Mercoledì a 2 euro: ci sono cambiamenti?

A inizio dicembre, avevo fatto le mie prime analisi sul mercoledì a 2 euro, prendendo in esame i primi tre mesi dell’iniziativa (da settembre a novembre). Oggi, vorrei analizzare come è andata a dicembre e gennaio, cercando di trovare nuovi segnali che ci facciano capire come sta procedendo l’iniziativa. In questo articolo, quindi, riprenderò diversi dati già pubblicati all’epoca, a cui ho aggiunto quelli nuovi.

Queste le variazioni degli incassi degli ultimi quattro mesi:

petsIncassi settembre 2016 rispetto a settembre 2015: – 15,7%
Incassi ottobre 2016 rispetto a ottobre 2015: – 3,3%
Incassi novembre 2016 rispetto a novembre 2015: -3%
Incassi dicembre 2016 rispetto a dicembre 2015: -15,2%

Rispetto a ottobre e novembre (mesi con flessioni contenute), dicembre è andato proprio male. Si può notare che anche a dicembre c’è una differenza importante tra la flessione degli incassi e delle presenze, che è attestata a -9,2%. Per gennaio, non c’è ovviamente ancora il dato preciso, ma sarà sicuramente un calo pesante, vista l’assenza di un film di Zalone rispetto al 2016. Al momento, il calo di incassi è del 40,2%, quello delle presenze del 32%.

Inutile dire che per dicembre e gennaio bisogna tener conto anche dei film che ci sono stati, un discorso che vale sempre, ma che in questo caso è ancora più importante. Basti pensare che Rogue One ha perso circa il 60% rispetto a Il risveglio della forza, mentre, come già detto, la mancanza a gennaio di un film che ha incassato 65 milioni, non poteva non farsi sentire.

Qui invece faccio un confronto sui dati del secondo weekend dei mesi in questione nel 2016, 2015 e 2014, per cercare di capire quanto possa aver inciso il mercoledì a 2 euro, che precede appunto questo weekend:

2° weekend settembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui 2 sopra i 3.000
2015: nessun film sopra i 2.500 euro di media
2014: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000

2° weekend ottobre
2016: 1 film sopra i 2.500 euro di media (non ha fatto il Cinema2day)
2015: 3 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 3 film sopra i 2.500 di media, di cui 2 sopra i 3.000

2° weekend novembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media (ha fatto il Cinema2day)
2015: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000.
2014: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000

3° weekend dicembre*
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 4.500
2015: 2 film sopra i 3.500 euro di media, di cui uno sopra gli 8.000
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 1 sopra i 5.000

2° weekend gennaio
2017: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui uno sopra i 3.000 e un altro sopra i 4.500
2016: 3 film sopra i 3.000 euro di media, di cui 2 sopra i 6.000
2015: 2 film sopra i 4.000 euro di media

Dato interessante: ormai nessun film in uscita fa il Cinema2day. In effetti, così è andata negli ultimi due mesi e la differenza con novembre è evidente. Quel mese, quasi tutti gli esordi (tranne Fai bei sogni) avevano aperto con il mercoledì a 2 euro, ottenendo dei dati del weekend sicuramente deludenti. A mio avviso, in questo modo si contengono i danni e non è certo un caso che i distributori abbiano fatto questa scelta.

L’altro aspetto da sottolineare è la differenza tra i risultati dell’iniziativa a dicembre e quelli di gennaio. A dicembre sono stati staccati 832.308 biglietti per il mercoledì a due euro, a gennaio sono stati 1.151.759. In effetti, a gennaio i paragoni con il weekend dell’anno prima sono meno confortanti, ma il discorso è complesso, visto che, se consideriamo i risultati delle tre uscite di questo fine settimana (Allied, The Founder e Silence), possiamo essere soddisfatti di quanto fatto in Italia da questi film (che non erano certo dei successi sicuri). Insomma, non mi lamenterei troppo.

A questo punto, considerando che i film del secondo weekend non aprono più con il mercoledì a due euro, è importante capire se i titoli che sono usciti nel primo weekend hanno perso qualcosa, perché magari il pubblico si è detto “aspettiamo mercoledì e li possiamo vedere a due euro”. Qui sotto quindi l’analisi del primo weekend del mese:

1° weekend settembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2015: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend ottobre
2016: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 1 film sopra i 3.000
2014: 1 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend novembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 2 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 3 sopra i 3.000

2° weekend dicembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 3.000
2015: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui uno sopra i 4.500
2014: 2 film sopra i 4.500 euro di media

Come vedrete, ho rinunciato a considerare i dati di gennaio, perché sono particolarmente complicati, visto che, a seconda di come si combinano i giorni, si può uscire magari il primo del mese (giorno molto ricco), fare la Befana o meno, ecc.

Devo dire che, per quanto riguarda dicembre (ho preso il secondo weekend come riferimento, perché quel mese è arrivato prima dell’iniziativa), non noto situazioni gravi e il fatto che manchino film dalle grandissime medie mi sembra ovviamente più legato a alla forza dei singoli titoli che al mercoledì a due euro.

Se proprio dovessi riassumere la situazione, direi che è questa. Visti i continui cali nel box office italiano da agosto 2016 a gennaio 2017 rispetto all’anno prima, non trovo nessun segnale positivo che ci permetta di dire che l’iniziativa ha spinto gli italiani ad andare più spesso al cinema e non solo in occasione del prezzo a due euro.

Ci sono invece diversi dati negativi (a cominciare appunto dalla flessione costante di risultati negli ultimi sei mesi), magari non straordinariamente scientifici e che non possono essere collegati senza ombra di dubbio al mercoledì a due euro, ma che generano (chiamiamoli così) dei ‘sospetti’. Per questo, ritengo che sarà fondamentale vedere i dati di febbraio (ultimo mese in cui ci sarà – salvo proroghe – il mercoledì a 2 euro), dove si spera si interrompa questa scia negativa.

Due cose intanto mi sento di dirle. Se consideriamo che ogni italiano va mediamente al cinema un po’ meno di due volte all’anno, è evidente che sono statisticamente pochi quelli che vanno tutti i mesi. In effetti, la ricerca Sala e salotto 2014 diceva che, a fronte di un 46% di italiani che al cinema non ci vanno mai, solo un 4% dei nostri connazionali compra 11 o più biglietti all’anno. Insomma, se consideriamo questi numeri, qualcosa in più del 96% degli italiani frequenta le sale non più di una volta al mese. Il che significa che, dando loro un mercoledì a due euro ogni mese e potendo quindi vedere qualsiasi film (basta aspettare), questa larghissima maggioranza di pubblico non ha più ‘necessità’ di andare nuovamente al cinema a prezzo pieno. Ovviamente, magari qualcuno di quel 46% che non ci andava mai lo abbiamo recuperato con il prezzo bassissimo e poi non tutti i consumatori abituali che fanno parte di quel 96% effettivamente vanno quando c’è il mercoledì a due euro, ma quelli che ci vanno – sostanzialmente – è naturale che siano soddisfatti, fino al mercoledì a due euro successivo.

Al momento però farei attenzione a una cosa: non facciamo diventare il mercoledì a due euro un capro espiatorio. Troppo facile dimenticare i nostri errori (anche di comunicazione, rispetto a un prezzo del biglietto che è basso e non ha subito rincari notevoli con l’arrivo dell’euro, ma che viene considerato caro), a cominciare da una stagione troppo corta per i film al cinema. E aspettiamo febbraio per fare le ultime considerazioni…

*A dicembre, il weekend che è arrivato dopo il mercoledì a due euro era il terzo, il confronto è stato quindi fatto con i terzi weekend del 2015 e 2014…


Il cinema italiano nel 2016: più luci che ombre

Il 2016 è stato sicuramente importante per il cinema italiano e non solo per il record di Zalone. E’ stato un anno che ha dato vita a una commedia finalmente esportabile all’estero (soprattutto in forma di remake) come Perfetti sconosciuti e anche a diversi prodotti di genere (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine) che hanno ottenuto risultati decisamente superiori alle attese. E allora, perché per sei mesi tanti hanno parlato di crisi dei nostri film? E qual è la situazione reale? Iniziamo dai fondamentali. Come faccio sempre, ecco l’elenco dei 30 film italiani di maggiore incasso nel 2016 (a sinistra, la posizione nella classifica assoluta):

quovado1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655
2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302
13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.489.147
18 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657
25 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.190.495
30 POVERI MA RICCHI Warner Bros Italia S.P.A. € 5.286.230
32 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.495
40 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.874.122
41 NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA Filmauro/Universal € 3.788.737
43 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 3.572.896
50 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161
53 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.971.867
59 FUGA DA REUMA PARK Medusa Film S.P.A. € 2.679.835
68 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716
69 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.268.475
70 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441
74 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.193.266
77 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562
80 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.070.863
85 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI Walt Disney S.M.P. Italia € 1.974.568
90 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960
95 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785
96 CHE VUOI CHE SIA ITA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.697.917
97 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103
103 L’ESTATE ADDOSSO 01 Distribution € 1.598.309
104 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688
107 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.545
109 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262
114 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.903
117 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.318.726

Le commedie sono quindi 22 su 30 (e 8 delle prime dieci, compresi i due film in testa, che da soli portano a casa 82 milioni), a cui si aggiungono un prodotto d’animazione (considerato di produzione italiana, anche se realizzato in Francia), due pellicole adolescenziali (questo un aspetto interessante e che spero si ripeta anche nel 2017), tre film d’autore, una pellicola supereroistica e un film d’azione (Veloce come il vento). Nel confronto con l’anno scorso, le commedie nelle prime 30 posizioni erano state 21 e i film d’autore sei (questa categoria particolarmente in crisi, come avevo già detto qui).

Se andiamo a fare la somma degli incassi, le commedie raccolgono (dei 190 milioni ottenuti dal cinema italiano l’anno scorso) circa 153 milioni, con una percentuale dell’80,5% su tutto il box office del cinema italiano. L’anno precedente, le commedie avevano ottenuto circa 92 milioni su 132 milioni totali, quindi con una percentuale del 69,6%. Questo significa che non solo quantitativamente il cinema ‘non comico’ è meno presente nelle posizioni importanti, ma che incassa anche di meno, in percentuale e in senso assoluto. Inoltre, non c’è un film non comico che arrivi a 5,5 o più milioni di incassi (il discorso Il piccolo principe, per ovvi motivi, lo lascerei da parte) e non succedeva dal 2012. Insomma, non è solo questione di Zalone se i numeri per la commedia sono così forti, basti pensare che nel 2015 il cinema non comico raccoglieva 40 milioni, nel 2016 (nonostante la forte risalita della nostra produzione) 37 milioni.

D’altronde, il cinema italiano, come scrivevo già qui, è andato bene. La quota della nostra produzione rappresenta infatti il 28,79% di tutti gli incassi, un bel balzo in avanti rispetto al 20,7% del 2015.

Basterebbe questo per zittire chi parla di crisi del cinema italiano, ma cerchiamo di capire meglio alcune ragioni di un certo scetticismo, legate soprattutto ai dati del secondo semestre, che non hanno certo entusiasmato (ma non hanno neanche fatto crollare la quota dei nostri titoli). In particolare, molte critiche sono arrivate per i risultati dei film natalizi, decretando anche la ‘fine’ del cinepanettone (genere che, per la cronaca, è dato per morto ormai da quasi dieci anni). In realtà, andrebbe detto che, se consideriamo i prototipi dei fratelli Vanzina/Neri Parenti con Boldi e De Sica, ormai non esistono i cinepanettoni, ma solo commedie che escono nel periodo delle feste (e che quasi sempre con il Natale hanno poco a che fare). Insomma, il cinepanettone è morto con Natale in Sudafrica, pace all’anima sua (e ai soldoni che ha fatto).

Fatta questa precisazione, un po’ di cifre. Se prendiamo gli incassi tra il 1 e il 31 dicembre del 2015 delle commedie italiane (Vacanze ai Caraibi, Natale col boss, Il professor Cenerentolo), uscite in quel mese, scopriamo che in quel periodo hanno raccolto circa 18,8 milioni, per poi ottenere altri 2,3 milioni durante il mese di gennaio. Se facciamo lo stesso con i titoli (Natale al sud, Non c’è più religione, Fuga da Reuma Park, Poveri ma ricchi, Natale a Londra) arrivati a dicembre 2016, scopriamo che hanno incassato, il mese scorso, 18,4 milioni, a cui si sono aggiunti finora a gennaio 2,2 milioni.

Tutto a posto allora? Sostanziale parità? Ovviamente no, considerando che l’aumento dei titoli in offerta (in particolare, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che avrebbe dovuto catturare un pubblico poco servito nel 2015) non ha portato a un analogo aumento di incassi. Semplicemente, come previsto da tutti o quasi, la torta da dividere è rimasta la stessa e le ‘fette’ sono diventate più piccole. Più che urlare al fallimento e al disastro, è semplicemente una lezione che (immagino) verrà seguita: scommettiamo che il prossimo dicembre non arriveranno cinque commedie italiane nel giro di due settimane (anche se, invece, l’idea di far uscire una commedia italiana ‘media’ il primo weekend di dicembre mi sembra molto interessante)? A proposito, com’è che invece nessuno fa notare che nel 2015 i due titoli ‘adulti’ (Il ponte delle spie e Irrational Man) raccoglievano più di 14 milioni, mentre quest’anno i due film di questa ‘categoria’ si fermeranno a meno di 6 milioni? Si potrà dire che Spielberg e Allen non si trovano proprio tutti gli anni, ma allora lo stesso dovrebbe valere quando si paragonano film comici diversi, che magari, semplicemente, non hanno funzionato.

In realtà, l’affollamento è un problema generale. Troppi film italiani che escono tra ottobre e febbraio. Sì, diciamoci la verità, ormai i mesi ‘buoni’ vengono considerati quei cinque, non siamo più neanche al settembre-marzo di un tempo (al massimo, ci possono essere un paio di uscite italiane forti a settembre e un altro paio entro le prime due settimane di marzo, più un film di Cannes a maggio).

Il fatto è che una soluzione semplice non esiste. Ovvio che verrebbe da dire: ampliamo il periodo di uscite. Facilissimo a dirsi, molto meno a farsi. Perché questa soluzione, di cui beneficerebbe tutto il mercato, va a cozzare contro le singole esigenze dei produttori, che ovviamente non possono essere soddisfatti se un loro prodotto viene posizionato in un periodo meno vantaggioso. E a quel punto, non stupiamoci se anche le feste natalizie vedono tanti prodotti italiani.

E se devo citare un fatto personale, per esempio ero convinto che una commedia uscita in un periodo meno intenso (e fuori da quei cinque mesi) avrebbe potuto funzionare benissimo, ma mi sbagliavo. Sarà che faceva ancora caldo, ma il pubblico non ha risposto. Il problema è che da aprile a settembre il pubblico italiano tende ad andare meno al cinema, a meno di grandi eventi.

Se però devo fare una critica alla produzione di commedie in Italia, è che quasi tutte puntano a un target troppo generalista, insomma dei film per ‘tutti’. Differenziare gli obiettivi e non pensare che ogni commedia debba essere garbata e ‘non volgare’ sarà utile per accontentare certi mass media, ma non è la strada migliore per soddisfare il pubblico e tutte le sue diverse esigenze. Credo che alcuni esempi di prodotti smaccatamente ‘volgari’ ci siano stati in passato e siano andati bene, come dimostrano gli esempi di Fuga di cervelli e i due capitoli de I soliti idioti. Bisognerebbe insomma tentare di catturare un pubblico molto giovane, con protagonisti e storie che non cercano di andar bene sia per il quindicenne che per il quarantenne. Perché, semplicemente, non è possibile.

A questo problema, dobbiamo aggiungerne un altro. Da noi continua a mandare un certo cinema di genere. Gli esempi citati sopra (Mainetti, Rovere, Guaglione e Resinaro) sono sicuramente interessanti e positivi, ma alcune tipologie di prodotti da noi continuano a essere sconosciute. Il film per famiglie? Non pervenuto. Il film cattolico (in un Paese in cui dovremmo sfornarne a decine, per ovvi motivi)? Siamo rimasti al film di Luchetti sul Papa, ma l’anno scorso nulla. E soprattutto: i grandi drammoni sentimentali in stile Colpa delle stelle e Io prima di te, dove cavolo stanno? Dai tempi di Bianca come il latte, rossa come il sangue non ne vedo uno. Sono convinto che se la commedia può sfornare grandi incassi (e anche portare a un anno notevole come il 2016, rappresentando ⅘ del box office italiano), per aumentare sostanzialmente il numero di biglietti venduti (oltre ovviamente a uscire tutto l’anno) servirebbe credere maggiormente in un’ampia varietà di generi. Magari anche quando alcuni titoli non funzionano, ma continuando a insistere per diversi anni…

Quello che poi servirebbe è che anche il regista che punta sul cinema di genere, non sia solo un ‘autore’, che magari fa un film ogni tre anni. Io ripeto continuamente l’esempio di Besson, in grado di creare prodotti per tutto il mondo e lanciare decine di nuovi registi. Ma in generale un sistema di film di genere come hanno in Spagna, in cui si è partiti da un autore come Amenabar per arrivare a creare una scuola che ne comprende tanti altri. Al momento comunque, l’unico grande nome commerciale (correggetemi se mi dimentico qualcuno) che fa i suoi film e ne sostiene altri, è Alessandro Siani

In tutto questo, continuo a pensare che le continue lamentele e le urla alla crisi di tanti addetti ai lavori (soprattutto attori e registi) non facciano bene al nostro cinema. Non tanto per una questione di “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma perché non si può sostenere un settore se ogni cinque minuti si dice che è sull’orlo del fallimento, che i nostri film non li vede più nessuno e che le sale cinematografiche scompariranno presto. Anche perché queste sono cretinate senza fondamento e a volte non si capisce se vengono raccontate per ignoranza o perché si confonde i propri problemi personali con quelli del ‘cinema italiano tutto’.

Ok, molto cinema italiano può non piacere, ma perché non ammettere che i produttori un rapporto forte con il pubblico lo hanno trovato? D’altronde, l’unico paragone corretto è andare a guardare agli altri Paesi europei nel 2016 e vedere che la loro quota di film nazionali è decisamente minore della nostra. La Spagna è al 18,1% e questo è considerato un dato positivo da loro, dove il record assoluto è stato il 25% di due anni fa. In Germania è stato un anno drammatico per la produzione locale, che ha raccolto solo il 16,5% del mercato totale, con 164 milioni di euro per i prodotti autoctoni (meno del totale dei film italiani, nonostante una popolazione di circa 82 milioni di persone, ben superiore alla nostra).

Anche in Francia, dove le cose vanno benissimo e che consideriamo sempre il punto di riferimento europeo per il mondo del cinema (ma con una politica di sostegni che noi non abbiamo), i primi due incassi del 2016 sono stati Les Tuche 2 (il film originale da noi è stato alla base di Poveri ma ricchi) e Camping 3. Cliccate sui link, vedetevi i trailer e poi ditemi se vi sembrano film più raffinati delle nostre commedie. Io non li cambierei con Zalone e Perfetti sconosciuti, proprio no…

A questo punto, visto che il gioco a tratti sembra quello di urlare al lupo e/o dar vita a un titolo giornalistico forte, ve lo regalo io. Come avevo calcolato, il cinema d’autore italiano non comico, nel 2016, aveva raccolto solo 11 milioni di euro. Ecco il titolo per voi: il film di Siani incasserà più di tutto il cinema d’autore non comico in un anno. Titolo forte, no? E anche – per una volta – vero…


Come è andato il 2016 al cinema?

Siamo entrati nel 2017 e, come mio solito, inizio l’anno con un po’ di dati, alcuni positivi, altri negativi. Soprattutto quello che indica che siamo entrati in ‘recessione’…

Dicembre deludente
starwarsNel 2015, tutto il mese di dicembre aveva portato a 80,5 milioni di incasso. Nel 2016, sono stati 68 milioni, con un calo quindi del 15,5%.

Avevo detto che i giorni di festa posizionati male avrebbero danneggiato gli incassi del periodo da Natale a Capodanno, ma sarebbe sbagliato addossare tutta la ‘colpa’ al calendario. In effetti, nelle prime tre settimane di dicembre, rispetto al 2015, il calo era già stato del 14,5%, quindi alla fine le giornate ‘sbagliate’ non hanno modificato (se non in minima parte) l’andamento generale. Certo, qualche giorno di festa in più avrebbe fatto comodo, ma evidentemente i problemi erano a monte.

E’ interessante notare come dicembre 2016, oltre ad aver prodotto il peggior incasso a Santo Stefano dal 2000 a oggi, non è stato in grado di creare un film che arrivasse a 10 milioni di euro, cosa mai avvenuta, almeno dal 2000 in poi (non ho analizzato oltre). Beninteso, sia Star Wars che Oceania ci arriveranno, ma avranno bisogno degli introiti di gennaio per raggiungere questo traguardo.

Insomma, considerando queste cifre, è facile dedurne che i film proposti (anche se magari numericamente erano tanti e sembravano dover produrre un sovraffollamento di prodotto) non hanno funzionato e non sono stati in grado di soddisfare l’interesse del pubblico.
A questo punto, mi viene da dire per la millesima volta: tutti gli opinionisti che davano per morto il cinepanettone quando Natale in Sudafrica otteneva 18 milioni di euro e invitavano a cambiare formula, adesso che ne pensano? Era veramente la strada giusta?

Ah, dicembre 2016 è stato il quinto mese consecutivo in calo rispetto agli analoghi periodi del 2015. Visto che gennaio 2017 si deve confrontare contro i 65 milioni di Zalone, sarà il sesto mese consecutivo in calo, quindi due trimestri negativi, ossia ‘recessione’…

Un anno col segno +, ma…
Nel 2015, erano stati incassati complessivamente 637 milioni di euro. Nel 2016, sono stati 661 milioni, con un aumento quindi del 3,8%. Un miglioramento è sempre una notizia positiva, ma è naturale che, dopo i straordinari risultati – a gennaio e febbraio – di Quo vado? e Perfetti sconosciuti (rimasti i primi due incassi dell’anno), ci si aspettasse una crescita ben più ampia.

Va detto che in Francia si è ottenuto il secondo miglior risultato di sempre con 213 milioni di biglietti e che il box office americano ha fatto segnare un altro record, con oltre 11 miliardi di dollari incassati. Anche la Cina è cresciuta (seppur meno rispetto alle aspettative) e anche altri mercati europei dovrebbero avere il segno +. Insomma, sappiamo cosa rispondere a chi – nel 2017 – dirà che le sale cinematografiche stanno morendo…

Il cinema italiano in forte aumento
quovadoSe consideriamo il cinema italiano, possiamo dire che i nostri film hanno ottenuto 190,3 milioni di incasso, con una quota del 28,79%. E’ un risultato ottimo e chiunque lo metta in dubbio, probabilmente non ricorda che nel 2015 la quota del cinema italiano era stata del 20,7% e che in Europa è praticamente impossibile trovare Paesi importanti che facciano meglio di noi (Francia ovviamente esclusa, ma andatevi a vedere i dati dei film tedeschi e poi ditemi che i problemi ce li abbiamo noi). Poi, va sicuramente sottolineato come, nel secondo semestre, i risultati potevano essere migliori, ma sul capitolo ‘cinema italiano’ torneremo presto e a fondo.

A proposito di Francia, va notato come quest’anno le cose siano andate veramente maluccio da noi per i loro titoli, che non arrivano al 2% di quota (1,76% di incassi, per la precisione). In generale, hanno grandi difficoltà ad affermarsi i film europei, anche considerando che la quota dei film inglesi (7,37%) è dovuta in larga parte a produzioni hollywoodiane come Animali fantastici e dove trovarli, The Legend of Tarzan e Attacco al potere 2. E finiamo proprio con Hollywood e gli Stati Uniti: la quota del cinema americano è del 55,7%, un dato ben inferiore al 61% del 2015. E dire che molti sono convinti che i film americani stiano massacrando i nostri…

L’importanza dei film evento… la solita
Da qualche tempo, sto seguendo l’impatto dei film evento sul box office generale, per capire se il pubblico si sta concentrando sempre di più su un piccolo gruppo di titoli fortissimi. Quest’anno, ecco la situazione:

Incassi totali: 661M
Incassi primi 10 e percentuale sul totale: 186,9M / 28,3%
Incassi primi 20 e percentuale sul totale: 273,9M / 41,4%

E’ ovvio che l’impatto dei 65 milioni del film di Zalone è stato notevole, soprattutto sulla quota dei primi dieci film. Ma anche con quel risultato record, il 28,3% non è una percentuale enorme, tanto che nel 2015 era stata superiore (29,4%). Per quanto riguarda i primi 20 film, è sostanzialmente uguale alla percentuale del 2015 (41,5%), ma dal 2000 in poi ci sono state dieci annate con risultati più alti. Insomma, nulla di particolarmente significativo (se confrontato anche con quindici anni fa) e che dimostri una maggiore tendenza del pubblico verso una ristrettissima cerchia di film…

 


Perché siamo fuori dall’Oscar per il miglior film straniero?

Ogni anno (tranne nel 2013, grazie Sorrentino) quando esce la shortlist dei film candidati per l’Oscar al miglior film straniero, partono le lamentele e le spiegazioni degli ‘esperti’. L’impressione è che gli ‘esperti’ sappiano poco di come funzioni questa macchina e allora conviene fornire un po’ di informazioni (e considerazioni) utili.

fuocoammareCome spiega bene questo articolo, i film in lizza vengono visionati e valutati da 300 membri dell’Academy, che hanno dato la loro disponibilità. I film (quest’anno 85) vengono divisi in 4 gruppi di votanti e ogni membro deve vederne – nelle proiezioni organizzate dall’Academy, un dvd non va bene – un numero minimo (tra i 13 e i 15, immagino che il numero minimo dipenda anche dai film in lizza e quelli presenti nel gruppo di cui si fa parte) perché il suo voto sia valido. Già questa è una regola fondamentale: significa che solo chi ha molto tempo libero (e quindi, per lo più pensionati) riuscirà nell’intento. Ovvio quindi che si favoriranno titoli più classici e che possano soddisfare questa fascia di età avanzata, piuttosto che pellicole innovative e moderne. Quest’ultime affrontano un ulteriore problema: se sei un film che divide, ti troverai con voti alti e bassi, per una media non straordinaria e probabilmente non sufficiente a battere delle discrete pellicole medie (che non esaltano nessuno, ma non provocano reazioni negative).

Da questi voti, vengono scelti sei film e, proprio per ovviare ai problemi sopra descritti, il responsabile di questo ramo dell’Academy, Mark Johnson, assieme a un comitato di venti persone di sua scelta, ripesca tre esclusi. L’obiettivo è ovviamente quello di non incorrere in errori come in passato, quando titoli prestigiosi come Gomorra e Quattro mesi, tre settimane e due giorni sono stati scartati. Inutile dire che quando, come quest’anno, i film di peso sono numerosi, è facile comunque scartare prodotti come Elle, Fuocoammare, Julieta e altri importanti.

A questo punto, altri trenta giurati (dieci a Los Angeles, dieci a New York e dieci a Londra), scelti anche loro da Johnson (sì, il ragazzo ha molto potere), visionano i nove film della shortlist e votano per i cinque candidati che verranno nominati. In questi comitati, ci sono grandi nomi di registi, attori e produttori. Insomma, è così scandaloso essere esclusi? No, soprattutto quando hai un titolo come Fuocoammare, che non aveva reali speranze di entrare nei primi sei (per le ragioni spiegate sopra), ma poteva aspirare seriamente a un ripescaggio nei tre, considerando l’Orso d’oro vinto e il prestigio del tema affrontato (e questo è il motivo per cui penso che, in fin dei conti, la scelta di candidarlo sia stata corretta).

In tutto questo, i contendenti aumentano ogni anno, in questa occasione sono stati 85. Togliamone anche un 15-20 più deboli (ma non è neanche detto che esistano candidati deboli e comunque, visto che i giurati i film devono vederli quasi tutti…) e anche così ogni Paese ha una percentuale di ‘base’ di entrare nella shortlist che arriva al massimo al 15%. Significa insomma entrare nella shortlist un anno su 6/7. Quante volte siamo entrati nella shortlist negli ultimi 18 anni? 3. Appunto, 1 su 6.

Il problema è vedere cosa fanno gli altri. in questo senso, ho fatto una ricerca per vedere i risultati degli ultimi 8 anni (non ho inserito nei conteggi la shortlist uscita recentemente, non potendo sapere chi di questi verrà nominato e poi vincerà la statuetta), ossia dall’edizione del 2009, la prima dopo che il regolamento era cambiato in seguito all’esclusione di Persepolis e Quattro mesi, tre settimane e due giorni. Questi i dati per nazione:

Shortlist
Germania e Danimarca: 5 menzioni a testa
Francia e Canada: 4 menzioni a testa
Belgio, Svezia e Israele: 3 menzioni a testa
Ungheria, Argentina, Olanda, Polonia, Austria, Giappone e Messico: 2 menzioni a testa
Con un ingresso nella shortlist a testa: Finlandia, Colombia, Irlanda, Giordania, Estonia, Georgia, Mauritania, Russia, Venezuela, Bosnia ed Erzegovina, Cambogia, Hong Kong, Italia, Palestina, Cile, Islanda, Norvegia, Romania, Svizzera, Iran, Marocco, Taiwan, Algeria, Grecia, Sudafrica, Spagna, Australia, Bulgaria, Kazakistan, Perù e Turchia.

Nomination
Danimarca: 4 candidature
Francia, Canada e Israele: 3 candidature a testa
Belgio, Argentina, Polonia, Austria e Germania: 2 candidature a testa
Con una candidatura: Colombia, Ungheria, Giordania, Estonia, Mauritania, Russia, Cambogia, Italia, Palestina, Cile, Norvegia, Iran, Algeria, Grecia, Messico, Perù e Giappone.

Vincitori
Con un successo: Ungheria, Polonia, Italia, Austria, Iran, Danimarca, Argentina e Giappone

Per far capire quanto sia ‘democratica’ e ‘inclusiva’ l’Academy (cosa che dovremmo apprezzare maggiormente), basti dire che nelle ultime due edizioni (2015 e 2016), le shortlist erano composte da Paesi completamente diversi, senza che nessuna nazione sia stata in grado di ripetersi. O che, nelle ultime quattro (2013/2014/2015/2016), soltanto una nazione (la Danimarca) sia riuscita ad avere più di un candidato (ben tre) nella cinquina finale, le altre si sono dovute accontentare di una sola presenza. In generale, in questi otto anni, nessuna nazione ha vinto la statuetta più di una volta.

Detto questo, non si può nascondere che alcune nazioni (più di altre) abbiano trovato dei titoli che funzionano meglio di noi. Mi riferisco soprattutto alla Danimarca, a Israele e al Canada (ovviamente, anche alla Francia, ma lì non è certo una sorpresa, anzi è incredibile che non vincano il premio da quasi 25 anni). Ma è solo questione di Oscar? La mia impressione è che avremo anche fatto qualche errore nella scelta del nostro candidato (io credo che ne abbiamo sbagliato due in questi otto anni), ma che i Paesi che ho citato siano anche più bravi a creare prodotti che funzionano in tutto il mondo. Un cinema più esportabile, insomma, che noi in generale non facciamo. D’altronde, sempre con l’esclusione di Sorrentino, quel poco di cinema d’essai nostrano che funziona nei Festival, poi magari ottiene risultati non straordinari nei cinema fuori dallo stivale.

Infine, mi diverte sempre una cosa. A meno che non si vinca l’Oscar, il tono dei commentatori italiani (sui quotidiani o su Facebook) è del tipo “ma che ne volete che ne capiscano questi cafoni americani di cinema e arte?”. Bene, sapete che vi dico? Da quando sono stati inseriti i comitati ristretti che recuperano tre titoli e scelgono poi la cinquina di candidati, l’Oscar al miglior film straniero è riuscito a premiare titoli migliori di quanto abbiano fatto i tre festival europei più prestigiosi. Non ci credete? Guardate questo confronto degli ultimi cinque anni (visto che l’Oscar premia i film dell’anno prima, per coerenza trovate l’elenco dei vincitori dell’anno seguente rispetto a quelli dei Festival, quindi non vi sorprendete della ‘discrepanza’):

Oscar
2012 Una separazione
2013 Amour
2014 La grande bellezza
2015 Ida
2016 Il figlio di Saul

Venezia
2011 Faust
2012 Pietà
2013 Sacro GRA
2014 Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza
2015 Ti guardo

Berlino
2011 Una separazione
2012 Cesare deve morire
2013 Il caso Kerenes
2014 Fuochi d’artificio in pieno giorno
2015 Taxi Teheran

Cannes
2011 The Tree of Life
2012 Amour
2013 La vita di Adele
2014 Il regno d’inverno – Winter Sleep
2015 Dheepan – Una nuova vita

Al massimo, potremmo fare il confronto con Cannes, che comunque a mio avviso vedrebbe perdente la Croisette (anche solo per aver preferito Dheepan a Il figlio di Saul). E d’altronde, sapete quale Festival, tra Locarno, Venezia, Cannes e Berlino, ha proposto Ida? Ovviamente, è una domanda-trabocchetto


I pronostici del weekend

Dopo una lunga pausa, riprendo la rubrica dei pronostici, con una nuova linea. Per ora, non entro nei dettagli su come vengono realizzati, ma vediamo se riesco a migliorare ancora un format che già funzionava. Sarà un fine settimana ricco di film attesissimi, a cominciare dal nuovo Star Wars e da tre commedie italiane che, per forza di cose, un po’ rischiano di cannibalizzarsi tra di loro (e anche con Non c’è più religione, uscito il 7 dicembre). Ma anche con un sabato sera contrassegnato da un Juve-Roma che inciderà sugli incassi di quel giorno…

starwarsStar Wars: Rogue One (750 sale)
L’anno scorso, il ritorno di Guerre stellari era stato salutato da un weekend lungo (merc-dom) di circa 8,4 milioni in più di 800 schermi, con un primo giorno di mercoledì che ha fatto segnare 1,8 milioni di incasso. Molto difficile pensare che possa ottenere un dato uguale a quello (anche semplicemente per l’uscita di giovedì), ma gli appassionati non mancheranno l’appuntamento.

Pronostico: 5,7 milioni


Fuga da Reuma Park
(500 sale)
Tornano al cinema Aldo, Giovanni e Giacomo. L’ultima volta era stata nel 2014, con Il ricco, il povero e il maggiordomo, che aveva conquistato 2,4 milioni nel suo primo fine settimana in circa 500 sale.

Pronostico: 1.4500.000


Natale a Londra – Dio salvi la regina
(520 sale)
Il precedente cinepanettone targato De Laurentiis, Natale col boss, aveva raccolto 1,2 milioni nel suo primo fine settimana in 434 sale, aprendo anch’esso di mercoledì (con circa 100.000 euro).

Pronostico: 900.000


Poveri ma ricchi
(470 sale)
Nel 2015, il film natalizio con Christian De Sica, Vacanze ai Caraibi, aveva esordito con 1,2 milioni in quasi 500 schermi, più i 126k raccolti di mercoledì.

Pronostico: 900.000


Come sta andando il cinema d’autore italiano?

In un panorama culturale che pone molta attenzione al cosiddetto cinema d’autore (definizione quanto mai complicata), come mio solito cerco di controllare i dati e valutare come sta andando il settore. Per questo, ho analizzato gli incassi di tutti i film italiani sopra i 100.000 euro quest’anno (dati al 12 dicembre compreso), anche considerando che non ci saranno altre uscite d’autore nelle ultime due settimane dell’anno. Lo stesso avevo fatto per quanto riguarda i dati del 2013 e 2014.
Questi i film italiani nei primi 100 classificati assoluti (in grassetto, i film che ho considerato d’essai):

1 QUO VADO? Medusa Film S.P.A. € 65.365.655

2 PERFETTI SCONOSCIUTI Medusa Film S.P.A. € 17.370.302

13 IL PICCOLO PRINCIPE (THE LITTLE PRINCE) Lucky Red Distrib. € 9.486.148

17 L’ABBIAMO FATTA GROSSA Filmauro/Universal € 7.691.657

22 LA PAZZA GIOIA 01 Distribution € 6.189.778

28 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Lucky Red Distrib. € 5.082.375

36 IN GUERRA PER AMORE 01 Distribution € 3.805.662

44 LA CORRISPONDENZA 01 Distribution € 3.289.161

56 UN NATALE AL SUD Medusa Film S.P.A. € 2.456.660

61 SE MI LASCI NON VALE Warner Bros Italia S.P.A. € 2.280.716

62 NON SI RUBA A CASA DEI LADRI Medusa Film S.P.A. € 2.266.793

63 VELOCE COME IL VENTO 01 Distribution € 2.237.441

69 LA CENA DI NATALE 01 Distribution € 2.124.938

70 TIRAMISU’ Medusa Film S.P.A. € 2.094.562

72 QUALCOSA DI NUOVO 01 Distribution € 2.065.860

78 NON C’E’ PIU’ RELIGIONE 01 Distribution € 1.970.641

80 COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI  Walt Disney S.M.P. Italia € 1.934.260

84 FOREVER YOUNG Medusa Film S.P.A. € 1.777.960

88 ASSOLO Warner Bros Italia S.P.A. € 1.709.785

89 CHE VUOI CHE SIA Warner Bros Italia S.P.A. € 1.695.223

90 VITA, CUORE, BATTITO Tunnel Prod. S.R.L. € 1.678.103

96 UN PAESE QUASI PERFETTO 01 Distribution € 1.549.688

99 LE CONFESSIONI 01 Distribution € 1.506.360

100 TROPPO NAPOLETANO 01 Distribution € 1.500.262

Qui possiamo discutere su alcune mie scelte, ma come solito evito di inserire le commedie (quindi, Virzì e Pif, anche se chiaramente autori con una cifra stilistica ben precisa, non ci sono), mentre Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento li considero titoli di genere. Se ci atteniamo a questi principi, in questa fascia dei primi cento incassi italiani, ci sono solo due titoli d’essai, per un totale di 4,8 milioni incassati. Andiamo avanti…

106 I BABYSITTER Medusa Film S.P.A. € 1.373.756

109 QUEL BRAVO RAGAZZO Medusa Film S.P.A. € 1.301.527

110 FAI BEI SOGNI 01 Distribution € 1.299.629

113 LA VERITA’ STA IN CIELO 01 Distribution € 1.226.188

120 AL POSTO TUO 01 Distribution € 1.146.009

121 NATALE COL BOSS Filmauro/Universal € 1.097.216

129 NEMICHE PER LA PELLE Good Films € 986.596

131 FUOCOAMMARE 01 Distribution € 978.330

138 VACANZE AI CARAIBI Medusa Film S.P.A. € 864.348

146 MIAMI BEACH 01 Distribution € 782.572

147 CIAO BROTHER Microcinema S.P.A. € 771.297

150 ZETA – UNA STORIA HIP-HOP Koch Media S.R.L. € 713.872

154 7 MINUTI Koch Media S.R.L. € 665.645

156 UN BACIO Lucky Red Distrib. € 639.925

157 ONDA SU ONDA Warner Bros Italia S.P.A. € 639.599

161 VASCO – TUTTO IN UNA NOTTE: LIVE KOM 015 Qmi Prod. € 599.957

170 PRIMA DI LUNEDI’ Koch Media S.R.L. € 565.617

191 LA COPPIA DEI CAMPIONI Notorious Pict. S.P.A. € 413.205

194 ON AIR – STORIA DI UN SUCCESSO Medusa Film S.P.A. € 394.440

199 LA VITA POSSIBILE   Teodora Film S.R.L. € 379.043

Incredibilmente, in questa fascia di titoli tra il 101 e il 200esimo posto otteniamo quasi lo stesso risultato dell’altra. 4,6 milioni totali per il cinema d’autore.

201 TOMMASO 01 Distribution € 375.989

203 INDIVISIBILI Medusa Film S.P.A. € 367.438

210 PIUMA Lucky Red Distrib. € 342.994

230 IL PROFESSOR CENERENTOLO 01 Distribution € 291.700

242 SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI DI ROMA Nexo Digital S.P.A. € 264.745

243 QUESTI GIORNI Bim Distrib. S.R.L. € 264.727

244 MY FATHER JACK Zenit Distribution € 262.873

245 FIORE   Bim Distrib. S.R.L. € 260.975

247 ROBERTO BOLLE – L’ARTE DELLA DANZA Nexo Digital S.P.A. € 248.003

248 LEONARDO DA VINCI – IL GENIO A MILANO Nexo Digital S.P.A. € 245.241

251 ASTROSAMANTHA Officine Ubu € 237.847

257 VINICIO CAPOSSELA – NEL PAESE DEI COPPOLONI Nexo Digital S.P.A. € 216.658

261 MI RIFACCIO IL TRULLO Adriatica Film S.R.L. € 210.660

265 COME SALTANO I PESCI Multivideo € 205.784

272 LA PELLE DELL’ORSO Parthenos S.R.L. € 199.042

289 PERICLE IL NERO Bim Distrib. S.R.L. € 170.787

296 MILIONARI Europictures Distr. S.R.L. € 160.478

305 BIANCO DI BABBUDOIU Lucky Red Distrib. € 144.617

318 USTICA   Indipendent Movies € 120.557

322 GROTTO Europictures Distr. S.R.L. € 113.437

323 ERA D’ESTATE 01 Distribution € 109.931

324 TUTTI AL CINEMA CON TOPOLINO E DISNEY JUNIOR Walt Disney S.M.P. Italia € 106.813

In questa fascia, figurano diversi titoli passati in Festival importanti. In tutto, siamo a circa 1,6 milioni.

Raccogliendo tutti questi dati, possiamo valutare il cinema d’essai italiano a 11 milioni di incassi nel 2016. E dire che, solo tre anni fa, i 38 milioni incassati mi sembravano un magro risultato. E, se anche volessimo aggiungere i film di Virzì e Pif (ma, con questo criterio di inserire delle commedie, anche i risultati degli anni scorsi sarebbero migliori), saremmo a 20 milioni. Sempre troppo, troppo poco.

Come spiegare questi risultati? Sicuramente, è semplice dire che, quando mancano i tre grandi autori di Cannes (Moretti, Sorrentino, Garrone), ma anche registi come Ozpetek o Salvatores, il danno è notevole. Insomma, come dico spesso, se è vero che il pubblico dei blockbuster è piuttosto pigro e cerca (quasi) sempre “l’usato sicuro”, non si può dire che quello d’essai sia molto più curioso. Con la differenza che, mentre è normale che il pubblico dei film commerciali sia ‘massificato’, non lo è altrettanto che gli spettatori più colti e attenti – in realtà meno di quanto forse pensano di essere – siano così poco desiderosi di scoprire nuovi autori. Inoltre, è evidente quanto sia pericoloso e complesso ‘affidare’ un intero ‘settore’ industriale (quello, appunto, del cinema d’autore) a chi magari fa un film ogni 2-3-5 anni.

Di sicuro, un certo tipo di cinema d’autore sembra aver fatto il suo tempo e non riesce più a sintonizzarsi con il pubblico italiano, anche quello più colto, che piuttosto che scoprire giovani autori italiani, preferisce andare a vedere registi veterani e ‘affidabili’, come Ken Loach, Woody Allen o Clint Eastwood. Viene quindi naturale pensare che questo tipo di prodotto, che, per numero di film realizzati, è sicuramente – con le commedie – il primo in Italia, forse non può essere più sostenuto come un tempo, a meno che non viri decisamente verso il genere puro. Gli esempi di Lo chiamavano Jeeg Robot – che non ha ricevuto il sostegno statale e questo dovrebbe far riflettere – e Veloce come il vento sicuramente invitano in questa direzione.

Collegata a questa riflessione, c’è il fatto che trovo assurdo che – da molte parti – si urli allo scandalo per i minori finanziamenti (notizia peraltro tutt’altro che confermata) al cinema ‘sperimentale’ e d’autore nella nuova legge. I dati sopra riportati fanno capire chiaramente che i finanziamenti per questo tipo di prodotti – eventualmente – sono eccessivi e non troppo pochi.

Anche perché, se c’è una cosa su cui possiamo nutrire pochi dubbi, è che a fronte dei tanti esordi e delle opere seconde di centinaia di registi under 40 negli ultimi 15 anni, non c’è nessuno di questi che stia riuscendo a costruirsi un suo pubblico (e speriamo che, nel suo ambito di genere, Mainetti ce la faccia con i suoi prossimi progetti). Se consideriamo che Garrone e Sorrentino – per lungo tempo considerati la ‘new wave giovane’ del nostro cinema – vanno verso i 50 anni, c’è di che preoccuparsi, soprattutto vedendo come tanti registi apprezzati (anche da Festival prestigiosi come Cannes) abbiano difficoltà a incassare anche solo 3-400.000 euro.

Un altro evidente problema, è massmediatico. Da una parte, soprattutto i giornali considerano questo tipo di cinema solo in base ai premi vinti (e se consideriamo i tanti riconoscimenti ottenuti da Fuocoammare, potremmo dire che le cose vanno benissimo) e non agli incassi. Incassi che non significano solo ‘vil denaro’, ma un pubblico numeroso e attento a questo genere di proposte. E gli spazi e l’attenzione dedicati sono decisamente eccessivi rispetto a un cinema d’autore che ha una quota di mercato ben inferiore al 10% degli incassi in sala di tutto il cinema italiano.

Insomma, urge riflessione. Ed è il caso di valutare questi risultati e cercare strade diverse…


Il dilemma delle window (e l’impossibilità di trovare una soluzione perfetta)

Il tema delle window cinematografiche – e soprattutto quello legato al periodo di esclusività che hanno le sale (sostanzialmente, l’unica finestra veramente decisiva nella filiera) – non manca mai di far discutere. Prendo spunto da questo articolo di Deadline (che affronta alcune trattative in corso e che hanno come protagonisti Universal e Warner da una parte, alcuni circuiti dall’altra) per affrontare la questione.

Le settimane/giorni. Da quello che riporta Deadline, non si parla di day and date (come avveniva per il progetto Screening Room), quanto di un periodo di esclusività per le sale di 17/24 giorni (contrapposto a quello attuale, che ormai è intorno ai 3 mesi). Capisco che, sulla carta, sembra avere un senso, visto che la maggior parte dei blockbuster ottiene una grandissima fetta dei suoi incassi in sala in circa tre settimane (vedere questo mio articolo in merito). Ma, a mio avviso, è decisamente troppo breve.

starwars
Infatti, se già le persone ritengono sempre più ‘faticoso’ dover andare al cinema per film che non siano eventi straordinari, sarebbe veramente difficile convincerle sapendo che potranno facilmente vedere la pellicola in questione nel giro di tre settimane. Anche perché, in tutto questo (e scusatemi se mi ripeto per l’ennesima volta), nessuno mi spiega come si fa a battere la pirateria quando, con questo nuovo sistema, si avrebbero su Internet copie perfette dei film a meno di un mese dall’uscita in sala.

Il prezzo. Si parla di un costo di 50 dollari per chi vuole vedere un film a casa e con queste tempistiche. Sarà così per tutti i titoli? Perché un conto sarebbe chiederlo per uno Star Wars, un conto per un film medio e che il grande pubblico non aspetta con ansia. Se il prezzo sarà variegato, come si decide? Se sarà fisso e intorno ai 50 dollari (somma che – tradotta da noi – è sufficiente per abbonarsi alle proposte di Sky Cinema, Infinity e Netflix – tutte! – e avere a disposizione tantissimi prodotti), veramente ci si aspetta che possa funzionare per il 95% dei film (quelli, insomma, che non incassano almeno 5-600 milioni di dollari nel mondo)?

La divisione degli introiti VOD. Dire che questa è una grande incognita (la maggiore di tutte) è un pallido eufemismo. A quali sale verrà assegnata la percentuale sul VOD se il consumatore ne ha diverse vicino casa? Le percentuali saranno diverse a seconda dei film? E soprattutto (domanda fondamentale): se solo alcuni circuiti accetteranno questo sistema, le major saranno pronte a far uscire degli enormi blockbuster in un quarto dei cinema in cui sbarcano normalmente?

I tempi dell’accordo. Parliamoci chiaramente. Se una cosa del genere dovesse andare in porto, molti cinema ne risentirebbero. E, come dice giustamente qualcuno, una volta che il dentifricio esce fuori dal tubetto, poi non è più possibile rimetterlo dentro. In altre parole, se i cinema dovessero perdere forza economica da questo accordo, poi chi impedirebbe alle major di voler rinegoziare a proprio favore le percentuali? A quel punto, gli esercenti avrebbero ancora la forza di resistere? Mi permetto di dubitarne ed è per questo che ritengo che faranno le barricate di fronte a sostanziali riduzioni delle window (come conferma l’articolo di Deadline, dove dice che diversi circuiti non hanno nessuna intenzione di trattare in merito). L’unica soluzione sarebbe un accordo stabile e duraturo (almeno 10-15 anni), che però non credo sia fattibile per un’iniziativa così sperimentale e che andrebbe ‘aggiustata’ dopo un primo periodo di prova.

In generale, credo che ci sia un equivoco. Si parla troppo spesso di “centralità della sala” in una forma sbagliata, sia da parte di chi sostiene questo argomento, che di chi invece non lo ritiene più valido. I primi ne fanno spesso una questione culturale (con paragoni tra la visione sul grande schermo e quella su un tablet/telefonino, oltre a discussioni sulla funzione socializzante dell’esperienza cinema, che sinceramente non mi hanno mai convinto troppo), i secondi sostengono che, viste le tante possibilità che abbiamo attualmente, non ha molto senso parlare ancora della centralità della sala. Personalmente, io credo che la questione sia banalmente economica. Per fare un esempio, potete anche pensare che la sala non sia più ‘centrale’, ma glielo dite voi alla Disney (e ai suoi azionisti) che un settore che ha portato a sei miliardi di incassi nel mondo quest’anno (i dati risalgono a inizio novembre!) non è più importante (e non sto neanche considerando quanto sia fondamentale il lancio theatrical per tutti gli altri rami dell’azienda, in particolare il merchandising e i parchi tematici)? Se, insomma, si puntasse su una soluzione che porta i film disponibili nelle case in tempi brevi e questo mettesse in seria difficoltà il mercato theatrical, chi risarcirà i mancati introiti?

A questo, aggiungiamoci che in larga parte del mondo (Italia purtroppo compresa) manca un mercato VOD forte. Per capirci: facciamo finta che da domani i film possano uscire in VOD dopo 3 o 4 settimane dall’uscita cinema. Quali dovrebbero essere queste piattaforme popolarissime che li ospitano? C’è veramente tutto questo mercato, considerando i numeri fatti segnare finora?

Insomma, riassumendo potrei dire che sarei molto sorpreso se queste discussioni portassero a novità sostanziali. Ma sicuramente le polemiche continueranno…


Qual è l’effetto del Cinema2Day?

petsIn questi giorni, si parla molto dell’iniziativa del mercoledì a 2 euro e di quali siano stati i risultati. Non è ovviamente facile valutare un evento di questo tipo solo osservando gli incassi, visto che (ovviamente) i dati dipendono (come sempre) dai film proposti e ogni confronto con altri anni deve tener conto di questo fondamentale aspetto. Inoltre, visto che questa promozione durerà (almeno) fino a febbraio, per stilare un bilancio definitivo bisognerà aspettare la sua conclusione.
Tuttavia, possiamo comunque analizzare alcune cifre e cercare di capire quanto abbia (o meno) influito il mercoledì a 2 euro.

Intanto, queste le variazioni degli incassi degli ultimi tre mesi rispetto al 2015:

Incassi settembre 2016 rispetto a settembre 2015: – 15,7%
Incassi ottobre 2016 rispetto a ottobre 2015: – 3,3%
Incassi novembre 2016 rispetto a novembre 2015: -3%

Interessante notare che, per quanto riguarda novembre, le presenze sono invece in aumento rispetto al 2015 (+4,6%). Difficile fare valutazioni generali, visto che, come già detto, gli incassi dipendono sempre dai film (che è impossibile confrontare), ma l’impressione da questi dati è che il Cinema2day stia portando un piccolo aumento di presenze (come appunto avvenuto a novembre) di persone che vanno poco al cinema, ma non sufficiente per dare una spinta notevole agli incassi mensili (che, appunto, sono in calo).

Qui invece faccio un confronto sui dati del secondo weekend dei mesi in questione nel 2016, 2015 e 2014, per cercare di capire quanto possa aver inciso il mercoledì a 2 euro, che precede appunto questo weekend:

2° weekend settembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media (nessuno ha fatto il Cinema2day), di cui 2 sopra i 3.000
2015: nessun film sopra i 2.500 euro di media
2014: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000

2° weekend ottobre
2016: 1 film sopra i 2.500 euro di media (non ha fatto il Cinema2day)
2015: 3 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 3 film sopra i 2.500 di media, di cui 2 sopra i 3.000

2° weekend novembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media (ha fatto il Cinema2day)
2015: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000.
2014: 4 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 3 sopra i 3.000

Direi che, con l’aumento dei film che hanno anticipato l’uscita al mercoledì per il Cinema2Day (soprattutto questo novembre, praticamente tutti, tranne Fai bei sogni) e con l’aumento di presenze (passato da circa 600.000 a settembre a un milione in ottobre e novembre), si nota che, più che fare da passaparola, il mercoledì a 2 euro sembra aver soddisfatto la voglia di cinema di chi ci va poco (o, semplicemente, una volta al mese) e in larga parte di chi ci andrebbe comunque, anche a prezzo pieno. In questo senso, soprattutto il confronto tra novembre 2016 e quelli 2015/2014 (ma anche quelli di ottobre) sembra molto chiaro. Va anche detto che, quando un film esce di mercoledì, è ovvio che perderà qualcosa nel periodo giovedì-domenica, ma anche così, la differenza sembra essere troppo evidente per non vederci un rapporto causa/effetto.

Ho anche analizzato il primo weekend del mese, per cercare di capire se il pubblico diminuisce volontariamente, con l’idea di recuperare i film in uscita il mercoledì successivo (a 2 euro):

1° weekend settembre
2016: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2015: 1 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 2 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend ottobre
2016: 2 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 1 film sopra i 3.000
2014: 1 film sopra i 3.000 euro di media

1° weekend novembre
2016: 3 film sopra i 2.500 euro di media, di cui 1 sopra i 3.000
2015: 2 film sopra i 3.000 euro di media
2014: 4 film sopra i 2.500 di media, di cui 3 sopra i 3.000

In questo caso invece, non vedo dati che mi facciano pensare che ci sia una diminuzione di spettatori nel primo weekend dovuta al Cinema2Day. Insomma, il mercoledì a 2 euro sembra danneggiare il secondo weekend del mese, ma non il primo (almeno, questo sembrano indicare i dati finora).
Mi rendo conto che un’analisi del genere andrebbe fatta con strumenti molto più precisi e accurati di quelli che ho a disposizione, magari monitorando le abitudini dei consumatori e vedendo (per esempio) cosa fanno quelli che vanno al cinema il secondo mercoledì del mese (erano già consumatori abituali? O non andavano al cinema da tempo? In questo secondo caso, poi tornano anche a prezzi ‘normali’? Ecc.). Intanto, possiamo ragionare su questi dati, aspettando di vedere cosa succede nei prossimi tre mesi…


Quanto dura un film?

Una delle cose di cui si discute di più nel nostro ambiente, è la ‘vita’ di un film in sala. Il discorso è semplice: quanto tempo impiega una pellicola per ottenere la gran parte del suo incasso nei cinema? La questione ha molte ripercussioni, tra cui anche la discussione eterna sulle window per quanto riguarda lo sfruttamento esclusivo in sala (attualmente, 90 giorni).
Ho pensato quindi che sarebbe utile vedere come e quanto hanno funzionato i migliori 20 incassi dell’anno (per ora, quelli del 2014 e 2015, a gennaio 2017 farò un’analisi anche del 2016), verificando il loro moltiplicatore tra primo weekend e incasso totale, così come i loro incassi (e soprattutto le loro percentuali rispetto al totale) alla fine della prima, seconda e terza settimana di sfruttamento (ho valutato periodi esatti di 7 giorni, quindi, per esempio, se un film ha esordito di mercoledì, le settimane prese in considerazione si chiuderanno martedì). Questi sono i risultati (i film sono in ordine di incasso e viene indicata la loro data di uscita):

2014

1 MALEFICENT 14.064.236 (28/05/2014)boss
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,2
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 6.7M / 47,5%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 9,3M / 66%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 11,2M / 79,4%

2 LO HOBBIT: LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE 13.711.063 (17/12/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 4,0
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 6,1M / 44,5%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 11,3M / 82,5%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 13,2M / 96,3%

3 IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO 13.128.696 (11/12/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 5,5
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3M / 23%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 6,3M / 48%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 11,5M / 87,7%

4 UN BOSS IN SALOTTO 12.311.441 (01/01/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 6,9M / 56,1%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 9,6M / 78%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 11,2M / 91%

5 THE WOLF OF WALL STREET USA 11.959.019 (23/01/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 5M / 41,6%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 8,7M / 72,5%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 10,6M / 88,3%

6 INTERSTELLAR 10.650.784 (06/11/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,7
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,9M / 36,8%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7M / 66%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 8,6M / 81,1%

7 SOTTO UNA BUONA STELLA 10.312.789 (13/02/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,4
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 5,1M / 49,5%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7,8M / 75,7%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 9,3M / 90,2%

8 THE AMAZING SPIDER-MAN 2 – 3D: IL POTERE DI ELECTRO 9.170.539 (24/04/2016)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 4,9M / 53,8%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7,2M / 79,1%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 8M / 87,9%

9 HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA: PARTE 1 8.904.721 (20/11/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,0
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 5,4M / 60,6%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7,6M / 85,3%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 8,5M / 95,5%

10 TRANSFORMERS 4: L’ERA DELL’ESTINZIONE 8.701.491 (16/07/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,0
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 4,8M / 55,1%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7,1M / 81,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 8M / 91,9%

11 DRAGON TRAINER 2 8.211.291 (16/08/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 4,5 (usciva di sabato)
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,8M / 46,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,8M / 70,7%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,9M / 84,1%

12 TUTTA COLPA DI FREUD 7.928.490 (23/01/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,8
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 2,7M / 34,1%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,3M / 67%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,9M / 87,3%

13 ANDIAMO A QUEL PAESE 7.915.147 (06/11/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,2M / 40,5%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,7M / 72,1%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,9M / 87,3%

14 I PINGUINI DI MADAGASCAR 7.834.125 (27/11/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,2
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 2,9M / 37,1%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,3M / 67,9%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,1M / 78,2%

15 NOAH 7.735.616 (10/04/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,9
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,4M / 44,1%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 6,1M / 79,2%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 7,1M / 92,2%

16 LUCY 7.295.551 (25/09/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,9
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,3M / 41,7%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,4M / 75%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,5M / 90,2%

17 CAPTAIN AMERICA – THE WINTER SOLDIER 7.125.489 (27/03/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,7
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,3M / 46,4%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,1M / 71,8%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5,9M / 83%

18 BELLE & SEBASTIEN 7.065.634 (30/01/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,5
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 2,5M / 35,7%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 4,9M / 70%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,2M / 88,5%

19 X-MEN – GIORNI DI UN FUTURO PASSATO 6.603.886 (22/05/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,8
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,3M / 50%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,1M / 77,2%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5,7M / 86,3%

20 IL GIOVANE FAVOLOSO 6.209.929 (16/10/2014)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 5,6
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 1,6M / 25,8%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 3,2M / 51,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 4,4M / 70,9%

Medie 2014
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,4
Percentuale incasso prima settimana sul totale: 43,5%
Percentuale incasso seconda settimana sul totale: 71,8%
Percentuale incasso terza settimana sul totale: 86,8%

2015
starwars1 STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA 25.555.960 (16/12/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,9
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 10,3M / 40,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 18,9M/ 74,1%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 23,2M / 90,9%

2 INSIDE OUT 25.343.792 (16/09/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 4,4
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 7,5M / 29,6%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 14,4M / 56,9%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 19,3M / 76,2%

3 MINIONS 23.434.198 (27/08/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 10,6M / 45,2%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 17,2M / 73,5%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 20,4M / 87,1%

4 CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO 19.632.916 (12/02/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 12M / 61,2%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 17M / 86,7%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 18,7M / 95,4%

5 AMERICAN SNIPER 19.071.191 (01/01/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 8,5M / 44,7%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 13,2M / 69,4%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 16M / 84,2%

6 FAST & FURIOUS 7 18.667.915 (01/04/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,6
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 10,2M / 54,8%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 15,2M / 81,7%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 17,2M / 92,4%

7 AVENGERS: AGE OF ULTRON 16.571.660 (22/04/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 9,3M / 56,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 14,1M / 85,4%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 15,4M / 93,3%

8 SI ACCETTANO MIRACOLI 15.474.362 (01/01/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 9,8M / 63,6%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 13M / 84,4%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 14,6M / 94,8%

9 CENERENTOLA 15.009.077 (12/03/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,9
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 6,6M / 44%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 11,2M / 74,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 13,1M / 87,3%

10 JURASSIC WORLD 14.733.811 (11/06/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,6
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 7,7M / 52,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 11,2M / 76,1%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 12,6M / 85,7%

11 SPECTRE 12.441.488 (05/11/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,5
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 6,3M / 50,8%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 9,7M / 78,2%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 11,3M / 91,1%

12 HOTEL TRANSYLVANIA 2 9.921.083 (08/10/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 4M / 40,4%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 6,8M / 68,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 8,2M / 82,8%

13 THE IMITATION GAME 8.373.459 (01/01/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 4,9
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 2,6M / 31,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 4,3M / 51,8%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5,9M / 71%

14 HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA: PARTE 2 8.174.635 (19/11/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,0
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 5M / 61,7%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 7M / 86,4%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 7,9M / 97,5%

15 NATALE COL BOSS 7.535.326 (16/12/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 6,2
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 1,6M / 21,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 6M / 80%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 7,3M / 97,3%

16 VACANZE AI CARAIBI 7.437.540 (16/12/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 6,1
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 1,6M / 21,6%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 6,1M / 82,4%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 7,3M / 98,6%

17 SOPRAVVISSUTO: THE MARTIAN 7.172.107 (01/10/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,2
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3M / 42,2%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,2M / 73,2%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 6,4M / 90,1%

18 EXODUS: DEI E RE 6.135.970 (15/01/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,3
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3,3M / 54%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 5,1M / 83,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5,9M / 96,7%

19 YOUTH – LA GIOVINEZZA 6.065.364 (20/05/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 2,5
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 3M / 50%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 4,6M / 76,6%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5,1M / 85%

20 IL VIAGGIO DI ARLO 6.013.157 (26/11/2015)
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,2
Incasso alla prima settimana e Percentuale sul totale: 2,3M / 38,3%
Incasso alla seconda settimana e Percentuale sul totale: 4,4M / 73,3%
Incasso alla terza settimana e Percentuale sul totale: 5M / 83,3%

Medie 2015
Moltiplicatore primo weekend/totale: 3,3
Percentuale incasso prima settimana sul totale: 45,1%
Percentuale incasso prima settimana sul totale: 75,8%
Percentuale incasso prima settimana sul totale: 89%

Sicuramente, tra il 2014 e il 2015, c’è stato un aumento importante nelle percentuali di incasso per quanto riguarda tutte le settimane di sfruttamento, che ha portato a ‘ridurre’ la vita di un film. Difficile dire se è una tendenza inarrestabile o semplicemente questione di titoli e di anni, sicuramente l’analisi del 2016 sarà utile per capirlo meglio. Comunque sia, il dato che mi sembra più interessante è che nel 2015 i migliori 20 film hanno, in media, fatto quasi il 90% dell’incasso in tre settimane.

Una cosa su cui consiglio di fare attenzione: questi sono i dati dei migliori, ma sarebbero ancora più ‘forti’ se prendessimo in esame tutti i film usciti e che magari vengono smontati nel giro di due settimane perché sono andati male (o, comunque, hanno raccolto meno di quanto sperato). Non c’è dubbio che molti film (grandi, medi e piccoli) fanno il 95-99% dei loro incassi in tre settimane.

Inoltre, vanno valutati con un po’ di attenzione i film che escono a metà dicembre (e che partono relativamente piano, per incassare tantissimo durante le feste di Natale) e quelli lanciati il primo gennaio (che possono avere una percentuale in prima settimana molto alta, complici gli ultimi giorni di festa). Il discorso, ovviamente, è molto importante per i titoli italiani, basti guardare le tre commedie del 2015, che nelle prime tre settimane hanno ottenuto quasi il 97% in media. Più in linea con la media invece i risultati delle commedie italiane nel 2014.

Sempre per quanto riguarda il prodotto nostrano, è interessante notare i dati degli unici due titoli d’autore italiani presi in esame. Il giovane favoloso aveva raccolto poco più del 70% dei suoi incassi alla fine della terza settimana ed è il film che è ‘durato’ maggiormente di tutti i 40 presi in esame. Curiosamente invece Youth, uscito a maggio e che avrebbe potuto beneficiare molto del periodo estivo (povero di pellicole italiane e/o d’autore) ha comunque raccolto il 76,6% dell’incasso nelle prime due settimane (dato sopra la media) e l’85% nelle prime tre (dato inferiore alla media, ma non di molto). L’impressione è che, a parte i film che vengono ‘scoperti’ con il passaparola e magari inattesi a certi livelli (come appunto Il giovane favoloso), autori consolidati come Sorrentino abbiano tempi di sfruttamento molto simili a quelli di un blockbuster americano o di una commedia italiana.

Un altro discorso interessante si può fare sui cartoni animati, che hanno tutti delle percentuali di incasso nelle prime tre settimane inferiori alla media. D’altronde, anche il fatto che questi titoli siano particolarmente adatti allo sfruttamento pomeridiano (vista il target di riferimento, che ovviamente è quello dei bambini) e quindi a una programmazione che consente di mantenerli più a lungo (magari mettendo altri titoli – non per bambini – negli spettacoli serali), rende più facile e lunga la loro vita.

La saga di Hunger Games mostra invece che un franchise che si rivolge a un pubblico di appassionati ben definito (e, direi, anche molto giovane) chiude le tre settimane con più del 95% dell’incasso. Questo è un caso estremo, ma andando a guardare serie come Avengers o Fast & Furious, le differenze sono piccole (siamo, in effetti, ben sopra il 90%). Discorso a parte per 50 sfumature di grigio, che raccoglie quasi l’87% nelle prime due settimane, un record assoluto e dovuto anche a un passaparola molto negativo e che ha impedito di allargare la base di appassionati (meglio, appassionate).

Per certi film, neanche il passaparola sembra fondamentale, nel senso che comunque incassano quasi tutto in tre settimane. Prendiamo Sopravvissuto, che è stato accolto molto bene, ma ha comunque fatto il 90% in 21 giorni. Segno che un titolo americano spettacolare, anche se tutt’altro che un semplice popcorn movie, ha comunque un periodo di sfruttamento nella media.

In sintesi, non c’è dubbio che i film abbiano una vita in sala che si riduce ormai a 3 settimane circa. Con questo, non voglio automaticamente dire che bisogna rivedere il sistema delle window (su questo, il discorso è assolutamente complesso e la paura che una fetta di pubblico importante abbandoni la sala qualora le window venissero ridotte sensibilmente, mi sembra tutt’altro che campata in aria). Tuttavia, sicuramente ci sono delle cose su cui riflettere, a cominciare dal fatto che, con una stagione fatta spesso di nove mesi (sette scarsi per i titoli italiani forti), il rischio di cannibalizzazione tra film sia molto forte. E quindi, che le pellicole non arrivino a realizzare tutto il loro potenziale, magari venendo smontate troppo presto per far spazio al nuovo arrivato…


Katzenberg e il mondo del cinema: 25 anni dopo

JeffreyKatzenberg25 anni fa, oltre a essere stato inventato Internet, è successa anche un’altra cosa. Decisamente, non ha avuto lo stesso impatto sull’umanità, ma nel mondo del cinema ha fatto scalpore, oltre ad aver ispirato l’evento dinamico da cui parte Jerry Maguire. Sto parlando della celebre relazione interna (ma che poi è trapelata alla stampa, diventando nota a tutti) scritta da Jeffrey Katzenberg, allora dirigente della Disney, e che metteva in discussione la strada verso cui stavano andando le major, fatta di film sempre più costosi, a livello produttivo e marketing. Vi consiglio di leggerla interamente, ne vale la pena (inutile dire che ogni riferimento – soprattutto alle somme investite – va valutato rispetto a quell’epoca).

Mi sembra interessante riportare e commentare alcuni estratti di quanto scriveva Katzenberg all’epoca, per capire meglio come è cambiato il mondo del cinema in questi 25 anni:

“Il concetto secondo cui l’industria cinematografica sarebbe a prova di recessione è iniziato durante la Grande Depressione. Le persone volevano svagarsi e il cinema permetteva di farlo a basso costo, dieci centesimi a biglietto, il costo di una pagnotta. Oggi, il biglietto per vedere un film costa l’equivalente di sei o sette pagnotte. Inoltre, una famiglia di quattro persone deve spendere 20-30 dollari per vedere un film. Aggiungete il popcorn, il parcheggio, ecc. e il totale arriva a 35-40 dollari o anche di più.

D’altro canto, la stessa famiglia può andare in una videoteca e noleggiare una cassetta per soli due dollari, ossia 50 centesimi a persona, meno del costo di una pagnotta.

Insomma, quando c’è un periodo difficile, non ho dubbi che le persone vorranno ancora svagarsi vedendo un film, ma vogliono farlo spendendo il prezzo di una pagnotta”.

Devo dire che l’argomento è molto interessante e mette fortemente in discussione il discorso che il cinema sia anticiclico (ossia, quando l’economia non va bene, le persone tendono ad andare di più al cinema), spiegando efficacemente perché la regola non sia sempre valida. A scanso di equivoci, Katzenberg non sta certo dicendo che il cinema in sala sia troppo caro. Solo mette in discussione il fatto che sia anticiclico, quindi non provate a usarlo come argomento per dimostrare che il biglietto dovrebbe costare meno (anche perché, come ho scritto più volte, il cinema in sala rimane ancora il divertimento più a buon mercato in circolazione).

“‘High concept’ doveva descrivere un’idea unica, la cui originalità poteva essere espressa con poche parole. L’attenzione doveva andare su ‘originale’, ma si è spostata su ‘breve’. Quindi, oggi si pensa che ‘high concept’ indichi un’idea che può essere riassunta in una frasetta, magari da utilizzare per una guida televisiva”.

Altro discorso molto interessante. Se pensiamo ai primi film di Simpson e Bruckheimer, come Flashdance, Beverly Hills Cop o Top Gun e li confrontiamo a tanti blockbuster moderni, la differenza (in termini di storia, sceneggiatura, personaggi) è enorme.

“Un tempo, c’era un criterio affidabile per valutare il successo di un film: se aveva o meno ‘gambe’ (‘legs’). Gli studio studiavano diverse strategie per aprire un film, tutte con l’intento di aiutarlo a dargli le ‘gambe’ grazie a un passaparola positivo. Ora il termine ‘gambe’ è quasi scomparso dal dizionario di Hollywood. Grazie alla mentalità dei blockbuster, la vita di molti film è diventata più breve di quella di un pomodoro al supermercato”.

In effetti, è vero che le ‘gambe’ di un film sono diventate importanti quasi solo per i titolo a basso costo, ma il discorso è sempre utile. Solo che mentre prima le ‘gambe’ potevano portare a moltiplicatori enormi tra il primo weekend e l’incasso totale (Titanic, per fare un esempio, ha avuto un moltiplicatore di più di 20), ormai, per i blockbuster enormi, si festeggia quando si fanno 3-4 volte i dati di apertura. In questo senso, andrebbero ripensati certi criteri, per cui spesso si parla di fallimento per film che perdono oltre il 65%, non comprendendo che (ovviamente) questo calo dipende anche da esordi spettacolari. Certo, poi è meglio perdere il 46% come Alla ricerca di Dory e arrivare a incassare negli Stati Uniti 479 milioni (record di quest’anno)…

“Ponendo una grande enfasi sugli incassi del primo weekend, gli studios producono dei film ad alto budget e con una forte promozione. La logica è che questo tipo di pellicole sarebbero la scommessa più sicura per ottenere un grande affluenza di persone nel weekend di apertura del film.

Il risultato è paradossale. Nel tentativo di realizzare film ‘senza rischi’, Hollywood ha deciso di investire decine di milioni di dollari per ogni uscita importante”.

Il paradosso rimane concettualmente tale, ma va detto che, in un panorama in cui il merchandising, i diritti collaterali e i mercati esteri sono esplosi, può essere ‘paradossalmente’ ragionevole spendere tanto per ottenere tantissimo.

“E’ impossibile creare lavori nuovi e originali (e quindi accattivanti) senza accettare che si possa anche fallire. Ricordatevi che, prima di Pretty Woman, abbiamo avuto cinque insuccessi di fila”.

Questa lezione, più che i produttori, la dovrebbero imparare i giornalisti, che urlano all’apocalisse o al fallimento assoluto quando uno o due film vanno male…

“La straordinaria popolarità di film come Pretty Woman, Ghost e Mamma, ho perso l’aereo, ci fornisce la vera lezione del 1990: nonostante tutto il bailamme promozionale, alla fine il pubblico cercherà i film che vuole veramente vedere. E questi film, molto spesso, saranno basati su due elementi fondamentali: una buona storia, ben raccontata”.

Nel vorticoso mondo del cinema, non dobbiamo farci distrarre da un concetto fondamentale: l’idea regna sovrana”.

Tutto verissimo e indiscutibile. Però dobbiamo pensare che, in un mercato cinematografico sempre più globale, lavorare con property già note e/o con idee ‘high concept’ (in questo caso, lo intendo nel senso negativo, insomma un’idea facilmente vendibile a tutti), è molto importante e proficuo. Le belle storie efficaci funzionano sempre, che sia con un horror, un dramma o un film sportivo. Ma per i blockbuster si tende a prendere meno rischi, per quanto riguarda un’idea/soggetto/sceneggiatura…

“Le persone non vogliono vedere quello che hanno già visto. Quindi, dobbiamo essere sufficientemente coraggiosi da superare i limiti, esaltare la creatività e seguire i nostri cuori e non solo i nostri cervelli. Quando falliamo, dobbiamo farlo perché abbiamo cercato di innovare, non di emulare. In questo modo, sono convinto che continueremo a ottenere successo”.

Su questo, purtroppo, non sono molto d’accordo. Per quanto questa estate si urli al fallimento dei sequel, nei primi venti posti della classifica mondiale continuano a esserci una proliferazione di idee non originali (solo quattro titoli possono definirsi ‘originali’ e ne potremmo anche discutere)…

“Se l’idea e la sceneggiatura sono forti, allora è possibile assumere una star e un regista meno famosi e, come risultato, essere meno ostaggi del mercato. D’altro canto, un’idea e una sceneggiatura posso essere talmente efficaci da attirare talenti importanti, che saranno talmente eccitati da concordare termini contrattuali che siano accettabili per noi.

In un mondo in cui possiamo creare la nostra idea e ingaggiare un giovane sceneggiatore per 50-70.000 dollari o uno sceneggiatore affermato per 250.000 con l’obiettivo di svilupparla, è difficile giustificare le somme che vengono pagate per delle sceneggiature già terminate. I dirigenti creativi degli studios dovrebbero essere nel business dello sviluppo delle idee, non dell’acquisto delle idee”.

Credo che su questo punto (e alcuni fallimenti di titoli a metà degli anni novanta) sia avvenuto un cambiamento ed è veramente difficile trovare l’equivalente dei pagatissimi (all’epoca) Shane Black e Joe Eszterhas. Ora magari si spendono somme importanti, ma per libri già popolarissimi…

“E’ quello che possiamo definire ‘sovrapprezzo dovuto alla celebrità’, che dobbiamo pagare quando ingaggiamo delle stelle importanti. E, sempre di più, stiamo lavorando con le maggiori star in circolazione. E’ difficile dire di no ad attori come Steve Martin, Bill Murray, Dustin Hoffman e Sylvester Stallone. Ma, quando diremo di ‘sì’ in futuro, dovremo sviluppare questi rapporti in modo che funzionino sia per noi che per loro”.

E’ curioso e paradossale, ma credo che i film da 200 milioni di dollari di oggi abbiano reso le star quasi ‘economiche’, tutto sommato. Non ho modo di fare analisi precise, ma temo che sia più conveniente (parlo di percentuale sul budget) oggi prendere Jennifer Lawrence per un film da 180 milioni di dollari che una star degli anni ottanta per una pellicola da 50 milioni. E spesso sono le star che fanno la differenza tra un blockbuster e l’altro…

“La tradizione della Disney possiede un valore incalcolabile. Ma non ha ottenuto questi risultati facendo film ‘per ragazzi’. Ci è riuscita facendo film ‘per famiglie’.

Ma anche questo è un termine ingannevole. Infatti, fa venire alla mente immagini di film che possono essere apprezzati solo dalla tipica famiglia americana che sta seduta al cinema e mangia popcorn insieme.

Un ‘film per famiglie’ non significa un film che può essere apprezzato soltanto da una famiglia tutta assieme. Significa che un film può essere apprezzato dai componenti di una famiglia a livello individuale. Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi è stato un successo perché era divertente per gli adulti, anche quando i figli non erano con loro. La sirenetta è andato benissimo con gli spettatori dell’ultimo spettacolo serale. E il film che è stato il maggiore successo del 1990, Mamma, ho perso l’aereo, non avrebbe potuto ottenere questo traguardo senza l’apporto fondamentale dei genitori, simile a quello fornito dai figli”.

Da quello che so, anche Inside Out è andato benissimo nelle proiezioni serali. Segno che, evidentemente, il concetto di “film per famiglie” può essere maledettamente fuorviante. E anche banalizzante, pensando che qualsiasi cosa stupidamente zuccherosa, sia per famiglie…

“Purtroppo, c’è la tendenza a pensare che quando un film funziona bene, è perché è un ottimo film. Ma quando va male, il risultato dipende da un marketing mediocre. Anche se questa logica è comoda, può essere smentita empiricamente.

Uno sguardo agli incassi internazionali dimostra che i film americani quasi sempre ottengono risultati all’estero in linea con quelli americani. I film che ‘non hanno funzionato a causa del marketing’, non ottengono mai risultati sostanzialmente migliori all’estero, dove le campagne di marketing sono decisamente diverse.

Il marketing è uno strumento importante. Nel caso di Dick Tracy, è stato decisamente importante. Può anche diventare un capro espiatorio, ma è ingiusto”.

Qui devo ammettere di essere un po’ in difficoltà. Non so sinceramente quanto, all’inizio degli anni novanta, i materiali di marketing per gli Stati Uniti e il resto del mondo fossero diversi, oggi credo che non sia più così (anche per una semplice ragione: rispetto a 25 anni fa, i film escono più spesso in day and date – o comunque a breve distanza – in tutto il mondo). Ovviamente, attualmente i mercati internazionali sono molto più importanti, ma non credo sia il caso di mettere troppo in discussione il fatto che un film che funziona bene in America poi funzionerà bene anche nel resto del mondo (o viceversa, per i titoli che sono andati male)…

“Proprio come il marketing, anche le proiezioni di prova possono risultare sopravvalutate. In effetti, possono essere pericolose, portandoci ad avere più fiducia in queste proiezioni che nei nostri istinti.

Quante volta un film ha ottenuto risultati fantastici in queste proiezioni e poi è andato male al botteghino? Uno dei punti deboli di questi screening, è che i film piacevoli e inoffensivi possono ottenere valutazioni molto alte. Le persone apprezzano questi film. Scrivono delle reazioni positive. Noi ci eccitiamo… e poi questi non riescono a ottenere risultati degni delle nostre aspettative eccessive.

Le proiezioni di prova posseggono un alone di scienza che le circonda. Ma non c’è niente di scientifico nel business cinematografico”.

Giusto. Credo però che il problema di tante proiezioni di prova sia nel tipo di pubblico. Mi ricordo che Pulp Fiction e Seven erano andati malissimo in questi test, ma la ragione è semplice: non erano per un pubblico generalista (almeno, in quell’epoca, oggi le cose sono molto cambiate), ma per delle nicchie. Testarli con spettatori che non avrebbero accettato quella violenza, non rendeva possibile un giudizio efficace…

“I mercati secondari sono magnifici. Migliorano i benefici di un film di successo. Ma pensiamo al termine. ‘Secondario’ significa che c’è un ‘primario’. Quindi, dobbiamo porci la domanda: qual è il primario dei mercati secondari? Risposta: il mercato delle sale americane”.

Ovviamente, ora il mercato primario è quello internazionale, ma l’importanza delle sale rimane tale…

“Dal 1984, ci siamo spostati lentamente dalla nostra visione originale di come gestire il business cinematografico. Un tempo, avevamo una strategia decisamente rigorosa e di successo, che chiamavamo la nostra ‘filosofia delle singole e doppie’ (nota mia, è un linguaggio del baseball, per indicare che non si puntava sul fuori campo, ossia sul successo enorme). A un certo punto, sembrerebbe proprio che l’abbiamo sostituita con una strategia che potremmo chiamare la “filosofia sì, ma…’, come in “sì, è costoso, ma è una grande opportunità per noi’ o ‘sì, dobbiamo spendere molto nel marketing, ma c’è troppo in gioco per non farlo’ o ‘sì, il sequel richiederà un budget notevole, ma è un potenziale franchise’. Ci deve essere sempre spazio per l’eccezione alle regole, ma ultimamente le eccezioni sembrano essere diventate la regola. E non è quindi sorprendente che sia diventato sempre più difficile controllare il nostro destino”.

In generale, è interessante proprio parlare della Disney. L’ex società dove lavorava Katzenberg ormai ha rinunciato quasi completamente a quello che non sono gli home run, grazie alle property Marvel/Pixar/Star Wars/Classici Disney da rifare in versione live action. Il pericolo è che molti li seguano, senza però avere queste property enormi e di grande interesse, con conseguenze di fallimenti pesanti.

Insomma, direi che i discorsi di Katzenberg, anche se vecchi di 25 anni, rimangono molto attuali. Diverse cose sono cambiate, ma i concetti di fondo sono ancora validi. E faremmo bene a tenerli a mente…