The Grey

Forse nessun film mi ha scombussolato quest’anno come The Grey. Non sto dicendo che sia il film migliore che abbia visto, anche se quasi sicuramente nella top ten ci finisce. Ma non avevo proprio idea di quello che avrei visto.

The Grey è il film commerciale potenzialmente meno commerciale che abbia visto ultimamente. Dal trailer, potreste pensare a un action movie già visto e la presenza di Liam – prendi i soldi e scappa – Neeson induce al sospetto. Ma per fortuna siamo di fronte a una pellicola esistenziale, che prima ancora di voler puntare sull’entertainment si preoccupa di raccontare bei personaggi e di renderceli concreti (nel bene e nel male), preoccupazione che tanto cinema di Hollywood ha smesso di avere da tempo.

E’ una scelta che vediamo fin dall’inizio (strepitoso e inusuale), una visione molto umana, anche se con un po’ di retorica che comunque non guasta. Carnahan sembra amare l’idea di mostrarci degli uomini fortissimi che, in realtà, non lo sono affatto. Si poteva facilmente scadere nel sentimentalismo, così come nelle facili metafore sulla sopravvivenza e sul distacco tra mondo civile e la natura selvaggia. E invece, abbiamo a che fare con un prodotto primordiale, anche rozzo (in senso buono), in grado di far paura senza banalità (una scena in particolare è sorprendente).

Semplicemente, The Grey è un film spettacolare nella sua assenza di spettacolarità, in grado costantemente di spiazzare le nostre aspettative e quelle verso i prodotti di questo genere. Insomma, nel 2012 si può ancora realizzare un prodotto degno degli anni settanta, in cui si sa dove si inizia, ma non capisce mai dove si arriverà e cosa si racconterà. Magnifico…