Top 14 del 2012 – Terza parte

Concludiamo la top 14 con i primi cinque titoli in classifica:

05 – Spose celestiali dei mari di pianura
Alexei Fedorchenko non ha fortuna con le giurie. Due anni fa a Venezia Silent Souls era il miglior titolo del concorso e si è dovuto accontentare di un premio tecnico alla fotografia. Quest’anno a Roma, Spose celestiali dei mari di pianura era il film più originale di un concorso altalenante, ma la giuria è riuscita a premiare diversi prodotti mediocri (o addirittura pessimi). Speriamo che questo non rovini la distribuzione di un film meraviglioso, composto di tanti piccoli episodi, magari non tutti riuscitissimi, ma che forniscono una delle visioni più forti e affascinanti dell’anno…

04 – The Grey
Fare un film diverso dagli altri è sempre una buona cosa. Ma un conto è se un autore europeo fa un cinema diverso, che probabilmente si vedrà solo ai Festival, un conto se il cinema diverso, coraggioso e ambiguo lo fa un regista americano, in quello che potrebbe/dovrebbe essere un normale film di genere. E’ un discorso che si poteva fare anche per Flight e Operazione Zero Dark Thirty e che vale ancora di più per The Grey. Sulla carta, doveva essere un action movie dozzinale, come i tanti a cui ci ha abituato in questi anni Liam Neeson. In realtà, è uno studio psicologico su personaggi ambigui e tutt’altro che eroici, in cui Neeson ci ricorda quanto può essere bravo quando vuole…

03 – The Imposter
Certi prodotti rischiano di essere sempre meno documentari e sempre più fiction, con un confine tra le due cose non facilmente definibile. Beh, se i risultati sono come quelli di The Imposter, chi se ne frega. La storia di un mitomane francese, che si finge figlio di una famiglia texana dopo la scomparsa del loro congiunto, sarebbe già interessante di suo. Ma l’atteggiamento della famiglia, che non riconosce (o non vuole farlo) l’impostore, è la cosa più scioccante del documentario e che apre una serie di possibilità spaventose. Forse, il vero grande horror del 2012 è questo…

02 – Stories We tell
Altro documentario in cui il confine tra realtà e finzione è molto dubbio, come capitava per The Imposter. Qui dietro però c’è il genio di Sarah Polley, che aveva esordito con lo straordinario Away From Her e che utimamente ci ha dato anche un altro film molto interessante, Take This Waltz. Affrontando i segreti della sua famiglia, la Polley utilizza ogni mezzo espressivo per farlo, dai filmati d’archivio a quelli ricostruiti. Il risultato è far diventare una storia apparentemente degna di Novella 2000 uno dei titoli più sensibili e intelligenti di quest’anno…

01 – Holy Motors
Chi scrive non ama il cinema di Leos Carax, neanche quel Rosso sangue che viene considerato il suo titolo migliore un po’ da tutti. Eppure, non solo Holy Motors è il mio film preferito del 2012, ma sembra quasi stare in un mondo a parte, per il coraggio, le idee e l’originalità che tira fuori. Che la giuria del Festival di Cannes non gli abbia conferito la Palma d’oro, anche se non condivisibile, è comprensibile, visto che è un film che divide. Che il pazzesco Denis Lavant sia stato ignorato, peraltro in un’edizione in cui Jean-Louis Trintignant non poteva vincere a causa del trionfo di Amour, è una delle scelte più criticabili di sempre in un Festival. Di solito, basta un ruolo da trasformista per vincere una valanga di premi, qui ce n’erano una decina…

Ed ecco tutta la classifica in ordine:

01 – Holy Motors
02 – Stories We tell
03 – The Imposter
04 – The Grey
05 – Spose celestiali dei mari di pianura
06 – Operazione Zero Dark Thirty
07 – Beasts of the Southern Wild
08 – E ora dove andiamo?
09 – Main dans la main
10 – L’intervallo
11 – Amour
12 – The Invisible War
13 – Flight
14 – L’arte di vincere


Top 14 del 2012 – Seconda parte

Continuiamo a scoprire la top 14 dei migliori film del 2012, ecco le posizioni dalla 10 alla 6:

10 – L’intervallo
Troppo spesso i film d’esordio italiani vengono esaltati in maniera eccessiva, provocando aspettative che poi il povero regista in questione non è in grado di soddisfare nelle opere successive. Non è il caso de L’intervallo, in grado di dar vita a una pellicola che non si trincera dietro alla cronaca per conquistare il pubblico, ma si inventa un mondo a parte incredibilmente suggestivo. Unica pecca per un film così interessante, l’incasso, di soli 116.851 euro. Forse, bisognerà trovare sistemi di distribuzione diversi per titoli del genere…

09 – Main dans la main
Sì, sarà scombinato e fuori di testa quanto vi pare. Ma a me sembra proprio questo uno dei pregi del nuovo film di Valérie Donzelli, affermatasi grazie all’apprezzatissimo La guerra è dichiarata e che qui cambia completamente registro. Storia di amour fou che sembra un oggetto misterioso nel 2012 e che potrebbe arrivare da un’epoca passata. Ma le idee e la grazia per fortuna sono attuali…

08 – E ora dove andiamo?
Se c’è stata una mancanza di premi e di consensi enormi su un film nel 2012, è quello della Labaki. Intelligente, ironico e un ottimo intrattenimento alternativo, in grado di dire cose serie senza prendersi troppo sul serio. Dopo questo e Caramel, aspetto con ansia il suo prossimo film.

07 – Beasts of the Southern Wild
La versione poetico-fiction di When the Levees Broke di Spike Lee? Possiamo vederla così, a dimostrazione che il miglior modo di parlare di un tema serio (come già detto per la Labaki) potrebbe essere quello di raccontarlo attraverso una storia personale. Eh sì, facile dire che i bambini sembrano tutti bravissimi all’esordio e poi viene fuori tutta la loro inesperienza in seguito. Magari avverrà così anche per lei, ma Quvenzhané Wallis è veramente speciale in questo film…

06 – Operazione Zero Dark Thirty
Lasciate che una manica di cretini (che magari non hanno neanche visto il film) dibattano sull’uso della tortura e sul fatto che il film la ritenga fondamentale per catturare Bin Laden, anche se non è vero. Concentratevi invece su due ore e mezzo avvincenti (anche se fatte per lo più di dialoghi, spontanei o meno), un’accoppiata di regista e sceneggiatore che migliora costantemente (magari alla fine The Hurt Locker vincerà più premi, ma questo film è superiore) e un’attrice (Jessica Chastain) che dimostra ancora una volta di essere il presente e futuro di Hollywood.

A lunedì per l’ultima parte


La top 14 del 2012 – Prima parte

Non posso dire di aver visto tanti film straordinari quest’anno. Sicuramente mi sono perso qualcosa di importante, ma credo anche che la qualità media quest’anno non sia stata straordinaria. Comunque, come sempre di titoli interessanti ce ne sono, tanto da averne selezionati 14. Tra gli altri film che avrei voluto vedere (con la speranza che fossero degni di entrare in classifica): The Silver Linings Playbook e Mea Maxima Culpa. Film che avrei voluto vedere (ma senza grandi speranze): Lincoln. Ed ecco la prima parte della top 12:

14 – L’arte di vincere
Un film sul baseball. O almeno così ci è stato detto, anche per spiegare il totale insuccesso fuori dagli Stati Uniti. In realtà, un film sulla meritocrazia, che rende affascinanti una miriade di statistiche. Brad Pitt perfetto per un ruolo così carismatico, Jonah Hill dimostra di non essere soltanto un attore comico.

13 – Flight
Dal trailer, è semplice pensare a un classico film di caduta e redenzione, magari tutto nel primo atto, per poi procedere su binari convenzionali. E invece, Robert Zemeckis tira fuori inaspettatamente il film più duro della sua carriera (peraltro, per soli 30 milioni di budget, Oscar sicuro per il rapporto costi/risultato produttivo). Denzel Washington è impressionante e il finale è tutt’altro che sdolcinato, come si poteva temere…

12 – The Invisible War
Senza dubbio il documentario più duro da vedere quest’anno. Parla degli stupri che avvengono nell’esercito americano e che sconvolgono la vita di tantissimi uomini e donne che li subiscono. Ma la cosa peggiore, se possibile, è l’indifferenza dei vertici militari, sempre pronti a insabbiare tutto. Atto di denuncia notevole, vedremo se riuscirà a conquistare anche l’Academy, dopo aver vinto al Sundance il premio del pubblico…

11 – Amour
Si potrà accusare di tante cose Michael Haneke, regista che di solito non amo (lodevole eccezione, il grandioso Niente da nascondere). Qui forse sarà anche un po’ di maniera. Ma è impossibile negare la forza di questo film e dei suoi straordinari interpreti. Emmanuelle Riva è quella che ottiene ovviamente le maggiori attenzioni, ma senza il meraviglioso Jean-Louis Trintignant a reggere la baracca, non sarebbe stato possibile.

A domani per la seconda parte…