Ma American Sniper è stato capito?

americansniperMi scuserete se per la terza volta in un mese parlo di American Sniper. Credo che il motivo sia semplice: è il più importante film degli ultimi due anni (almeno), a livello di tema trattato (di base, tutt’altro che un prodotto commerciale) e straordinari risultati ottenuti. E oggi, vorrei analizzare come una pellicola che trovo estremamente complessa, sia stata trattata nell’ultimo mese per lo più come un film propagandistico e banalmente patriottico. (seguono numerosi SPOILER sul film, se non lo avete visto non proseguite con la lettura).

Iniziamo con il ‘villain’. Vediamo il supercattivo siriano in una scena con la moglie e la figlia piccola. Nonostante sia un momento breve e che ovviamente non serve per portare avanti la storia, è una sequenza fondamentale per umanizzare l’antagonista. Chiunque voglia fare un film di propaganda, di sicuro la taglierebbe senza pietà (o meglio, non penserebbe neanche di girarla). Insomma, il vero Chris Kyle potrà anche aver visto gli iracheni (e in generale i suoi nemici) come dei “selvaggi”, Eastwood proprio no.

E, in generale, diverse persone uccise da Kyle vengono mostrate prendendosi del tempo, a cominciare dalla madre e del figlio della scena iniziale. Non c’è insomma la voglia di ritrarre gli iracheni che combattono contro i soldati americani come degli esseri indistinti e senza umanità, ma comunque con dei personaggi con maggiore spessore (anche se magari stanno in scena per pochi secondi). Se penso ancora a Black Hawk Down, in cui vedevamo decine di africani buttarsi davanti al fuoco degli americani come se fossero degli zombi senza coscienza, non ho dubbi su quanto si dovesse discutere di quella pellicola e non certo di questa.

D’altro canto, in una fondamentale scena, capiamo che sono stati commessi degli errori dai vertici militari durante un’operazione, con gravi conseguenze per i soldati coinvolti e anche per i civili iracheni. Non esattamente il modo migliore di esaltare l’esercito senza se e senza ma, come ha pensato qualche critico.

Se già la descrizione della guerra è molto più complessa di quanto molti vogliono pensare, veniamo al punto fondamentale: gli ultimi 10-15 minuti. Mostrano un Chris Kyle profondamente provato dalla guerra e che ha enormi difficoltà a tornare alla vita normale, tanto da rischiare di uccidere un cane per gli effetti causati dal disturbo post traumatico da stress. E che deve confrontarsi con una realtà non solo sua, ma che coinvolge tanti veterani, che non ricevono assistenza al loro ritorno a casa (compreso quello che poi ucciderà Kyle). Vi sembra lo sguardo di un regista che vuole esaltare l’America senza porsi delle domande spinose su come tratta i suoi soldati?

Qualcuno si è lamentato che non sono stati inseriti alcuni elementi importanti (Jesse Ventura, New Orleans e un presunto omicidio di due rapinatori, in questo articolo del New Yorker su Chris Kyle potete trovare maggiori informazioni su tutto), ma credo che in questi casi ci fossero (anche volendo inserirli e non è detto che Eastwood volesse) dei problemi legali e di opportunità molto evidenti (nei due ultimi casi, non sottovaluterei anche il pericolo di emulazione), su questioni su cui ci sono molti dubbi e che non era certo facile trattare, se non dedicando un tempo enorme ed eccessivo.

Credo che tutto questo sia simile a quanto avvenuto con Operazione Zero dark Thirty, in cui qualcuno avrebbe voluto una chiara denuncia della tortura (chissà, magari con una didascalia, in stile scritte sui pacchetti di sigarette “il fumo uccide”?), mentre la Bigelow era impegnata a raccontare una storia complessa e non certo in bianco e nero.

Infine, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse come sia possibile fare incassi del genere in America solo grazie ai veterani patrioti guerrafondai. E lo stesso si può dire dell’Italia. Anzi, questo secondo caso è ancora più evidente: una fetta di pubblico d’autore è politicizzata a sinistra e non è che da noi il sostegno all’esercito sia particolarmente forte. Eppure, il film rischia di chiudere vicino ai 19-20 milioni. Non stiamo insomma parlando di un film d’autore che magari arriva a 6-7 milioni e diventa un ‘caso’ quasi straordinario, stiamo parlando di risultati à la Frozen o di cinepanettoni dei bei tempi. A scanso di equivoci: film di massa enorme.

Girando su Internet, l’unico articolo che mi sembra rispecchi la complessità generale del film è questo. Come quell’autore, non voglio certo dire che American Sniper sia un film pacifista e contro l’America. Ma di sicuro è molto più complesso di quanto si pensi…


La più grande star di tutti i tempi?

Ogni tanto, un discorso può sembrare squisitamente commerciale, legato solo agli incassi e non all’arte. Tuttavia, per ottenere certi risultati, la realtà è che bisogna essere artisti veri e capaci di creare opere forti e che coinvolgono il pubblico. Soprattutto, se vuoi avere successo per più di cinquant’anni. Questo weekend, American Sniper ha aperto col botto negli Stati Uniti, ottenendo 90 milioni nei tre giorni. E dire che domenica c’erano le due semifinali del campionato di football, che hanno ovviamente tolto una bella fetta del target maschile al film. Per capire il risultato straordinario ottenuto il primo giorno, lascio la parola a David Poland:

Quanto è imponente questo giorno d’esordio? E’ il migliore giorno d’esordio nella storia del cinema per un film drammatico puro. Non lo giudicate un film drammatico puro perché ci sono i conflitti a fuoco? Allora è la 57° miglior giornata d’esordio nella storia e la 9° per quanto riguarda i titoli che non sono dei sequel. E quali sono gli altri titoli non sequel? Avengers, The Hunger Games, Alice in Wonderland, Spider-Man, Guardiani della galassia, Twilight, Iron Man e I Simpson – Il film.

Insomma, sembra (come ha commentato un addetto ai lavori a Deadline) che sia uscito un prodotto Marvel. E arriviamo al punto dell’articolo: Clint Eastwood è la maggiore star di tutti i tempi? Assolutamente sì. Mi ricordo, quando ho letto “Adventures in the Screen Trade” di William Goldman, di essere rimasto impressionato di scoprire che Clint Eastwood fosse l’unico attore a essere presente in un sondaggio delle star più importanti secondo gli esercenti americani, dal 1971 al 1981. Tra gli altri in quel periodo, c’erano Burt Reynolds o Alan Alda (che sostanzialmente ci ricordiamo noi addetti ai lavori/appassionati), così come nomi storici (Dustin Hoffman e Robert Redford), che però adesso non possiamo più definire delle star perché non reggono film dai grandi incassi. D’altronde, Eastwood era esploso negli anni sessanta con i film di Sergio Leone. Negli anni novanta, la consacrazione agli Oscar per Gli spietati. Negli anni zero-zero, il trionfo agli Oscar di Million Dollar Baby e il maggiore incasso di sempre per un suo film, grazie a Gran Torino. Risultato economico che adesso verrà nettamente superato da American Sniper, film in cui è ‘solo’ regista, ma un realizzatore star a cui il pubblico si è affezionato.

Forse, i due attori più longevi che mi vengono in mente sono Jack Nicholson e Harrison Ford, rimasti sulla cresta dell’onda dai settanta all’inizio di questo millennio (una trentina d’anni, insomma), una costanza comunque invidiabile. Durata simile per un attore come Cary Grant, ma lì stiamo parlando decisamente di un’altra epoca.

A livello personale, sono cresciuto negli anni ottanta con la certezza che la maggiore star di quel periodo fosse Tom Cruise. Ma quanto è durato a quei livelli altissimi? Direi dal 1983 (Risky Business) al 2006 (il terzo Mission Impossible). Poi sono arrivati tanti risultati deludenti, a parte il quarto capitolo di MI.

Ecco, se pensiamo che la maggiore star della mia generazione è durata poco più di vent’anni, capiamo quanto sia straordinaria la longevità di Eastwood, che dura dal 1964 (Per un pugno di dollari) fino a oggi, quando a 84 anni suonati sta ottenendo il suo trionfo maggiore. 51 anni sempre sulla cresta dell’onda (anche con dei flop, per carità, come capita a tutti), sei decenni di enorme notorietà e grandi incassi. Risultato, nel mondo del cinema, assolutamente incredibile e ottenuto continuando a prendersi dei rischi, realizzando film diversi (alcuni anche brutti), ma continuando a mettere tutto se stesso nelle pellicole in cui era impegnato (cosa che non mi viene da dire per altri registi acclamati negli anni settanta e che ora sembra che facciano film solo per pagarsi le case in giro per il mondo). Insomma, Clint Eastwood è la maggiore star cinematografica di tutti i tempi. E se lo merita…


Le cose veramente importanti

Ieri all’Anica sono stati presentati i numeri del cinema in Italia nel 2014. Avevo già commentato le questioni più evidenti a inizio gennaio, quindi inutile tornarci su. Oggi, tanti articoli dei quotidiani di oggi mettono in evidenza i dati negativi dell’anno scorso (anche se con toni meno pessimistici rispetto a quanto mi attendevo), ma secondo me dimenticano di segnalare delle questioni importanti (positive e negative) di cui si parla poco:

– Evidentemente, presi dalla demagogia de “il biglietto costa troppo”, non si ritiene di dover mai segnalare questa semplice informazione: liberissimi di non crederci, ma da quattro anni consecutivi il prezzo medio del biglietto è in CALO. Nel 2010 era di 6,41 euro, nel 2011 era di 6,22, nel 2012 6,21, nel 2013 6,08 e nel 2014 (queste sono delle proiezioni) 6,02. Un motivo della flessione è sicuramente il calo di popolarità del 3D, ma a parte questo è meritorio che gli esercenti abbiano mantenuto prezzi assolutamente popolari. Ancora convinti che il biglietto sia troppo caro? Certo, costasse 2 o 3 euro come sogna qualcuno, sarebbe bellissimo. Poi chiuderemmo tutti (produttori, distributori ed esercenti), ma pazienza…

peppa- L’impatto dei contenuti complementari cresce anche nel 2014. Siamo passati da 7,2 milioni di incasso a 9,7 milioni, anche grazie ad alcuni fenomeni come Peppa Pig. A dimostrazione dell’importanza di questi prodotti (non tanto nell’impatto sugli incassi complessivi, visto che valgono ancora ‘solo’ lo 1,69% sul totale, quanto soprattutto nella capacità di portare un pubblico ‘diverso’ in sala e in momenti di vuoto), il fatto che lunedì (giorno principe per gli eventi) sia l’unico giorno della settimana in cui sono aumentati gli incassi rispetto all’anno precedente.

– Volete sapere qual è la vera preoccupazione che ho sul cinema italiano? Nonostante la crisi, l’anno scorso sono usciti 171 film nostrani (comprese le coproduzioni con l’estero), rispetto ai 162 del 2013. E come diavolo si può pensare che  ⅔ di questi titoli trovino uno spazio, anche minimo, nelle sale? La soluzione è semplice, si smetta di favorire (con contributi diretti o indiretti) i film in ‘massa’. Soluzioni più mirate e contributi limitati a un numero minore di film sembrano  la strada da seguire (anche se, mi rendo conto, non semplice per tanti motivi). Oltre a una diminuzione della produzione di film ‘culturali’, che sarebbe meglio chiamare ‘(pseudo)sociali’…

– Ovviamente, tutte le tipologie di schermi sono in flessione di presenze e incassi (quelle tra 5 e 7 schermi subiscono il calo minore), ma il crollo continuo delle monosale è particolarmente preoccupante (nel 2014, -6,5% di incassi). Nulla di sconvolgente, è un tipo di struttura che non funziona per ovvi motivi e che potrebbe essere rilanciata solo con una multiprogrammazione spinta che, evidentemente, non è ancora possibile nel nostro Paese. Che famo, ci sbrighiamo prima che le monosale scompaiano (quasi) tutte?

– Un dato che mi interessa sempre molto, è quello delle quote del cinema europeo, che sono aumentate notevolmente (dal 10 al 17% per quanto riguarda le presenze). Peccato che se l’aumento della quota francese (dal 3,25 al 5,73%) è indiscutibile (certo, una star come Scarlett Johannson in Lucy aiuta, ma Luc Besson ha costruito un impero produttivo, all’interno di un sistema francese che funziona), quello inglese (dal 4,91 all’8,75%) è da segnalare con un asterisco. In effetti, vengono considerati inglesi film come Maleficent (il maggiore incasso del 2014 con 14 milioni), Hercules (3,5M), A spasso con i dinosauri (3,6M) ed Edge of Tomorrow (3,2M). Credo che un aumento (reale) della quota europea sia fondamentale per migliorare la cinematografia di questo continente, ma penso proprio che (considerando anche gli incentivi comunitari che esistono) si possa e debba ancora migliorare su questo versante. Interessante invece l’ascesa del Giappone (che passa dallo 0,23 all’1,75%), grazie a prodotti come Capitan Harlock (5,1 milioni) e Doraemon (2,5M), oltre a tanti contenuti complementari fatti di cartoni (in primis, il milione dell’ultimo Miyazaki). Una proposta che fa piacere venga portata in Italia e sfruttata così bene, in particolare da Lucky Red…

 


Come (non) parlare di American Sniper

Ci sono tre storie da segnalare su American Sniper in Italia. Una raccontata troppo, una raccontata in maniera superficiale e una ancora (incredibilmente) non raccontata nel nostro Paese. Nell’ordine, sono queste:

americansniper- Visto che il protagonista di American Sniper è realmente esistito, molti giornalisti si sono sentiti liberi di rivelare tutta la storia, finale compreso. La giustificazione (che in alcuni casi viene confessata tranquillamente, come se fosse corretta) è che tanto si tratta di una storia vera. Piccolo problema: prima del film di Eastwood, chi è che in Italia conosceva Chris Kyle? Pochi, quasi nessuno. Non è come parlare liberamente di Pearl Harbor o della guerra del Vietnam. Quindi, ci si poteva riflettere prima di rivelare qualcosa che ha un impatto fortissimo nello spettatore.

– Sul protagonista e sul ritratto che se ne è fatto, si è discusso molto. In particolare, questo articolo molto critico del Guardian, che mette in evidenza alcuni aspetti di Kyle poco affrontati (e poco piacevoli) nel film, ma che contiene anche delle esagerazioni (che alcuni commenti estremi su Internet rappresentino tutta la destra americana, è una cretinata). Cosa hanno deciso di fare alcuni mass media italiani? Fare una bella ricerca su Kyle? Assolutamente no, meglio fare un pezzo sull’articolo del Guardian, traducendo diversi estratti e aggiungendo anche un tweet di un’altra giornalista. Wow, grande giornalismo di inchiesta. Ma i corrispondenti americani cosa ci stanno a fare?

– La cosa più importante e incredibile: sono stati dedicati decine di articoli al fenomeno Siani. Benissimo, solo che ho una notizia: questa settimana American Sniper supererà l’incasso di Si accettano miracoli. Al momento, la differenza è di soli 214k, con il film di Siani a 12,2M e quello di Eastwood a 12M. Quest’ultimo ha recuperato dal 7 gennaio più di 1,2M e, visto l’andamento, come detto possiamo essere sicuri che batterà la commedia italiana nei prossimi giorni. Ora, l’articolo più corretto in merito sarebbe parlare di due fenomeni assoluti (non è che se un film arriva primo, il secondo è uno ‘sconfitto’, magari sono due vincitori entrambi, anche se in forme diverse), di cui però quello americano a livelli che nessuno poteva minimamente prevedere. Ma si poteva (e doveva) anche scrivere qualcosa del tipo:

1) Il film  bellico duro che batte il ‘disimpegno’ e la favola. Segue analisi più o meno intelligente su l’attualità pessimistica che supera la commedia leggera.
2) Il pubblico italiano che va in massa a vedere un cecchino che uccide centinaia di nemici, in un momento in cui noi europei ci sentiamo più vulnerabili e in pericolo. Sarebbe una lettura sbagliata del successo, visto che il film di Eastwood era campione di incassi già dal primo gennaio, quando ancora gli attacchi a Parigi non erano avvenuti. Magari mettiamoci anche una lettura banale “fascismo contro democrazia” o un’accusa tipo “l’unico iracheno buono è un iracheno morto”, insomma chiave politica rozza, ma che in Italia funziona sempre. Guardate, mi va quasi bene anche una lettura di Dacia Maraini su Eastwood misogino, almeno sarebbe un segno di vita…

Insomma, che state aspettando? C’è un fenomeno cinematografico (ma, a questo punto, anche culturale-sociale) pazzesco che sta avvenendo in Italia davanti ai vostri occhi, che meriterebbe l’attenzione di tutte le maggiori firme dei quotidiani. Svegliatevi!


Come volevasi dimostrare

natalestupefacenteDi come era stato trattato all’epoca Natale in Sudafrica, ne ho già parlato recentemente qui. E, visto quello che (non) è stato scritto sull’argomento commedie durante queste feste, direi che la malafede regna sovrana. D’altronde, l’ultimo cinepanettone, Un natale stupefacente, ha raccolto solo 6 milioni, in calo fortissimo rispetto al dato del film con Belen (un terzo di quel risultato), ma anche semplicemente rispetto a Colpi di fortuna del 2013, che aveva ottenuto circa 11 milioni (e quindi, una flessione di circa il 45% da un anno all’altro).

Eppure, non c’è stata neanche un quarto delle analisi di questo risultato, rispetto alle ‘inchieste’ (si fa per dire, visto il livello delle discussioni) realizzare nel 2010. C’è addirittura chi, come Libero, basandosi solo sui dati delle giornate natalizie, è riuscito a scrivere “Il suo centesimo film natalizio Un natale stupefacente ha per la centesima volta sfondato al botteghino”. A parte questi sfondoni, la ragione del silenzio generale è ovvia (compreso il dover confessare di aver detto una solenne cazzata quattro anni fa): il cinepanettone si è uniformato ed è diventato meno volgare, diventando così molto più accettabile dalla stampa cinematografica. Facile anche capire i motivi del calo economico: se il cinepanettone diventa una commedia come le altre, si gioca il pubblico con tutte le altre, peraltro dopo mesi in cui sono uscite commedie forti togliendosi pubblico a vicenda e saturando il mercato. Prima sarà stata anche una comicità cafona e rozza, ma era proprio questo il motivo del successo. Oltre ovviamente a due protagonisti, De Sica e Boldi, che funzionavano benissimo in quel contesto.

D’altronde, era semplicemente sbagliato il metro di giudizio del passato. Il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo ha ottenuto il miglior incasso per un film italiano dai tempi di Sole a catinelle con 13 milioni, ma ha anche perso quasi il 40% rispetto ai 21,4 milioni de La banda dei babbi natale. Quindi, enorme successo o flessione preoccupante? Io propendo per un successo indiscutibile – vista anche la situazione attuale del mercato – ma se avessero fatto un film volgare, non ho dubbi che si sarebbe parlato molto di più del calo e in toni fortemente critici.

E allora, lo ripeto per la millesima volta: servono commedie volgari. In effetti, il grosso problema della nostra produzione non è tanto l’elevato numero di commedie, ma il fatto che moltissime siano buoniste/per le famiglie. Serve anche un buon numero di prodotti rozzi e più per un pubblico adolescenziale (in questo senso, alcuni titoli in arrivo – in primis Maccio Capatonda – mi sembrano una buona notizia).

Tornando al discorso cinepanettone, non posso evitare di notare la stessa ‘coerenza’ che si manifesta esaltando i risultati del cinema d’autore italiano perché Il giovane favoloso ha ottenuto un dato straordinario. E tutti gli altri film? Facciamo finta che gli incassi di Martone paghino i conti a tutti e non li prendiamo in considerazione, anche se la crisi vera sta lì. E intanto magari portiamo avanti un’idea strampalata, quella per cui dobbiamo educare il pubblico ‘ignorante’. Concetto già discutibile quando si parla di essai (e visti i risultati in quel settore, forse bisognerebbe riflettere sull’efficacia di questo percorso), assolutamente folle quando si parla di commedie scacciapensieri…


La mia top 13 del 2014

Prima di tutto, due righe sul film più bello che ho visto in questo 2014 e che non andrà in classifica solo perché è un recupero: Wolf Children. Quando continui a pensare a un film per diversi giorni, mentre la maggior parte delle volte mi dimentico (o almeno ci provo) di un titolo dopo mezz’ora, qualcosa vuol dire.

Ci sono poi altri cinque titoli che vorrei menzionare e che sarebbero potuti tranquillamente finire nella mia classifica di fine anno: Italy in a Day, Alla ricerca di Vivian Maier, La teoria del tutto, Il giovane favoloso e Il sale della terra. Panchinari di lusso, se mi consentite il termine.

Ci sono dei film che non ho visto e che sarebbero potuti finire in classifica, tra questi Viviane, Timbuktu e Il regno d’inverno. Avvertenza importante: non trovo elegante inserire in questa top 13 film su cui ho lavorato a Microcinema, anche se…
Ma ora, senza ulteriori indugi, partiamo con i titoli:

13 – The Armstrong Lie
Sarò ripetitivo, ma un prodotto di Alex Gibney ci finisce sempre nelle mie classifiche. In questo caso, poi, non solo c’è un argomento molto controverso (il ciclista Lance Armstrong), ma anche un prodotto nato originariamente come una celebrazione di questo sportivo e diventato in seguito un atto d’accusa…

12 – The Raid 2: Berandal
Ok, il primo The Raid era pressoché perfetto, questo è sicuramente troppo lungo e indulgente. Ma anche con dei momenti straordinari e delle scene indimenticabili. Peccato che la maestria tecnica non sia sempre supportata da personaggi e sentimenti altrettanto forti. Sarebbe potuto essere il corrispettivo moderno di The Killer e A better Tomorrow 2, così è ‘soltanto’ un grande film d’azione…

11 – Before I Disappear
Una delle più belle scoperte dell’ultimo Festival di Venezia (dove è stato presentato alle Giornate degli autori). Ironico, strampalato e ricco di fantasia, con la sequenza al bowling che entra di diritto nei momenti migliori del 2014…

10 – Solo gli amanti sopravvivono
Apparentemente, un film che sulla carta non mi doveva proprio piacere. Ma sarà per le immagini ipnoticamente meravigliose, sarà per la colonna sonora da sballo, una delle perle del cinema d’autore dell’anno appena passato…

9 – The Internet’s Own Boy: The Story Of Aaron Swartz
In un’epoca in cui esaltiamo i ‘grandi’ imprenditori internettiani visionari (e ce ne sbattiamo se nella loro visione c’è la produzione in fabbriche schiavistiche), Aaron Swartz voleva veramente cambiare il mondo. E, come dimostra il finale, c’è riuscito…

8 – Father and Son
Storia non certo originale, ma che ha il pregio di essere raccontata benissimo. Uno dei film emotivamente più forti dell’anno…

7 – Un piccione seduto su un ramo medita sull’esistenza
Ok, Songs from the Second Floor aveva cose più geniali ed era il capolavoro indiscutibile di Roy Andersson. Ma anche solo per l’incredibile piano sequenza di dieci minuti al bar, quest’ultima fatica meriterebbe di stare in classifica…

6 – Ida
Aveva tutto per sembrare una parodia, tipo Eutanasia Mon amour di checcozaloniana memoria. Polonia, anni sessanta, bianco e nero, protagonista una suora. E invece, uno dei film più sorprendenti degli ultimi tempi, nonché il caso d’autore dell’anno.

5 – Foxcatcher
Vi diranno che è una metafora della fine del sogno americano (vero). Vi potrebbero anche dire che è un film freddo, ma a quello non ci credete. Trattasi di grande storia sull’amicizia, sulla famiglia e sul rapporto padri-figli. Bennett Miller conferma di essere uno dei registi americani contemporanei più importanti…

4 – Omar
Sarà banale dirlo, ma potremmo definirlo Shakespeare in Medio Oriente. O anche un adattamento non ufficiale dello splendido libro Son of Hamas. Finale perfetto…

3 – Grand Budapest Hotel
Sempre avuto sentimenti contrastanti sul cinema di Wes Anderson (adoro Rushmore, mi piacevano I Tenenbaum, su altri titoli sono più freddino), ma forse questo film è il suo capolavoro. Il cinema d’autore come dovrebbe essere più spesso, intelligente e aperto a un pubblico ampio…

2 – Elaine Stritch: Shoot Me
Lo ammetto, conoscevo pochissimo Elaine Stritch, anche perché non sono mai stato un fan di 30 Rock. L’occasione per rimediare e approfondire una grande artista (morta nel 2014) viene da questo documentario. Commovente, profondo e irresistibile, proprio come la sua protagonista…

1 – Mommy
Ok, dopo il secondo posto l’anno scorso con la doppietta Laurence Anyways/Tom à la ferme ci doveva arrivare al primo posto e se lo merita. Forse Mommy non ha la stessa originalità di Laurence Anyways, ma rappresenta un passo perfetto per trovare un pubblico più ampio (come avvenuto in Francia). L’attesa per il suo primo film con star americane diventa ora spasmodica…

 

Ed ecco la top 13 in ordine:

1 – Mommy
2 – Elaine Stritch: Shoot Me
3 – Grand Budapest Hotel
4 – Omar
5 – Foxcatcher
6 – Ida
7 – Un piccione seduto su un ramo medita sull’esistenza
8 – Like Father, Like Son
9 – The Internet’s Own Boy: The Story Of Aaron Swartz
10 – Solo gli amanti sopravvivono
11 – Before I Disappear
12 – The Raid 2: Berandal
13 – The Armstrong Lie


2013 contro 2014: ecco come è andata

Partiamo subito dai dati totali. Nel 2013, secondo il Cinetel nei cinema italiani si sono venduti 97.288.094 biglietti e incassati 617.981.556 euro. Nel 2014, questi numeri sono scesi a 91.302.046 ingressi e 573.937.030 euro, con una flessione quindi di 5,9 milioni di biglietti (-6,1%) e di 44 milioni di euro (-7,1%).

bossOra, sarebbe semplice notare che Sole a catinelle con Checco Zalone aveva fatto segnare 8 milioni di presenze e 51.845.978 euro di incasso. Basta aggiungere quei dati e siamo a posto, giusto? Sì e no. E’ sicuramente vero che la mancanza del Checco nazionale ha rappresentato il peggiore problema dell’annata, per cui si poteva fin dall’inizio pronosticare una flessione nel 2014. Ma sarebbe sbagliato, a livello logico e statistico, sommare semplicemente i dati di Sole a catinelle e sentirci più tranquilli.

Va infatti sottolineato che, di fronte a un film così forte, la concorrenza di commedie di quel periodo era stata ovviamente debole, visto che pochi volevano scontrarsi con quel fenomeno. Infatti, tra fine ottobre e fine novembre 2013, erano usciti nel 2013 Fuga di cervelli (5,1M), Stai lontana da me (4 milioni) e L’ultima ruota del carro (1,9 milioni) per quanto riguarda le commedie importanti, per un totale di 11 milioni di euro. Nello stesso periodo del 2014, ci sono stati Confusi e felici (3,8M), Andiamo a quel paese (7,9M), La scuola più bella del mondo (5,9M), Scusate se esisto (5,4M) e Ogni maledetto Natale (2,1M), per un totale di 25,1M. Possiamo dire quindi che l’assenza di Zalone ha lasciato spazio a una maggiore presenza di commedie, che rispetto ai loro rivali ‘normali’ (e non marziani come Checco) hanno ottenuto 14 milioni in più.

Non sarebbe però neanche corretto fare semplicemente la differenza tra i 51 milioni di Zalone e questi 14 milioni in più dalle commedie rivali dello stesso periodo, perché è chiarissimo che far uscire una commedia forte a settimana (come avvenuto già a inizio ottobre) abbia portato questi titoli a cannibalizzarsi a vicenda e a ottenere quindi meno del previsto (con l’eccezione di Ficarra e Picone). Basti pensare a Confusi e felici, che ha aperto nel primo weekend con lo stesso dato del precedente film di Bruno, ma ha chiuso con circa due milioni in meno. Tutto questo lungo discorso per dire che non solo un campione di incassi come Zalone porta tanti soldi, ma con la sua forza permette sia di incentivare la voglia di andare al cinema tout court (non a caso sia Fuga di cervelli che Stai lontana da me sono state due ottime sorprese) sia una programmazione dei film più razionale e meno autolesionistica. Insomma, normalmente si dovrebbe preferire un’industria più regolare e con meno fenomeni straordinari, ma in realtà i filmoni campioni d’incasso (vedi anche la Francia di Quasi amici e Non sposate le mie figlie! o la Spagna di Ocho apellidos vascos) servono maledettamente e hanno influssi che vanno oltre il loro semplice risultato. Se poi imparassimo anche a non continuare a farci del male da soli (spiegatemi voi perché due commedie potenzialmente forti come Il nome del figlio e Sei mai stata sulla luna? usciranno entrambe il 22 gennaio), sarebbe meraviglioso.

L’altro motivo di flessione quest’anno va cercata nel periodo estivo o meglio tra i mesi di maggio (37,2 milioni nel 2014 contro i 47,1 milioni di un anno prima) e giugno (23,8 milioni contro i 36,5 milioni del 2013). Ci sono stati dei problemi episodici (ovvio che la differenza di incassi tra La grande bellezza e Le meraviglie, per parlare solo di film andati in concorso a Cannes, si è fatta sentire), ma l’ostacolo principale sono stati i mondiali di calcio. Personalmente, ritengo che ci sarebbe stato spazio per un blockbuster tra Maleficent (uscito a inizio giugno) e Transformers 4 (metà luglio), visto che in quel mese e mezzo non è arrivato niente di forte. Comunque sia, non c’è dubbio che questa scelta, oltre ad aver intasato l’autunno di film, ha anche creato una certa disabitudine del pubblico ad andare al cinema, che abbiamo pagato anche a settembre (37,1 milioni di euro contro i 41 di settembre 2013). Insomma, al di là dei film in sé (che sono sempre fondamentali), si conferma che una stagione più lunga sarebbe utile a tutti, blockbuster americani e film italiani.

Sempre a proposito di film forti, nel 2013 erano 10 i titoli che hanno superato i 10 milioni di incasso, nel 2014 solo 7. Ma parliamo  del cinema italiano. Nel 2013, aveva fatto segnare 29,3 milioni di presenze e 183,9 milioni di euro, con una quota di mercato del 29,76/30,21% (a seconda che si prendano in considerazione gli incassi o le presenze). Nel 2014, siamo scesi a 24,7 milioni di ingressi e a 152,8 milioni di euro, con quote di mercato del 26,64/27,12%.

E’ quindi venuto a mancare non solo il risultato delle commedie (e quindi soprattutto di Zalone), ma anche quello del cinema d’autore, di cui avevo già parlato qui. Faccio però notare che nelle riviste di settore abbiamo letto del successo spagnolo (ottenuto grazie al fenomeno Ocho apellidos vascos, che ha fatto segnare 9,5 milioni di spettatori da solo), che quest’anno è arrivato a una quota record del 25,5%. E dovremmo urlare al dramma per il nostro Paese, che passa dal 30 al 27%, mentre nel 2012 eravamo al 25%? Direi proprio di no. Vediamo invece i primi 30 incassi italiani del 2014 (il primo numero a sinistra indica la posizione assoluta in classifica):

 

2    UN BOSS IN SALOTTO    € 12.311.441

5    IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO       € 10.783.932

7    SOTTO UNA BUONA STELLA    € 10.312.789

12    TUTTA COLPA DI FREUD      € 7.928.490

13    ANDIAMO A QUEL PAESE     € 7.913.066

21    IL GIOVANE FAVOLOSO    € 6.207.109

25    LA SCUOLA PIU’ BELLA DEL MONDO    € 5.926.509

26    IL CAPITALE UMANO     € 5.750.650

28    SCUSATE SE ESISTO!     € 5.399.642

35    UN NATALE STUPEFACENTE      € 4.996.032

39    ALLACCIATE LE CINTURE      € 4.655.340

43    SMETTO QUANDO VOGLIO        € 4.033.569

45    CONFUSI E FELICI       € 3.851.141

46    E FUORI NEVICA!       € 3.843.485

50    MA TU DI CHE SEGNO 6?       € 3.647.116

54    IL RAGAZZO INVISIBILE     € 3.479.008

62    UNA DONNA PER AMICA   € 3.010.540

63    AMICI COME NOI    € 2.945.618

76    IL MIO AMICO NANUK (MIDNIGHT SUN)    € 2.195.237

77    FRATELLI UNICI    ITA       € 2.184.219

81    OGNI MALEDETTO NATALE    ITA       € 2.098.834

85    SAPORE DI TE    ITA       € 1.913.801

86    SOAP OPERA    ITA       € 1.898.656

87    COLPI DI FORTUNA    ITA     € 1.873.727

89    WINX CLUB – IL MISTERO DEGLI ABISSI      € 1.813.800

90    UN MATRIMONIO DA FAVOLA     € 1.803.552

94    UN FIDANZATO PER MIA MOGLIE      € 1.725.053

95    TUTTO MOLTO BELLO       € 1.649.476

97    LA GENTE CHE STA BENE     € 1.571.873

108    LA SEDIA DELLA FELICITA’     € 1.475.413

Possiamo trovare 24 commedie, un cartone animato comico, un film avventuroso per famiglie (Nanuk), una pellicola supereroistica e tre prodotti d’autore (di cui due di registi già impegnati in commedie, soprattutto Virzì, che quest’anno per la prima volta affrontava un prodotto completamente drammatico). Che lo squilibrio di generi sia enorme è inutile dirlo, ma conviene concentrarci sul pubblico (e sui suoi gusti) più che sui produttori, visto che la quota di film comici prodotti ogni anno è di circa il 30-35%, ben inferiore a quella dei film di maggiore incasso di questo genere. Insomma, c’è bisogno di successi più variegati e in questo senso il risultato non straordinario de Il ragazzo invisibile è un brutto segnale.

Riassumendo, è stato un anno positivo? Ovviamente no. E’ stato un anno drammatico? Neanche, anche se molti scriveranno che è stato un massacro (tira sempre di più urlare all’apocalisse che cercare di capire meglio le cause di una flessione). Anzi, viste le difficoltà oggettive (come detto, mancanza di Zalone, troppe commedie nello stesso periodo, stagione corta in cui per 2-3 mesi è uscito poco, crisi del cinema d’autore), il calo è accettabile. Diciamo che il 2015 sarà un anno impegnativo, in cui si potrebbe recuperare il terreno perduto, ma anche scivolare più indietro. Per ora, i primi dati di Siani e Eastwood sono molto confortanti. Ma servirebbero scelte importanti e di rottura (non dico coraggiose, perché non c’è nulla di coraggioso nel provare a invertire la rotta). Vedremo che succede…


Dicembre 2014: poteva andare meglio

Un po’ di cifre per iniziare l’anno nuovo. Nel 2013, in tutto il mese di dicembre erano stati staccati 12 milioni di biglietti Cinetel, per un incasso totale di 80,3 milioni di euro. Più nel dettaglio, se andiamo a vedere la settimana di Natale (25-31 dicembre), i risultati erano stati di 5,3 milioni di ingressi e 37,1 milioni di euro. E’ andata peggio quest’anno: 11,1 milioni di ingressi e 73,8 milioni di euro in tutto dicembre 2014, 4,5 milioni di biglietti e 31,6 milioni di euro nella settimana di Natale.

riccopoveroUn motivo del calo sono i film italiani. Nel 2013, le tre pellicole comiche avevano portato a casa al 31 dicembre 22,3 milioni di euro, quest’anno arriviamo a 22,6 milioni, ma solo aggiungendo alle 3 commedie (Il ricco, il povero e il maggiordomo con 10,7M, Un natale stupefacente con 4,9M, Ma tu di che segno 6 con 3,6M) anche Il ragazzo invisibile (3,4M). Notevole ovviamente la differenza tra Frozen (11,7 milioni al 31 dicembre) e Big Hero 6 (5,9 milioni finora).

Ma come chiuderanno alcune pellicole? Possiamo fare un’ipotesi, soprattutto per le commedie italiane, basandoci sui risultati dell’anno scorso. Al 31 dicembre 2013, Colpi di fortuna aveva fatto 9 milioni, Un fantastico via vai 7,6 e Indovina chi viene a Natale? 6,3. Questi tre film hanno chiuso rispettivamente a 10,9 milioni, 9 milioni e 7,7 milioni, quindi i loro incassi al 31 dicembre rappresentavano rispettivamente l’82,5%, l’84,4% e l’81,8% del totale a cui poi sarebbero arrivati (la percentuale più alta di Pieraccioni a dicembre è spiegabile perché è uscito una settimana prima degli altri due).

Tutto questo per dire che, con l’arrivo oggi di Siani, è normale una flessione importante delle tre commedie italiane, che ovviamente dipenderà molto dal risultato di Si accettano miracoli (per avere un’idea, il primo gennaio 2014 Un boss in salotto aveva ottenuto 1,5 milioni) e anche dal gradimento ricevuto da queste tre pellicole. Ma seguendo quei numeri, mi azzarderei a pronosticare un totale sopra i 13 milioni per Aldo, Giovanni e Giacomo, circa 6 milioni per Un Natale stupefacente e intorno ai 4,3-4,5 milioni per Ma tu di che segno 6?

Lo Hobbit 2 stava a 11,2M al 31 dicembre e ha finito a 12,7M, con una percentuale dell’88,1% (alta, ma comprensibile perché si tratta di un film che i fan vogliono vedere subito). Va detto però che il terzo è uscito nel 2014 una settimana dopo rispetto al secondo episodio, quindi è logico che questo ultimo capitolo (arrivato finora a 11,3 milioni) abbia ancora più benzina nel serbatoio (e quindi si può ipotizzare che supererà i 13 milioni).

Più difficile prevedere l’andamento dei film adulti, anche considerando la fortissima concorrenza che arriva oggi (American Sniper in 630 schermi, Big Eyes 280 sale, The Imitation Game in 260). Comunque, l’anno scorso I sogni segreti di Walter Mitty era a 4M al 31 dicembre e aveva chiuso a 6,1M, con una percentuale del 65,5%. Ancora meglio Philomena, che era a 2,9M e ha chiuso a 5,9M, e che quindi aveva raccolto il 49% alla fine dell’anno. Entrambi erano usciti il 19 dicembre. I due titoli che si sono contraddistinti maggiormente questo Natale sono stati L’amore bugiardo e Pride. La pellicola di Fincher è a 4,6 milioni e credo possa almeno raggiungere i 7 milioni. Il film inglese è invece a 816k, il pronostico qui è un po’ difficile e dipende anche dalla tenuta nelle sale giuste rispetto alla nuova concorrenza, ma credo che possa almeno arrivare ai 1,2M.

Non è il caso invece di fare ipotesi su Big Hero 6 andando a vedere Frozen, che a gennaio ha fatto altri 7 milioni rispetto ai quasi 12 con cui aveva chiuso il 2013.

Tirate fuori tutte queste cifre, la cosa veramente importante è semplicemente una: daje Siani! C’è bisogno di un bel risultato per dare fiducia a un ambiente un po’ depresso. E buon anno a tutti…


Quando 1+1 non fa 2

interview2C’è un grosso problema nei ragionamenti che fanno tanti quotidiani (anche economici e questo è particolarmente preoccupante) sul ‘successo’ dello sfruttamento digitale di The Interview. Si può discutere del fatto che si parli di ‘record’ per i 15 milioni ottenuti in pochi giorni (senza neanche preoccuparsi di vedere se è effettivamente tale, confrontandolo con altri titoli) o del dato in sé (su cui ci dobbiamo fidare totalmente, anche se tutte la parti in causa avrebbero ottime ragioni per aumentarlo artificialmente).

No, il problema è proprio logico. Diciamo che le entrate di un film si basano su:

A – Sfruttamento nelle sale
B – Vendite televisive
C – Home video classico
D – VOD
E – Altro (può essere merchandising, vendite della colonna sonora, diritti di sfruttamento su aerei e tante altre cose)

Ora, è chiaro che l’errore che si fa nel caso di The Interview è confrontare la somma di A+D rispetto a un’ipotetica idea di quanto sarebbe stato ‘A’ in condizioni normali. Non criticherò neanche il fatto che molti in Italia abbiano sottostimato il valore di ‘A’, pensando che una “commediola volgare” come questa non avrebbe fatto molto (peccato che Facciamola finita, precedente prova da regista di Rogen, avesse superato i 100 milioni di dollari negli Stati Uniti). Ma lo sbaglio è proprio confrontare due sfruttamenti che normalmente per un film importante avvengono in momenti diversi (e di cui il secondo beneficia dei risultati del primo in termini di promozione) con uno solo.

E non finisce qui. Quanto varranno tra qualche mese i diritti televisivi per un film che può già essere tranquillamente nelle case di tutto il mondo? Certo, in alcuni casi farà parte di pacchetti già venduti, ma c’è anche chi (come Sky) compra i film in base a un escalator relativo agli incassi in sala. E qui arriviamo all’altro problema: avrà senso distribuire nei cinema di tutto il mondo questo prodotto già sfruttato? E vero, certe commedie americane ottengono buona parte dei loro incassi in patria (quindi il danno non è enorme), ma in questo caso valuterei se non sia il caso di saltare lo sfruttamento in sala per Paesi come l’Italia (un po’ come fatto per titoli come The Blind Side e 42). Non parliamo poi dell’home video classico, che ha già i suoi problemi da anni, ma che certo non viene agevolato dal fatto che, mesi prima della sua uscita, siano disponibili facilmente copie digitali di ottima qualità.

Insomma, i conti adesso potrebbero anche sembrare positivi (anche se c’è chi ancora calcola solo i budget produttivi di un film, facendo finta che la promozione non esista) sommando mele+pere e facendo un confronto solo con le mele, dimenticando che anche gli altri ‘frutti’ subiranno delle conseguenze. Ma la realtà è che il modello (almeno con i numeri attuali delle piattaforme online nel mondo) per ora non funziona…


La soluzione contro la pirateria? Ahahahah

interviewPremessa: è ovvio che il piano originale di The Interview non fosse quello di uscire in 300 sale (c’era uno zero in più) negli Stati Uniti e in VOD su diverse piattaforme in contemporanea, una soluzione d’emergenza che è stata trovata in corsa. Nonostante questo, si tratta forse del primo film ad alto budget (e con grandi speranze di incasso, almeno prima che Kim Jong-un si incazzasse) a uscire in day and date, quindi è un esempio interessante da studiare (grazie, Corea del Nord).

La questione è semplice: il film si può acquistare legalmente negli Stati Uniti, ma non nel resto del mondo, dove però lo si può scaricare illegalmente e gratuitamente. Ecco, visto che da anni sento dire che con la riduzione delle window (o, ancora meglio, con l’eliminazione totale) si potrebbe combattere efficacemente la pirateria, mi chiedo definitivamente se è uno scherzo o meno.

L’idea alla base di questa ipotesi ottimistica è che, così facendo, si offra legalmente al consumatore il prodotto che desidera, non lasciando spazio alla pirateria di agire nel vuoto che si crea tra quando un film non è più in sala (magari anche quattro settimane dopo la sua uscita) e quando arriva legalmente in home video/VOD. Peccato che una volta che un film è disponibile fuori dalle sale, a quel punto è libero di circolare su Internet in una copia perfetta.

Risultato? Se con una window normale il film può essere visto bene soltanto al cinema (le copie registrate in sala non le considero, fanno schifo e chiaramente le vede gente che magari non sarebbe mai andata comunque al cinema), da due giorni The Interview è disponibile in ottima qualità in tutto il mondo. Alla faccia del combattiamo la pirateria, così facendo si massacrano le sale e non si recupera neanche dal VOD. E non parliamo dei mercati esteri, che non promettono certo bene, visto che per mesi l’unica opzione sarà una copia pirata, col rischio di arrivare spompati alle sale…

Poi, se volete, parliamo di riduzione del periodo delle window (senza proposte folli come tre o quattro settimane, a quel punto si andrebbe in sala solo a vedere i film evento, cosa che già in buona parte succede). E va benissimo per piccoli prodotti lanciarli in contemporanea su tutte le piattaforme, come avviene negli Stati Uniti. Ma pensare che il day and date sia la soluzione per i film importanti e forti, significa fare un discorso ideologico. Ed economicamente disastroso