Come stanno andando i film a febbraio?

Febbraio 2017 sarà il settimo mese di fila in calo rispetto agli analoghi periodi di un anno prima? Analizziamo la situazione, partendo dal fatto che, dall’andamento dei primi dieci film di un mese (e dai paragoni in questo senso), si può raggiungere (con buona approssimazione) una previsione di come andrà complessivamente il mese. Ecco i primi dieci incassi di febbraio 2016:

1 PERFETTI SCONOSCIUTI € 11.470.651
2 THE HATEFUL EIGHT € 8.108.571
3 ZOOTROPOLIS € 6.858.093
4 DEADPOOL € 5.808.731
5 L’ABBIAMO FATTA GROSSA € 4.175.435
6 THE DANISH GIRL € 2.388.522
7 REVENANT – REDIVIVO € 2.348.616
8 ZOOLANDER N. 2 € 2.165.208
9 SINGLE MA NON TROPPO € 1.871.195
10 POINT BREAK – 3D € 1.846.151

Questa invece la classifica (molto provvisoria, visto che stiamo parlando di soli 12 giorni) di febbraio 2017:

cinquantasfumaturedinero1 CINQUANTA SFUMATURE DI NERO € 6.419.717
2 LA LA LAND € 3.384.408
3 L’ORA LEGALE € 2.683.462
4 SPLIT € 2.589.582
5 SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS € 2.506.702
6 LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE € 2.424.662
7 LEGO BATMAN – IL FILM € 1.189.448
8 SING € 933.745
9 SLEEPLESS – IL GIUSTIZIERE € 764.041
10 A UNITED KINGDOM – L’AMORE CHE HA CAMBIATO LA STORIA € 702.126

Proviamo a trovare dei corrispettivi agli incassi di un anno fa. L’accoppiata Perfetti sconosciuti e The Hateful Eight (19,5M) potrebbe essere pareggiata (ma, più probabilmente, ‘solo avvicinata’) dal duo Cinquanta sfumature di nero (credo che a fine febbraio starà sui 13 milioni) e La La Land (il film avrà sicuramente un’ulteriore spinta dagli Oscar, ma gli effetti di quelle vittorie si vedranno soprattutto a marzo, credo comunque a febbraio chiuderà sui 5 milioni).

Andiamo avanti. Per Zootropolis, gli incassi combinati di Smetto quando voglio e L’ora legale dovrebbero andar bene (o giù di lì). Per L’abbiamo fatta grossa c’è La battaglia di Hacksaw Ridge (che dovrebbe almeno superare i 3,5 milioni). Split e Lego – Batman faranno sicuramente meglio di The Danish Girl e Revenant.

La domanda sorge allora spontanea: qual è il Deadpool del 2017? Al momento non è ancora uscito. Quali sono gli esordi più forti delle prossime due settimane (e che magari incasseranno in breve tempo, ossia a febbraio)? Direi soprattutto 4: Mamma o papà, Resident Evil, T2 – Trainspotting e Beata ignoranza. Ma gli ultimi due escono il 23 febbraio e quindi hanno poco spazio questo mese (insomma, alla meglio possono puntare a un piazzamento tra l’ottavo e il decimo posto del mese, tranne grossi exploit). L’andamento di Resident Evil non sembra troppo complicato da prevedere: il precedente film aveva fatto 2,6 milioni, quello ancora prima 4,1 milioni. Insomma, una serie che ha il suo pubblico fedele, ma che è un po’ in calo. Difficile pensare che nel solo mese di febbraio possa superare ampiamente i due milioni di euro.

Ecco che Mamma o papà diventa determinante. E’ molto improbabile che in due settimane possa ottenere il dato di Deadpool, ma se riuscirà a rendere più bassa possibile la differenza con il titolo supereroistico, la lotta per far meglio di febbraio 2016 è aperta.

In effetto, il ‘problema’, è che il terzo weekend di febbraio 2016 è stato enorme, con 14,6 milioni incassati complessivamente, grazie agli esordi di Deadpool (3,1M) e Zootropolis (2,9M) e alla tenuta straordinaria di Perfetti sconosciuti (3,2M al suo secondo weekend). I dati al momento dicono che chiuderemo le prime due settimane di febbraio 2017 sopra l’analogo periodo del 2016 (in cui si erano raccolti 29 milioni), probabilmente di circa 3-4 milioni. Il punto sarà riuscire a reggere il prossimo fine settimana e i giorni successivi, limitando il probabile calo. Ce la faremo? Se dovessi scommettere, direi (poco) più no che sì. Ma vediamo come parte Mamma o papà domani e ne riparliamo…


La leggenda metropolitana delle poche copie

Uno dei grandi miti che aleggia nel box office italiano, è quello per cui l’incasso dipende esclusivamente dal numero delle copie. Funziona in entrambe le ‘direzioni’. Da una parte, se Zalone esce in 1.300 sale, puoi leggere ‘autorevoli’ commenti che ti spiegano che così è facile incassare. Ovviamente non capiscono che quel numero record di sale dipende da una domanda enorme del pubblico, come dimostrano anche le medie per copia record (che confermano che – paradossalmente – si sarebbe potuti uscire anche in più cinema).

Ma il ragionamento sballato funziona soprattutto al contrario: se un film esce in poche copie, allora è il mercato cattivo (leggi esercenti pavidi, agenti regionali con conflitti di interesse, distributori incapaci) che impedisce a quel prodotto di trovare un pubblico, che altrimenti raggiungerebbe in scioltezza. Ora, è innegabile che nel mercato italiano ci siano delle storture, ma sono qui a dimostrarvi (cifre alla mano) che il problema non sono MAI le poche copie.

Da agosto 2013 a novembre 2016, secondo le mie rilevazioni (potrebbe essermi sfuggito qualcosa, ma nulla di statisticamente significativo) sono stati 237 i film (non considero in questo elenco gli eventi di 2-3 giorni) a esordire in 20 o meno cinema (ho preso questa soglia di 20 cinema perché mi sembra interessante per vari motivi). Di questi, ben 136 (quindi il 57,4%, ossia la maggioranza) hanno raccolto nel primo weekend una media copia inferiore ai 1.000 euro, sostanzialmente il nulla (significa per una sala fare meno di dieci spettatori a proiezione, compreso sabato sera e domenica pomeriggio).

Continuiamo. Nella fascia di 1.000-2.000 euro di media, abbiamo 52 film, quindi il 21,9%. Diciamo che la soglia psicologica dei 2.000 euro è interessante, perché sopra questo limite per certe sale (magari non troppo importanti) il film inizia a funzionare. Ma intanto, visto quanto scritto sopra, dei 237 film presi in esame, 188 stanno sotto la soglia dei 2.000 euro (e, con questi numeri, di solito si smonta) e rappresentano quindi il 79,3% del totale che stiamo analizzando. In sostanza, 4 film su 5.

A queste cifre, aggiungo un’informazione. E’ normale, per certi titoli italiani, che il primo giorno (o, a volte, anche tutto il weekend) sia ‘drogato’ da anteprime speciali a pagamento (leggi, si invitano tutti gli amici possibili o si organizza la visita del regista e/o degli attori in una sala), che fanno sembrare gli incassi più forti di quelli effettivi (soprattutto se il film è uscito in 2 o 3 copie e quindi quell’anteprima assume un peso molto importante). Nulla di male o di illegale, per carità, ma solo per dire che, nonostante questo ‘aiutino’, i dati rimangono sconfortanti.

Basterebbe già questo primo bilancio per far capire che, se certi film dopo il primo weekend vengono smontati subito, non è per colpa degli esercenti cattivi o delle lobby del cinema italiano, ma perché il pubblico non ha nessuna voglia di vederli.

Ma proseguiamo. Nella fascia 2.000-3.500 euro di media, figurano 34 titoli. Ma – cosa molto interessante – di questi solo 3 sono usciti in più di 10 sale. E, invece, ben 8 sono arrivati nel primo weekend in un solo cinema, 19 in 5 schermi o meno. Che significa? Semplicemente, vale il discorso che si era fatto sopra: quando si esce in un unico cinema (o in pochissimi schermi) è relativamente facile ottenere una media discreta. Basta portare un po’ di amici il primo giorno e magari fare qualche presentazione durante il weekend nelle sale coinvolte (soprattutto per i film regionali, che funzionano in un’unica zona e per cui non ha senso una distribuzione nazionale capillare).

C’è poi un’altra spiegazione per alcuni di questi prodotti o almeno quelli con i risultati più significativi. Per esporla, ci affidiamo ai sei titoli di questo elenco che hanno ottenuto la miglior media per copia. Il motivo per cui mi limito a questo numero di film, è perché questi sei (a differenza di quelli che li precedono) sono arrivati il primo weekend in un numero di copie che vanno da 10 a 20:

Still Life (19 schermi, media copia 4.820 euro)

Father and Son (11 schermi, media copia 4.822 euro)

Perfect Day (17 schermi, media copia 4.892 euro)

Weekend (10 schermi, media copia 5.696 euro)

45 anni (20 schermi, media copia 6.585 euro)

Due giorni, una notte (10 schermi, media copia 6.909 euro)

Perché questi primi sei per media copia sono così interessanti? Perché, chiaramente, l’uscita in un numero di sale così limitato è stata una scelta precisa del distributore (e non una mancanza di sale disponibili o esercenti poco convinti), con l’obiettivo (raggiunto) di ottenere una bella media all’esordio, innescare un passaparola positivo e poi allargare il numero di copie nelle settimane successive. Guarda caso, tre di questi film sono della Bim, gli altri 3 di Teodora, quindi è una strategia che viene adottata di frequente da questi distributori. Insomma, un film può (caso negativo realmente accaduto) uscire in 17 copie e ottenere 3.668 euro totali durante tutto il suo percorso. O aprire in 10 cinema come Due giorni, una notte e arrivare a incassare quasi 900.000 euro complessivi.

C’è poi un film italiano che mi sembra fondamentale citare per chiudere questa analisi. Si tratta di E fu sera e fu mattina, che è stato probabilmente il Caso del cinema indipendente italiano degli ultimi anni. Il film ha aperto a metà gennaio 2014, in due copie, ottenendo 8.176 euro nel weekend (e quindi, una media di 4.088 a sala). Nel secondo weekend, l’incasso era stato di 12.813 euro. Da lì, una progressione stupefacente, che (grazie evidentemente a un ottimo passaparola e a una bella promozione dei creatori della pellicola) ha portato a un incasso complessivo di 206.907 euro e un moltiplicatore tra primo weekend e risultato finale di 25,3 (record assoluto da agosto 2013 a oggi, considerate che un film normale generalmente va bene se moltiplica per 3). Insomma, il caso di E fu sera e fu mattina dimostra che si può aprire in 2 copie e avere successo. Il problema è che capita una volta su 100, forse anche meno.

Insomma, c’è un’ampia fascia (per numero e per genere) di prodotti, che non ha nessuna possibilità di ottenere risultati significativi in sala. Questo, per il semplice fatto che l’interesse verso certi film e la promozione che si possono permettere di fare (che peraltro non è una variabile indipendente, ma ha un rapporto evidente con le previsioni di incasso del film) è bassissimo, anzi pressoché nullo. Perché se un film non funziona in 15 copie (il che di solito significa uscire nelle principali città capozona – come Roma, Milano, Torino, Napoli, ecc.), di certo non funzionerà mai allargato in provincia (tranne ovviamente i casi di film ‘regionali’), dove le medie non potranno che abbassarsi (e quindi, se già erano basse in 15 sale, in 50 diventano drammatiche).

E già che ci siamo, eliminiamo la leggenda metropolitana che dovrebbe risolvere il problema. No, i film ‘invisibili’ al cinema non troveranno spazio grazie al VOD. Di fronte a una concorrenza enorme, fatta di serie televisive, di videogiochi, di tanti modi di vedere film (al cinema, a casa, sul satellite, su Netflix, piratandoli), questi titoli non possono trovare spazio. Certo, costa di meno presentarli subito sull’on demand, piuttosto che portarli al cinema (cosa che magari viene fatta solo per prendere dei finanziamenti statali). Ma se non vengono visti, non è solo una questione di soldi dei consumatori, ma del loro tempo libero, che è limitato e destinato a cose che reputano (a torto o a ragione, di solito a ragione) più interessanti.

Morale della favola? Non è che ci sono poche copie. E’ che ci sono troppi film


Perché Zalone è un’anomalia solo per gli ignoranti

Ho già scritto diverse volte di quanto sia assurdo che molti commentatori si ostinino a voler eliminare gli incassi di Zalone da quelli del cinema italiano. D’altronde, si dice, gli anni in cui esce il botteghino sale, quando non c’è scende.

quovadoD’accordo, ma è un discorso senza senso (all’estero nessuno si sogna di togliere i ‘ fenomeni’, che siano Star Wars in America o Quasi amici in Francia). E ancora più assurdo se si considera che Zalone non è assolutamente un’anomalia, ma l’ultimo erede di una grande tradizione italiana di ‘risultati straordinari’. Anzi, permettetemi di dire che rientra all’interno di un modello produttivo italiano notevole e per cui i nostri ‘cinematografari’ non hanno mai avuto il giusto riconoscimento, un qualcosa che non ha paragoni in Europa e negli Stati Uniti. Il modello è semplice (si fa per dire): un attore comico che fa film con una frequenza limitata (diciamo uno all’anno/ogni due anni circa) e su cui viene ‘cucito’ addosso un film, ma che è in grado di produrre incassi notevoli (e, cosa molto più importante a livello industriale, stabili). La chiamerei “l’industria del comico annuale”. 

Grazie al lavoro svolto dall’ottimo sito Box Office Benful (dategli un’occhiata, merita veramente), possiamo cercare di capire come e con chi inizia questo fenomeno. Personalmente ritengo che ci siano stati almeno tre capostipiti alla base: la coppia (anche quando lavorava divisa) Terence Hill-Bud Spencer; Paolo Villaggio (la saga di Fantozzi in particolare, ma non solo); e Adriano Celentano. Sui primi (e sui loro straordinari successi degli anni settanta) c’è poco da dire. Sul secondo, non lo troverete analizzato all’interno di questo articolo per via di una sua certa prolificità/eterogeneità nei progetti, ma è indubbio che negli anni settanta e ottanta è stato uno delle maggiori colonne del box office italiano (discorso che ovviamente vale anche per Spencer-Hill). Per quanto riguarda Celentano, nella stagione 1979-1980 è protagonista in due dei primi cinque incassi, Qua la mano e Mani di velluto. Poi, nelle due stagioni seguenti, ottiene degli enormi successi con Il bisbetico domato (secondo nel 1980-1981) e Innamorato pazzo (primo nel 1981-1982).

Tuttavia, se devo fare il nome di quello che, per primo, si è avvicinato di più al modello ‘definitivo’, direi Massimo Troisi, che nella stagione 1980-1981 sconfigge tutti con il suo esordio, Ricomincio da tre. Curiosamente, sono proprio tre gli elementi fondamentali: Troisi viene dalla televisione (e prima ancora, dal cabaret), un’origine che sarà comune a tanti altri comici che seguiranno il modello di cui parlo. Si dirige da solo. E inizia a fare un numero più limitato di film (anche se – questa una differenza importante con il presente – partecipa anche a pellicole di altri, vedi Splendor di Ettore Scola).

La stagione 1980-81 vede anche un altro successo importante, quello de Il pap’occhio, in cui troviamo un giovane Benigni, che proprio assieme a Troisi darà vita a Non ci resta che piangere, film in testa agli incassi nel 1984-85, e che più avanti si avvicinerà ai 10 milioni di spettatori con La vita è bella.

La stagione seguente, vede Culo e camicia con la coppia Montesano e Pozzetto (due nomi importanti per il botteghino, anche se con traiettorie e storie diverse) al quinto posto e l’arrivo ad alti livelli di Diego Abatantuono, con Eccezzziunale veramente (ottavo). Ma al quattordicesimo posto c’è anche Borotalco, di e con Carlo Verdone, in grado di portare avanti questo modello fino a oggi e che possiamo considerare – assieme a Troisi – quello che lo ha fondato, visto che Un sacco bello è del 1980.

Nel 1983-84, avviene un altro fatto importante. Esce infatti Vacanze di Natale, che si piazza all’ottavo posto della stagione. Pur con importanti differenze con il modello vero e proprio, è il titolo da cui parte la straordinaria epopea del cinepanettone, che poi decollerà con la coppia Boldi-De Sica in Vacanze di Natale ‘90, che nel 1990-91 si piazza al quinto posto in classifica e dà il via a una serie di successi enormi che si ripete ogni anno, almeno fino al 2010.

Nel 1985-86, c’è anche la consacrazione di Francesco Nuti, che inizia a dirigersi da solo con Casablanca, Casablanca ed entra nella top ten dell’anno con Tutta colpa del paradiso. Gli anni ottanta e novanta continueranno con questi nomi al centro delle classifiche di incassi, tanto che, se vogliamo riscontrare un problema, è proprio la mancanza di grandi comici nuovi al loro livello.

Tutto questo, fino al 1995-96. Esce infatti I laureati, di e con Leonardo Pieraccioni, che si piazza al diciassettesimo posto della stagione. Un risultato ottimo, ma che scompare quasi rispetto ai dati de Il ciclone, che nel 1996-97 fa cinque milioni di spettatori e batte tutti. E’ – finalmente – l’arrivo di un grande nome nuovo dopo una decina di anni.

Subito dopo, ecco Tre uomini e una gamba, che nel 1997-98 si piazza quarto (dopo Titanic, La vita è bella e Fuochi d’artificio, non male come terzetto) e lancia anche al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 1998-99, saranno primi con Così è la vita. risultato ripetuto anche nel 2000 con Chiedimi se sono felice.

Curiosamente, dovremo aspettare un altro decennio per veder arrivare un nuovo esordio importante. Nel 2007, Ficarra & Picone sono protagonisti de Il 7 e l’8, che si piazza nei primi venti incassi dell’anno (giusto per essere precisi, la coppia era già arrivata al cinema con Nati stanchi nel 2002, ma non era stata baciata da analogo successo). Nel 2009 è invece il momento di Cado dalle nubi con Checco Zalone, che con i suoi 14 milioni ci sembrava già un risultato enorme (che ingenui che eravamo). E finiamo con il 2013, Il principe abusivo, che vede Alessandro Siani esordire alla regia e ottenere più di 14 milioni.    

Ovviamente, ci sono comici che sono durati di più (Verdone è sicuramente il più longevo di tutti) e altri che hanno smesso di brillare dopo pochi anni con questo modello (ma magari hanno fatto un percorso molto interessante e variegato, come per esempio Abatantuono). E sicuramente mi sono scordato qualcuno (tra i nomi importanti del box office non citati, potremmo menzionare Albanese, che però non ritengo far parte del ‘modello’).

Vedete qualcosa del genere all’estero? Prendete la Francia, Dany Boon è la maggiore star del cinema transalpino, ma passa dai 20 milioni di spettatori di Giù al nord a prodotti quasi d’autore come Lolo – giù le mani da mia madre e L’esplosivo piano di Bazil. E negli Stati Uniti, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare nulla del genere, se non per brevissimi periodi (ma con una prolificità degli attori molto più ampia, altro che un film ogni due anni!)

Insomma, quelli che vi dicono che Zalone è un’anomalia e i suoi risultati non vanno conteggiati, non solo vi dicono una sciocchezza. Stanno anche – implicitamente – ammettendo che non sanno nulla della storia del cinema italiano degli ultimi 40 anni…


I miei film preferiti del 2016

Forse, il mio elenco di film preferiti più variegato mai fatto. A conferma che di brutti film ce ne sono tanti (troppi), ma ogni anno non mancano i titoli da ricordare. Come sempre, non figurano in questo elenco film su cui ho lavorato…

14 – The Settlers
In un momento in cui gli insediamenti israeliani tornano agli onori delle cronache, possiamo affidarci a questo documentario per scoprire come è nato uno dei maggiori ostacoli alla pace tra palestinesi e israeliani…

13 – Life, Animated
Un ragazzo che soffre di autismo e che riesce a comunicare grazie ai cartoni animati della Disney. Sembra una favola sdolcinata, eppure è realtà…

12 – La pazza gioia
Virzì conferma che si può fare cinema intelligente e commerciale, senza che le due cose siano in contraddizione. A questo punto, non vedo l’ora di vedere The Leisure Seeker…

11 – I, Daniel Blake
Sì, d’accordo, sarà pure il solito Ken Loach, senza sorprese. Ma, fermo restando che aspettarsi sorprese da un regista ottantenne non è una gran idea, come potrei non inserire in questa lista il film che contiene la scena più forte vista su uno schermo nel 2016?

10 – Perfetti sconosciuti
Il finale più incompreso dell’anno (SPOILER). Una conclusione estremamente drammatica (un gruppo di persone che continueranno a vivere una vita che non è quella felice che credono), ma ad alcuni è sembrata una fine a tarallucci e vino. Mah, viviamo in un’epoca confusa…

9 – Un padre, una figlia
Mungiu è senza dubbio uno dei maggiori registi contemporanei. Questo è forse il film suo film più accessibile. Ma probabilmente anche il più complesso…

8 – Dentro l’inferno / Lo and Behold
Magari nessuno dei due è all’altezza dei suoi capolavori, ma riuscire a infilare due documentari di tale livello (e così diversi tra loro) rimane una cosa che può riuscire (quasi) solo a Herzog…

7 – Neruda / Jackie
A proposito, nella categoria “tirar fuori due film notevoli in un anno”, il premio va decisamente a Pablo Larrain…

6 – The Witch
In un panorama horror che punta semplicemente a facili emozioni forti (o presunte tali), un film che ha il coraggio di proporre un orrore d’altri tempi (in tutti i sensi).

5 – La mia vita da Zucchina
Tra tanti cartoni animati interessanti usciti nel 2016, quest’anno svetta questo racconto di formazione, toccante e decisamente profondo…

4 – Weiner
L’uomo che avrebbe potuto avere una carriera politica straordinaria e magari diventare anche Presidente. Ma che verrà ricordato per i suoi pubblici vizi. E forse anche per essere costato la Presidenza alla Clinton…

3 – La La Land
Film decisamente più complesso di quello che potrebbe sembrare a prima vista (un ‘semplice’ musical pieno di allegria). Ambizioso e riuscito: non mi capita spesso di mettere assieme questi due aggettivi per parlare di un film…

2 – Franca
Spero solo che non sembri un omaggio postumo, cosa che non è assolutamente. In realtà, il documentario su Franca Sozzani realizzato dal figlio Francesco Carrozzini è il film italiano che mi ha più sorpreso nel 2016…

1 – Machester by the sea
Come rendere una storia estremamente drammatica una sorta di commedia. Come costruire dei personaggi straordinari e darli ad attori in stato di grazia. Insomma, come fare il film dell’anno…


Mercoledì a 2 euro: ci sono cambiamenti?

A inizio dicembre, avevo fatto le mie prime analisi sul mercoledì a 2 euro, prendendo in esame i primi tre mesi dell’iniziativa (da settembre a novembre). Oggi, vorrei analizzare come è andata a dicembre e gennaio, cercando di trovare nuovi segnali che ci facciano capire come sta procedendo l’iniziativa. In questo articolo, quindi, riprenderò diversi dati già pubblicati all’epoca, a cui ho aggiunto quelli nuovi.

Queste le variazioni degli incassi degli ultimi quattro mesi:

petsIncassi settembre 2016 rispetto a settembre 2015: – 15,7%
Incassi ottobre 2016 rispetto a ottobre 2015: – 3,3%
Incassi novembre 2016 rispetto a novembre 2015: -3%
Incassi dicembre 2016 rispetto a dicembre 2015: -15,2%

Rispetto a ottobre e novembre (mesi con flessioni contenute), dicembre è andato proprio male. Si può notare che anche a dicembre c’è una differenza importante tra la flessione degli incassi e delle presenze, che è attestata a -9,2%. Per gennaio, non c’è ovviamente ancora il dato preciso, ma sarà sicuramente un calo pesante, vista l’assenza di un film di Zalone rispetto al 2016. Al momento, il calo di incassi è del 40,2%, quello delle presenze del 32%.

Inutile dire che per dicembre e gennaio bisogna tener conto anche dei film che ci sono stati, un discorso che vale sempre, ma che in questo caso è ancora più importante. Basti pensare che Rogue One ha perso circa il 60% rispetto a Il risveglio della forza, mentre, come già detto, la mancanza a gennaio di un film che ha incassato 65 milioni, non poteva non farsi sentire.

Qui invece faccio un confronto sui dati del secondo weekend dei mesi in questione nel 2016, 2015 e 2014, per cercare di capire quanto possa aver inciso il mercoledì a 2 euro, che precede appunto questo weekend:

2° weekend settembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui 2 sopra i 3.000
2015: nessun film sopra i 2.500 euro di media
2014: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000

2° weekend ottobre
2016: 1 film sopra i 2.500 euro di media (non ha fatto il Cinema2day)
2015: 3 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 3 film sopra i 2.500 di media, di cui 2 sopra i 3.000

2° weekend novembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media (ha fatto il Cinema2day)
2015: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000.
2014: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000

3° weekend dicembre*
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 4.500
2015: 2 film sopra i 3.500 euro di media, di cui uno sopra gli 8.000
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 1 sopra i 5.000

2° weekend gennaio
2017: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 3.000 e un altro sopra i 4.500
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 2 sopra i 6.000
2015: 2 film sopra i 4.000 euro di media

Dato interessante: ormai nessun film in uscita fa il Cinema2day. In effetti, così è andata negli ultimi due mesi e la differenza con novembre è evidente. Quel mese, quasi tutti gli esordi (tranne Fai bei sogni) avevano aperto con il mercoledì a 2 euro, ottenendo dei dati del weekend sicuramente deludenti. A mio avviso, in questo modo si contengono i danni e non è certo un caso che i distributori abbiano fatto questa scelta.

L’altro aspetto da sottolineare è la differenza tra i risultati dell’iniziativa a dicembre e quelli di gennaio. A dicembre sono stati staccati 832.308 biglietti per il mercoledì a due euro, a gennaio sono stati 1.151.759. In effetti, a gennaio i paragoni con il weekend dell’anno prima sono meno confortanti, ma il discorso è complesso, visto che, se consideriamo i risultati delle tre uscite di questo fine settimana (Allied, The Founder e Silence), possiamo essere soddisfatti di quanto fatto in Italia da questi film (che non erano certo dei successi sicuri). Insomma, non mi lamenterei troppo.

A questo punto, considerando che i film del secondo weekend non aprono più con il mercoledì a due euro, è importante capire se i titoli che sono usciti nel primo weekend hanno perso qualcosa, perché magari il pubblico si è detto “aspettiamo mercoledì e li possiamo vedere a due euro”. Qui sotto quindi l’analisi del primo weekend del mese:

1° weekend settembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2015: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend ottobre
2016: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 1 film sopra i 3.000
2014: 1 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend novembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 2 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 3 sopra i 3.000

2° weekend dicembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 3.000
2015: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 4.500
2014: 2 film sopra i 4.500 euro di media

Come vedrete, ho rinunciato a considerare i dati di gennaio, perché sono particolarmente complicati, visto che, a seconda di come si combinano i giorni, si può uscire magari il primo del mese (giorno molto ricco), fare la Befana o meno, ecc.

Devo dire che, per quanto riguarda dicembre (ho preso il secondo weekend come riferimento, perché quel mese è arrivato prima dell’iniziativa), non noto situazioni gravi e il fatto che manchino film dalle grandissime medie mi sembra ovviamente più legato a alla forza dei singoli titoli che al mercoledì a due euro.

Se proprio dovessi riassumere la situazione, direi che è questa. Visti i continui cali nel box office italiano da agosto 2016 a gennaio 2017 rispetto all’anno prima, non trovo nessun segnale positivo che ci permetta di dire che l’iniziativa ha spinto gli italiani ad andare più spesso al cinema e non solo in occasione del prezzo a due euro.

Ci sono invece diversi dati negativi (a cominciare appunto dalla flessione costante di risultati negli ultimi sei mesi), magari non straordinariamente scientifici e che non possono essere collegati senza ombra di dubbio al mercoledì a due euro, ma che generano (chiamiamoli così) dei ‘sospetti’. Per questo, ritengo che sarà fondamentale vedere i dati di febbraio (ultimo mese in cui ci sarà – salvo proroghe – il mercoledì a 2 euro), dove si spera si interrompa questa scia negativa.

Due cose intanto mi sento di dirle. Se consideriamo che ogni italiano va mediamente al cinema un po’ meno di due volte all’anno, è evidente che sono statisticamente pochi quelli che vanno tutti i mesi. In effetti, la ricerca Sala e salotto 2014 diceva che, a fronte di un 46% di italiani che al cinema non ci vanno mai, solo un 4% dei nostri connazionali compra 11 o più biglietti all’anno. Insomma, se consideriamo questi numeri, qualcosa in più del 96% degli italiani frequenta le sale non più di una volta al mese. Il che significa che, dando loro un mercoledì a due euro ogni mese e potendo quindi vedere qualsiasi film (basta aspettare), questa larghissima maggioranza di pubblico non ha più ‘necessità’ di andare nuovamente al cinema a prezzo pieno. Ovviamente, magari qualcuno di quel 46% che non ci andava mai lo abbiamo recuperato con il prezzo bassissimo e poi non tutti i consumatori abituali che fanno parte di quel 96% effettivamente vanno quando c’è il mercoledì a due euro, ma quelli che ci vanno – sostanzialmente – è naturale che siano soddisfatti, fino al mercoledì a due euro successivo.

Al momento però farei attenzione a una cosa: non facciamo diventare il mercoledì a due euro un capro espiatorio. Troppo facile dimenticare i nostri errori (anche di comunicazione, rispetto a un prezzo del biglietto che è basso e non ha subito rincari notevoli con l’arrivo dell’euro, ma che viene considerato caro), a cominciare da una stagione troppo corta per i film al cinema. E aspettiamo febbraio per fare le ultime considerazioni…

*A dicembre, il weekend che è arrivato dopo il mercoledì a due euro era il terzo, il confronto è stato quindi fatto con i terzi weekend del 2015 e 2014…


Il cinema italiano nel 2016: più luci che ombre

Il 2016 è stato sicuramente importante per il cinema italiano e non solo per il record di Zalone. E’ stato un anno che ha dato vita a una commedia finalmente esportabile all’estero (soprattutto in forma di remake) come Perfetti sconosciuti e anche a diversi prodotti di genere (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine) che hanno ottenuto risultati decisamente superiori alle attese. E allora, perché per sei mesi tanti hanno parlato di crisi dei nostri film? E qual è la situazione reale? Iniziamo dai fondamentali. Come faccio sempre, ecco l’elenco dei 30 film italiani di maggiore incasso nel 2016 (a sinistra, la posizione nella classifica assoluta):

quovado1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655
2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302
13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.489.147
18 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657
25 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.190.495
30 POVERI MA RICCHI Warner Bros Italia S.P.A. € 5.286.230
32 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.495
40 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.874.122
41 NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA Filmauro/Universal € 3.788.737
43 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 3.572.896
50 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161
53 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.971.867
59 FUGA DA REUMA PARK Medusa Film S.P.A. € 2.679.835
68 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716
69 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.268.475
70 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441
74 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.193.266
77 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562
80 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.070.863
85 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI Walt Disney S.M.P. Italia € 1.974.568
90 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960
95 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785
96 CHE VUOI CHE SIA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.697.917
97 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103
103 L’ESTATE ADDOSSO 01 Distribution € 1.598.309
104 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688
107 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.545
109 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262
114 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.903
117 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.318.726

Le commedie sono quindi 22 su 30 (e 8 delle prime dieci, compresi i due film in testa, che da soli portano a casa 82 milioni), a cui si aggiungono un prodotto d’animazione (considerato di produzione italiana, anche se realizzato in Francia), due pellicole adolescenziali (questo un aspetto interessante e che spero si ripeta anche nel 2017), tre film d’autore, una pellicola supereroistica e un film d’azione (Veloce come il vento). Nel confronto con l’anno scorso, le commedie nelle prime 30 posizioni erano state 21 e i film d’autore sei (questa categoria particolarmente in crisi, come avevo già detto qui).

Se andiamo a fare la somma degli incassi, le commedie raccolgono (dei 190 milioni ottenuti dal cinema italiano l’anno scorso) circa 153 milioni, con una percentuale dell’80,5% su tutto il box office del cinema italiano. L’anno precedente, le commedie avevano ottenuto circa 92 milioni su 132 milioni totali, quindi con una percentuale del 69,6%. Questo significa che non solo quantitativamente il cinema ‘non comico’ è meno presente nelle posizioni importanti, ma che incassa anche di meno, in percentuale e in senso assoluto. Inoltre, non c’è un film non comico che arrivi a 5,5 o più milioni di incassi (il discorso Il piccolo principe, per ovvi motivi, lo lascerei da parte) e non succedeva dal 2012. Insomma, non è solo questione di Zalone se i numeri per la commedia sono così forti, basti pensare che nel 2015 il cinema non comico raccoglieva 40 milioni, nel 2016 (nonostante la forte risalita della nostra produzione) 37 milioni.

D’altronde, il cinema italiano, come scrivevo già qui, è andato bene. La quota della nostra produzione rappresenta infatti il 28,79% di tutti gli incassi, un bel balzo in avanti rispetto al 20,7% del 2015.

Basterebbe questo per zittire chi parla di crisi del cinema italiano, ma cerchiamo di capire meglio alcune ragioni di un certo scetticismo, legate soprattutto ai dati del secondo semestre, che non hanno certo entusiasmato (ma non hanno neanche fatto crollare la quota dei nostri titoli). In particolare, molte critiche sono arrivate per i risultati dei film natalizi, decretando anche la ‘fine’ del cinepanettone (genere che, per la cronaca, è dato per morto ormai da quasi dieci anni). In realtà, andrebbe detto che, se consideriamo i prototipi dei fratelli Vanzina/Neri Parenti con Boldi e De Sica, ormai non esistono i cinepanettoni, ma solo commedie che escono nel periodo delle feste (e che quasi sempre con il Natale hanno poco a che fare). Insomma, il cinepanettone è morto con Natale in Sudafrica, pace all’anima sua (e ai soldoni che ha fatto).

Fatta questa precisazione, un po’ di cifre. Se prendiamo gli incassi tra il 1 e il 31 dicembre del 2015 delle commedie italiane (Vacanze ai Caraibi, Natale col boss, Il professor Cenerentolo), uscite in quel mese, scopriamo che in quel periodo hanno raccolto circa 18,8 milioni, per poi ottenere altri 2,3 milioni durante il mese di gennaio. Se facciamo lo stesso con i titoli (Natale al sud, Non c’è più religione, Fuga da Reuma Park, Poveri ma ricchi, Natale a Londra) arrivati a dicembre 2016, scopriamo che hanno incassato, il mese scorso, 18,4 milioni, a cui si sono aggiunti finora a gennaio 2,2 milioni.

Tutto a posto allora? Sostanziale parità? Ovviamente no, considerando che l’aumento dei titoli in offerta (in particolare, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che avrebbe dovuto catturare un pubblico poco servito nel 2015) non ha portato a un analogo aumento di incassi. Semplicemente, come previsto da tutti o quasi, la torta da dividere è rimasta la stessa e le ‘fette’ sono diventate più piccole. Più che urlare al fallimento e al disastro, è semplicemente una lezione che (immagino) verrà seguita: scommettiamo che il prossimo dicembre non arriveranno cinque commedie italiane nel giro di due settimane (anche se, invece, l’idea di far uscire una commedia italiana ‘media’ il primo weekend di dicembre mi sembra molto interessante)? A proposito, com’è che invece nessuno fa notare che nel 2015 i due titoli ‘adulti’ (Il ponte delle spie e Irrational Man) raccoglievano più di 14 milioni, mentre quest’anno i due film di questa ‘categoria’ si fermeranno a meno di 6 milioni? Si potrà dire che Spielberg e Allen non si trovano proprio tutti gli anni, ma allora lo stesso dovrebbe valere quando si paragonano film comici diversi, che magari, semplicemente, non hanno funzionato.

In realtà, l’affollamento è un problema generale. Troppi film italiani che escono tra ottobre e febbraio. Sì, diciamoci la verità, ormai i mesi ‘buoni’ vengono considerati quei cinque, non siamo più neanche al settembre-marzo di un tempo (al massimo, ci possono essere un paio di uscite italiane forti a settembre e un altro paio entro le prime due settimane di marzo, più un film di Cannes a maggio).

Il fatto è che una soluzione semplice non esiste. Ovvio che verrebbe da dire: ampliamo il periodo di uscite. Facilissimo a dirsi, molto meno a farsi. Perché questa soluzione, di cui beneficerebbe tutto il mercato, va a cozzare contro le singole esigenze dei produttori, che ovviamente non possono essere soddisfatti se un loro prodotto viene posizionato in un periodo meno vantaggioso. E a quel punto, non stupiamoci se anche le feste natalizie vedono tanti prodotti italiani.

E se devo citare un fatto personale, per esempio ero convinto che una commedia uscita in un periodo meno intenso (e fuori da quei cinque mesi) avrebbe potuto funzionare benissimo, ma mi sbagliavo. Sarà che faceva ancora caldo, ma il pubblico non ha risposto. Il problema è che da aprile a settembre il pubblico italiano tende ad andare meno al cinema, a meno di grandi eventi.

Se però devo fare una critica alla produzione di commedie in Italia, è che quasi tutte puntano a un target troppo generalista, insomma dei film per ‘tutti’. Differenziare gli obiettivi e non pensare che ogni commedia debba essere garbata e ‘non volgare’ sarà utile per accontentare certi mass media, ma non è la strada migliore per soddisfare il pubblico e tutte le sue diverse esigenze. Credo che alcuni esempi di prodotti smaccatamente ‘volgari’ ci siano stati in passato e siano andati bene, come dimostrano gli esempi di Fuga di cervelli e i due capitoli de I soliti idioti. Bisognerebbe insomma tentare di catturare un pubblico molto giovane, con protagonisti e storie che non cercano di andar bene sia per il quindicenne che per il quarantenne. Perché, semplicemente, non è possibile.

A questo problema, dobbiamo aggiungerne un altro. Da noi continua a mandare un certo cinema di genere. Gli esempi citati sopra (Mainetti, Rovere, Guaglione e Resinaro) sono sicuramente interessanti e positivi, ma alcune tipologie di prodotti da noi continuano a essere sconosciute. Il film per famiglie? Non pervenuto. Il film cattolico (in un Paese in cui dovremmo sfornarne a decine, per ovvi motivi)? Siamo rimasti al film di Luchetti sul Papa, ma l’anno scorso nulla. E soprattutto: i grandi drammoni sentimentali in stile Colpa delle stelle e Io prima di te, dove cavolo stanno? Dai tempi di Bianca come il latte, rossa come il sangue non ne vedo uno. Sono convinto che se la commedia può sfornare grandi incassi (e anche portare a un anno notevole come il 2016, rappresentando ⅘ del box office italiano), per aumentare sostanzialmente il numero di biglietti venduti (oltre ovviamente a uscire tutto l’anno) servirebbe credere maggiormente in un’ampia varietà di generi. Magari anche quando alcuni titoli non funzionano, ma continuando a insistere per diversi anni…

Quello che poi servirebbe è che anche il regista che punta sul cinema di genere, non sia solo un ‘autore’, che magari fa un film ogni tre anni. Io ripeto continuamente l’esempio di Besson, in grado di creare prodotti per tutto il mondo e lanciare decine di nuovi registi. Ma in generale un sistema di film di genere come hanno in Spagna, in cui si è partiti da un autore come Amenabar per arrivare a creare una scuola che ne comprende tanti altri. Al momento comunque, l’unico grande nome commerciale (correggetemi se mi dimentico qualcuno) che fa i suoi film e ne sostiene altri, è Alessandro Siani

In tutto questo, continuo a pensare che le continue lamentele e le urla alla crisi di tanti addetti ai lavori (soprattutto attori e registi) non facciano bene al nostro cinema. Non tanto per una questione di “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma perché non si può sostenere un settore se ogni cinque minuti si dice che è sull’orlo del fallimento, che i nostri film non li vede più nessuno e che le sale cinematografiche scompariranno presto. Anche perché queste sono cretinate senza fondamento e a volte non si capisce se vengono raccontate per ignoranza o perché si confonde i propri problemi personali con quelli del ‘cinema italiano tutto’.

Ok, molto cinema italiano può non piacere, ma perché non ammettere che i produttori un rapporto forte con il pubblico lo hanno trovato? D’altronde, l’unico paragone corretto è andare a guardare agli altri Paesi europei nel 2016 e vedere che la loro quota di film nazionali è decisamente minore della nostra. La Spagna è al 18,1% e questo è considerato un dato positivo da loro, dove il record assoluto è stato il 25% di due anni fa. In Germania è stato un anno drammatico per la produzione locale, che ha raccolto solo il 16,5% del mercato totale, con 164 milioni di euro per i prodotti autoctoni (meno del totale dei film italiani, nonostante una popolazione di circa 82 milioni di persone, ben superiore alla nostra).

Anche in Francia, dove le cose vanno benissimo e che consideriamo sempre il punto di riferimento europeo per il mondo del cinema (ma con una politica di sostegni che noi non abbiamo), i primi due incassi del 2016 sono stati Les Tuche 2 (il film originale da noi è stato alla base di Poveri ma ricchi) e Camping 3. Cliccate sui link, vedetevi i trailer e poi ditemi se vi sembrano film più raffinati delle nostre commedie. Io non li cambierei con Zalone e Perfetti sconosciuti, proprio no…

A questo punto, visto che il gioco a tratti sembra quello di urlare al lupo e/o dar vita a un titolo giornalistico forte, ve lo regalo io. Come avevo calcolato, il cinema d’autore italiano non comico, nel 2016, aveva raccolto solo 11 milioni di euro. Ecco il titolo per voi: il film di Siani incasserà più di tutto il cinema d’autore non comico in un anno. Titolo forte, no? E anche – per una volta – vero…


Come è andato il 2016 al cinema?

Siamo entrati nel 2017 e, come mio solito, inizio l’anno con un po’ di dati, alcuni positivi, altri negativi. Soprattutto quello che indica che siamo entrati in ‘recessione’…

Dicembre deludente
starwarsNel 2015, tutto il mese di dicembre aveva portato a 80,5 milioni di incasso. Nel 2016, sono stati 68 milioni, con un calo quindi del 15,5%.

Avevo detto che i giorni di festa posizionati male avrebbero danneggiato gli incassi del periodo da Natale a Capodanno, ma sarebbe sbagliato addossare tutta la ‘colpa’ al calendario. In effetti, nelle prime tre settimane di dicembre, rispetto al 2015, il calo era già stato del 14,5%, quindi alla fine le giornate ‘sbagliate’ non hanno modificato (se non in minima parte) l’andamento generale. Certo, qualche giorno di festa in più avrebbe fatto comodo, ma evidentemente i problemi erano a monte.

E’ interessante notare come dicembre 2016, oltre ad aver prodotto il peggior incasso a Santo Stefano dal 2000 a oggi, non è stato in grado di creare un film che arrivasse a 10 milioni di euro, cosa mai avvenuta, almeno dal 2000 in poi (non ho analizzato oltre). Beninteso, sia Star Wars che Oceania ci arriveranno, ma avranno bisogno degli introiti di gennaio per raggiungere questo traguardo.

Insomma, considerando queste cifre, è facile dedurne che i film proposti (anche se magari numericamente erano tanti e sembravano dover produrre un sovraffollamento di prodotto) non hanno funzionato e non sono stati in grado di soddisfare l’interesse del pubblico.
A questo punto, mi viene da dire per la millesima volta: tutti gli opinionisti che davano per morto il cinepanettone quando Natale in Sudafrica otteneva 18 milioni di euro e invitavano a cambiare formula, adesso che ne pensano? Era veramente la strada giusta?

Ah, dicembre 2016 è stato il quinto mese consecutivo in calo rispetto agli analoghi periodi del 2015. Visto che gennaio 2017 si deve confrontare contro i 65 milioni di Zalone, sarà il sesto mese consecutivo in calo, quindi due trimestri negativi, ossia ‘recessione’…

Un anno col segno +, ma…
Nel 2015, erano stati incassati complessivamente 637 milioni di euro. Nel 2016, sono stati 661 milioni, con un aumento quindi del 3,8%. Un miglioramento è sempre una notizia positiva, ma è naturale che, dopo i straordinari risultati – a gennaio e febbraio – di Quo vado? e Perfetti sconosciuti (rimasti i primi due incassi dell’anno), ci si aspettasse una crescita ben più ampia.

Va detto che in Francia si è ottenuto il secondo miglior risultato di sempre con 213 milioni di biglietti e che il box office americano ha fatto segnare un altro record, con oltre 11 miliardi di dollari incassati. Anche la Cina è cresciuta (seppur meno rispetto alle aspettative) e anche altri mercati europei dovrebbero avere il segno +. Insomma, sappiamo cosa rispondere a chi – nel 2017 – dirà che le sale cinematografiche stanno morendo…

Il cinema italiano in forte aumento
quovadoSe consideriamo il cinema italiano, possiamo dire che i nostri film hanno ottenuto 190,3 milioni di incasso, con una quota del 28,79%. E’ un risultato ottimo e chiunque lo metta in dubbio, probabilmente non ricorda che nel 2015 la quota del cinema italiano era stata del 20,7% e che in Europa è praticamente impossibile trovare Paesi importanti che facciano meglio di noi (Francia ovviamente esclusa, ma andatevi a vedere i dati dei film tedeschi e poi ditemi che i problemi ce li abbiamo noi). Poi, va sicuramente sottolineato come, nel secondo semestre, i risultati potevano essere migliori, ma sul capitolo ‘cinema italiano’ torneremo presto e a fondo.

A proposito di Francia, va notato come quest’anno le cose siano andate veramente maluccio da noi per i loro titoli, che non arrivano al 2% di quota (1,76% di incassi, per la precisione). In generale, hanno grandi difficoltà ad affermarsi i film europei, anche considerando che la quota dei film inglesi (7,37%) è dovuta in larga parte a produzioni hollywoodiane come Animali fantastici e dove trovarli, The Legend of Tarzan e Attacco al potere 2. E finiamo proprio con Hollywood e gli Stati Uniti: la quota del cinema americano è del 55,7%, un dato ben inferiore al 61% del 2015. E dire che molti sono convinti che i film americani stiano massacrando i nostri…

L’importanza dei film evento… la solita
Da qualche tempo, sto seguendo l’impatto dei film evento sul box office generale, per capire se il pubblico si sta concentrando sempre di più su un piccolo gruppo di titoli fortissimi. Quest’anno, ecco la situazione:

Incassi totali: 661M
Incassi primi 10 e percentuale sul totale: 186,9M / 28,3%
Incassi primi 20 e percentuale sul totale: 273,9M / 41,4%

E’ ovvio che l’impatto dei 65 milioni del film di Zalone è stato notevole, soprattutto sulla quota dei primi dieci film. Ma anche con quel risultato record, il 28,3% non è una percentuale enorme, tanto che nel 2015 era stata superiore (29,4%). Per quanto riguarda i primi 20 film, è sostanzialmente uguale alla percentuale del 2015 (41,5%), ma dal 2000 in poi ci sono state dieci annate con risultati più alti. Insomma, nulla di particolarmente significativo (se confrontato anche con quindici anni fa) e che dimostri una maggiore tendenza del pubblico verso una ristrettissima cerchia di film…

 


Perché siamo fuori dall’Oscar per il miglior film straniero?

Ogni anno (tranne nel 2013, grazie Sorrentino) quando esce la shortlist dei film candidati per l’Oscar al miglior film straniero, partono le lamentele e le spiegazioni degli ‘esperti’. L’impressione è che gli ‘esperti’ sappiano poco di come funzioni questa macchina e allora conviene fornire un po’ di informazioni (e considerazioni) utili.

fuocoammareCome spiega bene questo articolo, i film in lizza vengono visionati e valutati da 300 membri dell’Academy, che hanno dato la loro disponibilità. I film (quest’anno 85) vengono divisi in 4 gruppi di votanti e ogni membro deve vederne – nelle proiezioni organizzate dall’Academy, un dvd non va bene – un numero minimo (tra i 13 e i 15, immagino che il numero minimo dipenda anche dai film in lizza e quelli presenti nel gruppo di cui si fa parte) perché il suo voto sia valido. Già questa è una regola fondamentale: significa che solo chi ha molto tempo libero (e quindi, per lo più pensionati) riuscirà nell’intento. Ovvio quindi che si favoriranno titoli più classici e che possano soddisfare questa fascia di età avanzata, piuttosto che pellicole innovative e moderne. Quest’ultime affrontano un ulteriore problema: se sei un film che divide, ti troverai con voti alti e bassi, per una media non straordinaria e probabilmente non sufficiente a battere delle discrete pellicole medie (che non esaltano nessuno, ma non provocano reazioni negative).

Da questi voti, vengono scelti sei film e, proprio per ovviare ai problemi sopra descritti, il responsabile di questo ramo dell’Academy, Mark Johnson, assieme a un comitato di venti persone di sua scelta, ripesca tre esclusi. L’obiettivo è ovviamente quello di non incorrere in errori come in passato, quando titoli prestigiosi come Gomorra e Quattro mesi, tre settimane e due giorni sono stati scartati. Inutile dire che quando, come quest’anno, i film di peso sono numerosi, è facile comunque scartare prodotti come Elle, Fuocoammare, Julieta e altri importanti.

A questo punto, altri trenta giurati (dieci a Los Angeles, dieci a New York e dieci a Londra), scelti anche loro da Johnson (sì, il ragazzo ha molto potere), visionano i nove film della shortlist e votano per i cinque candidati che verranno nominati. In questi comitati, ci sono grandi nomi di registi, attori e produttori. Insomma, è così scandaloso essere esclusi? No, soprattutto quando hai un titolo come Fuocoammare, che non aveva reali speranze di entrare nei primi sei (per le ragioni spiegate sopra), ma poteva aspirare seriamente a un ripescaggio nei tre, considerando l’Orso d’oro vinto e il prestigio del tema affrontato (e questo è il motivo per cui penso che, in fin dei conti, la scelta di candidarlo sia stata corretta).

In tutto questo, i contendenti aumentano ogni anno, in questa occasione sono stati 85. Togliamone anche un 15-20 più deboli (ma non è neanche detto che esistano candidati deboli e comunque, visto che i giurati i film devono vederli quasi tutti…) e anche così ogni Paese ha una percentuale di ‘base’ di entrare nella shortlist che arriva al massimo al 15%. Significa insomma entrare nella shortlist un anno su 6/7. Quante volte siamo entrati nella shortlist negli ultimi 18 anni? 3. Appunto, 1 su 6.

Il problema è vedere cosa fanno gli altri. in questo senso, ho fatto una ricerca per vedere i risultati degli ultimi 8 anni (non ho inserito nei conteggi la shortlist uscita recentemente, non potendo sapere chi di questi verrà nominato e poi vincerà la statuetta), ossia dall’edizione del 2009, la prima dopo che il regolamento era cambiato in seguito all’esclusione di Persepolis e Quattro mesi, tre settimane e due giorni. Questi i dati per nazione:

Shortlist
Germania e Danimarca: 5 menzioni a testa
Francia e Canada: 4 menzioni a testa
Belgio, Svezia e Israele: 3 menzioni a testa
Ungheria, Argentina, Olanda, Polonia, Austria, Giappone e Messico: 2 menzioni a testa
Con un ingresso nella shortlist a testa: Finlandia, Colombia, Irlanda, Giordania, Estonia, Georgia, Mauritania, Russia, Venezuela, Bosnia ed Erzegovina, Cambogia, Hong Kong, Italia, Palestina, Cile, Islanda, Norvegia, Romania, Svizzera, Iran, Marocco, Taiwan, Algeria, Grecia, Sudafrica, Spagna, Australia, Bulgaria, Kazakistan, Perù e Turchia.

Nomination
Danimarca: 4 candidature
Francia, Canada e Israele: 3 candidature a testa
Belgio, Argentina, Polonia, Austria e Germania: 2 candidature a testa
Con una candidatura: Colombia, Ungheria, Giordania, Estonia, Mauritania, Russia, Cambogia, Italia, Palestina, Cile, Norvegia, Iran, Algeria, Grecia, Messico, Perù e Giappone.

Vincitori
Con un successo: Ungheria, Polonia, Italia, Austria, Iran, Danimarca, Argentina e Giappone

Per far capire quanto sia ‘democratica’ e ‘inclusiva’ l’Academy (cosa che dovremmo apprezzare maggiormente), basti dire che nelle ultime due edizioni (2015 e 2016), le shortlist erano composte da Paesi completamente diversi, senza che nessuna nazione sia stata in grado di ripetersi. O che, nelle ultime quattro (2013/2014/2015/2016), soltanto una nazione (la Danimarca) sia riuscita ad avere più di un candidato (ben tre) nella cinquina finale, le altre si sono dovute accontentare di una sola presenza. In generale, in questi otto anni, nessuna nazione ha vinto la statuetta più di una volta.

Detto questo, non si può nascondere che alcune nazioni (più di altre) abbiano trovato dei titoli che funzionano meglio di noi. Mi riferisco soprattutto alla Danimarca, a Israele e al Canada (ovviamente, anche alla Francia, ma lì non è certo una sorpresa, anzi è incredibile che non vincano il premio da quasi 25 anni). Ma è solo questione di Oscar? La mia impressione è che avremo anche fatto qualche errore nella scelta del nostro candidato (io credo che ne abbiamo sbagliato due in questi otto anni), ma che i Paesi che ho citato siano anche più bravi a creare prodotti che funzionano in tutto il mondo. Un cinema più esportabile, insomma, che noi in generale non facciamo. D’altronde, sempre con l’esclusione di Sorrentino, quel poco di cinema d’essai nostrano che funziona nei Festival, poi magari ottiene risultati non straordinari nei cinema fuori dallo stivale.

Infine, mi diverte sempre una cosa. A meno che non si vinca l’Oscar, il tono dei commentatori italiani (sui quotidiani o su Facebook) è del tipo “ma che ne volete che ne capiscano questi cafoni americani di cinema e arte?”. Bene, sapete che vi dico? Da quando sono stati inseriti i comitati ristretti che recuperano tre titoli e scelgono poi la cinquina di candidati, l’Oscar al miglior film straniero è riuscito a premiare titoli migliori di quanto abbiano fatto i tre festival europei più prestigiosi. Non ci credete? Guardate questo confronto degli ultimi cinque anni (visto che l’Oscar premia i film dell’anno prima, per coerenza trovate l’elenco dei vincitori dell’anno seguente rispetto a quelli dei Festival, quindi non vi sorprendete della ‘discrepanza’):

Oscar
2012 Una separazione
2013 Amour
2014 La grande bellezza
2015 Ida
2016 Il figlio di Saul

Venezia
2011 Faust
2012 Pietà
2013 Sacro GRA
2014 Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza
2015 Ti guardo

Berlino
2011 Una separazione
2012 Cesare deve morire
2013 Il caso Kerenes
2014 Fuochi d’artificio in pieno giorno
2015 Taxi Teheran

Cannes
2011 The Tree of Life
2012 Amour
2013 La vita di Adele
2014 Il regno d’inverno – Winter Sleep
2015 Dheepan – Una nuova vita

Al massimo, potremmo fare il confronto con Cannes, che comunque a mio avviso vedrebbe perdente la Croisette (anche solo per aver preferito Dheepan a Il figlio di Saul). E d’altronde, sapete quale Festival, tra Locarno, Venezia, Cannes e Berlino, ha proposto Ida? Ovviamente, è una domanda-trabocchetto


I pronostici del weekend

Dopo una lunga pausa, riprendo la rubrica dei pronostici, con una nuova linea. Per ora, non entro nei dettagli su come vengono realizzati, ma vediamo se riesco a migliorare ancora un format che già funzionava. Sarà un fine settimana ricco di film attesissimi, a cominciare dal nuovo Star Wars e da tre commedie italiane che, per forza di cose, un po’ rischiano di cannibalizzarsi tra di loro (e anche con Non c’è più religione, uscito il 7 dicembre). Ma anche con un sabato sera contrassegnato da un Juve-Roma che inciderà sugli incassi di quel giorno…

starwarsStar Wars: Rogue One (750 sale)
L’anno scorso, il ritorno di Guerre stellari era stato salutato da un weekend lungo (merc-dom) di circa 8,4 milioni in più di 800 schermi, con un primo giorno di mercoledì che ha fatto segnare 1,8 milioni di incasso. Molto difficile pensare che possa ottenere un dato uguale a quello (anche semplicemente per l’uscita di giovedì), ma gli appassionati non mancheranno l’appuntamento.

Pronostico: 5,7 milioni


Fuga da Reuma Park
(500 sale)
Tornano al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. L’ultima volta era stata nel 2014, con Il ricco, il povero e il maggiordomo, che aveva conquistato 2,4 milioni nel suo primo fine settimana in circa 500 sale.

Pronostico: 1.4500.000


Natale a Londra – Dio salvi la regina
(520 sale)
Il precedente cinepanettone targato De Laurentiis, Natale col boss, aveva raccolto 1,2 milioni nel suo primo fine settimana in 434 sale, aprendo anch’esso di mercoledì (con circa 100.000 euro).

Pronostico: 900.000


Poveri ma ricchi
(470 sale)
Nel 2015, il film natalizio con Christian De Sica, Vacanze ai Caraibi, aveva esordito con 1,2 milioni in quasi 500 schermi, più i 126k raccolti di mercoledì.

Pronostico: 900.000


Come sta andando il cinema d’autore italiano?

In un panorama culturale che pone molta attenzione al cosiddetto cinema d’autore (definizione quanto mai complicata), come mio solito cerco di controllare i dati e valutare come sta andando il settore. Per questo, ho analizzato gli incassi di tutti i film italiani sopra i 100.000 euro quest’anno (dati al 12 dicembre compreso), anche considerando che non ci saranno altre uscite d’autore nelle ultime due settimane dell’anno. Lo stesso avevo fatto per quanto riguarda i dati del 2013 e 2014.
Questi i film italiani nei primi 100 classificati assoluti (in grassetto, i film che ho considerato d’essai):

1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655

2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302

13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.486.148

17 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657

22 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.189.778

28 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.375

36 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.805.662

44 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161

56 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.456.660

61 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716

62 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.266.793

63 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441

69 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.124.938

70 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562

72 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.065.860

78 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 1.970.641

80 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI  Walt Disney S.M.P. Italia € 1.934.260

84 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960

88 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785

89 CHE VUOI CHE SIA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.695.223

90 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103

96 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688

99 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.360

100 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262

Qui possiamo discutere su alcune mie scelte, ma come solito evito di inserire le commedie (quindi, Virzì e Pif, anche se chiaramente autori con una cifra stilistica ben precisa, non ci sono), mentre Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento li considero titoli di genere. Se ci atteniamo a questi principi, in questa fascia dei primi cento incassi italiani, ci sono solo due titoli d’essai, per un totale di 4,8 milioni incassati. Andiamo avanti…

106 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.756

109 QUEL BRAVO RAGAZZO Medusa Film S.P.A. € 1.301.527

110 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.299.629

113 LA VERITA’ STA IN CIELO 01 Distribution € 1.226.188

120 AL POSTO TUO 01 Distribution € 1.146.009

121 NATALE COL BOSS Filmauro/Universal € 1.097.216

129 NEMICHE PER LA PELLE Good Films € 986.596

131 FUOCOAMMARE 01 Distribution € 978.330

138 VACANZE AI CARAIBI Medusa Film S.P.A. € 864.348

146 MIAMI BEACH 01 Distribution € 782.572

147 CIAO BROTHER Microcinema S.P.A. € 771.297

150 ZETA – UNA STORIA HIP-HOP Koch Media S.R.L. € 713.872

154 7 MINUTI Koch Media S.R.L. € 665.645

156 UN BACIO Lucky Red Distrib. € 639.925

157 ONDA SU ONDA Warner Bros Italia S.P.A. € 639.599

161 VASCO – TUTTO IN UNA NOTTE: LIVE KOM 015 Qmi Prod. € 599.957

170 PRIMA DI LUNEDI’ Koch Media S.R.L. € 565.617

191 LA COPPIA DEI CAMPIONI Notorious Pict. S.P.A. € 413.205

194 ON AIR – STORIA DI UN SUCCESSO Medusa Film S.P.A. € 394.440

199 LA VITA POSSIBILE   Teodora Film S.R.L. € 379.043

Incredibilmente, in questa fascia di titoli tra il 101 e il 200esimo posto otteniamo quasi lo stesso risultato dell’altra. 4,6 milioni totali per il cinema d’autore.

201 TOMMASO 01 Distribution € 375.989

203 INDIVISIBILI Medusa Film S.P.A. € 367.438

210 PIUMA Lucky Red Distrib. € 342.994

230 IL PROFESSOR CENERENTOLO 01 Distribution € 291.700

242 SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI DI ROMA Nexo Digital S.P.A. € 264.745

243 QUESTI GIORNI Bim Distrib. S.R.L. € 264.727

244 MY FATHER JACK Zenit Distribution € 262.873

245 FIORE   Bim Distrib. S.R.L. € 260.975

247 ROBERTO BOLLE – L’ARTE DELLA DANZA Nexo Digital S.P.A. € 248.003

248 LEONARDO DA VINCI – IL GENIO A MILANO Nexo Digital S.P.A. € 245.241

251 ASTROSAMANTHA Officine Ubu € 237.847

257 VINICIO CAPOSSELA – NEL PAESE DEI COPPOLONI Nexo Digital S.P.A. € 216.658

261 MI RIFACCIO IL TRULLO Adriatica Film S.R.L. € 210.660

265 COME SALTANO I PESCI Multivideo € 205.784

272 LA PELLE DELL’ORSO Parthenos S.R.L. € 199.042

289 PERICLE IL NERO Bim Distrib. S.R.L. € 170.787

296 MILIONARI Europictures Distr. S.R.L. € 160.478

305 BIANCO DI BABBUDOIU Lucky Red Distrib. € 144.617

318 USTICA   Indipendent Movies € 120.557

322 GROTTO Europictures Distr. S.R.L. € 113.437

323 ERA D’ESTATE 01 Distribution € 109.931

324 TUTTI AL CINEMA CON TOPOLINO E DISNEY JUNIOR Walt Disney S.M.P. Italia € 106.813

In questa fascia, figurano diversi titoli passati in Festival importanti. In tutto, siamo a circa 1,6 milioni.

Raccogliendo tutti questi dati, possiamo valutare il cinema d’essai italiano a 11 milioni di incassi nel 2016. E dire che, solo tre anni fa, i 38 milioni incassati mi sembravano un magro risultato. E, se anche volessimo aggiungere i film di Virzì e Pif (ma, con questo criterio di inserire delle commedie, anche i risultati degli anni scorsi sarebbero migliori), saremmo a 20 milioni. Sempre troppo, troppo poco.

Come spiegare questi risultati? Sicuramente, è semplice dire che, quando mancano i tre grandi autori di Cannes (Moretti, Sorrentino, Garrone), ma anche registi come Ozpetek o Salvatores, il danno è notevole. Insomma, come dico spesso, se è vero che il pubblico dei blockbuster è piuttosto pigro e cerca (quasi) sempre “l’usato sicuro”, non si può dire che quello d’essai sia molto più curioso. Con la differenza che, mentre è normale che il pubblico dei film commerciali sia ‘massificato’, non lo è altrettanto che gli spettatori più colti e attenti – in realtà meno di quanto forse pensano di essere – siano così poco desiderosi di scoprire nuovi autori. Inoltre, è evidente quanto sia pericoloso e complesso ‘affidare’ un intero ‘settore’ industriale (quello, appunto, del cinema d’autore) a chi magari fa un film ogni 2-3-5 anni.

Di sicuro, un certo tipo di cinema d’autore sembra aver fatto il suo tempo e non riesce più a sintonizzarsi con il pubblico italiano, anche quello più colto, che piuttosto che scoprire giovani autori italiani, preferisce andare a vedere registi veterani e ‘affidabili’, come Ken Loach, Woody Allen o Clint Eastwood. Viene quindi naturale pensare che questo tipo di prodotto, che, per numero di film realizzati, è sicuramente – con le commedie – il primo in Italia, forse non può essere più sostenuto come un tempo, a meno che non viri decisamente verso il genere puro. Gli esempi di Lo chiamavano Jeeg Robot – che non ha ricevuto il sostegno statale e questo dovrebbe far riflettere – e Veloce come il vento sicuramente invitano in questa direzione.

Collegata a questa riflessione, c’è il fatto che trovo assurdo che – da molte parti – si urli allo scandalo per i minori finanziamenti (notizia peraltro tutt’altro che confermata) al cinema ‘sperimentale’ e d’autore nella nuova legge. I dati sopra riportati fanno capire chiaramente che i finanziamenti per questo tipo di prodotti – eventualmente – sono eccessivi e non troppo pochi.

Anche perché, se c’è una cosa su cui possiamo nutrire pochi dubbi, è che a fronte dei tanti esordi e delle opere seconde di centinaia di registi under 40 negli ultimi 15 anni, non c’è nessuno di questi che stia riuscendo a costruirsi un suo pubblico (e speriamo che, nel suo ambito di genere, Mainetti ce la faccia con i suoi prossimi progetti). Se consideriamo che Garrone e Sorrentino – per lungo tempo considerati la ‘new wave giovane’ del nostro cinema – vanno verso i 50 anni, c’è di che preoccuparsi, soprattutto vedendo come tanti registi apprezzati (anche da Festival prestigiosi come Cannes) abbiano difficoltà a incassare anche solo 3-400.000 euro.

Un altro evidente problema, è massmediatico. Da una parte, soprattutto i giornali considerano questo tipo di cinema solo in base ai premi vinti (e se consideriamo i tanti riconoscimenti ottenuti da Fuocoammare, potremmo dire che le cose vanno benissimo) e non agli incassi. Incassi che non significano solo ‘vil denaro’, ma un pubblico numeroso e attento a questo genere di proposte. E gli spazi e l’attenzione dedicati sono decisamente eccessivi rispetto a un cinema d’autore che ha una quota di mercato ben inferiore al 10% degli incassi in sala di tutto il cinema italiano.

Insomma, urge riflessione. Ed è il caso di valutare questi risultati e cercare strade diverse…