Vacanze di Natale a Cortina – La recensione

Lo so, non ci dormivate senza la mia opinione sul cinepanettone. In effetti, di fronte a questa ‘rivoluzione epocale’, al film che parla della crisi mettendo al centro ‘persone comuni’ (certo, come quelli che vanno a Cortina perché hanno vinto 250.000 euro), quella che spinge a dire Enrico Vanzina “Gli incassi di un film vanno giudicati alla fine, e poi è una gran cafonata” (sì, voi cafoni che non andate a Covtina ogni anno, poi volete anche giudicave gli incassi delle nostre opeve, noi registi sempve impegnati in pellicole d’autove).

– Sì, è vero, rispetto al nulla degli ultimi due-tre cinepanettoni, qui il livello migliora. Ma è come fare meglio dopo aver perso una partita 6-0, non è difficile e purtroppo l’evoluzione è leggerissima. Per il resto, siamo alle solite. La gente ride solo alle parolacce, ci sono gnocche esotiche doppiate male (così come giovani che detesti dopo mezzo secondo), la solita serie di scenette montate frettolosamente (e con battuta finale greve), una durata insostenibile (ma con novanta minuti non si farebbe anche uno spettacolo in più? Boh) e tanto altro…

– Nel capitolo altro, inseriamoci pure il solito, fastidioso maschilismo che il genere si porta avanti da anni. Vi ricordate quando Christian De Sica era felice che il figlio facesse sesso, mentre la figlia doveva rimanere casta e pura? Ecco, che dire di una storia in cui il marito cornifica ripetutamente la moglie, mentre se lei ci pensa (o fa finta di farlo) è uno scandalo? E non si provi a dire che è una critica sociale, scusa utilizzata anche per…

– … L’adorazione dei vip. Se volevate stroncare i vari volti noti presenti nella pellicola, non si è capito. Il fanatismo di alcuni personaggi verso le celebrità è rispecchiato dagli autori del film (d’altronde, se i Vanzina sono di casa a Cortina, che dovevamo aspettarci?). Nulla di male, ma se è questo il modo di parlare della crisi o di ironizzare sugli italiani di oggi…

– Le due storie collaterali (insomma, quelle extra De Sica) hanno lo spiacevole difetto di essere degli sketch tirati per le lunghissime. Peraltro, non è facile capire perché Ricky Memphis sia stato esaltato a tal punto. Lui fa il Ricky Memphis, ossia il romano che parla in maniera rozza. Peccato che le battute siano spesso antiche. Su Dario Bandiera e sul solito personaggio di sfigatello italiano a cui le donne bellissime vanno dietro, che volete che vi dica? Non mi convinceva troppo quando lo faceva Jerry Calà (che era di altro livello), figuriamoci ora…

Product placement. Ne ha già parlato Michele Anselmi e non posso che essere d’accordo. Negli Stati Uniti si mostra il prodotto in maniera intelligente e non invasiva. Da noi (almeno, nel cinepanettone) si blocca l’azione in modo che i personaggi possano fare un carosello ed esaltare la merce, con dotte discussioni filosofiche a riguardo. Bene…

Bob Sinclair. Non è certo un grosso problema del film, visto che comparirà sì e no otto secondi, ma spiega tante cose. Tipo, quanto è fuori tempo il cinepanettone e quanto punta al pubblico dei giovani portando avanti idee da sessantenni. Auguri per il prossimo anno, Checco Zalone vi aspetta…


Mission: Impossibile – Protocollo fantasma

Come capita per quasi tutte le rivoluzioni annunciate, la montagna ha prodotto il topolino. O meglio, i cambiamenti notevoli che ci si aspettavano dal quarto capitolo di Mission: Impossible non sono poi cosi epocali. Si tratta di un film bizzarro, che contiene alcune delle cose migliori a livello d’azione viste ultimamente, sia per valore che per utilizzo dei tempi, quasi mai eccessivi. Per esempio, nonostante alcune parti delle sequenze al grattacielo ci siano un po’ state spoilerate in questi mesi, non c’è dubbio che Cruise che appare penzolante nel vuoto fa benissimo il suo effetto. Poi però c’è un po’ di eccessi negli effetti speciali e la solita voglia moderna di distruggere qualcosa di importante. D’altro canto, in alcuni momenti c’è una bella tensione. Ma diverse sequenze sembrano false. In definitiva, luci e ombre.

Purtroppo, più che sui film seriamente spionistici (non dico Le Carré, ma qualcosa di minimamente serio si può pretendere) siamo ormai dalle parti di Ocean’s Eleven, in cui i nostri eroi si ritrovano sempre dotati di quello di cui hanno bisogno, mentre i loro antagonisti si fanno gabbare spesso (o non hanno fatto bene i compiti a casa). Poi però Ethan Hunt commette un errore clamoroso e allora ti chiedi se tutto questo è coerente. Non è tanto la situazione generale (la minaccia di una guerra atomica) a risultare fastidiosa (a quello provvede la sospensione dell’incredulità), quanto le azioni dei protagonisti, che più di una volta non appaiono credibili. Si pensi a quello che avviene all’ospedale in Russia, che è completamente insensato. E questa mancanza di credibilità non sfocia neanche nel camp, cosa che sarebbe potuta essere una strada interessante, ma prosegue con un eccesso di serietà.

La ragione è anche dovuta al protagonista Tom Cruise. Il ragazzo si gioca molto e lo sa. Per questo, la tensione sul suo volto è spesso grande, così come la difficoltà a sembrare sempre in grado di fare acrobazie folli. Comunque, è chiaro che il controllo delle operazioni passa sempre da lui. Brad Bird, quando ne ha la possibilità, fa cose molto intriganti (le sequenze iniziali nella lussuosa residenza indiana), ma per lo più deve seguire un progetto che non sembra essere suo.

La cosa migliore del cast è senza dubbio Simon Pegg, che riesce a fornire risate senza apparire stucchevole. Speriamo che il doppiaggio italiano non rovini la sua prova. Meno interessanti gli altri comprimari, anche se Jeremy Renner, che sembra avere il ruolo adatto per sostituire Ethan Hunt come protagonista, mostra di avere delle potenzialità discrete.

In sostanza, siamo sul classico film né carne né pesce, curiosamente critica che si potrebbe fare anche all’ultimo cinepanettone. La serie di Mission: Impossible e la carriera di Tom Cruise sembravano morte. Ora, con Brad Bird si può dire che almeno siamo tornati in coma, più per merito del regista che della star. Non sarà una condizione invidiabile, ma, come si dice per la vecchiaia, l’alternativa è peggiore…


Sherlock Holmes trionfa, Natale… al cesso

E’ più importante segnalare un trionfo o una disfatta? Da una parte, un esordio fantastico per Sherlock Holmes: gioco di ombre, che ha raccolto 651.207 euro e ha distanziato nettamente la concorrenza. Dall’altra, la crisi (forse definitiva, a questo punto) del cinepanettone, considerando che Vacanze di Natale a Cortina ha raccolto solo 222.176 euro.

Il debutto del sequel di Sherlock Holmes è impressionante, visto che nel weekend prima di Natale è difficile ottenere cifre enormi. Magari è un po’ presto per dirlo con sicurezza, ma a questo punto sembra proprio che abbiamo trovato il vincitore delle feste, considerando che il secondo in classifica, Il gatto con gli stivali, ha raccolto 265.676 euro. Si tratta di un dato interessante, che sicuramente verrà migliorato in questi due giorni quando le famiglie andranno più al cinema, ma molto distante dai 754.791 fatti segnare da Madagascar 2 al suo primo giorno di sfruttamento.

Dietro, Leonardo Pieraccioni e il cinepanettone si contenderanno il terzo posto, ma la crisi del prodotto con De Sica & Co. è ormai arrivata all’estremo. Infatti, Finalmente la felicità ha ottenuto 254.043 euro (Io & Marilyn aveva aperto con 216.211), mentre Vacanze di Natale a Cortina si deve accontentare di 222.176 euro. Giusto per dare un’idea del primo giorno degli ultimi tre cinepanettoni, Natale a Rio aveva conquistato 485.401 euro, Natale a Beverly Hills 466.297 e Natale in Sudafrica 344.247. Insomma, si può pensare che su Pieraccioni si sia riversata una fetta di pubblico del cinepanettone, comunque esigua rispetto alla perdita subita dal prodotto di Neri Parenti. Evidentemente, vantarsi di non essere più volgari (vero o meno che sia) dopo decenni di volgarità ha significato quasi sputare in faccia al proprio pubblico. Ma veramente si credeva che gli spettatori volessero una commedia raffinata?

Infine, esordio in linea con le aspettative per Le idi di marzo, che ha raccolto ieri 95.049 euro. Si tratta di una pellicola che vivrà di passaparola e che non aveva tanti schermi a disposizione, quindi il risultato è assolutamente accettabile. Infine, da segnalare l’ottavo posto di The Artist con 16.410 euro, che considerando anche un piccolo aumento di schermi a disposizione e gli altri riconoscimenti ottenuti in settimana, continuano a non essere un dato straordinario…


Ma c’è ancora qualcuno volgare?

Grande entusiasmo nelle redazioni dei giornali per il nuovo cinepanettone (a parte Giorgio Carbone su Libero, autore di un articolo scombiccherato ma almeno non buonista), Vacanze di Natale a Cortina.

Intanto, è difficile capire come la nostra stampa possa prendere sul serio Neri Parenti quando dice: “dovevamo tornare al passato senza nostalgia e parlare dell’Italia con le sue difficoltà di oggi, il problema dei soldi, l’energia, l’ansia del futuro” e “così abbiamo smesso di portare sullo schermo solo sfaccendati giramondo, puntando di più sulle persone comuni, sulle persone della porta accanto. Per poter raccontare storie che ci accomunano di più”. Certo, per parlare dell’italia di oggi si punta i riflettori su Cortina. A questo punto, per descrivere la situazione della classe operaia, si potrebbe fare un documentario sui pullover di Sergio Marchionne.

E se Repubblica titola “De Sica: in vacanza ma senza tante volgarità” (dose omeopatica, non ho dubbi), nel suo pezzo Maria Pia Fusco scrive “Vacanze di natale a Cortina ha perso gran parte del peso della volgarità e si può ridere senza vergogna”. Che poi, fossi al posto dei produttori, dopo il successo de I soliti idioti e i fallimenti di tante pellicole recenti dei raffinati Vanzina, ci rifletterei un attimo a vantarmi di una cosa del genere.

Comunque, rimane insuperabile il Messaggero, iniziando dal pezzo di Gloria Satta: “nella tiratura record di 750 copie” (record de che?), “Christian De Sica e Sabrina Ferrilli, protagonisti di duetti memorabili”, “La volgarità, profusa a piene mani nel passato, quest’anno ha ceduto il passo ai meccanismi della commedia classica” (seee, so’ diventati Lubitsch…). Il Messaggero, già che c’è, fa un capolavoro di raffinatezza e sobrietà, quello di lasciare spazio a un ampio articolo dello sceneggiatore Enrico Vanzina, in cui ci spiega quanto è bello il film,  senza volgarità, che “è piaciuto alla stampa” (quale? Fuori i nomi), che sono “storie che fotografano la realtà” (certo, quella di Cortina) e tanti altri bei salamelecchi. A questo punto, perché non risparmiare sugli stipendi dei critici e far recensire i film a chi li ha realizzati? Case di produzione (leggi, pubblicità) contentissime, così come gli uffici stampa. Ma i giornalisti del Messaggero non hanno nulla da dire?


I fatti di Dario Argento

Leggere le dichiarazioni di Dario Argento è sempre un piacere. Prendete l’intervista (non so se solo frutto di una conferenza stampa o anche di una chiacchierata vis à vis) di Antonello Catacchio del Manifesto, realizzata a Courmayeur, dove venivano presentati 30 minuti di Dracula 3D.

“Abbiamo preso il romanzo di Stoker – racconta il regista – e ne abbiamo fatto diverse sceneggiature perché all’inizio per me non erano soddisfacenti”.

Vengono i brividi a pensare a cosa diavolo dovevano essere gli script scartati, considerando le sceneggiature di Giallo e de Il cartaio

“L’avvento del 3d è un cambiamento decisivo, un po’ come era avvenuto, a suo tempo, per il colore”.

Se l’obiettivo era essere il milionesimo addetto ai lavori a dire questa divertente frase (il colore ormai è lo standard, il 3D no ed è in declino), forse è stato raggiunto. Ma siamo decisamente fuori tempo massimo…

“Quando dissi alle mie figlie dell’intenzione di fare Dracula erano contente, ma l’entusiasmo arrivò proprio quando raccontai di volerlo fare in terza dimensione”.

Immagino l’eccitazione quasi sessuale alla notizia…
Dopo che il giornalista descrive una scena vista con “una spada lanciata fa letteralmente sobbalzare la platea”, Argento sostiene coerentemente che:

“Gli oggetti che volano verso lo spettatore sono trucchetti che fanno parte del cartone animato o di quei film realizzati col computer”.  

D’altronde, gli obiettivi erano altri:

“Noi invece viviamo di storia, di personaggi, per questo io ho preferito lavorare sulla profondità e sugli attori che in questo caso sono importanti, mentre io spesso tengo la recitazione un po’ da parte rispetto ai fatti”.

In effetti, per capire cos’è “la recitazione un po’ da parte rispetto ai fatti”, conviene ripescare un documento storico:

http://youtu.be/MabFRjUzsfg


Ma Pieraccioni vola?

In un Paese in cui ci si scandalizza per tutto, nessuno sembra interessato a commentare questa dichiarazione di Leonardo Pieraccioni, riportata da Dina D’Isa sul Tempo: “Per l’idea del film devo molto a Domenico Costanzo e a Giovanni Veronesi che ho messo a dura prova con la mia pigrizia. Giovanni mi chiamava e mi diceva: Vieni da me che c’è De Niro a cena, ma io non riuscivo a schiodarmi dalla mia casa in campagna, vicino Firenze, per fare un’ora e mezza di macchina e andare a Roma”.

Pieraccioni ci mette un’ora e mezza per fare la Roma-Firenze??? Quasi 300 chilometri di autostrada più le strade di Roma in un’ora e mezzo? Roba degna di un pilota di Formula 1


Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Qualche considerazione su Sherlock Holmes – Gioco di ombre, visto ieri sera:

– Ormai, la visione di certi blockbuster d’azione per me è un supplizio. Il fatto che le due ore di questa pellicola siano passate tutto sommato senza grandi sofferenze, mi ha quasi sorpreso. Sarà soprattutto perché le scene d’azione non durano mai un tempo infinito, come invece capita a tanti seguaci del michaelbay pensiero. Al massimo, si può discutere della seconda parte, che convince meno e che magari si poteva sintetizzare un po’. Purtroppo, sembra proprio che, se fai un sequel, deve essere un po’ diluito. Ma perché? Meno durano i film, più spettacoli possono montare gli esercenti in una giornata, quindi proprio non capisco…

– Non c’è dubbio che i due protagonisti, Robert Downey jr. e Jude Law, funzionino benissimo insieme, anche quando le battute della sceneggiatura non sono straordinarie e magari si gioca troppo solo sulla simpatia degli attori. Però magari non trascurate i comprimari…

– A questo proposito, voglio aprire una petizione per riportare come protagonista Rachel McAdams nel terzo capitolo (perchè è anche inutile pensare che questo episodio possa floppare, non accadrà). Peraltro, Noomi Rapace conferma quello che sostengo da tempo: attrice mediocre/passabile che si è ritrovata tra le mani un ruolo straordinario e ha fatto pensare a tutti di essere un enorme talento. Pleaaaaseeee…

– Lo stile ultramoderno (si fa per dire, solita ennesima variazione degli effetti di Matrix) di Guy Ritchie per le scene d’azione continua a non farmi impazzire, però almeno un regista che fa capire quello che dirige e non incasina troppo i film…

– Continuo a non capire quale sia il senso di fare dei finali sorprendenti, se è chiaro che certe sorprese non possono essere portate avanti per ovvie ragioni. Mah…


Forza Italia

Non so voi, ma io quando leggo Gloria Satta sul Messaggero che parla di cinema francese o comunque di iniziative legate a quel Paese (ossia, un numero consistente dei suoi articoli, d’altronde è noto che il lettore medio del quotidiano romano non può fare a meno di questo argomento), mi scivola una lacrimuccia sul viso.

“Commozione e applausi hanno accolto la mamma in crisi di Quando la notte, mentre il pubblico si è entusiasmato per Scialla! e il suo incontro tra generazioni. Il dramma di Cristina Comencini e la commedia di Francesco Bruni hanno aperto, con la benedizione del pubblico, De Rome à Paris, la rassegna made in Italy ospitata dalla sala Balzac sulla celebre Avenue, nel cuore della città”.

Immagino già i problemi di ordine pubblico, gli agenti antisommossa convocati per tenere a freno le folle agitate che fanno a botte per entrare in sala. Scalda il cuore il trionfo del Made in Italy nel mondo, soprattutto adesso che siamo a Natale. Peccato che i bene informati mi dicano che l’iniziativa era stata promossa maluccio e che iniziative del genere vengono lanciate spesso a Parigi, per poi non avere seguito. Alla faccia del trionfo…

P.S.
Sarebbe bastato già quella segnalazione per un bel post, invece la Satta mi regala anche questo estratto: “Titolo accattivante per il nuovo film che Daniele Luchetti dirigerà: ‘Storia mitologica della famiglia'”. Accattivante?!? Vedremo quanti si ricorderanno di questo titolo accattivante…


Finalmente la felicità

Se c’è una notizia positiva nell’ultima pellicola di Leonardo Pieraccioni, è che in un periodo così incerto magari può rassicurare una totale mancanza di novità. Volete il comico-regista che ha ancora problemi perché non sa dove mettere la macchina da presa o magari non si preoccupa in che ora girare una scena? Tranquilli, basta vedere un confronto a tre nel film o una sequenza che dovrebbe essere realizzata all’alba e che invece viene fatta verso pranzo.

Volete il consueto Pieraccioni maschilista, per cui le donne sono solo suore o troie? C’è e arriva anche a ironizzarci, quando rivolto allo spettatore dice che una bella ragazza sullo sfondo ci stava bene. Senza dimenticare i soliti personaggi e situazioni che non hanno un minimo di credibilità (chiedere consigli a un direttore d’orchestra sarebbe stata una cattiva idea, visto che bisogna interpretare un diplomato in musica che dirige un gruppo?).

Poi, of course, ci sono le solite battutine facile, magari sulle vecchiette che non sentono, qualche frase in spagnolo, personaggi che parlano romanesco vivendo in Toscana. E in generale, il qualunquismo facile da uomo della strada, parte peraltro che a Pieraccioni riesce bene come a Bruno Vespa quando si immedesima negli operai e nei loro stipendi. E come già avvenuto per la sua ultima fatica, Io & Marilyn, anche qui non ride praticamente nessuno in sala.

Se queste sono le conferme, le poche novità peggiorano ulteriormente la situazione. Le sceneggiature di Pieraccioni non sono mai state troppo elaborate, ma qui non si capisce quale sia lo scopo dei protagonisti, che in 90 minuti di pellicola sostanzialmente non hanno nessuna evoluzione (se non superficialmente). Poi, sprecare così Rocco Papaleo è una bestemmia, soprattutto se Massimo Ceccherini compare solo in un cammeo di due secondi.

Insomma, un prodotto molto compiaciuto (anche rispetto agli standard, già alti, del suo autore) e in cui non succede niente. Ora, Pieraccioni deve solo convincere gli italiani ad ascoltare le sue perle di saggezza, tipo “se non ti stanchi di aspettare le cose arrivano”. In questo momento di crisi economica, bisognerà vedere se questo verrà visto come un simpatico messaggio di evasione o farà incazzare…