Ci sono sale e sale…

Visto che la retorica sulle sale urbane ha ormai raggiunto proporzioni bibliche, vi do qualche numero interessante, che ben conosce chiunque si ritrovi a dover studiare l’importanza delle sale cinematografiche per lavoro.

Tralasciando per un attimo i film d’autore e il fondamentale (per quella fascia di mercato) Circuito cinema, concentriamoci solo sui titoli commerciali. Prendete qualsiasi film che mira a fare dai 2 milioni in su (ma anche di meno, basta che non sia un titolo da Festival) e andatevi a guardare i suoi risultati per sala. Sui primi 75 cinema per incasso, una cinquantina saranno dei circuiti UCI e The Space. Gli altri sono indipendenti importanti, ma concentrati in determinate regioni (Veneto, Lombardia, Roma, Napoli, Firenze, Torino e Bologna – con rispettive province – in particolare). Qualche nome? Victoria di Modena o Adriano di Roma, per dire, ma anche diverse sale dalle parti di Brescia, Bergamo o Padova, piazze a cui magari non si fa tanta attenzione (mediaticamente parlando), ma decisive per un film.

Dove voglio arrivare? Semplicemente, se avete un film commerciale, in quelle 75-100-150 sale fondamentali dovete starci (in tutte o quasi), altrimenti non avete speranze. Le altre sale possono essere (nel migliore dei casi) discretamente utili, nel peggiore delle perdite garantite (considerando la Virtual Print Fee da pagare).

Insomma, la retorica delle sale che chiudono è appunto retorica e basta. Le sale che chiudono lo fanno perché stanno su numeri insostenibili, che non permettono né ai proprietari di trarne un profitto minimo né ai distributori di avere un qualche interesse a dare il loro film importante. Questo andrebbe ricordato anche a chi pensa che tutte le sale avrebbero diritto a ricevere tutti i titoli che vogliono. Significherebbe dividere un prodotto per tanti soggetti nella stessa zona, togliendo linfa a chi si regge in piedi da solo per darla a chi non ha i numeri e il pubblico per sopravvivere (e non li avrà comunque, neanche così).

Insomma, se vogliamo dire che una libreria che vende quattro libri a settimana è un presidio culturale contro l’avanzata dei McDonald, diciamolo pure. Ma poi non stupiamoci se la libreria cede il posto ai McDonald. E cerchiamo di non fare sempre di ogni erba un fascio. Ci sono cinema ed esercenti che lavorano benissimo sul territorio. E ci sono cinema che si limitano ad alzare la serranda al pomeriggio. Metterli tutti (bravi e molto meno bravi) nel calderone della Cultura significa fare un danno alla Cultura…


Si stava meglio prima?

Un po’ di memoria storica fa sempre bene nelle valutazioni e negli articoli, soprattutto quelli che puntano sulle cifre. Andiamo a prendere qualche dato da “Con qualche dollaro in meno” di Barbara Corsi. Nel 1992 (anno in cui Salvatores vince l’Oscar con Mediterraneo, a proposito di valutare lo stato di salute del nostro cinema dai premi) eravamo a 83,5 milioni di spettatori. In dieci anni, tra il 1975 e il 1985, si è passati da 513,6 milioni di biglietti venduti a 123,1 milioni, un crollo talmente drammatico che, immagino, gli articoli sulla morte delle sale fossero all’ordine del giorno (e forse neanche con qualche dubbio, ma dandolo per scontato). Nel 1994, eravamo a 98,2 milioni di persone, nel 1996 96,5, nel 1998 118,5 milioni. Se andiamo a guardare i nostri ultimi tre anni, stiamo sostanzialmente su queste cifre. La quota di cinema italiano invece era al 21,9% nel 1989, al 24,4% nel 1992, al 23,7% nel 1995 e al 23,6% nel 1998.

Stiamo parlando di anni in cui non c’era Internet (anche alla fine dei novanta era una minoranza che frequentava assiduamente il Web) e non c’era un colosso come Sky (Tele+ e Stream non hanno mai funzionato veramente). Social Network attuali? YouTube? Ancora da inventare. E i telefonini… beh, poco smart. Insomma, la ‘concorrenza’ alle sale era molto meno forte. Con tutti questi dati, qualcuno mi spieghi perché i dati del 2014, 97,2 milioni biglietti staccati e una quota del cinema italiano che si è assestata al 30,20% di presenze, portano ancora a chiedersi se le sale hanno futuro, quando questa stabilità è ammirevole e rassicurante…


Ottimi risultati a gennaio

12,6 milioni di presenze e 81,9 milioni di incasso a gennaio 2014 nei cinema italiani, rispetto ai 10 milioni di biglietti staccati e ai 65 milioni al botteghino dello stesso mese nel 2013. Insomma, un +25% da un anno all’altro, il miglior modo possibile per iniziare il 2014.

A spiegare il miglioramento, ci sono situazioni occasionali, come il fatto che i giorni collegati alla Befana erano disposti perfettamente per aumentare le feste e offrire più occasioni di andare al cinema. Ma, come sempre, la differenza vera la fanno i contenuti, più forti che un anno fa. In realtà, le proposte del gennaio 2013 non erano certo da buttare, considerando gli 8,3 milioni raccolti da Django Unchained e i 7,8 milioni de La migliore offerta. Il miglioramento l’hanno fatto due titoli. In primis, ovviamente i 12 milioni raccolti da Un boss in salotto, esempio di commedia fortissima tornata a occupare i primi giorni dell’anno, dopo che nel 2013 quello spazio era stato lasciato un po’ vacante, permettendo a Mai stati uniti di ottenere 5,3 milioni. L’altro grande fenomeno del gennaio 2014 è stato Frozen, che non contento di essere stato il re delle feste, ha continuato a incassare benissimo, arrivando a 7,2 milioni. Aggiungiamoci i 5,7 milioni di The Wolf of Wall Street (che ovviamente aumenteranno a febbraio), così come i 5 milioni di Capitan Harlock, i 4,8 de Il capitale umano e di The Butler, i 4,7 di American Hustle e, dulcis in fundo, l’ottima partenza di Tutta colpa di Freud (3,2 milioni), per capire come questo mese sia stato pieno di film di successo.

E cosa dobbiamo aspettarci da febbraio? L’anno scorso, Il principe abusivo aveva staccato tutti ottenendo 10,2 milioni nelle sue prime due settimane, seguito da pellicole come The Impossible, Django Unchained e Lincoln, tutte intorno ai 3,5 milioni. Il corrispettivo di Siani (anche come posizionamento a metà mese) dovrebbe essere Sotto una buona stella, il nuovo film di e con Carlo Verdone. Sostanzialmente, guardando le uscite, mi aspetterei un febbraio 2014 piuttosto stabile, magari giusto un po’ in flessione rispetto al 2013. Vedremo…