Un produttore vero

Dall’intervista di Gael Golhen al produttore francese Marin Karmitz (che ha lavorato tra gli altri con Godard, Chabrol, Kieslowki, Kaurismaki) su Première di questo mese. Nessun bisogno di commentare, dichiarazioni semplicemente perfette e che dovrebbe studiare chiunque fa/vuole fare questo mestiere:

Siamo nel 1972-73. Affitto una sala nel Quartiere latino per capire come funziona questa attività. In un anno, faccio uscire dei film algerini e cileni. Ma, in breve tempo, ho la sensazione che non abbia nessun senso: le persone che venivano erano dei cinefili, era un ghetto e non mi interessava far star bene le loro coscienze.

Kechiche sapeva che, per contratto, non voglio film che superino l’ora e cinquanta e mi ha consegnato un film di più di tre ore (Venus Noir, Ndr). Un film in cui si vedevano chiaramente i momenti troppo lunghi. Tutti i grandi autori con cui ho lavorato, TUTTI, hanno sempre accettato i tagli.

Parlavamo di Resnais: appena ha terminato il montaggio di Mèlo, mi ha chiamato alle sei di mattina. Era nel panico. “Stanotte non ho dormito, sono terrorizzato”. Ho pensato al peggio, per esempio il film andato distrutto. No: “Marin, ci sono 45 secondi in più di quello che prevedeva il mio contratto”. Ecco cosa significa il senso morale di un grande realizzatore.

(domanda dell’intervistatore) Questo limite dell’ora è cinquanta è un’ossessione per lei…
Si tratta di rispetto. Con cinque spettacoli, si rispetta la vita delle persone. Gli orari di ufficio, il weekend, la vita in famiglia… Con quattro spettacoli, si perde il 30% degli spettatori. Perché fare dei film in queste condizioni? […] I film di Bresson duravano un’ora e trenta. Bergman? Un’ora e trenta. Renoir? Un’ora e trenta. Pensiamo invece alla Cannes di quest’anno. I tre quarti dei film superavano le due ore. Per me, è uno scandalo produttivo, reso possibile soltanto perché ci sono dei produttori pessimi, persone che si fanno mettere i piedi in testa dai realizzatori. Non voglio più lavorare in questo modo”.


In Italia non abbiamo le stelle

Perché? Perché, mi dico io? Intanto, se non sapete di cosa si sta parlando, vedetevi questo trailer (che andrebbe studiato nelle scuole di cinema e di marketing):

http://youtu.be/WRdsLZyqjIk

The Fault in Our Stars (in Italia sarà Colpa delle stelle) è il classico film che i critici trattano con sufficienza (anche se, grazie magari a Shailene Woodley, ha ottenuto comunque un più che discreto 80% di pareri positivi su Rotten Tomatoes). Ed è il fenomeno a sorpresa del botteghino americano 2014 (David Poland ritiene che sia l’esordio più importante di quest’anno per risultati/aspettative: concordo), con un primo weekend da 48 milioni di dollari e un budget produttivo di 12.

Quello che però mi spingeva alla domanda iniziale è: perché film del genere non vengono fatti in Italia? L’unico esempio a mia memoria negli ultimi anni è Bianca come il latte, rossa come il sangue, film peraltro anche andato bene (3,3 milioni incassati) e che avrebbe dovuto portare a qualche successore. L’unico altro paragone possibile (ma decisamente distante) è quello con certe pellicole di Moccia, che comunque ormai sembra andare su altre strade.

Insomma, perché da noi il modello Love Story, uno dei maggiori successi degli anni settanta, fatica a prendere piede? Sarà mica l’ostracismo e la sufficienza con cui vengono trattate queste pellicole da tanti addetti ai lavori? Eppure, visto che non richiedono alti budget, sono prodotti che chiunque potrebbe fare con costi e rischi minimi. Che aspettiamo?

 


Il cinema d’autore è in salute?

La domanda potrebbe sembrare provocatoria e anche idiota, visto che veniamo, nel giro di meno di un anno, dalla vittoria del Leone d’oro (Sacro GRA), di Bafta, EFA e Oscar (La grande bellezza) e del Grand Prix a Cannes (Le meraviglie). Ma quali sono i risultati del cinema d’autore quest’anno?
Ecco i 20 migliori incassi di pellicole italiane del 2014 fino a questo momento:

1 UN BOSS IN SALOTTO ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 12.294.227 1.884.700

3 SOTTO UNA BUONA STELLA ITA Filmauro/Universal € 10.262.233 1.641.591

6 TUTTA COLPA DI FREUD ITA Medusa Film S.P.A. € 7.866.844 1.265.977

13 IL CAPITALE UMANO ITA 01 Distribution € 5.585.336 909.191

21 ALLACCIATE LE CINTURE ITA 01 Distribution € 4.611.815 761.117

25 SMETTO QUANDO VOGLIO ITA 01 Distribution € 3.739.338 607.534

33 UNA DONNA PER AMICA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 3.006.533 482.505

34 AMICI COME NOI ITA Medusa Film S.P.A. € 2.944.976 487.017

43 SAPORE DI TE ITA Medusa Film S.P.A. € 1.912.721 306.872

44 COLPI DI FORTUNA ITA Filmauro/Universal € 1.872.832 284.495

46 UN MATRIMONIO DA FAVOLA ITA 01 Distribution € 1.791.013 297.937

49 UN FIDANZATO PER MIA MOGLIE ITA 01 Distribution € 1.715.265 354.789

52 LA GENTE CHE STA BENE ITA 01 Distribution € 1.568.620 252.728

59 UN FANTASTICO VIA VAI ITA 01 Distribution € 1.418.208 217.899

60 LA SEDIA DELLA FELICITA’ ITA 01 Distribution € 1.364.661 249.889

61 INDOVINA CHI VIENE A NATALE? ITA Medusa Film S.P.A. € 1.351.496 206.877

72 LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE ITA 01 Distribution € 1.088.309 212.637

80 LE MERAVIGLIE ITA Bim Distrib. S.R.L. € 793.323 132.982

81 TI RICORDI DI ME? ITA 01 Distribution € 782.670 131.493

Prendendo in considerazione i primi 10, soltanto due i titoli arthouse che possiamo trovare, ossia i film di Virzì e quello di Ozpetek, per un totale appena sopra i 10 milioni di euro. Situazione ben differente l’anno scorso, quando nei primi sei mesi dell’anno Tornatore, Sorrentino e Salvatores facevano quasi 20 milioni di euro ed erano tutti nei primi dieci posti (La grande bellezza avrebbe poi guadagnato un altro milione nella sua lunghissima tenitura).

Se andiamo nei primi 20, si può discutere in che categoria inserire La gente che sta bene e La sedia della felicità, che comunque sono catalogabili come commedie. Comunque, l’anno scorso, c’erano invece da segnalare i (piccoli) fenomeni Viva la libertà (2,3 milioni) e Viaggio sola (1,8 milioni), sorprese che quest’anno non si sono avute (se non, in maniera ridotta, con il documentario di Walter Veltroni su Berlinguer, ventunesimo con 686k).

Tutto questo mi conferma che il pubblico d’essai si fissa su alcuni autori precisi (che, in questo caso, il loro pubblico se lo sono costruiti partendo nel millennio scorso) e senza avere molta voglia di rischiare. Insomma, dove sta il nostro Guillaume Gallienne, che con il suo esordio Tutto sua madre ha sbancato i César e conquistato quasi tre milioni di spettatori in Francia?

Comunque, dobbiamo ancora aspettare il risultato definitivo de Le meraviglie (attualmente a 822k), ma possiamo già dare per scontato che non entrerà nei primi dieci (a scanso di equivoci, sarà comunque un dato buono, considerando che Corpo celeste non era arrivato a 250k totali).

Insomma, semplificando un po’ (ma neanche tanto) potremmo dire che il cinema d’autore italiano è in salute, il pubblico d’essai un po’ meno. Ogni riferimento (un po’ cinico) all’età media di questo pubblico e alla mancanza di ricambio generazionale, è assolutamente voluto…


I premi non sono il problema…

In quel sistema ultrareferenziale che è il giornalismo cinematografico italiano, non poteva mancare il dibattito sui premi ai Festival e se servono ai film che li vincono. Dibattito inutile, perché è ovvio che i premi servono, sia per far vendere un film nel mondo che per attirare un pubblico d’essai a vederli. La questione nasce forse dai risultati di botteghino (che quasi mai sono enormi), ma anche qui la vera domanda dovrebbe essere: quanto avrebbe incassato quel film senza il passaggio a Venezia o Cannes? Sicuramente di meno, ammesso (e non sempre concesso) che sarebbe uscito. E comunque, se volete una dimostrazione recente, andatevi a vedere i risultati da domenica 25 maggio in poi de Le meraviglie, dopo il successo (avvenuto sabato 24) a Cannes, e confrontateli con i primi tre giorni.

Detto quindi che i premi servono, vediamo qual è il vero problema dei Festival: spesso fanno parlare dei film nel momento sbagliato. Infatti, la maggior parte dei film non usciranno comunque in day and date con il Festival e quindi quella visibilità (spesso enorme e sproporzionata rispetto al valore/interesse commerciale della pellicola) viene buttata al cesso.

Non solo, insomma, l’enorme attenzione che un film riceve a un festival importante non serve molto (a meno di Palme/Leoni d’oro) se la pellicola esce a mesi di distanza, ma rischia di essere controproducente, visto che molti mass media possono evitare di riparlarne (o dare minore spazio di quanto meriterebbe) nel momento in cui serve di più, ossia alla sua uscita, con la scusa che lo hanno già fatto (e, vi assicuro, non è una leggenda metropolitana).

Ecco, se avete voglia di un dibattito serio sui Festival, è questo…