Un altro mondo

Si parla tanto di Francia e degli spettatori d’oltralpe. Allora, diamo qualche numero per far capire le differenze con il nostro Mercato. Fermo restando che in Francia gli aiuti statali sono decisamente superiori ai nostri (cosa che meriterebbe una trattazione a parte), anche il pubblico è molto diverso. Per esempio, dopo 6 settimane 12 anni schiavo è arrivato a 1,5 milioni di biglietti staccati e credo che con l’Oscar possa arrivare a numeri simili (o anche superiori) a quelli di Audiard per Un sapore di ruggine e ossa (1,8 milioni). Ma se il film di McQueen ha almeno le candidature (e i successi) all’Oscar per spiegare questo exploit, quello che mi sconvolge è un film come Lunchbox, che dopo 10 settimane è a 458.732 persone, con buone possibilità di staccare la soglia dei 500.000 (tanto per capirci, poco meno di quello che da noi fa un successo come Philomena).

E a proposito di Philomena, mi stupisce che in Francia sia andato poco sopra i dati italiani (617k di presenze). E vogliamo parlare di un film ultraautoriale come Ida, che solo nella prima settimana ha fatto 110.000 spettatori, per poi arrivare a 288.000 in terza settimana? E la capacità di appassionare con storie biografiche come Yves Saint Laurent (1,6 milioni di spettatori), da noi quasi sempre relegate al piccolo schermo? E certi cartoni animati di successo, come Il castello magico (più di un milione di presenze) e Minuscule (1,2 milioni)? Ma forse l’esempio più sconvolgente è Vado a scuola, da noi fenomeno interessante (ha fatto staccare 124.090 biglietti), mentre in Francia questo documentario ha raccolto 1,3 milioni di spettatori.

E volete sapere come è andata lo scorso weekend? Supercondriaque, nuovo film con Dany Boon (l’artefice del successo di Giù al nord, il Benvenuti al sud originale) ha fatto 2,1 milioni di spettatori, un risultato che in Italia sostanzialmente aveva ottenuto Il principe abusivo in tutto il suo sfruttamento. Intanto, La bella e la bestia continua la sua ascesa verso i 2 milioni di spettatori (dopo essere andato benissimo in Italia). Però, a seguire la logica dei giornali italiani, ne dobbiamo dedurre che i francesi sono in crisi, visto che, a differenza nostra, non hanno vinto l’Oscar. Che dramma, chissà come sopravviveranno…


Chi ha prodotto La grande bellezza?

Ci mancava la polemica, ma non è certo una sorpresa. Di che si parla? Dopo la vittoria di Sorrentino e de La grande bellezza, sul Giornale un editoriale del direttore Sallusti si scaglia contro chi non vuole ammettere la vittoria di Medusa. “L’Italia della sinistra postcomunista e quella renziana (al momento teniamo una separazione in attesa di giudizio) si intestano il merito dell’Oscar di Sorrentino”, per poi continuare “Mediaset, la cui controllata Medusa ha creduto nel progetto di Sorrentino, prodotto (insieme a piccoli partner) e distribuito la pellicola”.

Gli risponde L’espresso:

È davvero così? Prodotto insieme a piccoli partner? No, così non si può dire.

Il film trionfatore a Los Angeles è una coproduzione italo-francese, costata 9 milioni di euro. I produttori sono Nicola Giuliano e Francesca Cima della romana Indigo Film. In coproduzione con Babe Films, Pathé e France 2 Cinéma. La scheda ufficiale spiega che Medusa Film ha partecipato «in collaborazione» con i produttori. Mentre la Banca Popolare di Vicenza ha finanziato il progetto con una quota rilevante grazie all’incentivo dei favorevoli meccanismi fiscali del cosiddetto tax credit per le opere cinematografiche. Anche sulla locandina ufficiale del film si legge, in basso, accanto al copyright 2013 il nome di Indigo Film e quello dei partner francesi. Nessuna citazione per la società berlusconiana diretta da Giampaolo Letta e presieduta da Carlo Rossella.

Medusa, infatti, da principio non ha creduto troppo nel soggetto di Sorrentino e si è associata alla produzione solo in un secondo tempo, e per una quota di minoranza. La società del gruppo Mediaset si è presa il ruolo di distributore, questo sì, ma certo non ha comandato il gioco come si vuol far credere adesso, a giochi fatti, a statuette consegnate.

Che dire? Posizioni entrambe sbagliate e poco informate. Medusa è stata fondamentale nel portare avanti un progetto rischioso, con un budget impegnativo (9,2 milioni di euro) e dopo che il precedente This Must Be the Place non aveva funzionato all’estero. Poteva, insomma, finire molto male e rimetterci, considerando un investimento di 3,7 milioni di euro (5,4 milioni considerando il lancio promozionale, altro che quota di minoranza!), come segnala Federico Pontiggia sul Fatto quotidiano. Che poi i loghi nelle locandine siano una prova di quota di investimento, mi sembra un’idea superficiale, comunque il logo compare in basso a destra e in alto a sinistra c’è la scritta “Nicola Giuliano, Francesca Cima e e Medusa Film presentano”.

D’altro canto, chiamare partner minori non solo Indigo (senza la quale, semplicemente, Sorrentino non esisterebbe come autore, visto quanto è stato sostenuto, anche con i primi film poco fortunati al botteghino), ma anche Pathé (un colosso storico francese) si commenta da solo.

Di sicuro, il carnevale di dichiarazioni di chiunque su questa vittoria, soprattutto persone che con il cinema non hanno nulla a che fare, è diventato insopportabile. Ma anche certe persone che oggi si arrogano la vittoria, forse dovrebbero riflettere se veramente hanno i titoli per farlo…