Stories We Tell

Sarah Polley con Stories We Tell entra di diritto nel pantheon dei migliori realizzatori del mondo. Potremmo chiudere qui il discorso, lasciando a chi legge solo il compito di procurarsi con ogni mezzo (lecito o illecito, a seconda anche del grado di distrazione dei distributori italiani, io per fortuna sono rimasto nella legalità) questo straordinario lavoro. Devo dire che il precedente Take This Waltz mi aveva lasciato qualche perplessità, soprattutto per una lunghezza francamente eccessiva e per qualche idea che nella parte centrale non funzionava alla perfezione. Comunque, se ci limitiamo alle cose belle di quel film, erano veramente bellissime (l’inizio e la fine in particolare, ma in generale la ferrea volontà di raccontare una storia vista altre mille volte – magari solo come primo atto di un film – in maniera originale, prendendosi tutti i rischi del caso ed eventualmente sbagliando), tanto da avere grande fiducia in questo nuovo lavoro, presentato alle Giornate degli autori veneziane.

La Polley questa volta concentra l’attenzione su se stessa e la sua famiglia. Quello che poteva diventare un gossip squallido e di basso livello, in realtà si trasforma in un un racconto appassionante e avvincente, soprattutto per la mano straordinaria nel trattare questa materia (basti pensare al modo in cui viene utilizzato lo straordinario materiale d’archivio, che sembra quasi girato apposta tanto è bello. N.B. in effetti è in buona parte stato girato adesso, come mi segnala giustamente Federico Pedroni).

Qualcuno, per la verità, ha parlato di manipolazione (curiosamente, si potrebbe dire lo stesso di un altro documentario che ho amato molto ultimamente, The Imposter). Che la Polley giochi con le tante verità del suo racconto è indubbio e magari su alcune sorprese (o presunte tali), così come sulla progressione narrativa, non sarà del tutto sincera. Ma francamente, di fronte a tanta maestria narrativa, degna di un veterano settantenne, è così importante preoccuparcene?

No, ovviamente. Meglio godersi uno dei prodotti più originali e sensibili degli ultimi anni. Facendo attenzione a notare anche l’ironia notevole che l’autrice mette nel raccontare una vicenda così personale, dall’inizio all’ultimissima scena…