Forza Italia, sempre

Ieri arriva alle agenzie di stampa questo simpatico comunicato del senatore PDL Francesco Giro:

CINEMA, GIRO PDL CERCHIAMO DI VINCERE IL LEONE  D’ORO – FRANCESCO GIRO SENATORE PDL
Spero che sia l’anno buono per il cinema italiano. Non vinciamo il leone d’oro da 15  anni con Amelio. Allora Spero che proprio amelio possa fare il bis con il suo L’ Intrepido. A Cannes i francesi se possono fanno vincere i loro film. Addirittura sono cosi furbi da metterlo in cartellone l’ultimo giorno del festival come accadde con Cantet con il suo Entre le murs nel 2008 che d’un colpo sbaraglio’ i due italiani Gomorra e il Divo  Noi italiani un po’ sciovinisti no?

Da quello che so, nessuna agenzia di stampa l’ha ripreso (come cambiano i tempi…). Comunque, a parte il fatto che i francesi non è che vincano sempre la Palma d’oro (negli ultimi 25 anni, solo due volte e La classe – Entre Les Murs aveva interrotto un digiuno di 20 anni) e che le giurie al Festival di Venezia non sono composte di soli italiani, la teoria che essere presentati all’ultimo momento faccia vincere i massimi riconoscimenti non è molto scientifica (anche se in effetti statisticamente non è male arrivare nella seconda settimana). Però, mi permetto di sconsigliarlo, perché se un film italiano viene presentato alla fine, significa che lo vedranno pochissimi stranieri, visto che tanti magari staranno già a Toronto. E farsi vedere dagli addetti ai lavori esteri dovrebbe essere l’obiettivo di ogni film italiano, anche più di un premio…


Anteprime mondiali? Sicuri?

C’era un tempo in cui tutti i film della selezione ufficiale a Venezia erano anteprime mondiali, senza eccezioni (se non sbaglio, così è avvenuto nel 2011). Ora, come scritto anche sul sito ufficiale della Mostra, un titolo del concorso di Venezia (quello di Miyazaki, il cui film è già uscito in Giappone) e uno fuori concorso (The Canyons, ma lì era chiara la volontà di omaggiare Paul Schrader, presidente della giuria della sezione Orizzonti) non erano in anteprima mondiale. Accettabile.

Peccato che due altri due titoli, presentati come anteprime ‘mondiali’ del concorso veneziano, non lo siano. Under the Skin ha la prima proiezione per gli accreditati press e industry del Lido martedì 3 mattina. Lo stesso giorno (ma in serata) la prima visione (sempre per press e industry) di The Unknown Known di Errol Morris. Piccolo problema: entrambi i film sono stati proposti ieri al Telluride Film Festival, come scrive Jeffrey Wells e come conferma un rapido sguardo al programma del Festival americano. Peraltro, di Under the Skin è anche uscita questa recensione, proprio grazie a quella proiezione. Possibile che non si riesca ad avere neanche questi due titoli in anteprima mondiale? Preoccupante, molto preoccupante…

Update: aggiungiamo a questo elenco Palo Alto, che verrà presentato lunedì al Lido e che fa parte di una sezione (Orizzonti) che doveva avere tutte anteprime mondiali…


Chi l’ha detto?

“Un film con una sola location, animato dal movimento incessante della camera a mano, in cui lo scontro di volontà diventa rapidamente noioso”.

“Alla fine della proiezione di Via Castellana Bandiera, le possibili perplessità sull’esordio al cinema di Emma Dante si sono dissolte in un applauso convinto e caloroso: forse non è nato un nuovo autore cinematografico ma il suo film è forte e compatto, pieno di rabbia e di vitalità, tanto più sorprendente quanto lo spunto poteva sembrare a rischio”.

“Girato in gran parte in una sola strada, ma senza fornire una sensazione di claustrofobia, il film non riesce a reggere la sua intensità tematica e sembra troppo inconsistente per la sua lunghezza, malgrado un finale stranamente potente”.  

“Nel notevole debutto cinematografico di Emma Dante, Via Castellana Bandiera, la partita si gioca da fermi […] Trasferito al cinema con un senso così materiale della luce, dello spazio, dei corpi, che annulla ogni sospetto di teatralità per trascinarci dentro le protagoniste, il loro dramma, la loro storia o mancanza di storia”.

Estratti delle recensioni di Via Castellana Bandiera di due quotidiani italiani (Corriere della Sera e Messaggero) e di due periodici americani (The Hoolywood Reporter e Variety). Lascio al lettore indovinare quali sono i pareri nostrani e quali quelli statunitensi. Dico solo: per fortuna che, secondo i registi italiani, la critica tricolore non sarebbe gentile verso i film nazionali al Lido…


Sordi, non Alberto

“L’invasione senza regole, favorita da Obama, di Google e Apple in Europa aprirà nuovi canali o contribuirà a rendere più povero il nostro cinema? Per questo vogliamo un’offerta legale di film su Internet, che riporti al cinema europeo parte degli enormi introiti dei grandi aggregatori”.

Il candidato spieghi (soprattutto, MI spieghi, che sono un po’ tardo) cosa hanno voluto dire i 100 autori in questo estratto della lettera inviata al Corriere della Sera, come risposta all’articolo di Mereghetti di cui parlavo qui. I 100 autori sanno che c’è un’offerta legale di film su Internet anche in Italia e che iTunes di Apple è una delle realtà più importanti? E soprattutto, che definire Google e Apple degli aggregatori è un’eresia (con la piccola eccezione di Google News, che comunque rappresenta una parte minimale del mondo Google)? Poi, se vogliamo parlare del fatto che Google e Apple pagano pochissime tasse nel nostro Paese, sono d’accordo ed è una vergogna. Ma qui il discorso nei confronti di questi due colossi è più chiaro: datece i (vostri) sordi. Tanto per cambiare…


Elysium in testa in Italia

Non era scontato – visto anche il mediocre risultato negli Stati Uniti – che Elysium partisse al primo posto in Italia, come ha fatto ieri. E non è assolutamente scontato che finisca il weekend al primo posto, vista la concorrenza di Monsters University.

Intanto, la pellicola di Neill Blomkamp ha raccolto ieri 291.751 euro grazie alle 405 sale in cui è arrivata (fonte e-duesse). Sicuramente si supererà il milione di euro, ma sarà importante vedere di quanto, perché Monsters University ieri era appena dietro, a 259k, e promette di tornare in testa grazie ai dati di sabato e domenica. Intanto, il cartone è a un totale di 4,8 milioni.

Terzo posto per Shadowhunters: città di ossa, che ieri si è accontentato di 159k e ora dopo due giorni di sfruttamento è a 385k complessivi. Anche questo titolo potrebbe sfruttare bene il weekend, soprattutto le adolescenti in giro il sabato. Dietro, L’evocazione inizia a perdere qualcosa (128k rispetto ai 309k di una settimana fa, totale di 2,1 milioni di euro), così come Turbo (91k contro i 293k di giovedì scorso, 2,8 milioni complessivi).

Molto male invece le altre nuove uscite, che faticheranno a raggiungere i mille euro per copia. In Trance, arrivato in 215 sale, raccoglie solo 20k, La variabile umana (88 schermi) è a 9.975 euro, Una canzone per Marion (65 cinema) ottiene 6.254 euro, Starbuck – 533 figli e non saperlo (50 copie) 4.903 euro, Royal Affair (36 sale) 3.512 euro, Infanzia clandestina (20 schermi) 1.620 euro e Foxfire – Ragazze Cattive (16 cinema) 1.209 euro. Io ho previsto che settembre sarebbe stato durissimo per i film d’essai (compresi quelli veneziani, a proposito arriva anche Via castellana bandiera dal 19 settembre, una settimana prima a Palermo), ma anche fine agosto promette benissimo…


Il più grande mistero mondiale?

Stragi di stato, omicidio Kennedy, armi di distruzione di massa poi non trovate in Iraq. in confronto, situazioni chiarissime rispetto alla pagina Facebook di Gabriele Muccino, in cui ogni giorno compaiono e scompaiono messaggi, neanche fosse il Triangolo delle Bermude. Qualche giorno fa, Muccino si lamentava di una presunta censura del Messaggero (qui trovate un resoconto), che non avrebbe pubblicato un suo pezzo particolarmente critico contro Berlusconi. Post d Facebook che poi sarebbe stato cancellato da un misterioso hacker.

Ieri sera, invece, nuovo messaggio Facebook sulla questione, in cui si chiariva che il Messaggero aveva scelto di non pubblicare il pezzo solo perché c’era già un editoriale simile programmato. Anche questo articolo più conciliante (almeno con i Messaggero, un po’ meno con la grammatica), tuttavia, non si trova più sulla sua bacheca. Ora, a parte quanto già avevo scritto a suo tempo, sul fatto che Muccino dovrebbe imparare a utilizzare meglio i social network (o imparare a utilizzarli tout court), due dubbi semplici:

– Ma al Messaggero non potrebbero utilizzare i soldi con cui pagano Muccino per collaboratori, stagisti e tutti quelli che non hanno contratti ultragarantiti (e che immagino non manchino anche a Via del Tritone)?
– Ma il Muccino che si scaglia contro la censura perché riteneva che colpisse le sue idee contro Berlusconi, è lo stesso che in Ricordati di me metteva in scena un partito che era chiaramente Forza Italia, ma utilizzando un altro nome? Altri tempi…


Shadowhunters: esordio al secondo posto

Ieri apriva (con un giorno di anticipo rispetto alla concorrenza) Shadowhunters: città di ossa. Il risultato è stato un discreto secondo posto con 216k in 450 schermi, ma ovviamente per giudicare meglio questo titolo bisognerà aspettare i prossimi giorni, così da capire se il pubblico interessato è andato in massa solo il primo giorno o se invece sabato e domenica si potrà fare il bottto.

Intanto, ieri mantiene un solido primo posto Monsters University con 410k (è arrivato a 4,5 milioni), mentre più dietro L’evocazione – The Conjuring, che continua ad andare benissimo con altri 178k (2 milioni complessivi), seguito da Turbo con 161k (e 2,7 milioni totali.


La ripresina al Lido

In occasione dell’inizio del festival di Venezia, fa piacere riprendere un’Ansa di qualche giorno fa molto “intrigante”, fin dal titolo: “Venezia: c’e’ ripresina, feste tornano trendy”. Inizia così:

Almeno sul Lido di Venezia, almeno per la mondanità e per gli eventi variamente glamour, arrivano quest’anno dalla Mostra del cinema che si apre il 28 agosto, segnali della famosa ripresina economica di cui si comincia a parlare. Tanti appuntamenti e nuovi spazi, molti party in location top di Venezia, e anche se per un circo modaiolo-cinematografico presenzialista che cala a Venezia per l’occasione, si tratta pur sempre di soldi spesi nel super effimero che di questi tempi è appunto un lusso.

Da qui, segue lungo elenco di feste e vip (per mancanza di prove) che saranno presenti a questi eventi. Ora, chiunque sia stato a Venezia anche soltanto un anno, sa bene che di feste ce ne sono tante e servono per dare visibilità ai numerosi sponsor del Lido (qualcuno negli ultimi anni ha desistito, alla faccia della ripresina). Insomma, è difficile trovare un senso all’articolo sopra citato, considerando che anche il super effimero (anzi, soprattutto quello) ha bisogno di promozione e il Lido ancora offre una vetrina importante. Al massimo, ci si può chiedere se vale la pena investire in una manifestazione che volutamente ha scelto la strada della ricerca cinematografica, più che dei grandi film e dei divi, ma questo è un dubbio che devono porsi gli sponsor.

E allora, perché un articolo con questa impronta, parlare delle feste (argomento di colore che certo non manca di interesse, almeno per buona parte dei mass media), ma in ottica “ripresina economica”? A parte l’ipotesi di far piacere a chi comanda (ma che non credo abbia bisogno di articoli del genere), credo che la ragione sia semplice ed è un punto su cui rifletto da anni. Ho sempre più l’impressione che, soprattutto per i mass media tradizionali, il cinema non faccia notizia in sé, ma solo se collegato ad altri fattori. Arriva il divo americano? Chiediamogli qualcosa di Obama, anche se magari si tratta di un attore adolescente che di politica non sa nulla. C’è il popolare comico italiano? Speriamo di avere una polemica sulla politica o sulla società in generale. E’ come se non si accettasse che il cinema possa essere interessante per il pubblico, anche senza dover andare oltre i propri confini. Insomma, per i mass media tradizionali il cinema non è interessante. Notizia un po’ triste, no?


Contro il pubblico

Sì, lo so, questo blog rischia di diventare un bollettino sugli articoli di Mereghetti, ma quello di oggi (intitolato molto esplicitamente “la parola d’ordine diventa ‘rischiare'”) mi sembra particolarmente significativo. Quello che si dice è semplice:

“Eppure proprio questo si dovrebbe chiedere a un festival, soprattutto a Venezia: cercare il nuovo, il sorprendente, magari il disturbante. Non nomi consolidati che possono ‘solo’ confermare la loro bravura (come ha fatto egregiamente l’ultima edizione di Cannes) ma scommesse e azzardi, per aprire gli occhi agli spettatori con linguaggi e proposte inedite”.

In linea teorica, potrei anche essere d’accordo, ma facciamo a capirci. Per me la questione del nuovo linguaggio è una chimera, perché non vedo possibilità di nuovi linguaggi cinematografici nel 2013. Al massimo (ed è già tanto), possiamo trovare nuovi autori che ci emozionino. Io quest’estate ho scoperto i bellissimi film di Xavier Dolan, ma non mi viene da parlare di rivoluzione copernicana. Ed è per quello che, di solito, il “sorprendente e il disturbante” significa fare solo cinema anticonvenzionale, talvolta intrigante e ammirevole, ma in tanti altri casi anche noioso e che sarebbe risultato vecchio anche negli anni settanta. Vogliamo parlare, per esempio, del James Franco regista, citato da Mereghetti come esempio positivo, e di quanto abbiamo rischiato di addormentarci alla visione di Sal nel 2011 al Lido? In realtà, i nuovi linguaggi di solito sono autori che scimmiottano il Godard di 40 anni fa, puntano sulle scene shock o giocano con il tempo nella loro narrazione (cosa che ormai fanno anche tante serie televisive). Ma il vero “problema” viene fuori nell’ultima parte dell’articolo di Mereghetti:

“Il problema, semmai, è quello di un ‘pubblico’ che in passato non sempre era sembrato ben disposto di fronte al nuovo e all’insolito. E non mi riferisco solo ai critici ma anche a chi, sempre più spesso, scambia l’affollamento delle feste per un indice di gradimento e misura il valore di un festival dal suo adeguarsi al minimo comun denominatore culturale del paese. E’ contro di loro che vale la pena di ‘rischiare’ e ci auguriamo che Venezia sappia farlo davvero, perché solo così si può rendere vivo un festival e attraverso di lui un intero sistema culturale”.

Insomma, come si poteva immaginare, al Lido è ufficialmente iniziata l’era dell’autarchia e della piccola isoletta felice, dove far entrare meno gente possibile. Difficile poi spiegare come si fa a invocare l’intervento dello Stato per aumentare i fondi alla Cultura, se si vuole che la Cultura in questione (ammesso e non sempre concesso che sia la migliore possibile) sia appannaggio di un’elite. Obiettivo, peraltro, che stiamo felicemente raggiungendo…