Il vero, grande cinema d’autore…

Non ve l’avevo ancora detto, ma il mio articolo sui film commerciali italiani che riescono a essere considerati d’essai e quindi a far parte del programma Schermi di qualità (che dovrebbe sostenere il vero cinema d’autore) ha cambiato tutto. Ora, solo film veramente d’essai, come dimostra questo elenco di titoli recenti: Immaturi, Benvenuti al nord, Posti in piedi in Paradiso e Ti stimo fratello (quest’ultimo è da lancio di molotov)…


E ora dove andiamo? – La recensione

Sarebbe interessante chiedere a chi pensa che nel Medio Oriente tutte le donne siano recluse in casa, come inquadrare Nadine Labaki. In effetti, anche a impegnarsi, sarebbe difficile trovare nel nostro cinema una figura femminile del livello di questa attrice-regista (e il modo in cui viene utilizzata ne Il padre e lo straniero non rappresenta un ulteriore ‘vanto’ per la nostra cinematografica).

Dopo aver esordito splendidamente con Caramel, l’autrice forse si supera con questo E ora dove andiamo? Intanto, si passa dall’ambiente urbano e dalle storie (più o meno) borghesi del primo film, a un villaggio (non ben definito, anche se i conflitti in Libano sono un ovvio riferimento) composto di persone semplici e che faticano anche a vedere la televisione. Inoltre, se lì lo stile era molto più misurato e poetico, qui magari siamo dalle parti di una regia spesso simpaticamente sgangherata (non è una critica, anzi è un piacere vedere qualcosa di originale e naif), tanto che non sapendolo si potrebbe pensare che questa è la sua regia d’esordio e Caramel l’opera seconda. Insomma, la Labaki non si ripete né per contenuti né per stile, a dimostrazione di una poliedricità invidiabile.

Impossibile non apprezzare il piacere di raccontare una storia senza troppi fronzoli o pretese intellettualoidi. E magari grazie alla propria fantasia salvare vite umane, come capitava ne Le mille e una notte. Soprattutto, impossibile non farsi conquistare da un cast straordinario e di cui innamorarsi perdutamente, composto in buona parte da non professionisti (come la fantastica moglie del sindaco) e visto da un occhio sensibile e mai banale.

Sarebbe facile considerare E ora dove andiamo? un semplice prodotto carino e divertente, composto da tante belle idee. Ma sarebbe anche un errore, perché dietro una patina apparentemente ottimista, la pellicola non si fa problemi a esporre idee forti sulla religione (in aree geografiche dove le polemiche non aiutano il box office, ma possono costare caro). E sostanzialmente ci dice che, per mantenere la pace, bisogna ricorrere all’inganno e puntare sull’ignoranza. Non un messaggio ottimista.

Insomma, un titolo imperdibile e che se avessi visto una settimana prima, avrebbe rischiato di finire nella mia top ten 2011…


Il cinepanettone, tra critici ed economia

Due cose che mi lasciano molto perplesso sulle discussioni a proposito del cinepanettone:

– Ieri specialone sulla Stampa sulla crisi. Egle Santolini riporta questa dichiarazione di Neri Parenti: “Difendo il prodotto in toto. Rischiamo di farci mettere in croce dagli incassi proprio quando i critici ci hanno trattato meglio per il tono più leggero e per l’assenza di volgarità. Ma che nessun iettatore s’illuda, eccome se torniamo l’anno prossimo”. Michela Tamburrino sempre su La Stampa intervista De Sica: “Oltretutto vacanze di Natale a Cortina è stato accolto con critiche positive e giudicato il migliore della serie”. Peccato che non ci sia l’intervista ad Aurelio, così si poteva domandargli se preferiva quando i critici si schifavano di fronte al cinepanettone e la gente riempiva le sale…

– Nella stessa intervista a De Sica, a parte un refuso che probabilmente è della giornalista nel riportare una frase del comico (“Probabilmente alla fine delle feste ci attesteremo sui 12 milioni e mezzo di spettatori”, ovviamente quelle cifre non le fa neanche Avatar, in realtà si parla di milioni di euro), l’attore ripete un suo cavallo di battaglia. “Mi sembra sciocco continuare a parlare male dei nostri prodotti. Il cinema americano non ci porta niente mentre noi diamo lavoro a tanta gente qui in Italia e se non sostenuti, almeno non andremmo così attaccati”. In realtà, se è vero che pellicole come Sherlock Holmes – Gioco di ombre e Il gatto con gli stivali non vengono certo realizzate nel nostro Paese, portano ricchezza agli esercenti, allo Stato e a tutti quelli che lavorano alle versioni italiane (distributori nostrani, doppiatori, aziende collegate che promuovono il marketing, ecc.). Inoltre, come fanno capire bene i dati dell’Anica presentati a novembre, ormai il cinema italiano non può migliorare più di tanto gli straordinari dati del 2011, mentre è necessaria una ripresa del prodotto americano, che sarebbe utile a tutta l’industria, anche solo per avere più schermi e magari più titoli nostrani. Insomma, se proprio si vuole fare i protezionisti, sarebbe il caso di informarsi meglio…


Immaturi – Il viaggio – La recensione

Se un sequel deve contenete tutti gli elementi dell’originale e svilupparli (magari con più budget) per avere successo, questo Immaturi – Il viaggio ha tutte le carte in regola per ottenere un buon risultato. D’altronde, pur con tutti i peana sugli spettatori italiani che cercano prodotti diversi, non è certo per originalità o sorprese che brilla questo film, quindi è lecito attendersi un buon dato (anche se magari non brillante come il primo episodio).

L’alchimia dovrebbe essere perfetta: pochissima volgarità (apparente) per far contenti i giornalisti, molta superficialità travestita da riflessione importante sui quarantenni per accontentare il pubblico. Ma siamo proprio sicuri che questi sono i prodotti garbati? Qualche buon motivo per dubitarne:

– Le cose più divertenti sono Mattioli che dice le parolacce o Ricky Memphis che fa per la millesima volta il romano un po’ sempliciotto…
– Come sempre nelle commedie italiane, la visione degli stranieri (che siano spagnole o greci) è allucinante, con giochetti di parole imbarazzanti…
– Le donne fanno: a) vedere il culo (letteralmente) b) rompono le scatole c) mentono d) sono stronze
– Non importa che gli uomini tradiscano, sono sempre dei bonaccioni. E quindi vanno salvati…
– Case greche fichissime, personaggi che parlano al tramonto sorseggiando bicchieri di vino, paesaggi da sogno, nessuno che abbia problemi di lavoro, tanto che prendersi una giornata o due per andare in Grecia è normalissimo.
– Le frasi non sono da Baci Perugina, nel senso che non è il caso di offendere i cioccolatai. “Mi sono chiusa una porta alle spalle”, “ho l’impressione di non aver mai scelto nulla”…

Aggiungiamoci ampio uso di dolly (della serie, mi hanno dato più budget e posso far finta di essere Tornatore) e conclusioni prevedibili (e/o discutibili), oltre a una serie di attori che non fanno urlare al miracolo. Non è neanche un problema di crisi e di rispetto per una realtà italiana che non ha nulla a che fare con quello che si vede sullo schermo, ma di cultura e di regole cinematografiche, che meriterebbero sforzi maggiori. Forse non è il caso di prendere troppo sul serio certi prodotti, ma questi per me sono i film veramente pericolosi e volgari. Di sicuro, artisticamente inutili…


La mia top 10 del 2011 – Seconda parte

Se vi siete persi le posizioni 6-10, le trovate qui. Ecco invece i primi cinque:

5 – Habemus papam
Dopo Il caimano, temevo che Moretti fosse artisticamente morto. Per fortuna, mi sbagliavo. Peraltro, funziona anche a una seconda visione, soprattutto se non vi aspettate di vedere una banale critica al Vaticano per ottenere facili consensi a sinistra…

4 – Senna/Drive
Il miglior documentario dell’anno non è neanche nella shortlist di 15 titoli che si giocherà l’Oscar. O sono rincoglionito io o il comitato dell’Academy che si occupa di questa categoria si deve dare una svegliata. Gran bella scoperta invece Drive, che se avesse mantenuto il livello del primo tempo avrebbe anche potuto arrivare nelle prime due posizioni. Così, rimane la seconda miglior prova dell’anno di Ryan Gosling…

3 – Blue Valentine
Ryan Gosling e Michelle Williams sono in lizza per gli Oscar quest’anno con altri titoli, ma a fine 2010 avevano fatto scintille con questa pellicola. Se ancora non l’avete vista, che aspettate a osservare la mia interpretazione preferita di Gosling? Di sempre, intendo…

2 – La talpa
Lo ammetto, devo assolutamente vederlo una seconda volta per capire tutto quello che succede. Ma anche così, nello stato di dormiveglia tipico di chi sta a lungo a un Festival come Venezia, una pellicola maledettamente affascinante, nobilitata dal secondo miglior cast dell’anno…

1 – Tyrannosaur
Di gran lunga il mio film preferito del 2011, quello che mi ha più scombussolato, quello che appartiene a un’altra categoria rispetto a qualsiasi prodotto cinematografico dell’anno appena passato. Non solo perché è un pugno nello stomaco, ma perché non sai mai dove andrà a parare ed è in grado di sorprenderti/sconvolgerti in ogni occasione. Se trovate un cast più memorabile ed efficace (sì, anche di quello de La talpa), fatemelo sapere…

Riepilogando, la mia top ten del 2011

1 – Tyrannosaur
2 – La talpa
3 – Blue Valentine
4 – Senna
5 – Habemus papam
6 – A simple Life
7 – Catching Hell
8 – Una separazione
9 – Poetry
10 – Source Code


La mia top ten 2011 (prima parte)

Nota importante: temo di aver dimenticato qualcosa uscito tra maggio e ottobre, se vi sembra che ci siano mancanze strane fatemelo sapere! Iniziamo oggi dalla decima alla sesta posizione:

10 – Source Code
Un film hollywoodiano, con una (mezza) star come Jake Gyllenhaal può essere un prodotto d’autore e d’avanguardia? Sì e lode a Duncan Jones per aver fatto questo piccolo miracolo…

09 – Poetry
Dico solo una cosa: se neanche un film come Poetry riesce a ottenere un risultato decente nel nostro Paese, c’è da aver paura per il futuro del cinema d’autore da noi…

08 – Una separazione
Mi è piaciuto per come un film iraniano riesce a essere universale, più che la presunta critica al sistema, che francamente ci vedo poco. Una sorta di Rashomon moderno (senza ovviamente raggiungere quei livelli), peccato per la parte centrale un po’ dilatata, altrimenti lo avrei inserito più su in classifica…

07 – Catching Hell
Tra i vari documentari visti (e Project Nim ci poteva anche stare in questo elenco), questo mi ha confermato il valore enorme di Alex Gibney (probabilmente il miglior documentarista vivente), in grado di prendere una semplice vicenda sportiva e di farla diventare uno studio sulla ferocia umana. Impressionante…

06 – A simple Life
Uno dei pochi film che mi abbia veramente toccato a Venezia, con un’attrice straordinaria e giustamente premiata al Lido…


Pirati e signori

Recupero un articolo di qualche mese fa di Antonello Sarno su Box Office, che conteneva una delle tante stranezze che vengono dette dai paladini della lotta alla pirateria. In generale, il pezzo è molto critico con quegli artisti che non si schierano contro il fenomeno e che nel suo caso non hanno voluto farsi intervistare per un filmato promozionale che è stato trasmesso durante una conferenza stampa di Mediaset sull’argomento, con toni che si possono immaginare.

Fa già abbastanza riflettere vedere Sarno attaccare attori e registi che fanno il loro interesse, fregandosene se poi il produttore ci rimette, tanto i loro cachet rimangono gli stessi. Arrivando la critica da un giornalista Mediaset che realizza un filmato per sostenere le tesi di Mediaset, non scaglierei la prima pietra contro i cattivoni che pensano ai loro interessi. Ma dove l’analisi di Sarno è veramente sconfortante, è nell’inizio dell’articolo:

Lo sanno, anzi, lo sappiamo tutti. Per l’audiovisivo, il nemico del presente, e ancor più del futuro, è la pirateria. Quella sul web, in particolare, rispetto alla quale il veccho vendiore clandestino col lenzuolo sul marciapiede ha oggi un rilievo marginale”.

Non so francamente le cifre dei venditori ambulanti di dvd contraffatti (e vista la materia, si possono solo fare stime più o meno credibili). Peccato che il confronto non abbia senso. Chi compra un dvd pirata si toglie dei soldi dal portafoglio che poi non utilizzerà per andare al cinema o comprarsi un prodotto legale. Chi invece scarica o si vede un film in streaming rimane con il portafoglio intonso. Potrà utilizzare i soldi risparmiati sempre nello stesso settore cinematografico o meno, ma a livello di economia generale il paragone non ha senso, perché quei soldi gireranno per qualcosa di legale, con beneficio delle nostre industrie.

Che la pirateria esista e abbia fatto danni pesanti (anche se soprattutto a realtà vecchie e incapaci di confrontarsi con il presente), è indubbio, ma se questi sono gli argomenti poi è facile smontarli…