Autistici e integrati…

Botta e risposta a distanza (anche se senza polemiche) tra Michele Serra (Repubblica) e Salvatore Carruba (Sole 24 ore). Il primo, commentando i dati delle sale italiane nel 2013, scriveva:

“Per un vecchio medium come il cinematografo è un dato in controtendenza e abbastanza clamoroso: il consumo miniaturizzato e individuale dei film, sullo schermo dei computer e dei tablet, viene annunciato come irresistibile esito della rivoluzione tecnologica. Il cinema da sala, così come il teatro, i libri di carta, l’informazione di carta, la televisione generalista, l’intero vecchio mondo mediatico e culturale, sono spesso oggetto di profezie funeste, alimentando l’euforia dei ‘nuovisti’ e il cupore dei nostalgici”.

E’ facile ribattere che proprio la testata per cui scrive Serra si è contraddistinta nell’ultimo anno per annunciare un giorno sì e l’altro pure la morte delle sale, con tanto di titoli “funesti” infilati a forza ad articoli molto meno apocalittici. Per non parlare di quell’esperto di Repubblica che per anni ha detto che il cinema in sala era destinato alla morte e che i film sarebbero stati tutti in 3D (su questo, forse, ci sta ripensando). Aggiungiamo anche che mettere assieme il discorso sui giornali di carta (ovviamente destinati prima o poi a sparire, visto che compendono tanti costi inutili e che con il digitale si possono evitare) con i cinema (che permettono una visione comunque unica) mi sembra poco convincente. Continua Serra:

“Forse si sta sottovalutando il vero e proprio ‘effetto rinculo’ che l’uso monocratico dei computer può innescare: dalla voglia di uscire di casa, se non altro per respirare un po’ d’aria, a quella di condividere con altre persone, e dunque su scala più larga, lo stesso spettacolo, la stessa fonte di emozione o di apprendimento. Si va ai cinema o si entra in una libreria anche per sentirsi parte di una comunità. Sono molto più ‘social’ alcune vecchie e antiquate forme di comunicazione rispetto al palinsesto solitario, vagamente autistico, della persona sola con il suo video tascabile”.

Mi chiedo se anche il settantenne che al bar di legge il suo giornale di carta tutto solo potrebbe essere considerato “vagamente autistico”, ma evidentemente quella è un’attività meritoria. Poi, sul fatto che la gente vada nei cinema per ‘socializzare’ con degli sconosciuti, temo di avere qualche dubbio. Ovviamente, inutile dire che il discorso di fondo (vedere un film in sala è il bene, anche quando la sala fa schifo; vederlo a casa, anche con un ottimo sistema home theater, è il male) non mi piace.

Il discorso di Carruba è molto più condivisibile, visto che non propone l’ottimismo di Serra. Due punti però mi lasciano perplesso. “Non si può nemmeno pretendere, però, che il pubblico vada a vedere film solo impegnativi; o che non cerchi alternative più economiche alle sale”. Possibile che sul Sole 24 ore si parli delle sale come di un divertimento non economico? Con un prezzo medio del biglietto che nel 2013 è sceso a 6,08 euro? E poi questo punto:

“e la vitalità delle sale, il cui declino sta desertificando il paesaggio serale dei centri storici, grandi e piccoli, con gravi conseguenze anche sul loro tessuto sociale. Un processo, quest’ultimo, che rischia di essere accelerato dalla digitalizzazione delle sale, che ne metterà definitivamente fuori gioco molte, impossibilitate ad affrontare i costi di trasformazione”.

Francamente, anche qui mi sembra strano leggere su un quotidiano economico una preoccupazione su sale che, se sono “impossibilitate ad affrontare i costi di trasformazione”, è perché ormai sono più un hobby dei gestori che delle aziende che si possono reggere sulle proprie gambe, visto che di opportunità (contributi pubblici e offerte private per rateizzare i costi di digitalizzazione) ce ne sono tante. Insomma, mi sembra che entrambi i giornalisti (soprattutto Serra) parlino un po’ più per ideologie che secondo dei dati reali…


Successi italiani: le novità

Come è cambiato il panorama dei film italiani di successo tra il 2012 e il 2013? Questi sono stati i maggiori incassi dell’anno appena trascorso:

Sole a catinelle 51,8 milioni
Il principe abusivo 14,3 milioni
La migliore offerta 9,3 milioni
Colpi di fortuna 9 milioni (10,9 milioni complessivi)
Benvenuto presidente! 8,5 milioni
Un fantastico via vai 7,6 milioni (9 milioni totali)
La grande bellezza 6,7 milioni
Indovina chi viene a Natale? 6,3 milioni (7,7 milioni complessivi)
Mai stati uniti 5,5 milioni
Fuga di cervelli 5,1 milioni

Ovviamente, per quanto riguarda i cinepanettoni, il dato al 31 dicembre 2013 non è quello totale (e per questo, tra parentesi, ho indicato quanto hanno incassato complessivamente).

Questo era invece il 2012:

Benvenuti al nord 27,1 milioni
Immaturi – il viaggio 11,8 milioni
Posti in piedi in paradiso 9,3 milioni
Colpi di fulmine 8,1 milioni (10 milioni totali)
Il peggior natale della mia vita 7,8 milioni
Tutto tutto niente niente 7,6 milioni (8,5 milioni complessivi)
I 2 soliti idioti 7,3 milioni (8,7 milioni totali)
Com’è bello far l’amore 6,8 milioni
Viva l’Italia 5,3 milioni
Venuto al mondo 4,9 milioni

Anche qui tra parentesi i dati totali per i cinepanettoni. Cosa possiamo dedurne? E’ evidente l’aumento (vicinissimo al 30%) degli incassi in top ten. Sì, vince la commedia, ma un po’ meno del passato. Infatti, se nel 2012 l’unico film ‘serio’ a entrare nella top ten è stato quello di Castellitto (e al decimo posto), nel 2013 la pellicola di Tornatore è terza e quella di Sorrentino settima, con un incasso totale più che triplo rispetto a Venuto al mondo. Sono segnali positivi, anche se certo rispetto alla Francia la varietà di generi e di successi è ben inferiore.

Un altro dato interessante è che, a parte il fenomeno Checco Zalone, gli incassi dei titoli nella top ten sono sostanzialmente identici prendendo in considerazione le stesse posizioni (per esempio, i sesti posti ottengono entrambi 7,6 milioni). D’altronde, la somma degli incassi per le posizioni 2-10 nel 2013 è di 72,3 milioni, l’anno prima era stata 68,9 milioni. Insomma, leggero aumento, che conferma (inserendo anche il discorso Zalone) per l’ennesima volta come il pubblico si concentri su un numero ristretto di titoli, ma che quest’anno non ha raccolto tanto in più (e, come detto, non solo con commedie).

E per quanto riguarda le distribuzioni? Nel 2013 la top ten era così divisa: 4 titoli Medusa, 4 della 01, 1 Filmauro/Universal e 1 Warner. Nel 2012, 5 film Medusa, 2 della 01, 2 Filmauro e 1 della Warner. Noterei due aspetti importanti. La Medusa ha raccolto 69,9 milioni dai suoi titoli nella top ten del 2013, l’anno prima erano 57,9 milioni. Se però dai calcoli togliamo Zalone, si capisce come nel 2012 ci fossero tanti titoli Medusa che hanno ottenuto risultati importanti e che nel 2013 sono venuti un po’ meno (anche per la presenza del colosso, s’intende). Ma il dato più importante è l’ascesa (che era già chiarissima nel primo trimestre 2013) di 01, sia come numero di titoli che ovviamente di incassi complessivi. Nel 2012, 12,9 milioni dai due film in top ten (e miglior risultato il sesto posto di Albanese), nel 2013 35,9 milioni dai quattro titoli (con secondo e quinto posto conquistati). La tendenza chiara? Considerando l’ottimo dato di Tornatore e il fantastico incasso di Un boss in salotto (che chiuderà sopra i 12 milioni e ovviamente non è compreso in questi dati), è chiaro che la Warner non ci sta a fare il comprimario, anche per quanto riguarda il cinema italiano. Una buona notizia per tutti…


La top ten del 2013 – seconda parte

Ecco la seconda parte della top ten del 2013, la prima potete trovarla qui:

5 – No
Rimane il dubbio: ha vinto la democrazia o ha vinto il marketing? Forse il film più meravigliosamente ambiguo visto nel 2013, a cui aggiunge un’ulteriore nota interessante la vicenda privata di Pablo Larrain (la madre era un’importante esponente del regime di Pinochet), tanto che in Cile non sono mancate le polemiche. La storia di come un referendum ha posto fine a una delle più odiose dittature moderne è anche uno dei punti di vista più originale dell’anno. Ed è proprio difficile non innamorarsene se ti occupi di marketing. Ma anche semplicemente se ti piace il buon cinema…

4- Prisoners
Siamo messi male (malissimo) se un regista acclamato per La donna che canta va a Hollywood, prende alcune star e tira fuori un film che non solo sembra uscito dagli anni settanta, ma forse è anche più coraggioso di tanti prodotti di ‘conformismo-ribelle’ di quel periodo. Un film che ha il coraggio di mettere in discussione non solo la struttura del racconto, ma anche tutte le nostre idee e opinioni sociali. 82% di pareri positivi su Rotten Tomatoes? E l’altro 18%? Ma per piacere…

3- Her
Una delle cose che si criticano spesso a Spike Jonze è di non avere terzi atti degni del valore altissimo dei primi due atti dei suoi lavori. Concordo. O meglio, concordavo fino a Her. Che è perfetto dall’inizio alla fine. Coraggioso, non solo per la capacità di mostrare in maniera visivamente meravigliosa un presente tecnologico che è già qui, ma soprattutto per credere fermamente a quello che racconta, non importa quanto possa sembrare assurdo. E la capacità straordinaria di mostrare attori che conosciamo bene in una luce sempre diversa. Come Scarlett Johansson (per ovvie ragioni), ma soprattutto Amy Adams, che avrebbe meritato per questo film i riconoscimenti che ha ottenuto per American Hustle…

2- Laurence Anyways/Tom à la ferme
Non ho nessun dubbio che Xavier Dolan sia stata la maggiore scoperta che ho fatto (in ritardo, ma meglio tardi che mai) nel 2013. Tom à la ferme è il film presentato in concorso a Venezia, che ha poco a che fare con le sue precedenti opere e questo è un motivo in più per amarlo, visto che per fortuna non si ripete. Ma Llorence Anyways (passato a Cannes nel 2012) è assolutamente folgorante. La storia di un uomo che cambia sesso poteva facilmente scivolare nel melodrammatico o, ancora peggio, nel ridicolo involontario. Con una maturità narrativa che farebbe pensare a un autore almeno quarantenne e alcune delle immagini più belle dell’anno (di solito, anche grazie a canzoni pop anni ottanta semplicemente perfette), è il secondo film che mi ha stupito maggiormente nel 2013. Capolavoro assoluto, anche se non per tutti i gusti…

1 – The Act of Killing
Se vi chiedevate qual è il primo film che mi ha stupito maggiormente nel 2013, il dubbio è facile da risolvere. Non ho molto da aggiungere alla mia rece di qualche mese fa. Se non che, per il secondo anno consecutivo (nel 2012 era stato Holy Motors) ritengo che la distanza tra il mio film preferito e tutto il resto sia molto ampia. E, dopo l’escusione di Stories We Tell dalla cinquina che si contenderà l’Oscar (nooooooo!) per il miglior documentario, spero proprio che l’Academy non faccia scherzi…


La top ten del 2013 – Prima parte

Mi mancano film come Philomena, Nebraska, Still Life, Il tocco del peccato e altri titoli molto apprezzati, ai festival e dal pubblico, che sicuramente prima o poi recupererò. Ma intanto, questa è la mia top ten del 2013:

10 – Non dico altro (Enough said) e Not Fade Away
Questi due titoli, di per sé, non dovrebbero stare neanche nei miei primi trenta (soprattutto quello della Holofcener, visto che è un prodotto che trovo sopravvalutato). Ma sono anche le ultime due interpretazioni che ho visto di James Gandolfini (e non ho inserito quella di Operazione Zero Dark Thirty) e che dimostrano che si è trattato della maggiore perdita cinematografica del 2013 (almeno per quanto riguarda quello che avrebbe potuto dare in futuro e gli anni che avrebbe dovuto avere a disposizione). Solo la scena al ristorante nella pellicola di David Chase merita di più di centinaia di altri titoli (interi) visti quest’anno…

9 – The Gatekeepers
Se c’è una cosa che mi impressiona del giornalismo all’estero, è l’impressione che le personalità pubbliche si sentano in dovere di parlare, anche di fronte ad argomenti scomodi. The Gatekeepers è un documentario, ma è anche grandissimo giornalismo. Infatti, il regista Dror Moreh intervista sei (l’attuale e cinque ex) responsabili dello Shin Bet, i servizi di sicurezza israeliani, che affrontano (quasi sempre) alcuni dei problemi più spinosi di questo Paese. Che bello sarebbe un analogo prodotto in Italia…

8 – Mud
Ne avevo parlato qui e, come tutti i migliori film, questo mi è cresciuto dentro con il passare del tempo. Ora viene più facile pensare a quanto questo sia stato l’avvio di due anni straordinari per Matthew McConaughey, che lo porteranno tra poco più di un mese a un meritatissimo Oscar per Dallas Buyers Club, ma in generale per tante prove magnifiche…

7 – 12 anni schiavo
Di tutti i film che si trovano in classifica, questo è probabilmente quello da cui mi aspettavo di meno, dando per scontato che sarebbe stato un prodotto utile solo per sconvolgere le coscienze e poco più. Mi sbagliavo e anche di brutto. Un punto di vista originale, che se anche non riporta alle vette straordinarie di Hunger, di sicuro è un notevole passo avanti rispetto a un film che continuo a trovare sbagliato come Shame. E senza dubbio il miglior cast in un film dell’anno scorso, con buona pace dei SAG. Tanto che, nonostante le candidature vadano agli altri, chi scrive trova stupefacente (e la migliore del lotto) la prova di Benedict Cumberbatch, forse l’interpretazione più sottovalutata dell’anno…

6 – Mea maxima culpa/We Steal secrets
Alex Gibney non è soltanto il maggiore regista vivente, quanto meno per l’alto numero di film che realizza ogni anno. Ma è anche un esempio per me di come dovrebbe essere il giornalismo e come quasi mai ormai è (non solo per questione di costi, ma anche di impegno e di regole deontologiche). In particolare, quello che dimostra Gibney è che non bisogna mai partire da idee preconcette, ma costruire il proprio racconto sui fatti. Fatti drammatici, come nel caso del documentario sui preti pedofili, e fatti controversi, per quanto riguarda Wikileaks (ovviamente in grado di scontentare tutti, non solo Julian Assange, ottimo segno per prodotti del genere). E per fortuna che non ho visto The Armstrong Lie, ma tanto ho il sospetto che ne riparleremo nella prossima top ten…

La seconda parte uscirà nei prossimi giorni…


Italiani o meno?

Sarò scemo io, ma non capisco proprio.

Checco Zalone è un comico televisivo passato con successo al cinema, quindi ha svolto lo stesso percorso come tanti altri prima di lui. E’ stato scoperto da Valsecchi, che ha un fiuto straordinario e lo dimostra da tempo. E’ prodotto da Medusa, che ha avuto un ruolo fondamentale nel rilanciare il cinema italiano nei confronti del pubblico nazionale e un certo tipo di comicità (i vari Benvenuti al sud/nord, i due Immaturi, ecc.). Certo, i risultati non sono ‘nella media’, ma è semplicemente la punta di un iceberg anche più grosso di quello che ha affondato il Titanic e che da anni porta incassi importanti, un fenomeno come spesso è capitato nella commedia italiana degli ultimi trent’anni (Verdone, Abatantuono, Nuti, Benigni, Pieraccioni, i cinepanettoni con De Sica e Boldi, ecc.). E i suoi incassi hanno permesso a tutta una filiera di tornare in salute, con beneficio indiscutibile di tutti noi addetti ai lavori.

Insomma, il concetto è semplice: è un prodotto tipicamente italiano e che viene fuori da una tradizione produttiva/narrativa consolidata da decenni. Eppure, a leggere certi articoli sull’aumento dei risultati in sala e della quota del cinema italiano nel 2013 (a cui ha fornito un bel contributo), sembra un alieno, che con l’Italia non ha nulla a che fare e che andrebbe segnalato con un asterisco per distinguerlo da tutto il resto.

Prendiamo invece Paolo Sorrentino. Che vi piaccia enormemente o che lo detestiate, gli va dato atto di essere un regista unico in Italia. Nessuno (nel bene e nel male) gira così. Anche lui è prodotto da Medusa, solo che in quel listino è una mosca bianca, visto che ormai ci sono quasi solo commedie italiane. E’ in linea con tanti autori italiani importanti, quelli che oggi non collaborano tra loro e non sono cresciuti magari sceneggiando uno il film dell’altro (come capitava ai vari Rossellini, Fellini, Antonioni, per esempio, che si passavano il testimone a vicenda, iniziando come sceneggiatori e poi passando alla regia).

I suoi successi all’estero sono inediti per il cinema (per importanza e costanza), considerando che è l’unico che riesce a essere sempre invitato in concorso al Festival di Cannes e (a differenza di Moretti) a farsi apprezzare anche dalla critica americana, vincendo premi e ottenendo apprezzamenti un po’ ovunque. Talvolta gli va male (This Must Be the Place), ma certo non rientra nel novero di autori nostrani ‘rigorosi’ e minimalisti. I suoi incassi, benché importanti e apprezzabili, non modificano per nulla lo stato economico del cinema italiano (se non per quanto riguarda Medusa/Indigo/lui stesso).

Eppure, a leggere gli articoli che celebrano il Golden Globe e la candidatura all’Oscar, si parla di Sorrentino come di un rappresentante della cultura italiana e di tutto quello che è il nostro cinema. Sarà, ma visto quanto ho scritto sopra, a me sembra che Zalone sia molto più rappresentativo del nostro cinema attuale, in positivo (soprattutto) e in negativo. Insomma, mi sono perso qualcosa io? O forse a qualcuno piace sentirsi rappresentato dalla ‘Cultura’ e non dagli ‘incassi’?


Il cinema in Italia: i numeri

Quali sono i dati del cinema (italiano e non) in sala nel 2013, come indicato ieri da una conferenza all’Anica? Intanto, risultano molti più prodotti usciti nel 2013 (453) che nel 2012 (364). Verrebbe da pensare al boom dei contenuti alternativi (concerti, opera, ecc.), ma i dati parlano di un aumento non enorme (da 61 a 69, mi chiedo se questa cifra comprenda anche i documentari). A parte questa ipotesi, forse sono anche i classici che riescono a profusione (e troppo spesso buttati allo sbaraglio in nome della Cultura). Ovviamente, come segnalato nel comunicato dell’Anica, tutto questo è merito soprattutto del processo di digitalizzazione delle sale, arrivato a circa il 75% dei cinema italiani…

Importante invece ricordare ancora una volta (l’ennesima nel mio caso) il fatto che il biglietto per il cinema costi poco. Il prezzo medio del 2013 è stato di 6,08 euro  ed è diminuito del 2,1% rispetto al 2012, nonostante un incremento dell’inflazione dello 0,9%. Nel confronto con il 2011, il prezzo del biglietto è diminuito del 2,3%, a fronte di un aumento dell’inflazione del 4%. Claro?

Come avevo accennato in questo mio articolo, c’è un crollo del cinema europeo, passato come presenze da un 18,22% di quota di mercato nel 2012 al 10,35% dell’anno scorso. Se poi consideriamo che alcuni di questi film sono europei per modo di dire, con star e major hollywoodiane coinvolte (per onestà intellettuale, va detto che, soprattutto per l’Inghilterra, nel 2012 la situazione era ancora più marcata), si capisce che le cose a livello comunitario non vanno bene. Senza trovarci chiavi politiche (la popolazione che non né può più dell’euro e di Bruxelles e fa lo stesso con i prodotti comunitari), è chiara la difficoltà a vendere questi prodotti per i distributori italiani (e spiega anche il fatto che chi investe su film da Festival – magari francesi, cinematografia non fortunatissima quest’anno – abbia qualche problema in più degli altri). Dato in controtendenza, quello spagnolo, ma anche qui il caso The Impossible ‘falsa’ un po’ i numeri (che comunque comprendono prodotti importanti/interessanti)…

Il numero di film in 3D praticamente rimane lo stesso (36 nel 2012, 37 nel 2013), cambiano decisamente i risultati: 12.260.846 presenze e 112.311.976 euro di incasso nel 2012, 7.035.155 presenze e 62.620.258 euro nel 2013. Non mi ripeto per l’ennesima volta, anche perché parlar male dei cadaveri non è carino…

Il discorso dell’entusiasmo sul giorno di uscita al giovedì continua a non convincermi. Ovvio che ci sia un aumento (25,74% rispetto al 2012), perché è naturale che, rispetto al passato, adesso il giovedì sia commercialmente più interessante. Attenzione, non sto dicendo che sia un fallimento, semplicemente non è la rivoluzione annunciata. Va detto comunque che la flessione che si paventava per i dati del lunedì (che avrebbero dovuto subire l’anticipo delle uscite) non è avvenuta, anzi c’è stato un aumento del 12,21%…

Non farei neanche troppa attenzione al confronto dei primi 12 giorni di gennaio 2014 con gli analoghi del 2013, con un aumento di presenze del 35% e una quota del cinema italiano salita al 39,33%. Merito del campione di incassi Un boss in salotto (l’anno scorso la commedia più forte era Mai stati uniti) e anche di una distribuzione dei giorni di festa più favorevole rispetto al 2013. Insomma, bel segnale, ma non ci troverei indicazioni importanti per tutto il 2014…


Le nazioni al cinema

Come è andato il 2013 al botteghino italiano per quanto riguarda le diverse nazioni e i loro film? Dell’aumento ottimo del cinema italiano (arrivato al 30% di presenze nel 2013 dal 25% dell’anno precedente) ho già parlato, mentre è sostanzialmente stabile il primato della produzione a stelle e strisce (dal 53,28 al 54,10%).

E’ facile notare il crollo dei film inglesi (che passano dall’11,07% al 4,92%) e della Francia (dal 5,96% al 3,26%). Ma più che di cinematografie, qua si parla di alcuni fenomeni che nel 2013 sono venuti a mancare. Per quanto riguarda la Francia, il discorso è semplice: Quasi amici. Per gli inglesi, nel 2012 c’erano Il cavaliere oscuro – il ritorno, 007 Skyfall, Dark Shadows, Hugo Cabret e Sherlock Holmes: gioco di ombre, per arrivare a La talpa (che sembra l’unica produzione genuinamente inglese). Nel 2013, Rush (per quanto possa sembrare strano, è effettivamente un film senza capitali americani), Gravity (mah…) e Philomena. Insomma, Inghilterra si fa per dire, se non come succursale di Hollywood. Costante al quinto posto (e con il 1,86% di presenze) la Nuova Zelanda, ovviamente grazie ai due capitoli de Lo Hobbit (e anche qui…).

Migliora invece il dato spagnolo, passando dal 0,59% all’1,81% (spiegazione semplice: The Impossible soprattutto, ma anche il nuovo Almodovar e Le avventure di Fiocco di neve). Gli oltre 7 milioni de Il grande Gatsby chiariscono il miglioramento dell’Australia (sì, ufficialmente è un film australiano, vabbeh), passata dall’1,04% all’1,27%. Sarebbe invece il caso di preoccuparsi per la quota di cinema cinese (soprattutto considerando il ‘piccolo’ fatto che sta diventando il maggior mercato mondiale): nel 2012 era bassa (0,18%), l’anno scorso è stata ancora più irrisoria (0,04%).

Insomma, tralasciando la quota di cinema americano e italiano, più che di cinematografie è il caso di parlare di singoli titoli, che in diversi casi importanti magari sono legati anch’essi agli Stati Uniti (per cast e/o capitali investiti), aumentando la percentuale reale a stelle e strisce (che a questo punto possiamo considerare tranquillamente intorno al 60%). Insomma, non sembra proprio che i tanti sostegni/obblighi a livello comunitario stiano aiutando molto, né che ci sia questa grande voglia di scoprire film e produzioni ‘diverse’ dal mainstream. Ulteriore conferma che chi va al cinema punta su cose fortissime e quasi sempre ritiene di poterle trovare solo da produzioni statunitensi o italiane…


2013: le sale rialzano la testa

I risultati sono chiarissimi. Nel 2012, 91,2 milioni di spettatori e 608,6 milioni di incassi. Nel 2013, 97,2 milioni di biglietti staccati, 617,5 milioni di euro portati a casa dalle sale. Insomma, un aumento di spettatori del 6,5% e di circa l’1,5% in quanto a incassi (la differenza, che può sembrare strana, dipende ovviamente dal crollo del 3D e dalla conseguente diminuzione del prezzo medio del biglietto). Ora, non so quanti ambiti industriali possano vantare in Italia un dato del genere, che andrebbe sicuramente promosso dalle associazioni di categoria, visto che veniamo da un’annata in cui tanti ‘opinionisti’ hanno fornito giudizi apocalittici sulla sorte del cinema e delle sale. Aggiungiamoci anche la quota di cinema italiano, quello che (a parte Zalone) avrebbe ‘perso’ il contatto con il pubblico. Nel 2012 eravamo al 25,35% di presenze e al 24,06% di incassi, nel 2013 si è passati a 30,20% di presenze e 29,75% di incassi, cifre che soltanto l’iperassistita Francia e l’iperprotezionistica Cina possono vantare. C’è veramente di che essere soddisfatti, speriamo lo capiscano tutti…