Cinema d’autore: quanto vale?

Ho parlato recentemente dei miei grandi dubbi a proposito dell’idea di investire pesantemente sul cinema italiano per promuoverlo all’estero, se poi questo cinema è poco vendibile (certe commedie) o fa parte di una nicchia di mercato per incassi (quello d’autore). Visto che non mi piace mai parlare a ‘sensazioni’, ho pensato che fosse il caso di analizzare meglio la questione e in maniera più rigorosa (sì, per una volta il termine lo utilizzo) per quanto riguarda il cinema d’autore. E’ veramente una nicchia?

Prendiamo tutto il 2013. Ci sono stati 302 film (italiani ed esteri) che hanno incassato almeno 100.000 euro. Sul Cinetel, troverete altri 811 titoli con somme inferiori e che complessivamente valgono circa l’1% di tutto il botteghino annuale. Per questo, possiamo limitarci a parlare di quei primi 302 film. Di questi, quanti sono italiani? 2 dei primi dieci (ossia, Zalone e Siani), 7 dei primi 20 (qui ci sono anche Tornatore e Sorrentino), 14 dei primi 50 (non considero Quello che so sull’amore un film italiano, nonostante la regia di Muccino mi sembra più corretto considerare la produzione e i capitali investiti) e 24 nei primi 100. Questi tutti i titoli italiani presenti nella top 100 del 2013 (sotto trovate indicati posizione di classifica, titolo, casa di distribuzione, incasso totale, spettatori)

1    SOLE A CATINELLE       medusa film s.p.a.     € 51.835.330    8.003.803

4    IL PRINCIPE ABUSIVO       01 distribution     € 14.349.429    2.380.475

11    LA MIGLIORE OFFERTA       warner bros lia s.p.a.     € 9.301.607    1.520.043

12    COLPI DI FORTUNA       filmauro/universal     € 9.080.296    1.321.499

14    BENVENUTO PRESIDENTE!       01 distribution     € 8.531.788    1.384.004

18    UN FANTASTICO VIA VAI       01 distribution     € 7.636.232    1.135.102

20    LA GRANDE BELLEZZA       medusa film s.p.a.     € 6.770.776    1.108.925

24    INDOVINA CHI VIENE A NATALE?       medusa film s.p.a.     € 6.374.623    941.382

26    MAI STATI UNITI       01 distribution     € 5.539.002    871.897

28    FUGA DI CERVELLI       medusa film s.p.a.     € 5.114.539    803.929

36    EDUCAZIONE SIBERIANA       01 distribution     € 4.407.690    718.250

38    ASPIRANTE VEDOVO       01 distribution     € 4.384.503    708.615

42    STAI LONTANA DA ME       01 distribution     € 4.051.948    660.120

49    UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE       warner bros lia s.p.a.     € 3.666.175    601.429

53    LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE       01 distribution     € 3.391.077    553.231

54    BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE       01 distribution     € 3.299.204    538.325

70    BUONGIORNO PAPA’       medusa film s.p.a.     € 2.458.427    402.266

72    VIVA LA LIBERTA’       01 distribution     € 2.361.781    389.467

82    L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO       warner bros lia s.p.a.     € 1.967.216    315.100

83    PAZZE DI ME       01 distribution     € 1.955.934    315.794

84    AMICHE DA MORIRE       01 distribution     € 1.954.415    324.447

86    COLPI DI FULMINE       filmauro/universal     € 1.948.637    299.419

89    VIAGGIO SOLA       teodora film s.r.l.     € 1.847.705    349.804

90    CI VEDIAMO DOMANI       moviemax s.r.l.     € 1.808.076    307.284

E’ ovviamente una suddivisione che si può discutere, ma in corsivo ho segnalato quelli che possono essere considerati titoli d’autore (perché non comici e magari per una distribuzione mirata su sale d’essai, cosa che peraltro non è il caso né di Sorrentino né di Tornatore, che hanno funzionato bene anche nei multiplex). Non prendetelo come un giudizio di merito, ci sono diverse commedie in questo elenco che mi sono piaciute molto di più di alcuni titoli d’autore. Detto questo, ci sono quindi 6 film d’autore sui 24 complessivi presi in esame (25%), ma questa percentuale non rispecchia quella degli incassi. Infatti, i sei titoli d’autore hanno raccolto poco più di 28 milioni, mentre la somma totale di tutti i 24 film dà 164 milioni. Continuiamo con i film tra il 101° e il 200° posto del botteghino 2013:

106    I 2 SOLITI IDIOTI       medusa film s.p.a.     € 1.441.473    219.148

107    ANNI FELICI       01 distribution     € 1.440.372    235.354

113    PINOCCHIO    COP    lucky red distrib.     € 1.320.478    226.122

115    L’INTREPIDO       01 distribution     € 1.256.742    216.160

124    UN GIORNO DEVI ANDARE       bim distrib. s.r.l.     € 1.121.554    192.077

127    SACRO GRA       officine ubu     € 1.084.878    183.671

130    MI RIFACCIO VIVO       01 distribution     € 982.514    261.533

131    CI VUOLE UN GRAN FISICO       medusa film s.p.a.     € 981.817    158.197

132    STUDIO ILLEGALE       warner bros lia s.p.a.     € 963.185    155.462

137    TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE       01 distribution     € 889.805    133.496

140    PASSIONE SINISTRA       01 distribution     € 811.636    135.496

154    TUTTI CONTRO TUTTI       warner bros lia s.p.a.     € 629.396    105.057

155    UNIVERSITARI – MOLTO PIU’ CHE AMICI       medusa film s.p.a.     € 625.467    102.167

158    ZORAN – IL MIO NIPOTE SCEMO       tucker film s.r.l.     € 608.519    106.537

166    LA PRIMA NEVE       parthenos s.r.l.     € 553.466    102.591

189    VIA CASTELLANA BANDIERA       ist. luce cinecitta’ s.r.l.     € 407.780    70.755

193    L’ARBITRO       lucky red distrib.     € 391.780    70.921

196    OUTING – FIDANZATI PER SBAGLIO       ai entertainment s.p.a.     € 368.372    58.588

199    AMMUTTA MUDDICA       nexo digl s.p.a.     € 356.638    36.924

Qui, come prevedibile, l’incidenza del cinema d’autore è più forte numericamente e in percentuale (ho peraltro aggiunto titoli come Zoran e L’arbitro più per la presenza a Venezia che per il genere, che può ovviamente essere considerato comico). 9 titoli d’autore su 19, che valgono 8,1 milioni sui 16,2 milioni di questa fascia di mercato. Terminiamo con gli ultimi titoli:

217    CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO!    ITA    bim distrib. s.r.l.     € 271.021    47.465

219    CHA CHA CHA    ITA    01 distribution     € 265.523    51.017

241    LA VARIABILE UMANA    ITA    bim distrib. s.r.l.     € 228.616    39.455

243    LA GRANDE STAGIONE LIVE 2013-2014    ITA    microcinema s.p.a.     € 226.591    20.562

248    NIENTE PUO’ FERMARCI    ITA    01 distribution     € 219.190    38.693

252    SALVO    ITA    good films     € 207.936    37.392

253    UNA FAMIGLIA PERFETTA    ITA    medusa film s.p.a.     € 204.167    39.927

263    L’ARTE DELLA FELICITA’    ITA    ist. luce cinecitta’ s.r.l.     € 187.238    32.373

275    MARCO MENGONI – IL VIAGGIO    ITA    nexo digital s.p.a.     € 164.905    17.266

279    LA CITTA’ IDEALE    ITA    ist. luce cinecitta’ s.r.l.     € 149.210    29.016

283    IL TERZO TEMPO    ITA    filmauro/universal     € 131.378    21.362

287    SOMETHING GOOD    ITA    01 distribution     € 127.857    20.680

288    NOTRE-DAME DE PARIS    ITA    microcinema s.p.a.     € 127.011    11.220

290    IL VOLTO DI UN’ALTRA    ITA    officine ubu     € 121.437    21.061

295    11 SETTEMBRE 1683    ITA    microcinema s.p.a.     € 110.863    17.791

299    LA SCOPERTA DELL’ALBA    ITA    fandango s.r.l.     € 104.580    21.708

Discorso simile alle posizioni precedenti: 10 titoli d’autore su 16 (quasi due milioni di euro sui 3 milioni totali), il che conferma come il cinema d’autore sia più rappresentato in posizioni di classifica meno prestigiose (oltre all’aspetto interessante che il cinema italiano compare complessivamente meno in queste posizioni). Qui, peraltro, troviamo anche diversi contenuti alternativi ed extracinematografici, come balletti e opere liriche.

Insomma, quanto vale il cinema d’autore? Facendo tutti i conti su queste 302 posizioni, circa 38 milioni di euro. Anche a inserire altri titoli dalla posizione 303 in giù, si arriverà a stento a 39-40 milioni di euro, non di più, sui 184 milioni di euro portati a casa dal cinema italiano. Insomma, il 21% se lo rapportiamo al solo cinema italiano, il 6% rispetto a tutto il panorama, compreso l’internazionale (617 milioni).

E’ quindi difficile sostenere che una politica di sostegni che punti in maniera così forte (non tanto come soldi – che sono in costante calo – ma come attenzione e numero di soggetti che ne beneficiano) sul cinema d’autore possa produrre risultati straordinari. Anche perché vi invito a fare un’altra considerazione: quanto pesano i primi 3 titoli d’autore sul totale (per una coincidenza, diretti da registi che hanno tutti vinto l’Oscar)? Tanto. Per la precisione, 20,4 milioni, quindi più del 50% di questa categoria. Se poi inseriamo nel discorso altri titoli, arriviamo a 27,8 milioni con i primi sei (circa il 70%) e quasi 33 milioni con i primi dieci (più dell’80% del totale).

Molto semplicemente, il pubblico d’autore (per quanto possa inorridire e negare questa tendenza) si sta comportando un po’ come quello di massa alla ricerca del grande blockbuster: vede quei pochi titoli ‘imprescindibili’ e poi non è interessato a scoprire nuovi/altri autori. Una cosa che non vale solo per i titoli italiani: qualsiasi pellicola di Woody Allen incasserà molto di più di tanti autori interessantissimi e più meritevoli, ma poco noti ai nostri spettatori, che preferiscono puntare sull’usato sicuro, anche quando questo non ha più la forma di un tempo.

Alla fine di questo discorso, so già l’obiezione che tirerà fuori qualcuno: la Cultura bisogna sostenerla a prescindere. Obiezione a cui si può rispondere facilmente: se parliamo solo di arte e i discorsi economici li odiate, allora basta ricordare ogni 2 minuti che con la Cultura si mangia (frase talmente ovvia da essere diventata irritante e che serve per giustificare qualsiasi cosa, tanto c’è l’Oscar di Sorrentino a salvare tutti). Se invece diciamo che con la Cultura si mangia, andiamo a vedere meglio cos’è che si mangia, quanto e come. E forse possiamo vedere che a mangiare e a far mangiare veramente, nel campo degli autori e della Cultura, sono proprio pochi. Che dite, una maggiore varietà di film sostenuti non farebbe bene all’industria cinematografica italiana? E magari anche alla Cultura, che è fatta anche da horror e polizieschi?


Una modesta proposta (per la Festa del cinema)

Diciamolo subito: la Festa del Cinema non sta funzionando come sperato. I dati parlano chiaro: da giovedì 8 a domenica 11, nei primi quattro giorni della Festa, ci sono stati 1.044.283 spettatori e sono stati incassati 3.269.713 euro. L’anno scorso, da giovedì 9 a domenica 12 maggio, eravamo rispettivamente a 1.252.504 presenze e 4.151.831 euro al botteghino. Insomma, un calo importante (circa il 16%, anche se va detto che ieri c’è stato un timido segnale di ripresa) per una Festa che già l’anno scorso aveva lasciato diverse perplessità (e che scontava il fatto di essere una novità da comunicare, cosa che non si può dire per quella del 2014). E andando a vedere i dati, non è solo una differenza di tenuta tra Iron Man 3 e The Amazing Spider-Man 2. Né, peraltro, si può pretendere che un solo giorno di Godzilla a 3 euro possa fare il miracolo (anche perché non è certo scontato che faccia meglio di quanto ottenuto da Il grande Gatsby l’anno scorso)

A questo punto, non pretendendo di avere la verità in tasca, qualche considerazione la faccio. Intanto, partiamo dall’aspetto che trovo più importante: qual è l’obiettivo della Festa? Sembrerà una domanda retorica e con una risposta scontata: portare la gente al cinema. Allora preciso meglio: portare di più chi già ci va o portare chi non ci va quasi mai? L’anno scorso, chiedendo lumi a due responsabili di grandi gruppi di esercizio (Giuseppe Corrado di The Space e Giorgio Ferrero del gruppo Ferrero), i risultati sembravano contrastanti.

Quest’anno, visto il calo, è veramente difficile pensare che ci sia stato un incremento significativo di persone che vanno poco al cinema. Eppure, la Festa del cinema (parere mio) dovrebbe servire proprio per andare a cercare i disaffezionati. Per carità, va bene se portiamo anche gli appassionati a vedere qualche film in più, ma su quelli bisognerebbe lavorare tutto l’anno. Ci sono ragazzini amanti del cinema? Facciamo come in Francia, biglietto a 4 euro per tutti quelli che hanno 4-14 anni (no, non per una settimana, tutto l’anno). E card mensili a 20 euro per vedere tutto all’interno di un circuito (a questo proposito, l’iniziativa The Space è lodevole, ma fino a quando nelle loro sale sarà difficile trovare il cinema d’autore, non è paragonabile all’esperienza che vivono i parigini).

Insomma, Festa per aumentare il pubblico da una parte, iniziative stabili per rendere sempre più soddisfatti quelli che sono già ‘credenti’ dall’altra. Ma se un importante addetto ai lavori, che ha un film nelle sale attualmente, mi chiede quanto dura la Festa, quante possibilità ci sono che l’iniziativa sia stata comunicata bene non dico alla casalinga di Voghera, ma anche soltanto a un potenziale consumatore?

In questo senso, mi permetto anche di dire che la retorica sull’importanza del cinema, la visione in sala “come nessun altra”, la “socializzazione e l’aspetto culturale” non solo non portano uno spettatore in più, ma risultano respingenti per i più giovani. Non sarebbe meglio puntare sui punti di forza evidenti di una bella visione con maxischermo e in sale dotate di ogni confort (ovviamente, rispettando sempre quello che si promette)? Peraltro, per esperienza personale, la differenza tra teoria e realtà è evidente. Nel giro di una settimana, ho visto un film in una sala d’essai con una nonnina che ha russato tutto il tempo dietro di me e un blockbuster in un multiplex, con un ragazzino dietro che ruttava. Insomma, per chi ama la magia del grande schermo, la vita non è sempre facile.

C’è poi un altro aspetto che è ormai impossibile ignorare. Sappiamo tutti come viene decisa la Festa del cinema: intanto, un periodo in cui nessuna major ha un film importante. Poi, una volta stabilito il periodo,  altri distributori lo evitano accuratamente, per non dimezzare l’incasso del primo weekend. Questo spiega bene perché il panorama di nuove uscite durante la Festa non sia fortissimo. Ma sbaglieremmo a concentrarci solo sulla Festa e sulle conseguenze per quella settimana. Se diversi distributori evitano quella settimana, è chiaro che quelle successive saranno ancora più cariche di titoli, in un periodo (l’inizio dell’estate e della fuga dalle sale per via del caldo) già difficile di suo. Ecco, qualsiasi scelta si faccia in futuro (per esempio, il modello spagnolo di una Festa dal lunedì al mercoledì, che sicuramente permette ai distributori di essere più ‘generosi’ di titoli), deve essere una strada che non porti a stare lontani dalla Festa con i film…


Window di 17 giorni? Mah…

Una delle cose che mi divertono di più è il tentativo disperato di fare sempre i moderni a tutti i costi, buttando spesso il bambino con l’acqua sporca. Da persona che ha iniziato a lavorare su Internet nel 1999-2000, dovrei appoggiare qualsiasi iniziativa che sostenga una diffusione maggiore del cinema via web. Il punto è che non è mai così semplice, purtroppo.

Prendiamo le recenti dichiarazioni di Jeffrey Katzenberg, che, come riporta il sito di e-duesse, ha detto:

“il modello cambierà drasticamente nei prossimi 10 anni. Ci sarà una finestra di 3 weekend, precisamente 17 giorni, per vedere il film appena uscito nelle sale cinematografiche. Si tratta del periodo di tempo in cui il 98% dei film di prima visione realizzano il 95% dei guadagni. Dal diciottesimo giorno, il film sarà disponibile ovunque in simultanea e per vederlo l’utente pagherà una cifra variabile a seconda della taglia del supporto su cui vorrà guardarlo: uno schermo ampio, tipo quello dei cinema, varrà 15 dollari, una tv 75” 4 dollari, lo smartphone $1,99. Questo processo finirà per reinventare tutta l’industria cinematografica”.

Non starò qui a discutere troppo le cifre, che mi sembrano esagerate (e mi stupisce non aver letto nulla a proposito). Se prendiamo Frozen negli Stati Uniti, dopo i primi 17 giorni di uscita in un gran numero di sale aveva raccolto 147 dei 400 milioni a cui è adesso, ma magari fa parte di quel 2% restante. Ma anche se riflettiamo su un blockbuster dall’andamento più convenzionale (e senza la tenuta straordinaria del cartone della Disney) come Captain America: The Winter Soldier, ha conquistato nei primi 17 giorni 200 milioni e chiuderà ad almeno 240-250 milioni (anche qui non siamo certo al 95%). Non parliamo poi di tanti titoli che escono in America in un numero di copie limitato e poi allargano (The Grand Budapest Hotel è un bell’esempio recente, ma anche La grande bellezza aveva fatto circa 100.000 dollari in 17 giorni e ha chiuso a 2,8 milioni).

Ma non divaghiamo, perché non è questo il punto. Si potrebbe discutere sulla grandezza dello schermo, non facile se consideriamo la possibilità di collegare un computer da 17 pollici a un maxi schermo televisivo e in generale sulle difficoltà di riconoscimento delle dimensioni di uno schermo. Ma anche questo aspetto mi interessa relativamente.

Il punto vero è proprio è legato a due domande: i cinema accetteranno mai una window di diciassette giorni? E, soprattutto, questa window sarebbe utile per tutta l’industria cinematografica? Se la risposta alla prima domanda è ovviamente ‘No’, anche alla seconda mi sento di rispondere negativamente, senza se e senza ma.

Ho sempre pensato che le window attuali (con qualche sforbiciata, diciamo a 10-12 settimane) siano assolutamente valide per i film medio/grandi, assolutamente disastrose per chi al cinema ci va solo per ottenere recensioni dai mass media e soddisfare un criterio obbligatorio per ottenere contributi ministeriali, realtà che invece beneficerebbero di tempi rapidi per recuperare i propri investimenti.

Sostenere che 17 giorni di window siano sufficienti perché in quel lasso di tempo si fa il 95% del’incasso (anche accettando i numeri esposti sopra), non mi convince. Quanti non andrebbero più al cinema, sapendo che dopo due settimane possono vedere il film a casa? Tanti, se consideriamo che sono già molti quelli che aspettano 4 mesi per un titolo in home video (in maniera legale o meno).

A proposito, la pirateria, problematica che per molti geek verrebbe risolta in questo modo. Nonostante le lamentele del mondo del cinema, difficilmente un film arriva online in buona qualità (a meno che non consideriate tali le versioni Cam riprese nei cinema) se non è prima uscito in dvd/bluray. E se quindi un titolo ha mesi e mesi di attesa prima della versione pirata ‘di alta qualità’, con la formula Katzenberg ridurremmo questa finestra a 17 giorni. Sicuri che poi tutti avrebbero voglia di pagare 15 dollari per vedere legalmente un film e senza cercare qualche torrent? Non inserisco in questo discorso il panorama VOD italiano, che fa i numeri (bassi) che tutti conosciamo e dove sarebbe ancora più difficile lanciare un modello del genere.

Insomma, esercenti incazzati e che vedrebbero un bel calo di ricavi (senza drammatizzare, la situazione sarebbe veramente difficile), pirateria a mille e consumatori che magari non avrebbero voglia di spendere a breve distanza per uno stesso titolo (mentre un appassionato prima va al cinema e poi magari compra il bluray 4 mesi dopo). Se questo è il futuro del cinema, chiamatemi pure ‘dinosauro’, ma non lo capisco…