Le vittorie del cinema italiano

Sono sempre ammirato dal fatto che in Italia ci siano solo due obiettivi importanti per misurare lo stato di salute del nostro cinema e riconosciuti da tutti, soprattutto dai mass media. Uno, la partecipazione (e le eventuali vittorie, anche con giurie molto ‘favorevoli’) dei nostri film al festival di Cannes. Due, risultati importanti nella corsa per l’Oscar al miglior film straniero. Quando le cose vanno bene in queste ‘competizioni’, il nostro cinema è forte e trionfa nel mondo. Quando vanno male, siamo in crisi.

Ovviamente, l’attenzione mediatica dedicata a questi aspetti è talmente eccissiva da sfiorare il ridicolo. All’epoca La vita è bella (ultimo nostro trionfo agli Oscar) è stato il film straniero di maggiore incasso di sempre negli Stati Uniti. Questo ha portato a una grande quota di mercato del nostro cinema in USA o nel resto del mondo negli anni successivi? Non mi pare proprio, anzi.

Quest’anno la Francia non è entrata neanche nella shortlist con Renoir. Notizia tutt’altro che sconvolgente, considerando che è dal 1992 (Indocina) che non vincono e con questa saranno quattro edizioni consecutive che non entrano in cinquina (l’ultimo, nel 2010, Il profeta). Ma non erano la maggiore cinematografia d’autore del mondo e quella che produce opere (con registi locali e ‘adottati’) che girano ovunque (risposta facile: sì, lo sono ancora, e i loro film si esportano mediamente bene). E la Cina? Back to 1942 (che abbiamo visto un anno fa al Festival di Roma) non è entrato tra i nove film che si contendono l’Oscar. Anche qui, non una novità: l’ultimo candidato cinese nella cinquina è stato Hero nel 2002. Ma nel giro di pochi anni non diventeranno il maggiore mercato mondiale per incassi in sala?

Ecco, forse è il caso di ricordare le parole di Moretti su Cesare deve morire dei Taviani e il successo al festival di Berlino: “No! Non ha vinto il cinema italiano, ha vinto questo film di Paolo e Vittorio Taviani!”. Appunto, stanno vincendo tanti riconoscimenti importanti Indigo, Sorrentino, Servillo e Medusa, tutti molto meritevoli (e lo dice uno che non è fan sfegatato di questo regista, ma che non può certo negare la sua capacità di fare un cinema che suscita interesse e attenzione nel mondo). Per i ‘successi’ del cinema italiano in generale, aspetto dati importanti di incassi sui principali mercati mondiali…


Una sicurezza

Diane Keaton per Io e Annie (1978). Dianne Wiest per Hannah e le sue sorelle (1987). Ancora Dianne Wiest per Pallottole su Broadway (1995). L’anno dopo, Mira Sorvino per La dea dell’amore. Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona nel 2009. Visto che nessun regista moderno ha fatto vincere tanti Oscar alle sue attrici come Woody Allen, c’è bisogno di spiegare perché Cate Blanchett è già fin d’ora la mia favorita per l’Oscar del 2014, grazie alla sua prova in Blue Jasmine? Ho l’impressione che mettendomi una parrucca e recitando in un suo film, avrei delle chances anch’io. Peraltro, visto certi attori scelti per To Rome With Love, non sarebbe stata una cattiva idea…