Punti di vista

“E se facessimo dei buoni film?”

“Tutti si rendono conto che ci si regge su un filo sottile, a cui senza dubbio molti preferirebbero continuare ad aggrapparsi”.

“Prima, le cose erano semplici. Un film italiano aveva successo in sala, nel giro di due anni se ne faceva una copia più o meno identica (che costava il doppio e che faceva la metà degli incassi) e tutti erano contenti. Quando non funzionava, funzionava comunque. I nostri attori di maggiore successo riempivano le copertine dei periodici con dei flop drammatici, ma non poi così gravi. Era il regno dei pacchetti, delle star e del sistema. Il diktat della formula. Risultato? Un cinema popolare non (sempre) indegno, piuttosto preconfezionato, da vedersi tranquillamente a casa in televisione. Ma poi l’edificio ha iniziato a tremare. Intanto, si sono cominciati a vedere i fallimenti, che sono aumentati e, peggio, a costare molto cari”.

(Alla maggiore convention del settore) “Dieci ore e duecento trailer più tardi, non si sono fatti grandi passi in avanti. Tante commedie dai titoli e dai casting interscambiabili sono passate senza che ti rimanga molto”.

Sì, lo so, adesso vi aspettate che vi dica che questi pareri sul cinema italiano sono vittima del solito catastrofismo e che ve li smonti subito. Peccato che quelli che avete appena letto sono degli estratti dall’editoriale e dall’articolo di copertina di Première, maggiore rivista di cinema in Francia, e ovviamente si riferiscono alla cinematografia di quel Paese (perdonatemi la licenza ingannevole sul “film italiano”).

Possibile? Ma, come, la Francia non rappresentava la perfezione, almeno a leggere certi nostri registi e produttori? La prima risposta che mi viene da dare, è che, come in tutto il mondo, la stampa quando parla di risultati di box office, ama solo due cose. Gli enormi successi popolari, gli Avatar, i Zalone e i Benvenuti al sud, che se va bene ne escono uno all’anno. O dire che il cinema è in crisi e tutto sta crollando. D’altronde, avviene lo stesso in Italia o negli Stati Uniti, qualsiasi dato è utilizzato (spesso a sproposito), per dire che il cinema sta morendo.

Ma la questione francese è un po’ più complicata. Da quando Vincent Maraval, boss di Wild Bunch, ha lanciato due anni fa una lettera aperta criticando certe storture del sistema francese (in particolare, salari delle star e ingerenze della televisione), il discorso si è fatto interessante. Ne riparlerò, anche per capire cosa ci riguarda direttamente…


La commedia italiana in crisi di risultati?!?

Di solito non amo commentare gli articoli che escono, anche perché il mio lavoro è ormai un altro. Ma visto che vi accoderete in tanti all’articolo sulla ‘crisi’ della commedia italiana nel 2014, qualche segnalazione che potrà essere utile per non confondere i vostri gusti (che spesso sono anche i miei, pure io mi sono rotto il cazzo di commedie molto simili e piattissime) con la realtà:

– Iniziamo col dire che, se si vuole fare una valutazione seria del successo o meno di una commedia, non si prenderà MAI come parametro di valutazione il fatto che sia prima o meno nel weekend di uscita. Tanto per dire, con questo parametro, Ficarra e Picone, che otterranno in questo fine settimana circa 2 milioni di euro nel weekend e forse la miglior media per copia, sono un flop, solo perché è uscito Interstellar. L’unico parametro oggettivo è vedere il risultato totale di una commedia e quante di esse figurano tra i maggiori incassi italiani nel 2014. Questi i migliori 20 titoli italiani del 2014:

boss2 UN BOSS IN SALOTTO ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 12.308.255 1.888.106
4 SOTTO UNA BUONA STELLA ITA Filmauro/Universal € 10.311.666 1.653.250
8 TUTTA COLPA DI FREUD ITA Medusa Film S.P.A. € 7.927.658 1.279.690
17 IL CAPITALE UMANO ITA 01 Distribution € 5.745.092 945.017
27 IL GIOVANE FAVOLOSO ITA 01 Distribution € 4.708.950 792.265
28 ALLACCIATE LE CINTURE ITA 01 Distribution € 4.653.975 770.928
31 SMETTO QUANDO VOGLIO ITA 01 Distribution € 4.029.537 667.451
36 E FUORI NEVICA! ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 3.662.017 605.143
47 UNA DONNA PER AMICA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 3.010.540 483.363
48 AMICI COME NOI ITA Medusa Film S.P.A. € 2.945.618 487.324
54 CONFUSI E FELICI ITA 01 Distribution € 2.549.588 393.597
58 FRATELLI UNICI ITA 01 Distribution € 2.173.895 355.166
66 SAPORE DI TE ITA Medusa Film S.P.A. € 1.913.801 307.338
67 COLPI DI FORTUNA ITA Filmauro/Universal € 1.873.370 284.655
68 SOAP OPERA ITA Medusa Film S.P.A. € 1.841.450 286.009
70 WINX CLUB – IL MISTERO DEGLI ABISSI ITA 01 Distribution € 1.812.982 319.410
71 UN MATRIMONIO DA FAVOLA ITA 01 Distribution € 1.803.552 301.970
76 UN FIDANZATO PER MIA MOGLIE ITA 01 Distribution € 1.725.053 357.832
77 TUTTO MOLTO BELLO ITA Medusa Film S.P.A. € 1.648.427 253.431
79 LA GENTE CHE STA BENE ITA 01 Distribution € 1.571.589 253.431

Semplicemente, 16/17 su 20 sono commedie (a seconda di come giudicate il film delle Winx), le uniche eccezioni sono Virzì, Martone e Ozpetek. Ripeto, almeno 16 dei 20 maggiori incassi italiani sono commedie, genere che tanti giornalisti sostengono abbia stufato il pubblico. Se poi vogliamo aggiungere a questi 20 titoli anche gli altri che hanno superato il milione, sono questi:

90 LA SEDIA DELLA FELICITA’ ITA 01 Distribution € 1.468.392 273.279
91 UN FANTASTICO VIA VAI ITA 01 Distribution € 1.420.107 218.478
92 INDOVINA CHI VIENE A NATALE? ITA Medusa Film S.P.A. € 1.352.123 207.114
95 ANDIAMO A QUEL PAESE ITA Medusa Film S.P.A. € 1.322.336 200.720
96 LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE ITA 01 Distribution € 1.309.789 256.851
114 LE MERAVIGLIE ITA Bim Distrib. S.R.L. € 1.028.525 177.478

Insomma, altre 5 commedie su 6. Il discorso potrebbe finire qui, tanto i numeri sono chiari, ma proseguiamo.

– Fermo restando che gli incassi segnalati dall’articolo non sono precisissimi (se si vuole fare una cosa del genere, sarebbe meglio avere i dati Cinetel), è sbagliato mettere tutti nello stesso calderone. Vogliamo inserire Falce e martello al fianco di un cinepanettone? Ogni titolo ha un suo budget e una sua storia, ci sono incassi di un milione che sono dei successi, altri da tre milioni che sono dei flop, non è che si può pensare che tutti giocano nella stessa squadra (la fantomatica “commedia italiana”). Song ‘e Napule, per fare un esempio su cui ho lavorato direttamente (e che, per la cronaca, sta a 723k), non solo non è mai arrivato primo in classifica, ma neanche è mai stato nella top ten di nessun weekend. E allora? E’ stato uno dei casi del 2014, ha incassato benissimo rispetto alle ambizioni che poteva avere e ha continuato a essere nei cinema per cinque-sei mesi, oltre a vincere premi insperati per una commedia. Ma visto che non è arrivato primo nel suo weekend di uscita, allora è un flop…

– Usare il caso straordinario di Martone per dire che la strada per il successo è altrove, è ovviamente sbagliato. Vogliamo fare l’elenco delle pellicole d’autore e non comiche che hanno floppato? Bene, facciamolo. Basta d’altronde vedere le uscite degli ultimi due mesi, in cui sono arrivati prodotti italiani come Perez, Take Five, La zuppa del demonio, Buoni a nulla (sarà una commedia, ma tutti che adorano de Gregorio e dicono quanto è diverso), Anime nere, Last Summer, I nostri ragazzi, Pasolini, Perfidia, La trattativa, La nostra terra, Se chiudo gli occhi non sono più qui, Fango e gloria, Vinodentro, Lei disse sì, Belluscone, Un ragazzo d’oro, Senza nessuna pietà. Personalmente, salvo solo il risultato di Anime nere (e in parte quello di Belluscone), gli altri una delusione rispetto alle attese che si potevano avere (due sono pure film su cui ho lavorato, tanto per fare un po’ di autocritica). Tutti a citare l’esempio della serie di Gomorra, ma allora perché non siamo riusciti a portare al cinema la gente a vedere Perez, Take Five e Senza nessuna pietà? Non sono i film di genere che tutto il pubblico aspetta con ansia, perché si è rotto le palle delle commedie? Il bello è che tutti a scrivere che bisogna fare film di genere e neanche ci si accorge quando escono. E a proposito, quand’è che nei calcoli di successo/fallimento si considererà che una commedia si vende molto meglio alle televisioni? Li avete visti i dati di ascolto di certi prodotti d’autore acclamati che passano su Rai Tre in prima visione pubblica? E vi stupite che un produttore poi punti sulla commedia, visto che altrimenti dalle televisioni (tranne rari casi di autori di successo) avrà due spiccioli?

– Una cosa su cui concordo invece con l’articolo: 14 commedie in 12 settimane sono uno sbaglio, che pagherà tutto il mercato. Ma visto che so benissimo quanto è difficile convincere un regista/produttore a uscire in un periodo che non sia ottobre-febbraio, anche per film con molte meno ambizioni commerciali di quelli che stanno uscendo in questo periodo, non mi stupisco di questo intasamento. Che comunque, a scanso di equivoci, è sbagliato.

Insomma, se non l’avete ancora capito, il mercato del cinema italiano lo regge la commedia, piaccia o meno. Significa che tutti dobbiamo qualcosa a chi realizza i maggiori incassi italiani, anche quando ci fanno artisticamente schifo. Altro che “questa è la tragica e inaccettabile situazione della commedia all’italiana”…


Festival di Roma: che fare?

festivalromaVisto il momento di forte cambiamento che sta vivendo il Festival di Roma, mi permetto di fare qualche considerazione in merito su quello che è stato per nove anni, che dovrebbe e che potrebbe essere dal 2015.

– E’ difficile capire le valutazioni su cui si basano buona parte dei giudizi sul Festival. Poche star? E allora? Roma è una città in cui passano centinaia di star internazionali ogni anno, più tutti gli artisti italiani che hanno un film in uscita. Bisognerebbe spendere centinaia di migliaia di dollari per avere star che magari sarebbero comunque da noi? Non basta accordarsi con le major di turno per qualche evento pubblico quando possibile? Troppo complicato? Ancora. Tutti ingrifati per qualche anteprima (magari anche solo di pochi giorni rispetto all’uscita) di film americani forti, ma a chi giovano? Ad aumentare il numero di biglietti venduti? Ecco, è un discorso ridicolo, per cui bisognerebbe gioire quando dei grandi blockbuster americani fanno il tutto esaurito (come se avessero bisogno della struttura e dei costi del Festival per riuscirci, mah…). E poi, vogliamo sinceramente affrontare la questione? Qualsiasi ragionamento su quanti biglietti vende un Festival, parlando di successi e insuccessi a seconda dei casi, è ridicolo. Andatevi a vedere gli esempi di “successo” e scoprirete budget dieci volte superiori al valore dei biglietti venduti, un bilancio che farebbe chiudere qualsiasi azienda privata. Meglio parlare di fallimenti assoluti e fallimenti relativi, se proprio ci tenete…

– Fare il festival all’Auditorium significa spendere ogni anno centinaia di migliaia di euro per convertire delle sale che non sono nate con questa funzione, peraltro rimanendo sempre con qualche problema (anche di audio), oltre a una scomodità notevole per chi è alto più di un metro e sessanta. Proprio impossibile lavorare con i cinema della capitale, che renderebbero la manifestazione più cittadina di quanto sia attualmente?

– Il Mercato di Roma è sicuramente più efficace di quello di Venezia e ha un suo senso, oltre che poter vantare incontri/iniziative meritevoli. Ma è così fondamentale da rendere sostenibile una manifestazione che, al suo livello più basso, ha portato via 7-8 milioni di euro? Forse no. Ok poi l’accorpamento con il Festival della fiction. Ma ho qualche dubbio sull’importanza di un festival che propone quasi solo anteprime di prodotti facilmente rimediabili su Internet o preview italiane non proprio attesissime…

– Su una cosa possiamo essere sicuri: il Festival di Roma non ha una statura e un interesse internazionale, quindi nessuna ragione per un giornalista estero di venire a Roma a seguire film che, per la maggior parte dei casi, sono stati presentati altrove. Le eccezioni sono state soltanto durante la prima edizione, quando un budget ricchissimo permetteva di avere anteprime come Fur (non proprio il film del secolo, ma almeno incuriosiva la stampa di tutto il mondo visto che Nicole Kidman era molto in auge all’epoca), e, nel primo anno di edizione Muller, in cui il tentativo di puntare forte sulle anteprime mondiali (poi bocciato, a torto o ragione), rendeva interessante per i giornalisti venire nella Capitale. E ora? Ora il Festival è un evento che interessa solo la stampa italiana (per non dire, romana), quindi perché dovremmo preoccuparci di creare un luogo centrale, quando tutti hanno i loro uffici da sfruttare? Ammettiamo tranquillamente che tra il pubblico di accreditati all’Auditorium e quello delle proiezioni Anica la differenza non è enorme…

– E’ bene ricordarlo, siamo nel 2014, non negli anni settanta. Per essere più chiari, il pubblico occidentale ha modo di vedere qualsiasi film straniero in diversi modi (dvd, abbonamenti a realtà VOD estere, senza dimenticare la pirateria) e non esiste più la funzione dei Festival di mostrare film che altrimenti sarebbero impossibile da vedere. E’ importante, certo, una bella selezione, ma spesso gli appassionati la selezione sono ormai in grado di farsela da soli.

Insomma, se non si è capita bene la mia opinione, la funzione dei Festival italiani è, in almeno il 95% dei casi, poco utile e sicuramente non meritevole dei soldi spesi. Per cui, sempre a mio modesto avviso, per Roma ci sono due strade:

– Continuare a investire pervicacemente sulla ‘Festa’, portando ospiti stranieri a cui verranno pagate laute spese di viaggio/ospitalità e vantandosi di un paio di film/star che avremo nella capitale, più la “grande” partecipazione popolare (che non è mai stata grande, ma che in qualche caso è stata venduta come tale).

– Accettare serenamente che non ci sono attualmente le condizioni per fare un Festival di rilievo e che valga i soldi spesi, preferendo invece investire somme ben inferiori su rassegne come Cannes/Venezia/Locarno a Roma, che possono essere realizzate in diversi cinema della capitale e che incredibilmente negli ultimi tempi hanno rischiato di non trovare fondi.

Ecco, io personalmente non ho molti dubbi su quale ipotesi mi sembra più intelligente. Ancora meno dubbi ho sul fatto che si sceglierà l’altra…