI FORTUNA ITA Filmauro/Universal € 1.873.727   284.705

82 WINX CLUB – IL MISTERO DEGLI ABISSI ITA 01 Distribution € 1.813.634   319.560

83 UN MATRIMONIO DA FAVOLA ITA 01 Distribution € 1.803.552   301.970

87 UN FIDANZATO PER MIA MOGLIE ITA 01 Distribution € 1.725.053   357.832

88 TUTTO MOLTO BELLO ITA Medusa Film S.P.A. € 1.649.476   253.597

90 LA GENTE CHE STA BENE ITA 01 Distribution € 1.571.873   253.484

100 LA SEDIA DELLA FELICITA’ ITA 01 Distribution € 1.475.413  275.419

Siamo a 16,6 milioni complessivi per i tre titoli d’essai presenti nella top 100. L’anno scorso avevamo due titoli nostrani d’autore nei primi venti e i primi tre titoli ottenevano complessivamente 20,4 milioni, mentre tutti i sei titoli che erano nella top 100 arrivavano a poco più di 28 milioni. Inutile dire che già qui la differenza è enorme, più di dieci milioni, e da sola basta a spiegare tutto il calo dell’essai da un anno all’altro. Così come basta dire che, oltre ai tre primatisti Martone-Virzì-Ozpetek (che sono l’equivalente – perdonatemi il paragone, più statistico che artistico – di Tornatore-Sorrentino-Salvatores), non ci sono altri titoli nei primi 100. L’anno scorso, c’erano La mafia uccide solo d’estate (3,3M, è presente come proseguimento anche nel 2014), Viva la libertà (2,3M) e Viaggio sola (1,8M). Quest’anno, insomma, solo fenomeni importanti (e comunque, con budget molto impegnativi) e poi il vuoto. Giusto per la cronaca, l’anno scorso c’erano 17 commedie italiane nei primi cento incassi, quest’anno sono 22. Fenomeno spiegabile anche con lo spazio lasciato dalla mancanza di Zalone, ma certo non sembra un segnale che il pubblico italiano non voglia più commedie. Passiamo alle posizioni 101-200:

104 UN FANTASTICO VIA VAI ITA 01 Distribution € 1.420.402 218.518

105 INDOVINA CHI VIENE A NATALE? ITA Medusa Film S.P.A. € 1.352.232 207.156

108 LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE ITA 01 Distribution € 1.317.360 259.100

110 TORNERANNO I PRATI ITA 01 Distribution € 1.273.167 215.179

112 MA TU DI CHE SEGNO 6? ITA Lucky Red Distrib. € 1.250.965 192.830

129 LE MERAVIGLIE ITA Bim Distrib. S.R.L. € 1.034.637 179.163

141 ANIME NERE ITA Good Films € 889.535 152.728

143 I NOSTRI RAGAZZI ITA 01 Distribution € 862.657 148.711

147 PEREZ. ITA Medusa Film S.P.A. € 841.675 142.351

150 TI RICORDI DI ME? ITA 01 Distribution € 786.489 132.648

154 LA MOSSA DEL PINGUINO ITA Videa-Cde S.P.A. € 744.315 120.172

157 SONG’E NAPULE ITA Microcinema S.P.A. € 725.640 133.503

158 UN RAGAZZO D’ORO ITA 01 Distribution € 718.903 123.856

161 QUANDO C’ERA BERLINGUER ITA Bim Distrib. S.R.L. € 695.790 118.618

164 LA BUCA ITA Lucky Red Distrib. € 671.918 114.785

178 MALDAMORE ITA Bolero Film Distr. S.R.L. € 560.187 93.185

179 LA GRANDE BELLEZZA ITA Medusa Film S.P.A. € 552.896 93.891

189 LA TRATTATIVA ITA Bim Distrib. S.R.L. € 433.057 73.605

193 TI SPOSO MA NON TROPPO ITA Teodora Film S.R.L. € 411.475 62.913

194 NOI 4 ITA 01 Distribution € 409.923 70.469

In questa fascia ho avuto alcune difficoltà sul ‘collocamento’ di alcuni film, diciamo che ho inserito Perez nell’essai per la partecipazione a Venezia (ma sarebbe il caso di considerarlo semplicemente un film di genere), su altri titoli ha prevalso l’effetto ‘commedia’ (Song e La buca). Possiamo discuterne, ovviamente. Così facendo, comunque, arriviamo a 8,3 milioni con 10 titoli. Nel 2013, i titoli erano stati 8, per un totale di 8,1 milioni, quindi c’è poco da essere soddisfatti, considerando che, vista la mancanza di prodotti nella top 100, in questa fascia avremmo dovuto registrare un forte aumento.

E arriviamo alle posizioni 201- 296:

205 ANITA B. ITA Good Films € 323.924 81.060

207 BUONI A NULLA ITA Bim Distrib. S.R.L. € 316.086 53.468

212 CUCCIOLI – 3D – IL PAESE DEL VENTO ITA 01 Distribution € 308.314 52.656

213 AMBO ITA Microcinema S.P.A. € 306.200 57.758

215 IO STO CON LA SPOSA ITA Cineama Distr. S.R.L. € 303.371 55.786

218 PANE E BURLESQUE ITA 01 Distribution € 291.117 50.793

219 MUSEI VATICANI 3D – LA GRANDE ARTE AL CINEMA ITA Nexo Digital S.P.A. € 290.875 32.502

222 IN GRAZIA DI DIO ITA Good Films € 276.182 56.532

225 MODA’ – COME IN UN FILM ITA Nexo Digital S.P.A. € 263.882 26.874

227 BELLUSCONE – UNA STORIA SICILIANA ITA Parthenos S.R.L. € 260.550 45.568

232 LA GRANDE STAGIONE LIVE 2013-2014 ITA Microcinema S.P.A. € 241.753 23.023

239 SENZA NESSUNA PIETA’ ITA Bim Distrib. S.R.L. € 212.807 33.992

242 E FU SERA E FU MATTINA ITA Indipendenti Regionali € 206.606 36.502

245 IL VENDITORE DI MEDICINE ITA Ist. Luce Cinecitta’ S.R.L. € 204.357 43.690

248 LA NOSTRA TERRA ITA Visionaria Film Distr. S.R.L. € 199.303 39.188

262 LA GRANDE STAGIONE LIVE & SPECIAL 2014-2015 ITA Microcinema S.P.A. € 159.299 14.629

268 ARANCE E MARTELLO ITA Fandango S.R.L. € 151.176 25.331

287 LA LUNA SU TORINO ITA Academy Two Distr. S.R.L. € 111.344 21.198

291 MIO PAPA’ ITA Mediterranea Prod. € 109.197 18.046

295 SOLE A CATINELLE ITA Medusa Film S.P.A. € 101.193 20.032

296 PICCOLA PATRIA ITA Ist. Luce Cinecitta’ S.R.L. € 101.012 21.093

Nota: è possibile/probabile che entro l’anno arrivino a 100.000 euro Se chiudo gli occhi non sono più qui (attualmente è a 92.865, ma sta reggendo molto bene), Le cose belle (che è a 97k) e La mia classe (99k), ma ovviamente il discorso generale non cambia.  Nel 2013, in queste posizioni avevamo 10 titoli d’autore, con quasi 2 milioni di euro complessivi, qui siamo a 2,6 milioni (probabilmente, come detto, chiuderemo a 2,8-2,9M), anche qui aumento dovuto alla mancata presenza di più titoli (e con più soldi) nelle fasce più alte. Da notare come alcuni eventi (l’opera e il documentario sui Musei Vaticani) ormai rappresentino un elemento importante in questa fascia di titoli.

Insomma, in generale un calo evidentissimo, con 27,7 milioni rispetto ai 38 circa dell’anno scorso, calcolati sui film che hanno ottenuto più di 100.000 euro. A essere generosi, probabilmente siamo intorno ai 30 milioni per tutto il comparto d’essai dell’anno, rispetto ai 40 dell’anno scorso. Il fatto che i primi tre titoli abbiano raccolto complessivamente 16,6 milioni e rappresentino quindi il 55% del totale d’essai, è un altro bruttissimo segnale, visto che già il 50% circa che avevano fatto nel 2013 mi sembrava molto preoccupante. Insomma, due-tre titoli forti che attirano un pubblico ampio (dando anche l’impressione che ci sia un interesse generale nell’essai) e poi?

Per onestà intellettuale, va detto che il box office del 2014 è in calo rispetto a quello del 2013 (al momento, siamo a quasi -7% per quanto riguarda il botteghino), ma la flessione del cinema d’autore è decisamente di portata più importante. Peraltro, visto che la grande differenza negli incassi tra un anno e l’altro è stata l’assenza di Zalone, non si vede perché dovrebbe inficiare il tipo di cinema più ‘impegnativo’.

Sempre per onestà intellettuale, va detto che, l’anno prossimo, con l’arrivo dei nuovi prodotti di Sorrentino, Moretti e Garrone, le cose potrebbero andare meglio (ma anche, chissà, ripetere i 16 milioni ottenuti dai migliori essai di quest’anno). Insomma, si potrebbe anche pensare che i titoli di punta di quest’anno abbiano funzionato un po’ meno bene dell’anno scorso e spiegarla semplicemente così, ma temo che il problema sia più grave. Il problema di un pubblico che cala continuamente (perché, scusate la franchezza, muore o non riesce più a uscire di casa), senza che avvenga il ricambio generazione che tutti speriamo. E, soprattutto, invito tutti a non concentrarsi tanto sui titoli di maggiore incasso, quanto su quell’ampia fascia di prodotti che ormai incassa meno di un milione. Ossia, tutte le uscite d’essai del 2014 con l’eccezione di cinque titoli (non è un modo di dire denigratorio, sono proprio SOLO cinque ad aver raccolto più di un milione). Per tutti quelli che si preoccupano della sostenibilità delle commedie commerciali, sarei curioso di sapere come fanno tanti film d’autore con budget (almeno, quello dichiarato) di 1-2 milioni a sopravvivere con quelle cifre. Di certo, non con le proprie gambe.

Soluzioni? Una medicina per risolvere facilmente la situazione non c’è. Sicuramente, una cosa che si può iniziare a fare, sarebbe evitare di accendere i riflettori solo sui casi di successo, come sta avvenendo da due mesi con Il giovane favoloso. Successo straordinario, ma un trionfo di Martone, Germano, Degli Esposti e Raicinema/01, non certo di tutto il cinema d’essai italiano. Così come un Leone d’oro o un Oscar sono utilissimi per i film che li vincono, ma chiaramente non portano benefici a tutto il sistema (e d’altronde, perché dovrebbero?).

Quello che chiaramente non funziona più, è che il giro di contributi (diretti o indiretti), tra Ministero, Film commission regionali e tax credit (interno ed esterno) risulta sempre più sproporzionato rispetto ai risultati. E d’accordo che bisogna sostenere il cinema di qualità, ma dobbiamo tutti chiederci se ci stiamo riuscendo o meno. Perché se tanti film vengono prodotti ma non visti, il sostegno rischia di diventare un boomerang, oltre che essere un sostegno per modo di dire. Altrimenti, il rischio è sempre il solito: compiacerci della creazione di opere ‘culturali’, ma essere sempre di meno a vederle. Una riserva indiana, utile per vantarsi di essere più intelligenti della massa. Ma difficilmente possiamo raccontarci che questi investimenti sono un sostegno alla cultura per tutti…


Film italiani a Cannes… E dopo?

Forse è un po’ troppo presto per parlare del prossimo Festival di Cannes. O forse no. I buoni motivi non mancano, visto che, a meno di clamorose sorprese, ci sarà una forte presenza italiana. Con un’offerta talmente forte, da fare forse qualche vittima in fase di selezione.

lagiovinezzaVediamo i papabili per il concorso. A mio avviso, almeno due sicuri, se non nei nomi, numericamente parlando. Paolo Sorrentino, fresco di Oscar e con un cast internazionale forte (Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda, Rachel Weisz, Paul Dano) non dovrebbe certo avere problemi a essere inserito nel concorso con La giovinezza, come peraltro è sempre avvenuto da Le conseguenze dell’amore in poi.

E il secondo? Qui il discorso si fa interessante. Ho sempre pensato che un ex vincitore della Palma d’oro come Nanni Moretti sarebbe stato sicuro del posto. E non faceva certo male la presenza di John Turturro, oltre al fatto che è difficile pensare a un film di Moretti che non passa in concorso a Cannes (è dal 1989, Palombella rossa, presentato a Venezia, che non succede). Ma, considerando le regole recenti (e ferree) di Cannes sui film che devono essere presentati in anteprima mondiale, è difficile pensare che Moretti possa uscire a marzo (come capitato a La stanza del figlio) o ad aprile (Habemus Papam) e poi stare in concorso a maggio. Forse sarebbe più semplice un fuori concorso? O Moretti opterà per un’uscita ritardata rispetto alle sue abitudini?

Forte quindi la candidatura di Matteo Garrone, che presente con i suoi ultimi due film in concorso a Cannes, ha vinto il Gran premio della giuria in entrambi i casi. Il suo Il racconto dei racconti può anche vantare un bel cast internazionale, che comprende anche il francese Vincent Cassel.

In tutto questo, quello che dovrebbe avere più difficoltà, è Marco Bellocchio e il suo ultimo film La prigione di Bobbio. Un paradosso, se consideriamo che Bellocchio a Cannes ci è stato spesso, per esempio con Vincere nel 2009. E che dire de L’attesa di Piero Messina, che, anche grazie alla presenza della francese Juliette Binoche (nonché della partecipazione di una società francese, quasi obbligatoria per stare sulla Croisette), sembra molto probabile in una sezione collaterale della Croisette?

Insomma, due film italiani in concorso sembrano sicuri (e se fossero tre? Difficilissimo, ma una piccola possibilità non la escluderei), ma portano anche a una domanda fondamentale: quando arriveranno in sala? Un conto è avere un’unica uscita forte a maggio (come capitato per La grande bellezza, andato benissimo in quel periodo e che ha retto bene per tanti mesi), ma se diventano 2-3 (e anche un film fuori concorso potrebbe optare per la contemporaneità), non rischiano di cannibalizzarsi a vicenda, in un periodo certo non facile? E chi deciderà invece di rinviare l’uscita a settembre-ottobre, non rischierà l’effetto Reality, il film di Garrone che ha ottenuto meno di quanto si sperava, anche per un forte ritardo nell’arrivare al pubblico italiano? Insomma, è molto probabile che, all’annuncio della selezione di Cannes ad aprile prossimo, sentiremo toni entusiastici (e, per una volta, giustificati). Ma meglio fare attenzione: dall’orgoglio a risultati economici inferiori alle attese, il passo è breve…


Letterina a Babbo Natale

lobochristmasPiccolo elenco di cose che vorrei trovare sotto l’albero:

Turner Classics Movies, il canale americano dedicato al cinema classico e che da circa un decennio si vocifera possa sbarcare da noi. Lo so, è indice del fatto che preferisco stare a casa a vedere un film degli anni trenta piuttosto che partecipare a un dibattito in un cinema occupato e socializzare con altre persone. Ma visto che non me ne frega niente di socializzare con degli sconosciuti (e mi chiedo sempre chi è che socializza quando va al cinema), direi che sono abbastanza coerente…

Una quota di film finanziati dal Ministero (facciamo il 40-50%?) che siano strettamente di genere. Magari anche una maggiore attenzione di giornalisti e selezionatori di festival, così da non sentire sempre che in Italia non si fa cinema di genere e poi non avere mai riscontri quando il cinema di genere esce in sala. Corollario: se invece di elogiare le buone intenzioni progressiste di certo cinema sociale finanziato, si attaccassero pesantemente i film che vivono solo di ‘denuncia’ e non hanno nessun merito artistico, potremmo sperare che la situazione cambi…

Un vero Mercato cinematografico di successo nel nostro Paese. Ce lo avevamo (il Mifed) e ora non c’è più e hai la strana sensazione che sia come l’Olivetti, un’eccellenza nostrana morta senza capirne bene la ragione. Nota: non ci salveremo con dati di presenze palesemente irreali per quelli che esistono…

Una moratoria contro i registi che si lamentano dei pochi fondi pubblici. Quelli che magari hanno preso 200.000 euro una settimana prima e che si lagnano che non sono abbastanza. Cosa magari anche vera (come vero è che prima si prendevano più soldi diretti), ma che dimentica lo stato di salute del Paese e che milioni di onesti lavoratori non ricevono un euro per finanziare le loro attività e i loro sogni. Respect, please…

Una decisione rapida sul Festival di Roma. La fondazione cinema per Roma continua a esistere, così come a pagare degli stipendi. Vogliamo scegliere in tempi rapidi chi sarà a dirigerla nel 2015, in modo da permettere alla nuova squadra di iniziare a lavorare? O aspetteremo come al solito all’ultimo momento, tanto per dar vita alla solita “edizione di transizione” (anche utile per far sospendere qualsiasi bilancio sugli esiti della manifestazione, ma forse potrebbe essere questo l’obiettivo).

(Questa è proprio impossibile, lo so). Non leggere più articoli in cui, per attaccare una realtà che sta poco simpatica, si mettono in forte evidenza le sue problematiche, facendo finta che la realtà amica non abbia gli stessi difetti (se non peggio) e anzi la si spacci come modello. Insomma, un po’ di decenza o comunque, se proprio dovete fare un favore a qualcuno, fatelo meglio…