I Croods sempre più in alto, non sfondano le nuove uscite

Giornata difficile da valutare ieri, considerando che c’erano le scuole chiuse e i cinema hanno fatto segnare dati anomali per un giovedì. Di sicuro, I Croods sta avendo un passaparola notevolissimo, come dimostrano i 336k fatti segnare ieri (praticamente il triplo dell’esordio, è arrivato a 4 milioni totali e con i dati di Pasqua e Pasquetta potrebbe anche superare i 7 milioni). Bene anche Benvenuto presidente!, con altri 188k e un risultato complessivo di quasi 3,2 milioni.

E le nuove uscite? Come era facile prevedere, non potevano ambire al primo posto al botteghino. G.I. Joe – La vendetta, uscito in 315 schermi, ottiene 170k, dato sicuramente confortante. Maluccio invece gli altri, come Il cacciatore di giganti (109k in 300 schermi) e The Host (68k in 250 sale).

Altri risultati negativi meritano un commento a parte. Outing, fidanzati per sbaglio, arrivato in 150 copie, pone ancora una volta l’interrogativo di come certe commedie possano sopravvivere con questo rapporto costi/ricavi, se esordiscono con 20k.

Poco inferiori le sale (130) di Due agenti molto speciali, che raccoglie 31.000 euro, dimostrando per l’ennesima volta che no, il pubblico italiano non ha deciso di vedere 20 film francesi all’anno, solo perché Quasi amici ha fatto un sacco di soldi anche da noi. Vedremo quanto durerà ancora l’equivoco di acquisti legati ai due attori di quell’enorme successo.

Sui 24.000 euro di Un giorno devi andare ottenuti in 85 copie e sul suo regista, Giorgio Diritti, vorrei scrivere un pezzo a parte. Diciamo solo che le lenzuolate dei quotidianisti sul film (generalmente favorevoli, anche se qualcuno era un po’ più scettico), non portano al cinema neanche gli abitanti di Parioli e Prati.

Come sempre poi, sarà fondamentale il tempo (tra domenica e lunedì dovrebbe essere generalmente bello) del weekend per determinare i risultati. Il consiglio? Non fatevi fuorviare da medie alte per tutti (o quasi) in questo periodo, in cui molti decideranno di andare al cinema…


Festa del cinema? Un successo annunciato…

Cosa di meglio di una Festa del cinema, che consente al pubblico di vedere per una settimana (dal 9 al 16 maggio) i film in 2D a 3 euro e quelli in 3D a 5 euro? Come ci informa il comunicato, l’iniziativa “vuole favorire, attraverso una riduzione del prezzo del biglietto, l’aumento dell’afflusso di pubblico nelle sale cinematografiche per far apprezzare la vera bellezza e il fascino del grande schermo. Lo scopo del progetto è rilanciare l’importanza culturale e sociale del cinema”. Tutto bellissimo, se non fosse per un piccolo particolare: mancano i film.

Non si può dire infatti che i distributori si siano affannati a mettere titoli fortissimi nel weekend del 9 maggio. L’arrivo più importante sembra essere Io sono tu, ma in Italia Melissa McCarthy e Jason Bateman non sono popolari come in America. Poi tanti prodotti per appassionati horror/thriller (La casa, Stoker, Confessions, peraltro c’è un eccesso di offerta in questo genere) e prodotti più d’autore (No – I giorni dell’arcobaleno, Anime nella nebbia, Effetti collaterali), oltre a un paio di commedie che non fanno pensare agli incassi di Siani (Vent’anni di meno, Mi rifaccio vivo).

Vabbeh, direte voi, magari si potranno recuperare grandi titoli del weekend precedente. Insomma… Il primo maggio escono infatti Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe (risultato non straordinario in America, un po’ meglio nel resto del mondo), Il cecchino (andato male in Francia, non ha ottenuto grandi consensi al Festival di Roma), il prodotto con The Rock Snitch – L’infiltrato e due pellicole d’autore (Qualcuno da amare e Muffa). Certo, il 16 esce Il grande Gatsby, ma bisogna vederlo quel giorno per usufruire dello sconto, altrimenti nisba. Sempre il 16, c’è Pitch Perfect, commedia molto carina, ma che non promette grandi folle in Italia. Sarebbe stato bellissimo far iniziare la Festa il 23 maggio, considerando uscite di grande valore come Epic, La grande bellezza e Fast & Furious 6, ma evidentemente né i distributori né gli esercenti hanno voluto rischiare di lasciare qualche milione di euro sul tavolo.

Quando, lo scorso anno, la Festa del cinema si doveva tenere intorno a settembre, un rappresentante delle associazioni di categoria mi aveva detto che le case di distribuzione stavano fuggendo dalla settimana prevista con le loro uscite. Insomma, adesso che la Festa si fa veramente, assistiamo a un remake (La grande fuga 2?). Per carità, è comprensibile che case di distribuzione ed esercenti facciano il loro interesse, peraltro in un periodo così difficile per tutti. Ma se si vuole festeggiare, senza materia prima è difficile divertirsi…


I soldi delle televisioni

C’è un buon motivo per cui le televisioni generaliste non amano particolarmente gli obblighi di legge per quanto riguarda il cinema. Ed è semplice: i film vanno male. Qualche dato recente, giusto per capirci. Il film italiano iù visto in sala di questo millennio, Che bella giornata, passato due settimane fa su Canale 5, ha fatto 4,7 milioni di spettatori (solo 16,57% di share). La scorsa settimana, sempre su Canale 5, arriva Hereafter, pellicola di Clint Eastwood che aveva fatto quasi 8 milioni di euro nei cinema. Sul piccolo schermo è un’altra storia, solo 2,6 milioni di telespettatori con il 10,56%. Vogliamo cercare un buon risultato? Diciamo Benvenuti al Sud, che è stato visto da 6 milioni di spettatori e uno share del 21.05%, comunque non un dato straordinario per un film che aveva incassato 30 milioni di euro. E questi sono solo tre dati dell’ultimo mese, comunque utili per capire la tendenza, per cui i film arrivano alle reti generaliste dopo due anni di sfruttamento intensivo, fatto anche di pirateria.

Il paradosso quindi è questo: le televisioni (Rai e soprattutto Mediaset) hanno fatto affari d’oro per decenni con il cinema italiano e senza spendere enormi cifre (basti pensare al successo dei passaggi ripetuti dei film con Bud Spencer e Terence Hill). Ora che viene fatto pagare loro il conto, i soldi sono finiti, in generale (i ricavi pubblicitari si sono ridotti) e per quanto riguarda l’interesse a investire in prodotti che ormai non rendono più come ai bei tempi. Un rompicapo che, probabilmente, finirà con un accordo al ribasso in Parlamento (alcune avvisaglie ci sono già state, per ridurre le quote obbligatore di investimento), che sostanzialmente non cambierà gli impegni per Rai e Mediaset.


2013, l’anno in cui l’Italia scopre Internet

Certi sondaggi non ricevono l’attenzione che meritano, ma in alcuni casi non è difficile capirne la ragione. Prendiamo la ricerca Audicinema, pubblicata con grande evidenza sul numero 3 di Box Office di quest’anno.

Dati evidenti a chi non vive sulla Luna (o si occupa di tv generalista/quotidiani per sessantenni). La principale attività dei maschi e delle femmine nella fascia d’età 14-34 (quella che va più al cinema) è “navigare in Internet” (lo fa il 58,3% dei maschi e il 54,9% delle femmine di quel target). Passando al target 35-55 anni, “navigare in Internet” rimane la principale attività dei maschi (53%) e la seconda per le femmine (con un 38,7%, di poco dietro alla Tv). E i nostri fantastici quotidiani? La voce “leggere” (presumo libri e giornali, altrimenti anche andare su Internet dovrebbe implicare la lettura, a meno che non vi limitiate a navigare su YouPorn) è soltanto sesta tra i maschi 14-34 e quarta tra le femmine della stessa fascia d’età.

Come giustamente sostiene Giovanni Scatassa, responsabile marketing e commerciale Rai Cinema, nonché responsabile della suddetta ricerca, “Purtroppo ad oggi l’attività in Internet del cinema forse non è ancora in linea con le potenzialità del mezzo; viene sicuramente utilizzata per la promozione ma forse non ancora con il peso che i dati precedenti sembrerebbero dovergli conferire”. Ecco, ripeto, nulla di sorprendente per chi su Internet ci lavora da 15 anni e ha visto il passaggio da nicchia per appassionati a mezzo di informazione utilizzato da tutti. Ma poi, quando ci lamentiamo sempre dei risultati in sala insufficienti, perché parlare di Internet solo come minaccia (ossia, la pirateria) e non invece come mezzo di promozione straordinario? E soprattutto, perché non sfruttarlo al meglio?


Ma porto sfiga?

Nella mia top 14 del 2012, avevo messo Holy Motors al primo posto e The Impostor al terzo. Mi fa quindi un certo effetto vedere che la società che ha distribuito questi due titoli negli Stati Uniti, la Indomina Releasing, ha annunciato la chiusura della sua divisione distributiva, per concentrarsi sulla produzione di prodotti per il cinema e la televisione.

Ora, a parte gli scherzi e le mie doti di menagramo, è un ulteriore segnale che ormai per un certo tipo di cinema (non importa i consensi critici – Holy Motors ha ottenuto il 90% di pareri positivi su Rotten Tomatoes, The Imposter il 95%, oltre ovviamente a riconoscimenti in tutto il mondo) le sale sono un territorio sempre più difficile da conquistare. Mi viene solo un dubbio: se non è conveniente distribuire i film per il cinema, sarà più conveniente produrli, come sta facendo la Indomina prendendosi tutti i rischi del caso? L’esempio di tante etichette indie (comprese le divisioni arthouse di molte major), che negli ultimi anni hanno chiuso, non è positivo.  Visto che anche in Italia c’è chi sta scegliendo questa strada, è una domanda che conviene farci in fretta…


3 milioni per I Croods, 2,4 per Benvenuto presidente!

Non si può dire che I Croods e Benvenuto presidente! non siano decollati tra sabato e domenica, superando le aspettative che si potevano avere dopo i primi dati.

Il cartone ha fatto 3 milioni totali, grazie a una domenica da 1,6 milioni. Se consideriamo che nei primi due giorni aveva ripetuto quasi esattamente il risultato di Hotel Transylvania, pellicola che aveva chiuso a 2,4 milioni, si può capire l’impennata del film, aiutato anche dalla differenza delle sale rispetto a quel titolo (qui siamo a più di 700). Comunque sia, un moltiplicatore di 26 rispetto al primo giorno è anomalo anche per un cartone (di solito si arriva a circa 20).

Moltiplicatore notevole (quasi 20) anche per Benvenuto presidente! (2,4 milioni totali). Se si fa un confronto con i dati de Il principe abusivo, quel film aveva fatto 4,3 milioni nel primo weekend, ma quasi 750.000 euro al primo giorno (dato fuorviante perché era San Valentino, ma comunque in un giorno normale sarebbe stato di almeno 3-400.000 euro). Impressione mia: Bisio non porta la gente al cinema di corsa come Siani (soprattutto al centrosud), ma è una buon minimo comun denominatore per un pubblico eterogeneo, tanto da poter vantare la miglior media per sala questo weekend (poco sopra i 5.000 euro). A subire le maggiori conseguenze di questo successo di Bisio è sicuramente Buongiorno papà, che perde quasi il 50% ed è arrivato a un totale di 1,9 milioni, decisamente insufficiente rispetto alle aspettative.

Lo sconfitto (anche se non un fallimento, anzi) del fine settimana è Gli amanti passeggeri, che si deve accontentare di 900k e una media non straordinaria (poco sotto i 3.000 euro). Meglio in quel senso La madre, con 865.560 euro e una media di quasi 3.600 euro. Altri dati interessanti? Il grande e potente Oz perde circa il 60% rispetto allo scorso weekend, non appena arriva una concorrenza forte. Nulla di sconvolgente, anzi il totale di 7 milioni (chiuderà intorno ai 9) è motivo di gioia per la Disney, ma in prospettiva sequel forse non sarei sicuro di un enorme gradimento del pubblico.

La frode conferma il dato positivo del weekend scorso e raccoglie altri 611.640 euro, con un calo (assolutamente ragionevole, direi quasi positivo) del 30% rispetto a sette giorni fa. Con un totale di 1,7 milioni e una possibile conclusione a 3 milioni complessivi, ha tutta l’aria di essere un bell’affare per la M2. Alla faccia di chi scriveva che in America era stato un flop, non capendo il discorso dell’uscita in contemporanea sale/VOD…


I Croods vinceranno il weekend

Qualche rapida considerazione sulle uscite di ieri:

– In generale, i film nuovi sembrano funzionare bene, considerando che hanno conquistato i primi quattro posti al botteghino. Rimane una certa idea di sovraffollamento, ma il pubblico pare rispondere bene per ora…
– Ieri sostanziale pareggio tra Benvenuto presidente! (119k) e I Croods (111k). Considerando che i cartoni partono sempre deboli di giovedì, è un facile pronostico dire che I Croods si avvia a conquistare il weekend (anche grazie alle 630 copie totali), con un risultato probabilmente superiore ai 2 milioni (magari anche vicino ai 2,5 milioni). Benvenuto presidente! (490 schermi) invece non dovrebbe avere problemi a superare gli 1,5 milioni. Fosse così, dato ovviamente da non buttare via, ma che rischierebbe di renderlo il nuovo Viva l’Italia, ossia un prodotto che non ottiene quanto sperato, considerando i nomi coinvolti. Forse, la concorrenza di un prodotto per famiglie come I Croods non andava sottovalutata…
– Per ora, La madre (233 sale, 77k) batte Gli amanti passeggeri (71k, 300 schermi), ma è probabile che arrivati a domenica sera il risultato verrà ribaltato. Comunque, il milioncino (euro più, euro meno) che otterrà Almodovar preoccupa soprattutto perché è difficile attendersi un passaparola molto positivo (se non tra gli orfani del cinepanettone). Non pervenuto invece L’amore inatteso (24 cinema, 1.371 euro).


Il cinema italiano è troppo caro

Qualche mese fa, in un articolo di Box office, si riportavano queste parole di Paolo Del Brocco di Raicinema: “Il sistema non riesce ad assorbire questi numeri (110 film italiani all’anno, come citato dalla rivista, Ndr). Anche perché in media i film costano 7 milioni – i compensi di attori e agenti sono troppo alti per il nostro sistema – e ne incassano 2, quando qualche anno fa avrebbero totalizzato il doppio”.

Per capire che i conti non tornano, non ci voleva un premio Nobel per l’economia (infatti, basto io). Incuriosito, mi sono messo a spulciare nelle richieste di finanziamento di contributi al Ministero, che ci permettono di conoscere il budget dichiarato dei film (a scanso di equivoci, non c’è nessuna polemica sui contributi che hanno preso o prenderanno questi titoli, perché non è il punto di questo articolo). Prendiamo per esempio le richieste presentate entro il 31 gennaio del 2013 (per cui ancora non si sa chi e quanto prenderà dal Ministero) con i relativi budget e magari vediamo quanto hanno incassato gli stessi registi con il loro film precedente (ricordando sempre che più del 50% di queste cifre vanno agli esercenti e che ovviamente poi bisogna considerare le spese di promozione), in modo da capire che aspettative si possono avere:

Il ragazzo invisibile (11,1 milioni) di Gabriele Salvatores, Educazione siberiana dovrebbe chiudere la sua corsa intorno ai 4,5 milioni
I principianti (4,4 milioni) di Claudio Cupellini, Una vita tranquilla aveva incassato 1,4 milioni di euro
La buca di Daniele Ciprì (3,9 milioni), E’ stato il figlio aveva incassato 776.000 euro
La regina della neve di Carlo Mazzacurati (4,4 milioni), La passione aveva incassato 2,4 milioni di euro
L’intrepido di Gianni Amelio (3,8 milioni), Il primo uomo aveva incassato 757.000 euro
Non dimenticar di Cristina Comencini (4,4 milioni), Quando la notte aveva incassato 515.000 euro

Certo, ci sono tutti gli altri diritti di sfruttamento, ma con l’home video morto (e comunque per il cinema italiano non è mai stato troppo vivo), con le piattaforme VOD che ancora non producono numeri al livello di Stati Uniti, Inghilterra e Francia, e le televisioni generaliste sempre meno interessate al cinema, non mi farei grandi aspettative, anche considerando l’evidente calo (rispetto a due-tre anni fa) del cinema italiano in sala, soprattutto quello d’autore. Insomma, questi titoli preoccupano? E se vi dicessi che i film sopra indicati sono quelli che hanno maggiori possibilità di successo? In effetti, ho preso in considerazione i nomi più noti, ma se andiamo a vedere tante pellicole con budget tra i 2 e i 4 milioni di euro affidate a semisconosciuti (e che evito di citare per non dilungarmi), c’è sicuramente da avere anche più dubbi sulle potenzialità commerciali di quei prodotti minori, tanto da non poter garantire con certezza neanche un’uscita che superi le 50 sale.

Ma vediamo anche alcune richieste fatte entro il 31 maggio 2012:

La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi (3,9 milioni), Non pensarci aveva incassato 1,4 milioni
Il driver di Alessandro Piva (3,1 milioni), Henry aveva incassato 11.709 euro
Fuori verde di Oreste Crisostomi (4,7 milioni), Alice aveva incassato 37.429 euro
La gente che sta bene di Francesco Patierno (5,9 milioni), Cose dell’altro mondo aveva incassato 1,4 milioni

E quelle entro il 31 gennaio 2012:

Viva la libertà di Roberto Andò (4,9 milioni), il film chiuderà poco sotto i due milioni di incasso, peraltro un dato tutt’altro che negativo rispetto alle attese, ma che rende difficile comunque recuperare il budget.
Sono belle le mimose di Vincenzo Terracciano (5 milioni), Tris di donne & abiti nuziali aveva incassato 185.232 euro
Senza nome nel paese del vento di Sergio Manfio (5,8 milioni), Cuccioli aveva incassato 723.000 euro

Ripeto, non è un atto d’accusa verso nessuno, ma semplicemente un modo per valutare se certe cifre sono ancora ragionevoli. Va detto che magari non tutti questi film si faranno veramente e magari qualcuno dovrà rivedere il suo budget. In questo senso, spicca il caso di The Missing Paper di Renzo Martinelli, che nell’ultima seduta era budgettato a 5,6 milioni di euro, mentre in quella precedente (dove aveva ottenuto un punteggio troppo basso per il contributo) presentava una previsione di costi di 7,8 milioni di euro. Anche così, omettendo per carità di patria gli incassi degli ultimi kolossal di questo regista, non si profila un affarone per i produttori.

Di solito, la risposta a questi dubbi è: ma il film X è stato venduto su Y mercati esteri. Ovviamente, mai che ti dicono a quanto e con quali risultati (ne parleremo in futuro, magari). Mi chiedo: ma se il cinema americano arriva al massimo al 70-75% degli incassi conquistati sui mercati esteri rispetto al totale, come si può pensare che film italiani abbiano minimi garantiti e percentuali sugli incassi che cambino radicalmente una situazione negativa del genere? E quanti ogni anno hanno vendite estere significative? 5, 10? Forse, almeno qui non farebbe male un po’ di austerità, sia nel numero dei film prodotti che nei costi…


Silvia Bizio sa cose che voi non sapete

Sì, lo so che state per dire e magari avete ragione. I titoli di solito non li decidono i giornalisti, ma i redattori. Però quando parti con un titolo come “Il Jobs di Kutcher è già un flop, uscita rinviata”, come fa Silvia Bizio sulla Repubblica di ieri, devi avere delle basi solide per sostenere un attacco del genere, destinato a un film che non vedremo ancora per diversi mesi e che in teoria potrebbe essere un successo, visto anche il suo budget ridotto (Imdb parla di 8,5 milioni di dollari).

In realtà, la realtà che viene descritta non è certo sconvolgente. Si parla della necessità di rimontare il film, in parte (secondo la casa di produzione Open Road) o del tutto (come sostiene la Bizio). Poco corretto invece scrivere (senza contestualizzare) “Perfino Steve Wozniak, collaboratore storico di Jobs alla Apple, ha liquidato il film dicendo che la descrizione delle personalità sia sua che di Jobs non erano affatto azzeccate”, considerando che Wozniak ha espresso queste opinioni riferendosi soltanto a una scena del film della durata di un minuto.

Detto tra noi, non è che io mi aspetti miracoli da questa pellicola, con qualsiasi montaggio esca. Fin dall’inizio, puzzava troppo di operazione mordi e fuggi per sfruttare la popolarità del suo soggetto, arrivando prima della versione firmata Aaron Sorkin. Ma non è un po’ prematuro dare per morto il film, visto anche che il racconto che fa la Bizio ricorda molto (solo per citare un esempio recentissimo tra mille altri possibili) la storia de Il grande e potente Oz, a cui andrebbero aggiunte magari anche le costose riprese supplementari della pellicola di Sam Raimi? Flop pure quello?


La misteriosa ‘operazione’ di Marco Müller

Qualche giorno fa, esce sul Fatto quotidiano un articolo di Malcom Pagani (che potete trovare anche qui) e che affronta i problemi del Festival di Roma. Sostanzialmente, il pezzo vede profilarsi all’orizzonte una catastrofe, un po’ come certi articoli del Corriere della Sera recenti, tanto da arrivare a dire: “Più facile che falliscano tutti e che a novembre, nella già sventolata indifferenza della città, il Festival non abbia luogo”. Ipotesi un po’ pessimistica, considerando i tanti contratti da onorare (a incominciare proprio da quello di Marco Müller), anche se è indubbio che permangono ancora delle incertezze. Ma il pezzo più interessante è questo:

“Un progetto già finito. Ora che Alemanno è sull’uscio e Renata Polverini non gode più delle fumettistiche perorazioni del Batman di Anagni, Franco Fiorito, anche Müller è in disgrazia. Assediato, sgomento per le lotte intestine, incredulo per i buchi di bilancio, ora anche operato in Svizzera di ulcera, indesiderata compagna di viaggio delle ultime, terribili settimane. Müller era in trattativa per portare l’ultimo Scorsese a Roma. Allo stato, tramontate le illusioni da grandeur hollywodiana, non si può ipotizzare neanche un viaggio all’allegro Festival delle Cerase di Palombara Sabina. Niente denaro”.

Insomma, il paragone è impressionante: il festival è alla conclusione, mentre la salute di Müller sarebbe altalenante, tanto da costringere a un’operazione di ulcera. Una notizia preoccupante per chi conosce il direttore del Festival e che sembrerebbe una metafora perfetta dei problemi della manifestazione. Peccato che da Marco Müller arrivi una secca smentita al fatto di essersi operato di ulcera in Svizzera, sostenendo che si sia trattato solo di un check-up. Per togliere ogni dubbio, Müller è all’Hong Kong International Film Festival (alla faccia anche del “niente denaro e non si può ipotizzare neanche un viaggio all’allegro Festival delle Cerase di Palombara Sabina”), manifestazione a cui sta assistendo, non esattamente un’attività consigliabile (con tanto di lungo viaggio) a chi si sarebbe operato in questi giorni di ulcera. Insomma, tra tanti dubbi legati al Festival di Roma, l’unica certezza è il clima mediatico, sempre più pesante. Ma era difficile pensare che si sarebbe arrivati anche a parlare di operazioni chirurgiche…